promozione della finanza solidale
28 Jun Alberto Lanzavecchia

Μολὼν λαβέ (venitele a prendere)

Così, alle Termopili, Leonida rispose al soverchiante esercito persiano che gli intimava di cedere le armi e di arrendersi. Andò al massacro con 300 spartani dopo aver fatto ritirare, per metterli in salvo, i soldati alleati.

La lettera che ieri Tspiras ha scritto al popolo greco dimostra che se fosse anche che non ricordi la storia, conosce bene almeno l’origine della democrazia e del diritto comunitario.

L’art. 2 del Trattato dell’Unione Europea infatti recita:

“L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

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04 Jun redazione

Questa volta (non) è diverso: quando i derivati compravano tulipani

di Alessandro Fatigati, per Non con I Miei Soldi

Il titolo che qualche anno fa gli economisti Reinhart e Rogoff hanno deciso di attribuire al loro più celebre lavoro (rivelatosi poi una disastrosa analisi dell’economia contemporanea) ha il pregio di contenere una rispettabile dose di autoironia: This Time is Different sono le quattro parole che lo compongono. E per quanto premesse ed esiti del loro testo sopportino la responsabilità morale di anni di politiche economiche ottuse, è forse proprio quel titolo a fornirci lo spunto per ripercorrere con un approccio decisamente meno convenzionale le tappe delle speculazioni che da almeno quattrocento anni segnano (con uno schema sorprendentemente ripetitivo) la storia della finanza, che è in definitiva la storia delle aspettative e dei suicidi della massa.

Nella sua Breve storia dell’euforia finanziaria, Galbraith racconta dell’entusiasmo verso (presunti) nuovi strumenti finanziari come di una eterna scoperta della ruota: nella storia degli ultimi secoli nulla è stato più sorprendentemente breve della memoria per le crisi finanziarie, e nulla è stato più sorprendentemente aleatorio delle aspettative collettive sul valore del denaro.

«Nel 1636 la domanda di specie rare di tulipani aumentò talmente che furono aperti regolari empori per la loro vendita ad Amsterdam, presso la borsa a Rotterdam, Harlem, Leida, Alkmar, Hoor, e altre città. Dapprima, come avviene nei giochi d’azzardo, la fiducia era alle stelle e tutti guadagnavano. […] Nobili, cittadini agricoltori, operai, marinai, valletti, persino spazzacamini e vecchie lavandaie si dilettarono nella speculazione sui tulipani. Persone di ogni ceto convertirono le loro proprietà in contante per investirlo in fiori. I prezzi dei beni di prima necessità salirono di nuovo gradualmente: con loro, anche case, e terre, cavalli e carri, beni di lusso di ogni genere crebbero di valore, e per qualche mese l’Olanda sembrò la vera anticamera di Pluto».

Così Charles Mackay, autore del noto [... continua su Non Con I Miei Soldi]

27 May Gianfranco Visconti

La lezione svedese il deficit fa bene se finanzia la ricerca

Andrea Tarquini da Repubblica

L’ aeroporto è perfetto, ma la compagnia aerea di bandiera non basta più: troppi svedesi cittadini medi viaggiano benestanti in ogni stagione per ferie in mari lontani, troppi businessmen atterrano qui ogni giorno e notte.

Arlanda accogliente e postmoderno, lontano dalla città ma tanto il treno da 210 orari ti ci porta in 20 minuti, surclassa Zurigo Francoforte o Monaco, è lo hub perfetto di Sas, ma i low cost di lusso come Norwegian, airlines premium del Golfo o aviolinee vicine come Finnair devono soccorrere Sas per il volume di arrivi e partenze.

Poi quando quel treno-proiettile made in Sweden ti porta in corsa in centro, anche venendo da Berlino vedi un altro mondo: gente ben vestita casual o classico in ogni quartiere, belle signore, famiglie giovani sempre con carrozzine, teenagers in carriera nelle start-up che crescono come funghi: sorridono, passeggiano, comprano.

La ripresa svedese la cogli subito, da Ostermalm quartiere bene in decollo ma rimasto abitativo, sopravvissuto alla gentrification col suo splendido mercato coperto bella époque, a Sodermalm zona dei designers e dei geni internettiani, fino alle città-satelliti più lontane dove la Tunnelbana ( l’elegante métro profondissimo perché visto il Grande Vicino è anche rifugio atomico) ti porta puntuale giorno e notte: anche laggiù, gente a basso reddito e una marea di migranti ed esuli, massima percentuale al mondo per abitante, vivono dignitosi.

