21 May

Questo è un articolo (un post) scritto da un socio di Banca Etica per i soci di Banca Etica. Lo si scrive immediatamente e con molta trasparenza, perchè pur essendo il blog un laboratorio d’idee per tutta la finanza solidale i numeri (e i commenti) dei lettori dimostrano che per la principale esperienza di finanza etica italiana c’è una passione particolare, qui.
Sabato c’è stata l’assemblea ordinaria che ha eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione. Fino a poco tempo fa (non ultimo nel 2011) il blog era tra i primi a dare la notizia, ma l’esplosione del fenomeno “social” ha travolto anche BpE e tra tweet e note su Fb (Zoes lo frequento poco) i risultati sono fioccati in tempo (quasi) reale. Quindi il blog può dedicarsi al suo compito più particolare, quello dell’analisi e della riflessione. L’articolo serve per questo, per ospitare i commenti di chiunque, anche in forma anonima (ci vuole poco, basta nascondersi sotto un nickname), vorrà dare il suo contributo per capire cosa sia successo Sabato.
Io comincio, come fatto per le dichiarazioni di voto. Lo si fa qui perchè la speranza è sempre quella che già dichiarammo in apertura del blog, più di 7 anni fa (era il Maggio 2006): aprire il dibattito tra i soci di Banca Etica (e della finanza etica tutta) a molte più persone di quante ne frequentino i luoghi istituzionali, che sono (nonostante i numeri di Sabato, a Firenze… ottima la scelta di accorpare l’assemblea a Terrafutura, da rifare) pochissimi e spesso frequentati dalle solite persone. E’ una questione a cui sono particolarmente legato perchè frequento il movimento dell’economia solidale italiana da Continua »
16 May

scritto da Ugo Biggeri (a voi ora la possibilità di esprimere il vostro “endorsement”)
Cari Git, cari fondatori, cari socie e soci di Banca Etica,
siamo ormai in prossimità dell’assemblea di rinnovo delle cariche associative.
Sollecitato da più parti, e con particolare riferimento al processo elettorale che ci porterà al rinnovo del CdA, ho ritenuto opportuno condividere con voi alcune mie riflessioni.
Come ben sapete, l’elezione del cda avviene su lista aperta esprimendo, su 13 componenti del cda, un minimo di 7 ed un massimo di 11 preferenze; da quest’anno va inoltre garantito un maggior l’equilibro di genere/ri con una quota pari ad almeno un terzo dei posti (quindi almeno 5). Come presidente, non essendo previsto dal nostro processo elettorale un mio ruolo nella determinazione di una “lista di candidati”, non ho ritenuto sino ad oggi opportuno esprimere indicazioni sui nomi. Detto questo vorrei comunque esplicitare alcune considerazioni che sono emerse dai lavori della commissione elettorale, dall’approvazione dei candidati da parte del cda (come da norme) e dagli incontri avuti, in quanto presidente, con i referenti dei Continua »
15 May


Il dominio flessibile, che nella fabbrica, nei supermercati, nelle realtà produttive in genere, monta come un fiume a volte carsico a volte più evidente – basta assistere alle riunioni, alle convention, ai workshop ect. –
è quello scambio simbolico e ineguale tra disponibilità ad accogliere in tempo reale le richieste variabili dell’azienda e una inclusione rischiosa, temporanea e comunque incerta, nei suoi piani produttivi, e assume sempre più una funzione dominante e paradigmatica.
Credo che, questo, sia un elemento che ogni lavoratore debba tenere in considerazione e analizzare per porvi argine, difesa e soluzione.
Muovendo dalle forme più fluide del lavoro, infatti, ci accorgiamo che i dispositivi ed i miti della flessibilità sono di casa come pratica quotidiana.
Ma anche i traumi, le ansie, le angosce e le paure che i processi di individualizzazione esasperata, di precarizzazione generalizzata e di insicurezza strutturale portano con sé. (Non parlo solo o prioritariamente della già famosa Legge 30 o della Fornero, che comunque gli esaspera).
Nonché le dinamiche di quella “zona grigia” in cui i tentativi di sopravvivere ai dispositivi totalizzanti frantumano la forza lavoro in un pulviscolo di monadi solitarie protette da una pellicola di indifferenza morale e nondimeno afflitte da un’endemica sofferenza identitaria.
Nel dominio flessibile messo in campo ormai diffusamente dal mondo produttivo, sopravvivere è più che mai “questione comune” orientata ad istituire il diritto universale, per troppi negato, alla piena cittadinanza. E questo avviene fin Continua »
13 May

UBI Banca, ha pubblicato – con il supporto scientifico di AICCON – la seconda edizione dell’Osservatorio sulla finanza del terzo settore.
Questa volta la ricerca è stata divisa in due focus: il primo relativo alle cooperative sociali che in Italia sono 11.808, contano 750.090 dipendenti e si rivolgono ad un’utenza di quasi 5 milioni di persone (fonte: Iris Network su dati Unioncamere-Ministero del Lavoro). Il secondo approfondimento ha riguardato, invece, il mondo dell’associazionismo italiano, con particolare riferimento alle associazioni di promozione sociale (APS) ed alle organizzazioni di volontariato (ODV) (rispettivamente circa 37.800 e 27.600 unità, fonte: Isfol).
> Qui poetet scaricare il rapporto sulla cooperazione sociale
> Qui potete scaricare il rapporto sulle associazioni