promozione della finanza solidale
15 May Gianfranco Visconti

La soppressione dell’Agenzia per il terzo Settore

1) PRIMA PARTE: La soppressione dell’Agenzia per il terzo settore e ciò che essa rivela.

Ci sono degli atti di un Governo ed anche di un Parlamento, come nel caso che esaminiamo in questo articolo, che segnalano in modo quasi indiscutibile la considerazione che queste Istituzioni ed i loro componenti hanno di un fenomeno sociale o di una parte della società.

La soppressione dell’Agenzia per il terzo settore
, che in origine si chiamava Agenzia per le Onlus[1], prevista dal comma 23° dell’articolo 8 del Decreto-Legge n° 16 del 2012, convertito in Legge n° 44 del 2012, sulla semplificazione tributaria[2] è un atto che denota non solo una scarsissima sensibilità verso il terzo settore, ma anche una quasi nulla conoscenza di questo fenomeno sociale e la totale assenza di idee sul governo di esso. Insomma, una figura davvero meschina per dei tecnici che si vorrebbero competenti, disinteressati, sobri, orientati al bene comune, ecc., ecc. e che aboliscono l’unico organismo tecnico di vigilanza, di studio, di formazione e sviluppo e di consulenza per i rapporti con le Pubbliche Amministrazioni a disposizione del terzo settore.

Insomma, sembra di vedere un thatcherismo fuori tempo massimo in cui la società ed i suoi corpi intermedi non esistono, ma esistono solo gli individui e lo Stato, senza mediazioni.

Vale la pena esaminare la norma che sopprime l’Agenzia. I compiti e le funzioni dell’Agenzia passano al Ministero del lavoro e delle politiche sociali (già Continua »

14 May redazione

Nove su dieci, un bel libro di Mario Pianta

“Nove su dieci – Perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa” di Mario Pianta (lo trovate qui, pubblicato da Laterza per 12 euro) non è solo uno dei numerosi bei libri sulle cause della crisi e sulle possibili azioni per uscire da essa che sono stati scritti negli ultimi anni: è, a mio giudizio, qualcosa di più perché ha, o almeno può avere, in questo momento una utilità particolare.

Leggendolo ho notato che esso è una sintesi estremamente efficace delle analisi sulle cause e l’evoluzione della crisi economica e finanziaria in cui si dibattono l’Italia e l’Europa finora condotte da tutti coloro che hanno cercato di superare il “pensiero unico” neoliberista e delle proposte di politica economica e di politica tout court fino ad oggi elaborate per superare la stessa crisi.

L’ottima riuscita di questa duplice sintesi finisce, sempre a mio parere, perfino per superare l’argomento esplicito del libro
, vale a dire l’esame dei processi economici e  sociali che hanno avuto, grosso modo negli ultimi dieci anni della “età berlusconiana”, come perdenti i nove decimi della popolazione italiana e come vincente il restante decimo (a spese dei primi in un “gioco a somma zero” perché fatto in un paese che non cresceva).

Ebbene con questo libro l’autore, forse andando persino oltre gli obbiettivi che si era posto prima di scriverlo, è riuscito a produrre la sintesi di un ampio lavoro collettivo a cui anche noi di finansol.it abbiamo dato un contributo, assieme a tanti altri gruppi, primo fra tutti quello di Sbilanciamoci! (a cui l’autore appartiene), ma anche di tanti blog che si occupano di analisi economica, sociale e finanziaria, delle redazioni economiche dei giornali più attenti a questi problemi, alla ricerca accademica e non, nazionale ed Continua »

11 May vincenzo.comito

A che punto è la lotta ai paradisi fiscali

La crisi in atto ormai da diversi anni ha mostrato, tra le altre cose, come il sistema finanziario, a livello dei singoli paesi e a quello internazionale, dovesse essere radicalmente ripensato. Esso ha largamente contribuito al disastro in cui ci troviamo sempre più impelagati e dal quale sembra molto difficile uscire.

