promozione della finanza solidale
30 Jul Alessandro Messina

Il Fondo per la prevenzione dell’usura

scritto per Credito Cooperativo

Come noto a chi si occupa di credito, la legge n. 108 del 1996 disciplina il reato di usura in Italia.

Un po’ meno noto – anche tra gli addetti ai lavori – è quanto prevede l’articolo 15 della stessa legge, che istituisce presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) il “Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura”.

Si badi alla dizione: la finalità è la prevenzione dell’usura, non il sostegno a coloro che del fenomeno criminale cadono vittime. Quest’ultimo, infatti, è tutt’altro tipo di intervento, disciplinato dall’articolo 14 della stessa legge, che istituisce il “Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura”, non di interesse ai fini di questa serie di articoli (non si tratta di strumenti di garanzia ma di contributi a fondo perduto).

Il “Fondo per la prevenzione dell’usura” (da ora in poi Fondo) eroga due tipi di contributi [... continua sul blog Alemessina.blogspot.it]

28 Jul redazione

La nuova direzione del Populismo

da No Big Banks

Robert Reich ha elencato i 6 principi del nuovo populismo (incubo dell’establishment) in un recente post sul suo blog (The Six Principles of the New Populism (and the Establishment’s Nightmare)

La concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi sta portando molti americani al convincimento che il gioco sia truccato a favore di Wall Street: 5 anni di cosiddetta ripresa economica hanno prodotto grandi guadagni per pochi ricchi, ma per la classe media si è trattato di un disastro. In questo malcontento diffuso, si alimentano Populismi di destra e di sinistra, che – osserva Reich – si ritrovano attorno a 6 principi:

1. Tagliare le più grandi Banche di Wall Street per portarle a dimensioni tali che non sia più valido il principio del «troppo grande per fallire». Repubblicani e democratici convergono: «Non c’è niente di prudente nel salvataggio di Wall Street».

2. Reintrodurre il Glass-Steagall Act, la separazione bancaria.Come ricorderete la Sen. Warren (democratica) presentò insieme al repubblicano McCain un disegno di legge per il 21st century Glass-Steagall Act  – rimandiamo alla lettura di http://nobigbanks.it/2013/07/16/il-glass-steagall-act-del-21-secolo/ - Anche il Tea Party lo sostiene, fortemente.

3. Mettere la parole fine ai sussidi alle grandi imprese, alle aziende petrolifere, alle aziende farmaceutiche, a Wall Street.

4. Stop all’attività di spionaggio della National Security Agency – NSA.

5. Ridurre gli interventi americani oltreoceano.

6. Opporsi agli accordi commerciali costruiti su misura per le grandi corporation. Due decenni fa democratici e repubblicani introdussero gli accordi del Nafta – North American Free Trade Agreement.

Da quel momento i populisti di entrambi i partiti hanno fatto opposizione a trattati del genere, così come il Trans-Pacific Partnership, condotto in segreto da [.... continua su No Big Banks]

25 Jul redazione

Il pilota automatico delle privatizzazioni

Andrea Baranes su Comune.info commenta la scelta di Roma di vendere le azioni di Banca Etica

Privatizzare è la parola magica, la panacea ai problemi italiani, per diminuire il debito pubblico e il rapporto tra debito e Pil, per attrarre investitori esteri, per rilanciare la competitività, per ammodernare il sistema produttivo ed economico. E chi più ne ha più ne metta. Assieme alla necessità di “fare le riforme”, qualunque esse siano, le privatizzazioni sono il nuovo mantra di media e politica.

Se si scava anche di poco sotto la superficie delle dichiarazioni preconfezionate, la realtà è però ben diversa. Con le privatizzazioni il governo spera di rastrellare10-12 miliardi di euro per ridurre un debito pubblico che veleggia ben al di sopra dei 2.000 miliardi. L’impatto sui conti pubblici sarebbe quindi trascurabile. Da un punto di vista economico, però, in un momento di difficoltà e sotto le pressioni della Troika, è probabile che l’acquirente privato spunti un buon prezzo e acquisti unicamente gli asset migliori e più remunerativi, quindi altrettanto chiaramente è lo Stato a perdere, non “valorizzando” ma svendendo le proprie partecipazioni.

[... continua su Comune-info.net]

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23 Jul redazione

La Germania e la terapia choc

da No Big Banks

Il mito del miracolo della riunificazione tedesca, l’esaltazione del modello renano, la tanto decantata economia che offre condizioni di lavoro e di vita migliori che altrove – ma che in realtà non c’è più da molti anni.

Vi proponiamo l’intervista a Vladimiro Giacché pubblicata daTransatlantico.org nella quale si smonta il mito, e si offre la rilettura di quanto realmente avvenne.
Spesso si è soliti puntare il dito, semplificando, contro la perfida Germania, ma la questione è: la Germania guida questa politica o ne è prigioniera?
E’ l’ideologia del libero mercato che procede a piè sospinto, travolgendo, persino eliminando fisicamente quanti vi si oppongono.

