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09 Feb redazione

Un contratto ai tempi della crisi

di Giovanni Mazzoni, bancario obsoleto

Il rinnovo del Contratto dei bancari (CCNL ABI) è figlio della crisi.
Infatti l’aumento economico di € 170 a regime (nel 2014) non solo non copre l’inflazione (ne mancano circa 50), ma viene anche “controbilanciato” dalla rinuncia per un anno e mezzo ad aumenti, dalla sterilizzazione delle voci relative al TFR, dal blocco degli scatti di anzianità, dal salario d’ingresso per i giovani (- 18%) e le banche che assumono avranno un contributo da un fondo bilaterale alimentato solo dalle lavoratrici e dai lavoratori delle banche, che per questo motivo rinunciano ad un giorno di riduzione d’orario o di ferie (cioè si lavora di più per fare assumere dei giovani).
Ci sarà la possibilità di aprire lo sportello dalle 8 alle 20, un’opportunità leggermente superiore a quella già presente dal 1999 (fino alle 18,30/18,45) e quasi mai utilizzata (fondamentalmente per scarsa organizzazione e per gli organici all’osso, ma anche per poca convenienza e per le incentivazioni verso la banca on line).

Sacrifici in cambio di occupazione!

Da circa 20 anni, non solo in banca, i neo assunti guadagnano meno (contratti atipici, precari, apprendisti, doppi regimi sugli scatti e sui premi di rendimento), ma l’occupazione ha un costante saldo negativo. I bilanci delle banche hanno essenzialmente problemi concentrati nella difficoltà ad esigere la restituzione di crediti soprattutto da parte della clientela “top”, mentre verso la clientela comune c’è una “normale” azione di ristrutturazione, che non può essere catalogata come fortemente critica. Rimane sullo sfondo la galassia della finanza tossica, se ne parla poco, ma i derivati e dintorni sono ancora vivi e vegeti e … a volte Continua »
08 Feb Marco Gallicani

Scrive Ugo Biggeri

Scrive Ugo Biggeri, dopo aver letto il post su Occupy Wall Street

Cari amici di finansol

come vedete banca etica rispetto ai 7 punti di OWS? Dando per scontato che si può e si deve sempre migliorare, mi pare che banca etica ha praticamente tutte le caratteristiche richieste da OWS. Sul punto 2 non siamo ai livelli descritti, in parte perché nati con la focalizzazione sui credit al non profit, in parte perché è oggettivamente difficile.

Finansol.it funziona così, rilancia i commenti più importanti, quelli che possono gemmare nuove discussioni.

08 Feb Roberto Cuda

La doppia morale di Intesa Sanpaolo

Alla ricerca del consueto gadget natalizio, i clienti di Intesa Sanpaolo si sono sentiti rispondere che quest’anno non ci sarebbero state né le agende (già scarseggianti negli anni passati), né i tradizionali calendari. Tale scelta derivava da un improvviso afflato ecologico della banca, che aveva deciso di “salvare” gli alberi necessari per la stampa di cotanto materiale.
Afflato che ha pervaso la Direzione di Banca dei Territori, dove si concentra la gran parte della clientela, ma ha risparmiato altri settori del gruppo, come Private Banking e Corporate, riservati ai clienti più facoltosi: evidentemente la sensibilità ecologica è argomento riservato ai meno abbienti, mentre ai ricchi un’agenda non si può negare.

Ciò che veramente disturba è  che la banca “ecologica” risulti in prima fila in numerose opere ad alto impatto ambientale. In un articolo del 2 dicembre il Fatto Quotidiano sollecitava il governo “tecnico” a non procedere allo stanziamento di una nuova tranche di finanziamenti Continua »

06 Feb Marco Gallicani

Occupy Wall Street scopre la finanza etica

Le conclusioni di Occupy Wall Street – senza commenti, prese dal sito del Financial Times – per l’Assemblea di Dicembre.


Questa nota è stata preparata dal gruppo di lavoro sull’alternativa bancaria di OWS. Serve alla discussione interna al movimento, ma non solo. Lo scopo è quello di desriver le caratteristiche di una banca ideale che incarni i valori del movimento OWS. Le banche sono il cuore della crisi economica attuale e contribuiscono alla volatilità e alla ineguaglianze globali. Per cambiare il sistema della banche dobbiamo fare una banca migliore.

Nessuna delle caratteristiche che elenchiamo è nuova, e molte sono già evidenti nelle cooperative di credito, nelle banche di comunità “mutue”. Ma il nostro scopo è quello di immaginare qualcosa che potrebbe avere una portata più ampia e di impatto – che potrebbero trasformare il sistema bancario, e quindi, col suo esempio e attraverso le sue operazioni, potenzialmente creare un’economia più giusta, più inclusiva, democratica e stabile gestito.

1. Una banca democratica – tutti i clienti sono anche proprietari della banca, e hanno la stessa voce in capitolo sulla sua governance, indipendentemente dalla quantità di denaro nei loro conti. I dipendenti – o meglio partner – potrebbe essere co-proprietari della banca, formando una cooperativa.