Al tema della riforma del sistema hanno lavorato in questi anni, almeno in certi casi alacremente, singoli studiosi, tecnici, governi, istituzioni internazionali, authority e commissioni di vario tipo e colore,  nonché il  G-8 e il G-20. Ma si può certamente affermare, come del resto è noto a tutti, che i risultati di questo lavoro appaiono ad oggi veramente modesti, tranne forse in qualche area, quale quella della ricapitalizzazione delle banche, tema sul quale le cose sembrano stare andando avanti in maniera che si può giudicare dignitosa, anche se con tempi certamente un po’ lenti.

Una delle questioni  sul tappeto sulla quale sembrava si fosse manifestata, a livello internazionale, una sostanziale convergenza  di idee e di propositi riformatori, è quello della lotta ai tax-haven, ovvero ai rifugi (o paradisi) fiscali, come sono conosciuti da noi. Alcuni governi si sono a suo tempo dichiarati molto determinati nel volere combattere il fenomeno –ricordiamo ancora, ad esempio, la rabbia manifestata ad un certo punto da N. Sarkozy sul soggetto-. Ricordiamo a questo proposito che, tra l’altro, l’esistenza dei tax haven tende a minare la base fiscale degli stessi stati.

Così  molto presto il G-20  è apparso deciso ad occuparsi solennemente della questione. Tale organismo, in una sessione tenuta già nel 2009 a Continua »

10 May Paolo Trezzi

Ma è veramente Equitalia ad esser cattiva?

Non vorrei essere cinico mi basta essere impopolare. Ma cosa chiede alla fine Equitalia con le sue cartelle esattoriali che in questi mesi sembrano il male peggiore dell’Italia? Tanto che populisticamente i Sindaci in crollo di consensi stanno revocandole le convenzioni per l’incasso?

Sono Tasse non pagate. Par di dimenticarsene. Sono consapevole che bisogna distinguere e modulare differentemente le azioni di recupero tra evasori e chi non ce la fa a pagare però, però, sono Tasse non pagate. Tasse non pagate.

I secondi, chi fatica a pagare, devono prendersela con i primi, gli evasori più che con Equitalia. Con Equitalia casomai ce la si prende, in subordine, perché ai primi, gli evasori, ed ai grandi debitori fa condizioni e agevolazioni indecenti pur di portare a casa un po’ del maltolto. Io resto sempre dell’idea che il denaro non dichiarato, il denaro non giustificato dal reddito e scoperto nei controlli, debba essere requisito totalmente dallo Stato, per la collettività, nella sua interezza non come oggi, invece, che avviene solo per le tasse non pagate e mora. Senza farne un capo d’accusa o da gogna, è pur vero, va sottolineato, per stare alla cronaca dei mass-media, che restituire 400 euro al mese per Tasse non pagate di 200.000 euro, che, non va dimenticato, significa ripagare il debito – cioè qualcosa non pagato a suo tempo nei tempi dovuti – in ben 500 mesi. 42 anni.

Facessero tutti così, (pensiamo solo alle rate dei mutui) cioè decidessero di non pagare quanto dovuto, nei tempi dovuti, crollerebbe tutto. Non Equitalia ma lo Stato. La collettività. Le strade, gli asili, le scuole, gli ospedali, i trasporti, l’assistenza, la ricerca, i servizi. Ben più di adesso. E si salverebbero solo, indovinate chi? Invito a pensare anche a questo, non solo a  quanto è brutta e cattiva Equitalia.

08 May Giulio Tagliavini

Stiglitz e l’austerità suicida

l’articolo è anche su facebook

Gustavo Piga
sul suo blog

Ascoltare il dibattito tra Monti e Stiglitz è stato emozionante. Potenti le cannonate dell’economista americano, che lasciano basita una platea abituata allo slang triste europeo.
Al termine del suo discorso si sente lo spavento che pervade la sala, paura per una crisi che forse non passerà se non si faranno le cose giuste. Ecco, il linguaggio è stato incredibilmente diverso, come quello di un marziano. Tant’è che la migliore difesa che il Presidente dl Consiglio ha potuto montare è stata quella  differenziare l’America dall’Europa in termini di obiettivi.

