promozione della finanza solidale

Archivio July, 2006

20 Jul Marco Gallicani

Ma L’espresso l’aveva già fatto …

L’etica dimenticata (pubblicato su L’Espresso del 15 Giugno 2006)

Cosa c’entra una “banca armata” con la Banca Etica? Coma mai la Banca popolare di Milano (BpM) malgrado l’annuncio dell’anno scorso del suo presidente, Roberto Mazzotta, che si era impegnato “a non partecipare ad azioni di finanziamento che riguardino esportazione, importazione e transito di sistemi d’arma”, l’istituto milanese compare anche quest’anno nel lungo elenco delle banche che appoggiano l’export delle armi “made in Italy”?

Domande che i soci di Banca popolare Etica si sono fattimAZZOTTA durante l’Assemblea tenuta il 27 Maggio a Bari, chiedendo chiarimenti soprattutto sulle 26 operazioni (valore 34,6 milioni) relative a più del 3% di tutte quelle autorizzate dal ministero dell’Economia nel 2005. Una cifra minore rispetto al 2004, quando BpM aveva partecipato a 22 comeesse per oltre 53 milioni, allarmando gli esponenti della “Campgna di pressione alle banche armate” e in modo particolare Banca Etica di cui BpM è socia. Tra le operazioni ne spicca una verso la Cina per 5,26 milioni. (l.b)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 0.0/10 (0 voti effettuati)
19 Jul Marco Gallicani

Il Riformista ne parla …

img_logo1.gifNella querelle che a primavera si è accesa tra Banca Etica e la socia Banca popolare di Milano le ragioni del dissenso colpiscono in egual misura l’una e l’altra. Tutto ha inizio nel 2005, quando la Relazione annuale del Governo sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’import/export e transito di armi e materiali d’armamento, riferita all’anno precedente, annovera tra le fila degli istituti di credito ammessi anche Banca Popolare di Milano, socia del consorzio padovano con 800 azioni, insieme a Banca Popolare dell’Emilia Romagna.

Il peso di BPM, però è decisamente maggiore data la sua presenza nella società di gestione del risparmio del Gruppo, Etica sgr, dove i milanesi controllano BPMGestione, collocatrice dei fondi di Etica. Proprio su questa banca, nel 2004, sono stati domiciliati i famigerati incassi per fornitura all’estero d’armi indicati nella Relazione governativa 2005. Un ammontare complessivo di circa 57 milioni di euro che copriva il 2% delle autorizzazioni richieste. Si alza il polverone.
Immediatamente la cosa è segnalata ai vertici di BPM fino a che, dopo una serie di chiarimenti, in data 20 maggio 2005, i vertici di entrambe le banche diffondono un comunicato congiunto in cui BPM si impegna per il futuro a rendere “trasparente” e “coerente” la propria condotta di “banca non armata”. La linea difensiva è ribadita ulteriormente nella policy che BPM approva nel luglio seguente. Fin qui, quindi, la reputazione del socio milanese sembra salva.

(more…)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 0.0/10 (0 voti effettuati)
14 Jul Marco Gallicani

Ma Banca Etica sogna ancora?

da Altreconomia del Luglio 2006

cope74.jpgSabato 26 Maggio a Bari si è tenuta l’annuale Assemblea dei Soci di Banca Etica. Doveva essere un’assemblea tranquilla ma un episodio ha fatto scalpore: Alessandro Messina, ex presidente dell’Associazione Finanza Etica, è intervenuto e ha votato contro l’approvazione del bilancio. E’ la prima volta che avviene. Nodo del contendere lo “spostamento strategico da banca alternativa a banca responsabile”, che risponde cioè ad alcune richieste soggettive di consumo critico ma rinuncia al suo ruolo di trasformazione di società ed economia.

Noi di Altreconomia a Bari non c’eravamo: abbiamo quindi chiesto a Francesco Terreri un commento tecnico e ai due protagonisti, Fabio Salviato, presidente di Banca Etica, e appunto Alessandro Messina, un breve sunto delle posizioni. Il dibattito è appena iniziato: Banca Etica, come scrive Salviato, è una delle esperienze più originali e positive di questi anni; vista l’importanza del tema rimandiamo i lettori al nostro sito per il prosieguo del confronto.

IO DICO SI (di Fabio Salviato)
img348.jpg Il valore di Banca Etica va ben oltre i numeri, pur lusinghieri, del bilancio 2005. In soli sette anni siamo cresciuti ad un ritmo ben più rapido di quanto potessimo sperare, riuscendo contemporaneamente a dare solidità e stabilità al nostro progetto. Siamo cresciuti come banca e come sistema, avviando l’esperienza di Etica sgr, rilanciando il Consorzio Etimos e l’operatività nel sud del mondo, creando una Fondazione culturale che rappresenta un punto di riferimento per tutti i nostri soci. Appuntamenti come Terra Futura e operazioni editoriali come Valori sono la dimostrazione che Banca Etica non è solo un istituto di credito, ma anche e soprattutto un movimento capace di parlare ad un pubblico ben più ampio di quello dei propri soci e clienti, partendo da un nucleo inziale di riflessione sull’uso responsabile degli strumenti finanziari ma allargando lo sguardo al tema più generale della sostenibilità dei nostri stili di vita. Conciliare una piena ed efficiente operatività bancaria con la fedeltà ai nostri principi fondanti è stata la sfida più ardua. Ma i risultati ci danno ragione. L’apertura del decimo sportello a Torino, il piano di sviluppo nel mezzogiorno (a partire da Napoli per arrivare a Palermo), l’esportazione del nostro modello di banca etica anche in altri paesi europei, per citare solo alcuni esempi, sono altrettante tappe di un percorso che non pretende di essere infallibile, percò chiede di essere riconosciuto come una delle esperienze più originali e positive di questi anni.