Le cifre fanno [... continua su Repubblica Economia]

21 May redazione

Avete mai preso 5,8 mld di $ di multa?

Da Bloomberg finance

Citigroup, JPMorgan Chase, Barclays e Royal Bank of Scotland pagheranno una multa da quasi 6 miliardi di dollari al governo degli Stati Uniti per avere manipolato il mercato dei cambi, il FOREX.

Se non lo avessero fatto il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avrebbe proceduto con ulteriori sanzioni e indagini nei loro confronti. Quindi non sono state brave, han solo cercato di evitare il peggio.
Le multe – per quanto piuttosto care – sono infatti secondo i maggiori commentatori molto distanti dalle quantità di affari che sono riuscite a fare nel periodo in cui manipolavano i tassi.

Citigroup pagherà una multa da 925 milioni di dollari, Barclays ne pagherà una da 650 milioni, mentre per JPMorgan e per Royal Bank of Scotland sono state annunciate sanzioni rispettivamente da 550 milioni di dollari e da 395 milioni. UBS se l’è cavata con una multa da 203 milioni di dollari per una vicenda collegata però al Libor, uno dei tassi di riferimento dei mercati finanziari, già al centro di altre inchieste qualche anno fa. Bank fo America è stata multata per 205 milioni di dollari.

18 May Francesco Franciosi

Regole elettorali e appartenenza al gruppo

Il goal di Alvaro Morata ha portato la Juventus in finale di Champions League. La situazione di Morata è scomoda perché questo

giocatore certamente appartiene al gruppo della Juventus, ma appartiene anche al gruppo dei cittadini spagnoli (che orgogliosamente tifano per le loro squadre), e appartiene al gruppo del Real Madrid (che è stata la sua precedente squadra) e al gruppo dei migliori giocatori della Spagna (in quanto gioca nella nazionale). Dal punto di vista razionale non ci sono problemi: Morata ha giocato con la Juventus e i goal li desiderava per la Juventus.

Le persone però gestiscono i loro problemi in base all’appartenenza ad uno o più gruppi e l’analisi dei problemi si muove in base all’analisi di categorie che vengono riconosciute. Noi potremmo benissimo considerare ogni persona un individuo diverso e ogni elemento di valutazione come un fatto singolo. Ma la mente umana non funziona così. L’analisi caso per caso è troppo complessa e non ci consentirebbe una vita rilassata. Noi giudichiamo sempre in base a categorie, a cui riconduciamo quello che stiamo valutando. E il nostro comportamento si determina in base al gruppo a cui apparteniamo, a cui intendiamo appartenere ancora nel futuro e in base al quale vogliamo distinguerci dai gruppi diversi.

La identificazione in un gruppo è molto importante. Appartenere ad un team è molto importante e consente di arrivare in finale. Appartenere ad un gruppo porta a grandi risultati per il singolo e per la dimensione collettiva. Ma ogni appartenenza ad un gruppo presenta elementi di pericolo. Il pericolo sta nel fatto che l’individuo presente in un gruppo tende a “deindividualizzarsi”.
Su questo punto ci sono moltissimi riscontri di psicologia sociale. Philip Zimbardo, della Yale University, è stato coinvolto nella difesa degli imputati per le vessazioni alla prigione di Abu Ghraib. Come tutti ricordiamo, alcuni soldati americani vessarono con umiliazioni e violenze i prigionieri di Baghdad. La tesi di Zimbardo (che su questo ha concentrato i suoi studi) è che tali soldati non erano “cattivi” e diversi da noi tutti. Non erano persone amorali, o violente, o addirittura deboli di carattere e quindi suggestionabili. La sua tesi è che le persone sono proprio fatte sempre così: in una dinamica di gruppo seguono il primario obiettivo di appartenenza e perdono buona parte della loro capacità di valutare individualmente i problemi. Quindi il problema di governance del gruppo è Continua »
12 Apr Alessandro Messina

