promozione della finanza solidale
03 Sep Gianfranco Visconti

Le piccole medie imprese e la successione imprenditoriale

In questo articolo esaminiamo un aspetto cruciale della gestione aziendale che, pur toccando la struttura organizzativa, interessa principalmente l’assetto di controllo proprietario delle imprese e soprattutto delle PMI – Piccole e medie imprese, vale a dire quello del “cambio (o “passaggio”) generazionale” o della “successione” fra gli imprenditori che hanno creato e sviluppato una impresa fino al punto in cui è oggi ed i loro figli che hanno raggiunto l’età in cui possono dare il loro contributo alla gestione di essa.
Esamineremo, inoltre, l’istituto giuridico del “patto di famiglia”, introdotto dalla Legge n. 55 del 2006 proprio per facilitare il passaggio di generazione in una famiglia che gestisce o possiede una impresa o detiene partecipazioni nel capitale di essa.

Secondo stime della Commissione Europea, il problema del passaggio generazionale interessa ogni anno in Italia circa 40.000 imprese aventi forma diversa dall’impresa individuale a cui si aggiungono 60.000 imprese individuali, per un totale annuo di 100.000 imprese, pari al 2,5% del totale. Ma anche questo dato, pur ragguardevole, non dà l’esatta dimensione del problema visto che la successione alla guida dell’impresa non si può certo improvvisare e deve essere, pertanto, preparata con molto anticipo. Si stima, infatti, che circa il 20% delle imprese italiane, quindi circa 800.000 imprese, sia oggi interessato al problema del cambio generazionale, dal momento che questa è la percentuale dei titolari di imprese con più di 60 anni nel Centro Nord, mentre nel Sud l’età media di essi è più bassa, ma solo di qualche anno (fra i cinque ed i dieci). Si tenga inoltre presente che il tempo opera sulle aziende una vera e propria selezione darwiniana, per cui, sempre da studi della Commissione Europea, il tasso di sopravvivenza delle imprese di seconda generazione è stimato fra il 20 ed il 25%, mentre quello delle imprese di terza generazione è compreso fra il 5 ed il 15%, ma la dimensione aziendale media per fatturato, patrimonio, numero di occupati tende a crescere fra i vari passaggi generazionali. E’ facile comprendere, pertanto, quanto sia importante che vi siano dei meccanismi efficaci ed efficienti per affrontare questo passaggio cruciale dell’esistenza di una impresa proprio per garantire, se non proprio la crescita, almeno la continuità della creazione di valore, reddito ed occupazione da parte di essa.

§) I modi per gestire il problema della successione nelle PMI familiari.
Per questo esame partiamo quindi dalla premessa che quelle di cui parliamo sono, ovviamente, le imprese a proprietà e controllo Continua »

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01 Sep Paolo Trezzi

Sono un capitalista

Sono un capitalista. Sono un capitalista e me la passo bene. Possiedo molti beni, molti immobili in giro per il mondo. Aerei privati per il business e imbarcazioni da diporto. Faccio vacanze in località che voi nemmeno vi sognate. Sono un capitalista da sempre, come quasi tutti quelli della mia generazione. Ho ereditato i capitali dai miei avi, sono nato capitalista. Non è difficile fare il capitalista, non servono particolari competenze. Non serve avere una grande cultura né elevato q.i. Non serve nemmeno lavorare, se è per quello. Sono i capitali che lavorano per te. Che corrono in giro per il mondo, tornando indietro con gli interessi. I soldi si fanno con i soldi, non con il lavoro. Ci sono dei fessi che si ammazzano di lavoro dalla mattina alla sera e non fanno altro che accumulare debiti. A volte ci penso, la mattina mentre faccio colazione e guardo giù in strada, dal mio attico. Tutti in coda verso il lavoro, con le loro macchinine comprate a rate … Dio mio, che patetici!

Certo, per fare il capitalista qualcosina devi saper fare. La cosa più importante che occorre saper fare è parlare bene in pubblico, figa, questo è fondamentale. Bisogna saper parlare bene in pubblico tanto più se il pubblico è già ben predisposto, come per es. la platea di Rimini. Quella del meeting dell’amicizia (amici di chi?). Quella di comunione, fatturazione, sussidiarietà e oplà: sempre dalla parte degli ultimi, come conviene ad ogni buon cristiano. Infatti sono stati ospitati per esporre le loro ragioni gli ultimi, gli umili, gli oppressi. E se non siete nemmeno capaci di parlare bene in pubblico (come me, per es.), non c’è problema. Esistono figure specializzate (si chiamano manager) che voi pagate (tanto, ahimè) e le mandate là a parlare in vece vostra. Come per es. quel tizio col maglioncino blu, quel capitano coraggioso che ha l’ardire di investire addirittura in Italia! (dopo solo quarant’anni che il contribuente italiano ripiana le perdite dell’azienda che amministra). Certo, in cambio di qualcosina sui diritti e la dignità dei lavoratori. E gli tocca pure il grattacapo di dover rimettere in riga quelle tre zecche di Melfi che osano alzare la crestina … ma adesso li mette a posto lui, li mette … hi hi hi. Oppure come quel banchiere pelatino (stipendio 3,8 mln €) che si vanta di aver fatto la scommessa di assumere mille ragazzi (tacendo sul dettaglio di aver tagliato salari e ferie, ma ammiccando al segretario sindacale seduto accanto che ha firmato quel bel accordo). E la platea ammirata giù ad applaudire, a dire che bravo, che coraggio! Quella bella platea colorata, con le loro magliette con su scritto ’sì, sono tutti miei …’ perché crescete e moltiplicatevi, perché il numero Continua »

