promozione della finanza solidale
16 Dec Gianfranco Visconti

Il decreto del Mef n°176/2014 sul microcredito | parte 1: le attività imprenditoriali

Con tempi che a questo punto non si possono che definire biblici, dopo più di quattro anni dalla riforma dell’articolo 111 del Testo Unico Bancario (TUB), contenuto nel Decreto Legislativo n° 385 del 1993, che ha disciplinato per la prima volta l’attività di microcredito, è stato finalmente emanato il Decreto del Ministero dell’Economia n° 179 del 2014 che, come prevede il comma 5° della norma citata, contiene le norme di attuazione della stessa.

Come vedremo, l’art. 111 TUB abilita all’esercizio dell’attività di erogazione di questa particolare categoria di finanziamenti denominata microcredito anche soggetti diversi dagli intermediari finanziari disciplinati dagli artt. 106 e 107 TUB.

Esaminiamo i contenuti del Decreto Ministeriale 176/2014.

Gli artt. 1 – 4 del Decreto del Ministero dell’Economia 176/2014 contengono le norme attuative dell’attività di microcredito finalizzata all’avvio od allo sviluppo di iniziative imprenditoriali ed all’inserimento nel mercato del lavoro (in primo luogo nel mercato del lavoro autonomo, per quanto riguarda il lavoro dipendente, invece, attraverso la frequenza di corsi di formazione pagati con microcrediti) di cui al 1° comma dell’art. 111 TUB.

L’art. 1°, comma 1°, del Decreto prevede che i soggetti finanziabili siano gli imprenditori individuali, i lavoratori autonomi (per esempio, i liberi professionisti), le associazioni, le società di persone, le società a responsabilità limitata semplificate e le società cooperative.

In particolare, per quanto che riguarda le associazioni (sia riconosciute che non), riteniamo che ad esse possa venire finanziata un’attività commerciale, cioè di impresa, finalizzata all’autofinanziamento delle loro attività istituzionali senza scopo di lucro e purché non sia l’attività principale o quella prevalente su queste ultime (altrimenti l’associazione diventa un’impresa dal punto di vista fiscale) ai sensi dell’art. 149, 1° e 2° comma, del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR).

Per far sì che i destinatari dei microcrediti siano soltanto imprese piccole e giovani, cioè in fase di avvio o poco oltre, sono esclusi dai finanziamenti di questo tipo (art. 1°, 2° comma, del Decreto Ministeriale 176/2014):
a) I lavoratori autonomi e le imprese titolari di partita IVA da più di cinque anni;
b) lavoratori autonomi e imprese individuali con più di cinque dipendenti;
c) società di persone, società a responsabilità limitata semplificata e società cooperative con un numero di dipendenti non soci superiore alle dieci unità;
d) imprese che al momento della richiesta di microcredito hanno, contemporaneamente, questi requisiti: un totale dell’attivo dello stato patrimoniale annuo superiore a 300.000 Euro, ricavi annui lordi superiori a 200.000 Euro ed un livello di indebitamento superiore a Continua »

12 Dec Alberto Lanzavecchia

Finanza cooperativa e finanza etica per lo sviluppo

Dall’intervento al convegno “Finanza cooperativa e finanza etica per lo sviluppo“, 28 novembre 2014, Padova.

Gentili ospiti, studenti, cittadini, buongiorno e agli organizzatori: grazie per l’invito. Benvenuti a Padova, terra della finanza etica: qui sono nati nel XV secoli i primi Monti di Pietà (a Padova, Montagnana e Monselice), le prime casse rurali (a Loreggia) e la Banca Cattolica Vicentina a fine XIX secolo, Banca Etica 15 anni fa.

Il mio intervento vuole offrire un contributo alle loro riflessioni, guardando il tema dell’incontro dalla prospettiva dell’Università.

Questo Ateneo, nei suoi otto secoli di attività, si è retto sul motto Universa Universis Patavina Libertas: a tutti tutta intera la libertà dell’Università Patavina. Libertà di insegnamento, libertà di ricerca.

