10 Mar

Anche non volendo soffermarsi sull’incongruità di un’ampia fetta della classe impiegatizia e operaia che ha dimostrato più volte il proprio disinteresse per la realtà, non trovando evidentemente il tempo e la voglia di confrontarsi con i fatti – e si vede – è interessante sottolineare comunque, nuove evidenti storture, (vendute dal ministro Tremonti), controproducenti per buona parte di queste categorie.
Lo facciamo solo come esercizio retorico.
Perché il loro è un mondo di fiaba in cui i numeri si inventano arbitrariamente e si iperbolizzano senza più nessuna relazione con la verità. Non è neanche necessario resistere, quindi perché continuare ad annoiarli con i fatti? Che senso avrebbe spiegare ai fratelli Grimm che la tenuta strutturale di un’abitazione in pane speziato e zucchero non “sarebbe garantita” o che mai si è visto un lupo in grado di gingillarsi con una camicia da notte per simulare una nonnetta al solo scopo di papparsi una bambinetta con cui si è precedentemente intrattenuto in una civile conversazione?
Lo stesso senso che avrebbe spiegare a Tremonti ed agli stessi impiegati e operai che lo applaudono per l’impegno profuso in questa crisi economica e finanziaria che i contributi dei lavoratori e delle imprese per la cassa integrazione sia ordinaria che straordinaria ammontano a 13,339 miliardi solo considerando il periodo dal 2003 al 2007 e sono stati incamerati dallo Stato costituendo, di fatto, un’imposta surrettizia, coprendo così più di 12 volte le necessità del 2009. (Fonte inps e ministero degli interni).
Il governo quindi non solo non ha contribuito finanziariamente ma non ha nemmeno detto di averlo fatto incamerando un’imposta. Il massimo della comunicazione invertita a vantaggio dello stato di coma sociale. Infatti, va ricordato Continua »
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09 Mar

Ho l’impressione che un candidato debba dire cosa pensa sul tema “compromesso”. Dopo tutto è la questione di maggiore rilievo. Un consigliere, ma così come accade in tanti altri ruolo, deve gestire situazioni in cui il suo punto di vista è in maggioranza, ed altre situazioni in cui è in minoranza, e altre situazioni in cui non è da una parte e non è dall’altra.
In una prima fase del confronto si cerca di portare l’interlocutore verso la propria idea e si cerca di capire in quale modo ci si può avicinare all’idea dell’interlocutore. Ma questo accade nel primo tempo. Nel secondo tempo si prende atto della diversità di opinione e ci si comporta secondo il proprio punto di vista sul tema “compromesso”. Alcuni proprio non li accettano. Altri li accettano senza particolari problemi. Il mio atteggiamento è nettamente influenzato dal punto di vista favorevole al compromesso descritto da Avishai Margalit e nel volume di Amos Oz.
Di solito il compromesso mi sembra una ottima strada, che porta utilmente verso una meta. Lo dico esplicitamente, perchè altre persone sono influenzate da altre sensibilità ed avversano molto di più i compromessi. Ma quello che ho detto sopra è insufficiente [...] continua sul blog aperto dal prof. Giulio Tagliavini per la candidatura la Consiglio di Amministrazione di Banca popolare Etica (NdR)
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08 Mar

Abbiamo già descritto in un recente articolo qualcuno dei meccanismi occulti con cui alcune grandi istituzioni finanziarie internazionali hanno prima aiutato la Grecia a nascondere agli occhi del mondo una parte almeno del suo debito pubblico e poi invece, più di recente, si sono messe a speculare contro lo stesso paese, traendone in ambedue i casi lauti guadagni.
Si tratta di un aspetto di un più generale perverso comportamento del sistema finanziario, che si è in particolare manifestata negli ultimi mesi, per il quale esso prima è stato salvato dalla bancarotta grazie all’intervento degli stati con grandi risorse finanziarie e adesso lo stesso rimprovera i governi per avere dei bilanci con deficit rilevanti – deficit prodotti proprio dalla crisi e dalle politiche di salvataggio - e specula ferocemente contro di essi.
In sostanza quelli che sono stati salvati picchiano ora senza scrupolo i loro salvatori. Nell’articolo citato abbiamo ricordato, tra l’altro, come oggi sia così poco costoso speculare contro la valuta di un paese ed abbiamo anche descritto uno dei meccanismi attraverso il quale le grandi banche e gli hedge fund hanno attuato le loro speculazioni contro la Grecia. Acquistano sul mercato dei contratti CDS –Credit Default Swaps-, strumenti della famiglia dei derivati, che dovrebbero coprire dal rischio di fallimento del paese; il loro intervento, in un mercato che non è di grandi dimensioni, fa salire il costo di tale copertura e spaventa i potenziali investitori di titoli greci, che vedono il mercato degli stessi CDS mostrare una crescita importante del rischio paese; quindi la domanda di titoli greci si rarefa e i prezzi degli stessi in termini di tasso di interesse diventano più elevati. I titoli a questo punto diventano un affare, dal momento che, dopo l’emissione, le banche che li hanno acquistati faranno di tutto per calmare le acque e vedere ridimensionato il rischio di default, chiedendo ad esempio a gran voce l’intervento finanziario degli altri paesi europei nonché delle adeguate misure di austerità, cosa che in una forma o nell’altra non manca di arrivare puntualmente; a questo punto Continua »
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05 Mar