2. Accessibile – i servizi della banca devono essere accessibili a tutti, e in particolare ai poveri, che sono spesso esclusi dal sistema bancario di oggi, rendendoli così più vulnerabili, per esempio, ai prestiti predatori. Idealmente, la banca sarebbe disponibile a chiunque nel paese, e forse Continua »

03 Feb lorenzo.vinci

Se lo dice Franca Rame

dal blog de Il Fatto Quotidiano

Seguendo il servizio giornalistico “C’era una volta un cavallo” di Stefano Maria BianchiGiulia Bosetti trasmesso da Servizio Pubblico di Santoro, io e Dario siamo rimasti scioccati dalla storia di una banca che nega il supporto a un piccolo imprenditore che ha difficoltà a incassare i crediti. Invece di aiutarlo a stare a galla lo mandano in fallimento e poi gli  sequestrano la casa, che viene messa all’asta a un prezzo decisamente inferiore al suo valore. Ci ha molto addolorati vedere una famiglia distrutta.
Crediamo che l’attuale situazione di disastro economico abbia visto un’enorme responsabilità delle banche, che hanno guadagnato cifre colossali di denaro giocando partite rischiosissime e poi lasciando che fossero i risparmiatori e tutta la società a pagare il conto. Chi ha collaborato a costruire i disastri dei titoli argentini, della Parmalat e di tutto quello che è successo dopo non è stato in nessun modo penalizzato. Anzi, vediamo in tutto il mondo che i manager che hanno causato danni per miliardi di euro e hanno costretto gli stati a salvare le banche, hanno poi avuto la faccia tosta di distribuirsi centinaia di milioni di premi. Premi per cosa? Continua »
02 Feb Alessandro Messina

Utopia e trasgressione. Addio Pino Ferraris

E’ morto questa mattina Pino Ferraris. Per me un maestro.

Ricordo come fosse oggi la prima volta che l’ho sentito parlare, durante un seminario organizzato da Lunaria nel 1997 (o giù di lì). La sala era piena di aspiranti “terzosettoristi”, giovani di diversa formazione che guardavano alle organizzazioni nonprofit come ambito della trasformazione sociale, opportunità di conciliare i propri valori con un lavoro che avesse senso.

Pino ci parlò del movimento operaio, del mutualismo, di Proudhon e Polanyi. Ci aprì orizzonti che nessuno di noi aveva, figli come eravamo di percorsi di studio ortodossi, che certe cose hanno cancellato dai manuali di storia ed economia.

Uno slogan, ricordo,  colpì tutti i presenti: “utopia e trasgressione!“. Era l’invito che Pino rivolgeva al terzo settore, in quegli anni di crescita e di effimera fierezza di sé. Un invito a non perdere di vista l’obiettivo di cambiare la società. Di riportare l’economia al suo posto, farla scendere dal piedistallo. Utopia e trasgressione. Concetti importanti, troppo spesso dimenticati, cinicamente ignorati.

Pino non era solo un raffinato pensatore. Era uno che la rivoluzione aveva provato a farla davvero.

Come ha scritto sul suo blog Paolo Ferrero: “I più giovani probabilmente non conoscono Pino ma lui è stato uno che ci ha provato davvero e sempre con una costante: l’idea che il socialismo, la trasformazione nascesse dal basso, dall’autorganizzazione consiliare e che questa autorganizzazione doveva essere in grado di capire il capitale per poterlo sconfiggere. Senza di lui tutto il ragionamento sul partito sociale non ci sarebbe mai stato. Pino è stato nei Quaderni Rossi, è stato un dirigente della sinistra (PSI, PSIUP,PDUP,DP) per lunghissimi anni. Ha unito studio e passione morale e politica. Il punto su cui tornava sempre era il ‘69 operaio torinese. Lui era segretario dello PSUIP di Torino e si battè affinchè i Consigli di Fabbrica non diventassero solo organismi sindacali ma diventassero organismi politici, struttura dirigente di un movimento politico di massa contro il capitale. Pino venne sconfitto in quella battaglia che lui ha sempre ritenuto – penso a ragione – decisiva. Dietro quell’aria mite e da studioso, Pino la rivoluzione in Italia ha provato a farla sul serio.”

Sono tempi bui. Pino era un faro per chi lo aveva conosciuto. Ci mancherà.

Chi non lo ha conosciuto (o vuole riscoprirlo) può leggere le tante cose che ha lasciato, tra le quali merita una segnalazione speciale il volume “Ieri e domani. Storia critica del movimento operaio e socialista ed emancipazione dal presente”.

***

Pino Ferraris verrà ricordato domattina (3 febbraio) presso la Fondazione Basso (Via della Dogana Vecchia, 5 – Roma).

La camera ardente sarà aperta dalle ore 9.00 alle ore 12.30.

02 Feb Paolo Trezzi

VIP, che sta per very important pirla

Vip, Nobili ed Imprenditori, truffati per milioni di Euro, da falsi Broker che promettevano guadagni oltre al 15-17%!”

Questa la notizia che già ad aprile scorso correva veloce in rete e nelle televisioni (ne avevamo parlato anche noi) e che in questi giorni sta ritornando nelle cronache per alcune testimonianze rilasciate in Tribunale da questi VIP, Very important pirla.

Stiamo parlando di 700 persone e più, che hanno i nomi famosi di Massimo Ranieri, Sabina Guzzanti, David Riondino, i fratelli Vanzina, Francesca De Cecco, la principessa Claudia Ruspoli ect. che, grazie al passaparola hanno pensato che fosse “normale” ottenere sui propri soldi percentuali a 2 cifre.

Ora: sorvolando, solo momentaneamente, sulla loro cupidigia, della quale si dicono immuni, qualche contessina e principessina e altri che di soldi già ne hanno una o due carrettate e ne vogliono ancora di più al punto da abboccare come delle trote stupide a certe esche…

Com’è possibile, mi chiedo io, che un broker, in questo caso “il Madoff dei Parioli”, finto o vero che sia, riesca a mettere in piedi una truffa di questo genere? Continua »

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