Ebbene oggi nessuno dei suoi 65 mila studenti, distribuiti su 178 corsi di laurea, frequenta non già un corso di laurea, ma neppure un singolo insegnamento in “Finanza etica per lo sviluppo”; non più di cinque studenti parteciperanno ad un progetto di cooperazione decentrata in Nepal sulla finanza etica finanziato dalla Regione Veneto in collaborazione con Veneto Responsabile e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani, una ventina di studenti frequenta un insegnamento sull’economia degli enti “no profit”.

L’offerta didattica segue la domanda. Dobbiamo allora domandarci se nella società in cui viviamo, o dove verosimilmente andranno a vivere i nostri studenti, sia necessario un bagaglio culturale o quantomeno un sapere scientifico sulla “finanza etica per lo sviluppo”.

A questa domanda, può tentare di dare una risposta la seconda funzione delle Università: la Continua »

08 Dec Giulio Tagliavini

In ogni caso … facciamo parte della nostra tribù

Un volume di management molto affascinante (Dave Logan, John King, Halee Fischer -Wright, Tribal Leadership – Leveraging Natural Groups to Build a Thriving Organization, 2008)

ci propone di considerare le nostre organizzazioni come somma di gruppi che si comportano proprio come tribù. Chi guida le organizzazioni se deve rendere conto alla svelta e deve comportarsi di conseguenza. Se ne tiene conto in modo adeguato, sarà allora un cultore della “leadership tribale”. Ogni azienda (e in particolare le aziende con forti idealità, che le rendono all’interno più differenziate) è sempre anche una tribù, o la somma di tribù diverse. Una tribù è un gruppo di 20-150 individui che si conoscono tra di loro. Il successo di una impresa dipende dalle caratteristiche della sua tribù, o delle sue varie tribù. La tribal leadership parte dal considerare che sono possibili tribù di 5 tipi, che si presentano a stadi successivi di sviluppo. La tribù allo stadio evolutivo più basso si riconosce nel principio che “la vita è tutta una fregatura”. I componenti di questa tribù sono reciprocamente ostili. Rifiutano il sentiero prospettico condiviso, in quando ingiusto. Sono dei veri sabotatori.

La tribù che evolve si ritrova al secondo stadio. Qui i componenti della tribù si riconoscono invece nel principio “la mia vita è una fregatura”. Sono persone apatiche, passive, rassegnate, sarcastiche. Distrutte nella possibilità di svilupare passione. Sono delusi nelle loro aspettative. E sanno che tali aspettative erano ragionevoli.

L’ulteriore sviluppo configura lo stadio n.3. Qui le persone rispondono al principio “io sono bravo … a differenza di te”. Le persone di questa tribù vogliono vincere le loro battaglie individuali. Sono deluse dai colleghi con poche ambizioni e capacità. Sono guerrieri solitari.

Lo stadio 4 risponde all’idea “noi siamo bravi”. E’ lo stadio dell’orgoglio tribale. La tribù ha un avversario comune che lo rinforza. La cultura aziendale premia i valori comuni. Le persone sembrano felici. Proiettate verso un obiettivo che si autorinforza.

Lo stadio 5 risponde invece alla logica “la vita è stupenda”. Il team non si batte contro un avversario, ma sta creando un impatto globale. Cambia la storia. La tribù non vuole sconfiggere nessuno. La tribù si diverte facendo quello che va fatto e che Continua »

04 Dec redazione

Visto dai mercati il mondo è tutto perfetto

Alessandro Fugnoli da Formiche.net

L’economia globale è tutto fuorché perfetta. Il Giappone, ad esempio, è entrato nella sua terza recessione dal 2008. L’Europa non riesce a sollevarsi dalla stagnazione. La Cina è in una fase matura del suo ciclo, forse senileRussia e Brasile sono in uno stato di conclamato malessere. L’America va bene, d’accordo, ma questo giustifica il rialzo della sua borsa, non quello di tutte, e anche il rialzo americano deve rispettare le leggi della fisica e restare con i piedi per terra.