scritto per Altreconomia 114 di Marzo
Dopo la brusca interruzione che Banca d’Italia aveva imposto a Zopa nell’Agosto del 2009 sembrava davvero che il social lending - il prestito tra le persone che si prestano denaro senza la mediazione delle banche e aiutati dalla rete internet - fosse una pratica inadatta al mercato italiano e alle sue regole; Zopa ha pure provato ad appellarsi al TAR e al Consiglio di Stato, ma da più di 7 mesi si limita a gestire l’esistente: i 1289 prestiti cioè (di cui 102 ripagati a termine e 133 in anticipo) che hanno generato i suoi 7 milioni di €uro di erogato. Eppure insiste con l’idea di ritornare sul mercato e sta aspettando la nuova autorizzazione perché la nuova società sia nelle condizioni di recuperare l’errore originale.
Banca d’Italia non lo considera nei fatti diverso dalla raccolta di risparmio ordinaria, perché il denaro in attesa di trovare un prestito giace sul conto per troppo tempo perché possa esser considerata intermediazione di pagamento, e il prestito peer to peer rimane un importante obiettivo delle banche italiane.
Lo conferma anche l’accompagnamento strategico che Banca Sella sta offrendo al nuovo Prestiamoci, il servizio nato a Novembre tra Milano e Biella che introduce alcuni importanti innovazioni, la più significativa è nella diminuzione delle diversificazioni in uscita: Zopa divideva infatti il denaro ricevuto in almeno 156 percorsi di prestito, eliminando così completamente la possibilità che il richiedente ed il prestatore si mettessero in contatto. Prestiamoci si limita a 30 e da la possibilità di destinare ad un singola idea fino al 40% del proprio investimento.
Così come lo conferma quel che sta accadendo attorno a Banca Prossima, che da mesi lascia trapelare notizie e rumors più o meno consistenti riguardo il loro impegno nel settore. Con buona pace del ministro Tremonti che durante una puntata di Ballarò di qualche settimana fa si era lasciato sfuggire una frase del tipo “il servizio pubblico non dovrebbe pubblicizzare quella roba lì in tempo di crisi”.
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04 Mar

… almeno qualche articolo ogni tanto.
La lettura dei giornali riserva sempre simpatiche sorprese, come quando si legge che Bankitalia, Consob e Isvap “invitano” i “componenti gli organi di amministrazione e di controllo di società quotate, imprese di assicurazione, banche e società finanziarie nonché i dirigenti preposti … (ad adoperarsi) … affinché le relazioni finanziarie risultino idonee a rappresentare in maniera chiara, completa e tempestiva i rischi e le incertezze cui le società sono esposte, il patrimonio di cui dispongono per fronteggiarli, la loro effettiva capacità di generare reddito”.
Ma cosa dicono gli articoli da 2423 a 2435 bis del codice civile? Più o meno le stesse cose: è vero, il linguaggio giuridico è un po’ complesso, ma di solito chi firma i bilanci delle “distratte” (e forse un po’ omertose) società viste sopra è andato un po’ in là della terza media e dovrebbe farcela a capire…
Restiamo in attesa del prossimo simpatico ufficio marketing che ci spaccerà un decimo di rispetto della legge per un’innovativa pratica di corporate social responsibility. Ci sarebbe anche il concetto che le leggi vanno rispettate e chi le viola è un delinquente.
Punto. Poi da lì si parte. Noi invece preferiamo “invitare”…
D’altronde abbiamo una tradizione da rispettare: già 7 secoli fa qualcuno scriveva (divinamente):
“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”
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02 Mar