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30 Aug Paolo Trezzi

Il libero mercato, la Coop ed Esselunga: un dibattito italiano

A me né Coop né Esselunga stanno simpatiche, i modelli della GDO ritengo non siano sostenibili in termini di benessere collettivo, basterebbe conoscere un poco i Gas, i gruppi di acquisto, per averne, ulteriore, conferma (altre si possono avere in termine di urbanistica, distruzione del territorio, sviluppo autocentrico ecc). Però approfitto di un fatto recente che li riguarda per provare a fare un passo oltre, o almeno di lato.

Innanzitutto la premessa; credo che leggendo un qualunque quotidiano di luglio non poteva sfuggire la storia pubblicata su ben 2 pagine intere di Esselunga che a Modena sarebbe costretta a cedere il suo grande lotto di terreno (44820 mq) dove doveva sorgere un nuovo supermercato, alla Coop Estense, proprietaria di un piccolissimo terreno confinante (8834mq) acquistato successivamente ad un’asta molto cara, perché quest’ultima sarebbe spalleggiata dal Comune. Pare che la lite tra le 2 vada avanti da una decina d’anni, con conseguente perdita di soldi, tempo e mancati guadagni. Un poco di polverone, ovviamente, si è sollevato.

Avanzano nei bar, nelle piazze, in rete, tra i politici,  già le sentenze: eccola qui, un’altra storia di soprusi, che questa volta però viene portata a conoscenza di tutti grazie ai mezzi economici impiegati dalla parte “lesa”! Esselunga parla al positivo, esorta concorrenza e libertà…
Deve avere quindi ragione.

La storia pubblicata su due pagine intere sembra, ma non è, un’inchiesta giornalistica, ma “solo” la versione di Esselunga che ha acquistato quegli spazi pubblicitari per far sentire la sua voce. La versione di Coop, un poco più complicata da trovare sui giornali, da sentire nei bar, nelle piazze, in rete è quella che non c’è nessun “patto occulto’ con il Comune di Modena volto ad impedire la costruzione di un supermercato Esselunga nella città. A loro sostegno Coop Estense ricorda che Esselunga dovrebbe prendersela anche con quei giudici penali, civili ed amministrativi che nelle cause da lei intentate contro Coop Estense ed il Comune, sino ad ora, gli hanno sempre dato torto. Così, basta un attimo e nascono sostenitori dei due partiti. Chi sta con Esselunga chi Continua »

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27 Aug redazione

A Cernobbio, come loro… ma con l’altra economia

Anche quest’anno il forum alternativo (a quello dello Studio Ambrosetti) di Sbilanciamoci! “L’impresa di un’economia diversa” si tiene a Cernobbio, e a Como. Il titolo del forum di quest’anno è Fuori dalla crisi con un’altra economia.

Il forum avrà due sessioni. La prima che si svolge la mattina del 4 settembre, presso la Sala del Comune di Cernobbio ha per tema: “Le alternative al declino dell’Italia. 10 proposte concrete per uscire dalla crisi”. La crisi continua a far pesare i suoi gravi effetti sui lavoratori, le famiglie, la parte più esposta della società. I provvedimenti del governo Berlusconi e le politiche dell’Unione Europea mostrano tutti i loro limiti e la loro inefficacia, nonché l’iniquità sociale: la crisi non pesa su chi si è arricchito in questi anni, mentre cresce ogni giorno il numero di disoccupati e di poveri. Le proposte concrete della campagna Sbilanciamoci! per fronteggiare in modo diverso la crisi e per progettare il modello di un’economia sostenibile, più equa e duratura. Un decalogo di percorsi possibili per usare la spesa pubblica in modo diverso, avviare nuove produzioni e consumi sostenibili, assicurare un welfare più ampio per tutti, mettere in campo una politica fiscale che salvaguardi i redditi e colpisca le ricchezze.