E invece non è così. Visto dai mercati, infatti, il mondo (quanto meno quello sviluppato) è tutto perfetto. La verità borsistica, come quella processuale, è una ricostruzione, non un rispecchiamento della realtà.

A livello micro, quando una società deve annunciare utili deludenti (o addirittura perdite) basta inserire nel comunicato l’annuncio di un vasto programma di riacquisto di azioni proprie per sedare il mercato. A livello macro, i dati economici deludenti vengono accompagnati puntualmente da misure monetarie o fiscali espansive via via più aggressive, eterodosse e arrischiate. Comunque la si metta, quindi, la borsa ha [... continua su Formiche.net]

01 Dec Alessandro Messina

Otto raccomandazioni per un obiettivo ambizioso

per Alemessina.blogspot.it

Otto raccomandazioni per un obiettivo ambizioso. È questo il risultato finale dei lavori della task force su impact finance istituita internamente al G8 (dove l’Australia ha sostituito la Russia). Nulla di trascendentale, ma un po’ di buon senso, che non fa mai male:

1 ) definire obiettivi misurabili in termini di impatto;
2 ) spingere gli investitori a considerare le tre dimensioni del rischio, del rendimento e dell’impatto;
3 ) tradurre ciò in espliciti mandati agli amministratori dei fondi;
4 ) promuovere la forma del pay-for-success nelle politiche pubbliche, ad esempio attraverso lo sviluppo dei social-impact-bond;
5 ) ipotizzare l’utilizzo dei capitali dormienti per lanciare un grande fondo che possa catalizzare lo sviluppo della finanza d’impatto;
6 ) favorire la crescita della capacità organizzativa e gestionale dell’economia sociale;
7 ) definire le forme giuridiche idonee a coniugare la profittabilità del business con una missione sociale;
8 ) sostenere il modello di intervento della finanza d’impatto nella cooperazione internazionale.

Secondo la task force, voluta dal premier britannico David Cameron, seguendo queste indicazioni si potrebbero attrare risorse significative verso la finanza d’impatto: un trilione di dollari entro breve tempo, una cifra non impossibile – spiega la task force – se si considera che già oggi sono 13,6 i trilioni di dollari investiti nell’ambito dell’investimento socialmente responsabile (SRI), con 1.267 asset manager abituati ad incorporare prospettive multidimensionali (sociali, ambientali e finanziarie) nelle proprie scelte di allocazione dei fondi.

Il rapporto completo, dal titolo “Impact Investment: the Invisible Heart of Markets”, è disponibile per il download in socialimpactinvestment.org. Il testo ha i suoi limiti: le argomentazioni non sono del tutto robuste, molte analisi appaiono semplificate, i dati utilizzati non sono sempre significativi o comparabili tra loro (ad esempio tra i diversi paesi). Si tratta dei limiti impliciti nel modello di lavoro adottato, che non ha seguito percorsi standard, trascurando il coinvolgimento di centri studi istituzionali e di sedi di rappresentanza consolidate, ma che ha provato a far incontrare la visione e le competenze di studiosi e operatori, practitioner e politici, nonprofit e Continua »

28 Nov Giulio Tagliavini

Consiglieri di amministrazione del terzo tipo

Il governo di una organizzazione collettiva spetta con pochissime eccezioni ad un organo collegiale, non a una persona singola. Tale organo collegiale ha un compiti precisi e viene denominato “Consiglio di Amministrazione”, o qualcosa di simile ed equivalente.

I compiti sono molto ampi, ma precisi. Si riassumono nel definire le linee strategiche di fondo che è opportuno seguire, verificare che ci sia qualcuno in grado di attuarle, verificare che le attui veramente. Ma quali caratteristiche devono avere le persone che fanno parte del Cda ? Non intendo quali meccanismi elettorali esistono o dovrebbero esistere, ma quali caratteristiche di queste persone sarebbero in teoria opportune.