Il Sole 24Ore del 27 Febbraio - relazionando del convegno dell’Istituto Centrale delle Banche Popolari - titolava esclamativo: “Popolari: subito una nuova governance”. In quella occasione Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, ha semplicemente detto: “Il frazionamento della proprietà non rende agevole il controllo sull’operato del management e si possono determinare fenomeni di cristallizzazione degli assetti di governo e di autoreferenzialità degli organi sociali che, in passato, sono stati all’origine di crisi aziendali talvolta rilevanti”. Talvolta uno va a un convegno e cerca di stare attento per 4 ore; ma in effetti tutto il senso di un evento sta poi in una frase.
Il problema descritto è sicuramente un problema etico. E’ un problema su cui non ci sono punti di vista differenziati, ma molto uniformati e stabili da tempo. E’ un problema che crea pericoli. E’ difficile da contrastare. Chi segue una strada autoreferenziale trova sempre mille motivi per dire che è giustificata, in buona fede.
In che situazione si trova BPE rispetto a questo pericolo? Il nostro punto di vista è che il tasso di autoreferenzialità è eccessivo e pericoloso, proprio come dice Saccomanni. Il voto capitario è sfidante e espressione di profondissima democrazia, ma richiede di essere rispettato con scrupolo. Cosa succede altrimenti? Che la partecipazione dei soci scende, che le persone condizionano sempre e eccessivamente quello che accade alla scadenza del loro mandato. Purtroppo neppure il Comitato Etico ha questa sensibilità.
Nel caso di Banca Etica questo “spirito autoreferenziale” è determinato da alcuni fattori antichi e sempre giovani:
- la mancanza di consapevolezza e la errata qualificazione del problema come esterno alla sfera etica;
- la conseguente mancanza di una riflessione e di un dibattito.
Lo “spirito autoreferenziale” può essere potenziato o depotenziato attraverso le regole di democrazia interna.
La presentazione di più di trecento firme (esclusive) per presentare una candidatura va nella direzione sbagliata. E’ un numero assolutamente esagerato rispetto a quello che accade altrove. La mancanza di un voto di lista va nella direzione sbagliata e ostacola la formazione di coalizioni di sensibilità minoritarie. Stanti queste regole c’è poco da fare. Il meccanismo è autoreferenziale e basta. Questa è stata a suo tempo la scelta, forse sottopesando le controindicazioni. Immaginiamo che una persona abbia il consenso del 20% dei soci. Quella persona non ha alcuna possibilità di entrare in Cda. Anzi ne ha una. Ottenere il consenso della maggioranza… E’ un caso di “dittatura della maggioranza” (un filone di letteratura che si sta ultimamente rafforzando parecchio). Nel maggio scorso Giulio Tagliavini aveva proposto una riflessione sui tre possibili “king maker”: 1) il precedente presidente; 2) i soci forti; 3) l’assemblea.
Secondo il primo percorso il nuovo presidente si produce per “talea” da quello precedente. E’ una pessima strada, tanto per il nuovo presidente quanto per quello precedente. Con il secondo percorso il nuovo presidente viene deciso dalle mani forti, in un salotto chiuso in cui, teoricamente, si possono fare ragionamenti più articolati e meditati. Di solito nel salotto si entra con un set limitato di idee e si sta lì a discutere solo di quelle, fino alla fine. Con il terzo percorso si avviano riflessioni, si evidenziano qualità e difetti dei candidati, si creano passioni. Siamo ottimisti. Con le regole che ci sono, si sta sviluppando un dibattito notevole. La sensibilità sul profilo qui descritto non è trascurabile, comunque.
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01 Mar

Abbiamo dato anche di recente diverse informazioni sulla crisi della Grecia - scoppiata da realtivamente poco tempo e in preda ad un percorso ancora oggi non pienamente concluso - e sul pesante attacco speculativo sviluppato contro la zona dell’euro. Ma gli spunti utilizzabili per sviluppare altri ragionamenti anche importanti sulla finanza, la speculazione, gli attuali rapporti tra finanza e politica, il possibile futuro della stessa costruzione europea sono tantissimi.
Oggi ci limiteremo ad analizzare alcune notizie che ruotano strettamente intorno a vari misfatti, grandi e piccoli, compiuti dalla speculazione intorno al caso del paese ellenico, partendo per farlo da alcune notizie di cui in queste settimane è ricca la stampa internazionale, soprattutto anglosassone, per quanto riguarda in particolare le modalità tecniche degli interventi. Accenneremo in particolare a due questioni. Cominciamo da una notizia che appare veramente sconvolgente e che spiega facilmente molte delle cose che sono accadute, almeno sul piano tecnico. Ci informa il quotidiano britannico Guardian, che i costi da sostenere per speculare sui mercati valutari sono diventati persino ridicoli. Oggi bastano poche sterline, quanto nella sostanza il costo di un caffè in un bar di Londra, per speculare per molti milioni di sterline contro l’euro. Si tratta di un’occasione molto attraente per chiunque ne voglia approfittare. Così il mercato delle valute è diventato la principale fonte della speculazione internazionale. Ogni giorno i contratti sulle valute a livello mondiale ammontano a circa 4 trilioni di dollari; il 90% di essi sono di tipo puramente speculativo e non sono legati a rapporti industriali o commerciali sottostanti, mentre lo stesso mercato valutario è dominato dagli operatori londinesi.
I costi della speculazione sono abbattuti, tra l’altro, dal fatto che prendere dei soldi a prestito in questo momento non costa Continua »
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