Il mito della riunificazione tedesca
Intervista a Vladimiro Giacché sul libro:

“Anschluss, L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa”

Si parla molto del boom della Germania, come un modello da seguire: un paese che ha i conti a posto, una forte economia basata sull’export di alto livello, dove non ci sono i terribili problemi di burocrazia e corruzione che si vivono qui in Italia.

Da tempo mi chiedo se sia proprio così [... continua su No Big Banks]

21 Jul redazione

L’antidepressivo di #Bassafinanza

Mauro Meggiolaro per la rubrica di Non con i miei soldi #Bassafinanza

“Al termine di ogni pezzo dovresti suggerire anche un buon antidepressivo”, ci scrive Antonio. In effetti le notizie di #bassafinanza parlano quasi sempre di un mondo in rovina, dove gli squali e gli avvoltoi si spartiscono le carni lacerate e putrefatte dell’economia reale, sperando di non essere anticipati dalle iene o dai ratti (dei quali, in effetti, si parlerà in questo numero).

La realtà, come sempre, è molto più complessa. L’economia continua ad essere dominata da un sistema finanziario ipertrofico che condiziona le scelte politiche a tutti i livelli, ma nel frattempo si approvano nuove norme, si impongono limiti, si studiano riforme. E aumenta la consapevolezza dei cittadini. E’ un processo lento, lentissimo, che porta a risultati sempre parziali, spesso insoddisfacenti.

Chi sogna la rivoluzione rimane frustrato, perché la rivoluzione non arriva e probabilmente non arriverà: come ha sostenuto Gary Becker, economista della scuola di Chicago scomparso di recente, la recessione è stata tutto sommato meno dura di quanto ci si aspettasse. E quindi finora i cambiamenti sono stati “incrementali” più che “radicali” o “rivoluzionari”. In sostanza, prima che infiammi la rivoluzione le cose devono andare peggio, molto peggio di così. E non credo che sia una cosa che ci possiamo [... continua sul blog di Non con I Miei Soldi]

18 Jul Marco Gallicani

Emanuela sul comitato etico

Emanuela commenta il commento di Francesco sul nuovo Comitato Etico. Scusate il ritardo negli aggiornamenti ma siamo in fase di ristrutturazione editoriale…

“L’elezione non è effettuata con l’estrazione. I voti si devono sommare l’uno all’altro per arrivare ad essere di più di quelli del primo candidato non eletto, avere più palline nere dà più possibilità alle palline nere di essere estratte, ma se le palline nere devono essere scelte, se ce ne sono di meno, la singola pallina nera ha più possibilità che su di essa si concentrino le scelte. Se tutti i soci avessero votato un numero uguale di uomini e donne (come ho fatto io, che ho votato 3 donne e 3 uomini) alla fine i voti sulle donne si sarebbero distributi su 6 e per gli uomini su 9 disperdendosi di più. Penso che è quello che è successo e penso che il regolamento elettorale vada cambiato per garantire una migliore e più variegata composizione sia per genere, che per competenze, che per anime e inclinazioni rappresentate e infina la possibilità di elezione anche di candidati un po’ outsider. ”

A voi, ora

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02 Jul Condor Joe

L’economia com’è e come può cambiare

dal 1 al 5 settembre prossimi ad Urbino si terrà la Scuola Estiva di Sbilanciamoci.

Scopo della Scuola estiva è di offrire una formazione di base sui temi dell’economia e delle politiche economiche e sociali e di riflettere in chiave critica sull’attuale quadro economico. I temi discussi riguardano la natura del sistema economico, il ruolo della finanza e la globalizzazione, il mercato del lavoro e l’occupazione, il welfare e le disuguaglianze, il modello di sviluppo italiano ed europeo. Saranno discussi i problemi emergenti, le politiche realizzate, le possibilità di cambiamento.

La Scuola è articolata su cinque giornate. La mattina le lezioni forniranno concetti e strumenti di analisi dei problemi di fondo dell’economia. Nel pomeriggio, i partecipanti si distribuiscono in tre sessioni parallele di approfondimenti tematici. I materiali didattici saranno disponibili sul sito web della Scuola estiva.

La Scuola estiva è rivolta a giovani, studenti di tutte le facoltà, neolaureati, dottorandi e giovani studiosi, persone attive nelle associazioni, nel terzo settore e nella cooperazione, nei movimenti, nel sindacato, operatori economici e sociali, della pubblica amministrazione, di enti locali e imprese.

Il Direttore è il Prof. Giuseppe Travaglini
Info sul sito di Sbilanciamoci

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