E’ morto questa mattina Pino Ferraris. Per me un maestro.
Ricordo come fosse oggi la prima volta che l’ho sentito parlare, durante un seminario organizzato da Lunaria nel 1997 (o giù di lì). La sala era piena di aspiranti “terzosettoristi”, giovani di diversa formazione che guardavano alle organizzazioni nonprofit come ambito della trasformazione sociale, opportunità di conciliare i propri valori con un lavoro che avesse senso.
Pino ci parlò del movimento operaio, del mutualismo, di Proudhon e Polanyi. Ci aprì orizzonti che nessuno di noi aveva, figli come eravamo di percorsi di studio ortodossi, che certe cose hanno cancellato dai manuali di storia ed economia.
Uno slogan, ricordo, colpì tutti i presenti: “utopia e trasgressione!“. Era l’invito che Pino rivolgeva al terzo settore, in quegli anni di crescita e di effimera fierezza di sé. Un invito a non perdere di vista l’obiettivo di cambiare la società. Di riportare l’economia al suo posto, farla scendere dal piedistallo. Utopia e trasgressione. Concetti importanti, troppo spesso dimenticati, cinicamente ignorati.
Pino non era solo un raffinato pensatore. Era uno che la rivoluzione aveva provato a farla davvero.
Come ha scritto sul suo blog Paolo Ferrero: “I più giovani probabilmente non conoscono Pino ma lui è stato uno che ci ha provato davvero e sempre con una costante: l’idea che il socialismo, la trasformazione nascesse dal basso, dall’autorganizzazione consiliare e che questa autorganizzazione doveva essere in grado di capire il capitale per poterlo sconfiggere. Senza di lui tutto il ragionamento sul partito sociale non ci sarebbe mai stato. Pino è stato nei Quaderni Rossi, è stato un dirigente della sinistra (PSI, PSIUP,PDUP,DP) per lunghissimi anni. Ha unito studio e passione morale e politica. Il punto su cui tornava sempre era il ‘69 operaio torinese. Lui era segretario dello PSUIP di Torino e si battè affinchè i Consigli di Fabbrica non diventassero solo organismi sindacali ma diventassero organismi politici, struttura dirigente di un movimento politico di massa contro il capitale. Pino venne sconfitto in quella battaglia che lui ha sempre ritenuto – penso a ragione – decisiva. Dietro quell’aria mite e da studioso, Pino la rivoluzione in Italia ha provato a farla sul serio.”
Sono tempi bui. Pino era un faro per chi lo aveva conosciuto. Ci mancherà.
Chi non lo ha conosciuto (o vuole riscoprirlo) può leggere le tante cose che ha lasciato, tra le quali merita una segnalazione speciale il volume “Ieri e domani. Storia critica del movimento operaio e socialista ed emancipazione dal presente”.
***
Pino Ferraris verrà ricordato domattina (3 febbraio) presso la Fondazione Basso (Via della Dogana Vecchia, 5 – Roma).
La camera ardente sarà aperta dalle ore 9.00 alle ore 12.30.