Una notizia recente descrive il tentativo di realizzare un consigliere assolutamente speciale ed inedito. E’ un consigliere realizzato in forma digitale, che corrisponde ad un programma informatico che prende decisioni. Nell’ambito delle riunioni del Cda finirebbero per interagire consiglieri umani e consiglieri digitali e ogni voto vale per un voto.

La sensazione iniziale sgradevole è del tutto fuori luogo. Sicuramente anche quando Eugenio Barsanti propose di togliere il cavallo dal davanti della carrozza per metterci un motore a scoppio si determinò una netta avversione all’innovazione. Ma adesso capita in effetti raramente di muoverci su un mezzo trainato da un cavallo. Tralasciamo dunque la sensazione negativa di primo impatto e cerchiamo di elencare gli aspetti positivi di un consigliere digitale, in particolare se coinvolto per la gestione di una organizzazione a movente ideale.

1) Sicuramente il consigliere digitale non farebbe mai l’errore di decidere per poi trovare le ragioni che giustificano la sua decisione. Un consigliere digitale è programmato per decidere in base alle motivazioni, non il contrario. E sappiamo bene come nel mondo concreto si inverta il senso logico tra decisione e motivazione.

2) Nei Cda si prendono decisioni in base a processi di interazione interpersonale. Qualcuno vota per non creare insoddisfazioni a qualche collega, o viceversa per crearle. Il consigliere digitale invece non viene influenzato dalla necessità di piacere o di non deludere qualche Continua »

26 Nov Gianfranco Visconti

Come aumentare il tasso d’interesse legale del 715% in un sol colpo

Una chicca del Governo Renzi che pochi hanno notato.

L’art. 17 del Decreto-Legge n° 132 del 2014 sulla velocizzazione del processo civile, convertito in Legge n° 162 sempre del 2014, ha modificato l’art. 1284 del Codice Civile che disciplina la misura del saggio degli interessi legali aggiungendovi il 4° comma che prevede che se le parti non hanno determinato (nel contratto o in un altro atto in forma scritta per poterlo provare) il saggio degli interessi legali, da quando ha inizio un procedimento di cognizione (cioè un processo civile) tale tasso è pari a quello previsto dalla legislazione speciale relativa ai ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, cioè al tasso del principale strumento di rifinanziamento della BCE aumentato di otto punti percentuali che salgono a dieci se la controversia ha per oggetto la cessione di prodotti agricoli od agroalimentari, come abbiamo visto nel paragrafo a cui questa nota si riferisce. All’art. 1284 è stato aggiunto anche un 5° comma che estende la norma di cui al 4° comma anche al procedimento arbitrale.

Queste due disposizioni non si applicano solo alle cause civili tra imprese, come sarebbe stato logico dato che le norme per il contrasto ai ritardi di pagamento riguardano i rapporti tra queste, ma anche alle controversie tra una persona fisica, cioè un consumatore che acquista beni o servizi per motivi non inerenti alla sua (eventuale) attività lavorativa o professionale o imprenditoriale, ed una impresa ed anche a quelle fra persone fisiche nessuna delle quali in veste di imprenditore.

Orbene, anche se si può apprezzare la finalità di scoraggiare la litigiosità fine a sé stessa che ingolfa i tribunali italiani, riteniamo che una simile norma, che nel momento in cui scriviamo (Novembre 2014) aumenta il saggio di interesse legale annuo dal 1% al 8,15% (0,15% il tasso BCE più 8%), con un aumento monstre del 715%, rischia di essere eccessivamente penalizzante per la parte che perde la causa che si troverà a pagare un tasso di interesse di poco inferiore a quello che è oggi il tasso di usura per i mutui e superiore allo stesso tasso per i leasing.

Faccio questi esempi perché la durata di un processo civile è paragonabile a quella di un mutuo o di un leasing a medio termine. Per esempio, se dopo un processo Continua »

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