Le nuove frontiere della finanza etica | Parte 3

Contaminarsi e fare rete unica ricetta possibile

Dove si impara tutto questo? Innanzi tutto osservando le pratiche migliori e consolidate. Tra queste vi sono certamente alcune storiche esperienze, come le già citate Mag (Reggio Emilia e Verona su tutte), o alcuni innovatori come PerMicro. Banca Popolare Etica resta il modello di banca alternativa, ancora insuperato in Italia, seppur in evoluzione, insieme al settore che è nata per servire (il nonprofit). L’invito è anche a conoscere da vicino le più diffuse Bcc, realtà che ancora oggi possono positivamente sorprendere per la dimensione artigianale del fare banca associata alla complessità dei prodotti offerti, frutto della grande rete di cui fanno parte (che – merita di essere ricordato – in aggregato rappresenta il terzo operatore bancario nazionale).

Questa è la “crema” della finanza etica italiana. Che si arricchisce poi di singole ed estemporanee iniziative di grandi gruppi bancari, da guardare con la giusta diffidenza ma sempre da valutare in base a criteri oggettivi, e di piccolissime esperienze, come quelle delle Fondazioni anti-usura, degli operatori non professionali di microcredito (uniti in Ritmi), delle organizzazioni mutualistiche per l’accesso al credito (cooperative e consorzi fidi). Senza dimenticare gli esperimenti più di frontiera, come quello di Caes, consorzio di cooperative sociali e associazioni che prova a dare una dimensione etica anche al mercato assicurativo, o la rete degli Impact Hub, network di innovatori che lavorano per mettere la finanza al servizio dell’innovazione sociale.

Al pari di tutte le materie eterodosse, anche la finanza etica non entra nelle università e nei corsi di specializzazione post-laurea. È una pratica eretica, e come tale si alimenta di imitazione, scambio di buone prassi, modalità reticolari di collaborazione per supplire alle piccole dimensioni e al rischio di inefficienze economiche che esse implicano. Ma non deve mai smettere di cercare la contaminazione tra il nuovo che sperimenta e il vecchio che ha solide radici. È a questa apertura verso gli altri, con la consapevolezza della propria diversità, che l’operatore di finanza etica orienta il suo comportamento quotidiano. Per cambiare lentamente le ingiustizie dell’economia. Svolgendo con pazienza un lavoro inevitabilmente noioso.

09 Apr Marco Gallicani

La bassa finanza prospera nell’ombra

da Non con i miei soldi

Ci sono i governi ombra con ministri e sottosegretari ombra, ci sono direttori, generali e perfino allenatori ombra. Potevano mancare le banche ombra? Naturalmente no. Anzi, non solo esistono, ma scoppiano di salute. Secondo i dati resi noti in un rapporto del Financial Stability Board (FSB) di Basilea, nei 23 maggiori paesi industrializzati lo shadow banking (e cioè il sistema bancario ombra) vale 33 mila miliardi di euro, il 60% del prodotto interno lordo totale degli stati analizzati. In Italia siamo a circa 375 miliardi di euro (18,4% del PIL).

Ma cosa sono le banche ombra? Fondi speculativi, fondi monetari, veicoli finanziari speciali che prestano soldi a breve termine “all’ingrosso” a grandi investitori, senza però essere banche. E quindi senza essere sottoposti alla vigilanza e alla regolamentazione dei mercati bancari.

Solo nell’area euro il sistema bancario ombra valeva 19 mila miliardi di euro alla fine del 2013. Una cifra preoccupante, se pensiamo che le 130 banche dell’eurozona sottoposte agli stress test lo scorso autunno avevano attivi di bilancio pari a un totale di 23 mila miliardi di euro: appena il 20% in più della liquidità intermediata nell’ombra.

Che fare? Come sempre servirebbero nuove regole ma i regolatori procedono a rilento e vengono superati a destra, a sinistra, in curva e sui rettilinei dagli interessi delle lobby finanziarie. L’ultima occasione persa in ordine di tempo risale alla fine di febbraio, quando la Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo ha deciso di adottare un approccio leggero su un tipo di fondi monetari che funzionano in concreto come banche ombra. Il Financial Stability Board aveva raccomandato di eliminare gradualmente alcuni di questi fondi o comunque di sottoporli alla normale disciplina bancaria. A Bruxelles, per ora, si è deciso di continuare a procedere con il freno a mano tirato [... continua su Non con i miei soldi]

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