Non ha funzionato. L’Europa non deve solo crescere economicamente, come gli Stati Uniti, ma far crescere anche le sue istituzioni e questo può andare anche a scapito della crescita economica. Mi sono detto che non è così, che forse per uno o due o anche tre anni può essere così, ma nessuna nazione può tenersi in piedi, coesa socialmente, senza che le sue istituzioni siano dedicate solamente alla crescita del benessere dei suoi cittadini.

Un linguaggio che effettivamente non si sente più nel nostro Paese. Non è solo questione di diversa enfasi, no, ascoltare Stiglitz era rendersi conto che esiste là fuori una strada alternativa di cui in Europa è vietato parlare. Un nuovo “dibattito proibito”, per riprendere il titolo di un felice libro di Jean-Paul Fitoussi che uscì qualche anno fa. Era anche dare nuova linfa alle parole, come se queste fossero rose innaffiate dopo lunga aridità.

Prendete la parola più menzionata in Italia questi giorni. La parola spreco. Anche Stiglitz ne ha parlato. Di sprechi. Ma non parla di Bondi. No, parla del Continua »

07 May Bellavista

Oi dialogoi: tasse

Stasera, reduci da inopportuni ponti sinistrorsi che spezzano le piene settimane della piena occupazione, si parla di… tasse

“Il momento è delicato – fa il verso ad Ammaniti Vinicio – non solo i racconti non fanno vendere, ma quel che è peggio fanno diminuire il gettito fiscale. Ciò vale a maggior ragione per le auto, frigoriferi, abbigliamento, generi alimentari perfino. Il governo dei bocconiani sta scoprendo una sorprendente formula: il rigore dei conti avvita la recessione che a sua volta incide sulle entrate fiscali vanificando il rigore dei conti.”

“Non sono bocconiano e non ho capito – confessa Vitaliano – ma di una cosa sono certo, convinto e ho piena fede: le tasse vanno comunque pagate. Sempre!”

“Giusto – concorda Venanzio – è un dovere morale. Tutti devono pagare le tasse. Tutti! Dall’ultimo degli apprendisti imbianchini al grande industriale. Davanti al fisco siamo tutti uguali.”

“Qui sta l’errore – puntualizza Vinici - a parte che nemmeno a norma di Costituzione siamo tutti uguali davanti al fisco (art. 53 relativo alla progressività). A parte che è una bestialità logica pretendere con il medesimo rigore il rilascio dello scontrino da parte del gioielliere come del cosiddetto vu cumprà, la Storia insegna che grandi rivoluzioni hanno preso il via proprio dalla reazione popolare allo strozzinaggio fiscale (es. Boston tea party in America e, in misura minore, la rivolta contro la poll tax che propiziò il declino della Thatcher). Finalmente anche da noi i proletari (sebbene molti nella loro ingenuità si autodefiniscano imprenditori) stanno prendendo coscienza della sproporzione fra quanto richiede loro lo stato borghese e quanto viene restituito in termine di servizi e assistenza (sempre meno, ma detto in english che fa più fico, spending review).” “Ma se persino un liberista come Ferrara sottolinea l’importanza delle tasse! – si infervora Venanzio Continua »

03 May Marco Gallicani

Continuiamo ad avere ragione noi

Sabato 5 maggio prossimo, dalle 9.45 nella Sala del Consiglio Comunale Di Loreto (AN) (C.so Boccalini 32) si terrà il convegno pubblico “Continuiamo ad avere ragione noi: il Movimento del Commercio Equo e Solidale tra intuizioni e prospettive”

Nell’ambito e a suggello della campagna promossa da AGICES “Avevate ragione Voi” un confronto sui temi del dibattito economico e politico globale nei quali le Organizzazioni di Fair Trade si sono impegnate e continuano ad impegnarsi. Per indicare a Botteghe del Mondo e Importatori dei percorsi presenti e futuri sui temi da approfondire e su quelli da sostenere, mantenendo tre capacità dimostrate in questi 30 anni: la lucidità di analisi, la visione “profetica” nel sottolineare le storture del sistema economico, e la volontà di indicare percorsi concreti di alternativa percorribile.

Interverranno:
- Roberto Mancini, professore di filosofia teoretica all’Università di Macerata;
- Pietro Raitano, direttore di Altreconomia;
- Alessandro Franceschini, presidente di AGICES

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