La seconda sessione che si svolge il pomeriggio presso il Cinema Xanadu dell’ARCI ha per titolo: “Dopo la crisi. Idee e strategie a confronto per un nuovo modello di sviluppo”. Come ripensare l’economia ed il modello di sviluppo – a livello globale – dopo una drammatica crisi che ne ha messo in discussione le fondamenta ed i paradigmi più consolidati? La riflessione in ambito italiano ed europeo su come costruire le strategie del “dopo la crisi” – rimettendo la finanza al suo posto – attraverso un confronto di ricercatori ed esponenti italiani ed europei sugli indirizzi di un’economia diversa: la sostenibilità ambientale e la qualità sociale, la giustiza economica e nuove produzioni e consumi, la cooperazione Continua »

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25 Aug Giulio Tagliavini

Fair

L’economista Bart Wilson prova ad approfondire il significato della parola “fair”, una parola che nel mondo anglosassone è spesso usata da politici ed esperti per descrivere le politiche che favoriscono uno sviluppo “giusto”.

Ma cosa significa “equo” in realtà? Bart Wilson sostiene che l’equità non dovrebbe essere interpretata come la parità di risultato, ma come un processo in cui tutti giocano le regole e gli accordi di onori. Quando i legislatori oscurano la definizione di questa parola, ne può derivare una politica inefficace, arbitraria, e fondamentalmente ingiusta.

Il video dell’intervista lo trovate qui, ovviamente in inglese (ma è assolutamente comprensibile)

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23 Aug Marco Gallicani

Il microcredito mi ha cambiato la vita

Il microcredito contagia il meeting di cielle… PerMicro inoltra l’invito al convegno “Il microcredito mi ha cambiato la vita”, che si terrà Venerdì 27 agosto ore 11.15 – Sala A2, organizzato da Fondazione Cariplo con il patrocinio dell’ACRI.

Anche Cl evidentemente s’è accorta – e siam nel 2010 d’altro canto – che il microcredito è una pratica sempre più diffusa perchè poche migliaia di euro possono consentire a chi non ha accesso al prestito bancario tradizionale di avviare percorsi virtuosi o uscire da periodi di crisi. Le fondazioni di origine bancaria vogliono aprire il dibattito sull’argomento, convinte che possa rappresentare una forte leva di inclusione e coesione sociale.

Intervengono:
- GIUSEPPE GUZZETTI – Presidente Fondazione Cariplo e ACRI
- LUCA REMMERT – Coordinatore della Commissione ACRI per il Microcredito
- DON VITTORIO NOZZA – Direttore Caritas Italiana
- SAVINO PEZZOTTA – Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati
- MARIA IDA GERMONTANI – Commissione Finanze e Commissione per la Parità del Senato
- LUIGI CASERO – Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze

PerMicro e Banca Etica (e Fondazione Risorsa Donna) saranno tra le testimonianze, nelle mani di Antonio Quaglio de Il Sole 24 Ore. Per partecipare, bisogna iscriversi (clic)

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20 Aug Paolo Trezzi

Se facessimo caso ai dati sarebbe un pò più semplice

Non è che non mi piacciono gli editoriali del prof. Giavazzi sul Corsera, le analisi del prof. Boeri di lavoce.info o le opinioni di Stefano Folli del Sole24ore o di Franco Debenedetti di Repubblica che con regolarità si possono leggere sulla stampa maggiormente diffusa “che crea opinione”. In tutti c’è da riflettere.

Ma tutti: editoriali, analisi, opinioni, mi sia permesso, mancano, sempre, di 2 cose: il punto di vista del lavoratore, del salariato. E quello dell’alternativa. Ovviamente non è obbligatorio. Però sarebbe (stato) utile. Per diverse ragioni: conti pubblici; crisi finanziaria e regole obsolete, forza commerciale e produttiva dei Paesi senza diritti (questi i recenti argomenti di attualità trattati) tutti evidenziano, in maniera più o meno esplicita, su chi caricare maggiormente il peso per uscire dalla crisi.

Caricarlo giocoforza sia ben chiaro. Ecco è il giocoforza che io non condivido. Il referendum Fiat, non a caso preso come spartiacque, come difesa dell’industria, diventerà la Bibbia per avvicinarci più ai Paesi stile Cina come diritti che come ritorno economico. Ma questo non si esplicita.

Se facessimo caso ai dati sarebbe un poco più semplice. Negli ultimi 10anni di Piani la Fiat ne ha già sfornati 7. Degli obiettivi lì indicati non ne ha realizzato, ma neanche perseguito, nemmeno uno. Ma è un andazzo generale: se i programmi di rilancio enunciati da tutte le case andassero in porto (non è solo la Fiat a voler crescere) nel giro di 5 anni si dovrebbero produrre e vendere in Eu 30milioni di auto l’anno. Il doppio delle vendite pre-crisi. Un’autentica follia. Non è quindi, ora di chiedersi, per salvare industria e lavoro in Italia, non solo come si produce ma anche Continua »

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