IO DICO NO (di Alessandro Messina)
Consdir Ale1.JPG Ho votato contro l’approvazione del bilancio 2005 di Banca Etica. L’ho fatto a malincuore, consapevole che la banca è un patrimonio dell’economia solidale. Negli anni ho usato tutti gli strumenti associativi esistenti per veicolare le mie opinioni, ma ho dovuto prendere atto della scarsa possibilità di dialettica e ho deciso di rendere tangibile il mio dissenso. Quali i motivi? diversi, tutti nel tempo sollevati e su cui risposte o non sono mai giunte o sono state inadeguate. Da Etica Sgr alla decisione di avviare un fondo pensione, dai pochi investimenti al Sud alla scarsa attuazione del decentramento gestionale, dall’impoverimento del ruolo del comitato etico a quello dei soci e della fondazione culturale, sono tanti, troppi, i segnali di una banca che si va assuefacendo alle sirene della finanza “responsabile”, più orientata alla beneficenza che alla costruzione di un differente modello di sviluppo. C’è bisogno di e spazio per cambiare rotta. Ancora siamo in tempo. Ma occorre prendere atto dei problemi, discuterne, favorire la partecipazione dei soci. Il mio auspicio è che almeno su questo obiettivo vi sia la convergenza di chi oggi governa la banca.

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 0.0/10 (0 voti effettuati)
14 Jul Marco Gallicani

Ho visto l’articolo (di Marco Piccolo)

Caro Marco, (si riferisce a Marco Calabria, presidente del settimanale Carta)

ho visto l’articolo, a firma di Alessandro Messina, apparso nella versione elettronica di Carta dal titolo “Note a margine sull’assemblea nazionale dei soci di Banca Etica” e non ti nascondo che sono rimasto molto perplesso. Perché? Ciò che mi lascia perplesso è che Carta abbia deciso di pubblicare, come articolo, delle considerazioni e delle opinioni che Alessandro aveva predisposto per l’assemblea dei soci di Banca Etica; riflessioni sicuramente legittime se riportate all’interno di un contesto di confronto e di dialettica come è appunto un’assemblea dei soci, ma che risultano perlomeno opinabili se vengono “riversate” su di un pubblico molto più ampio di lettori che probabilmente non ha tutte quelle informazioni ed elementi necessari per poter interagire con quelle tesi (condividerle, non condividerle ….. entrare in dialettica). Il rischio, come tu ben mi insegni, è quello di non fare informazione ma solamente quello di contenere l’esternazione di una persona, anche se, come nel caso di Alessandro, ben conosciuta e stimata. Carta ha tutto il diritto di parlare di Banca Etica, ma se vuole essere apprezzata e riconosciuta come fonte autorevole dell’informazione deve farlo all’insegna di quello spirito giornalistico di cui Carta è sempre stata fautrice; in questo caso l’articolo, a firma di un giornalista di Carta, avrebbe dovuto contenere oltre alle riflessioni di Alessandro anche le opinioni di altre “campane”.

Ad ogni modo, visto che la cosa ha avuto un suo sviluppo, ritengo importante “ribattere” pubblicamente a quanto affermato da Alessandro, nella consapevolezza che anche questo è “un punto di vista” che cerco però di supportare con elementi il più possibile oggettive, certo che la comprensione reale dei fatti può avvenire solo dalla sintesi dei vari punti di vista.

Alessandro ha votato contro l’approvazione del bilancio perché non ha condiviso tutte le scelte e le attività della banca nel corso del 2005. Sintetizzando, egli si sofferma su almeno tre questioni principali:
- scarso equilibrio del rapporto tra livello tecnico operativo e livello politico associativo,
- partecipazione (democrazia),
- annacquamento dell’identità culturale del progetto banca etica.

Provo a rispondere: Alessandro dice che si fanno ancora pochi finanziamenti rispetto alla raccolta di risparmio. Ecco i dati oggettivi:

Rapporto tra ammontare dei finanziamenti accordati e raccolta diretta
Dic2003 – 59,51% Dic2004 – 65,10% Dic2005 – 70,68% Apr2006 – 78,18%

Rapporto tra ammontare dei finanziamenti utilizzati e raccolta diretta
Dic2003 – 38,05% Dic2004 – 40,49% Dic2005 – 49,77% Apr2006 – 51,46%

Affidamenti accordati (in migliaia)
2004 – 209.606 2005 – 268.041 Apr2006 – 298.348

Affidamenti utilizzati (in migliaia)
2004 – 129.712 2005 – 173.979 Apr2006 – 179.860

Raccolta diretta di risparmio (in migliaia)
2004 – 321.644 2005 – 382.309 Apr2006 – 386.079

E’ da sottolineare come il rapporto tra impieghi e raccolta risulti “sfalsato” dalla presenza nella raccolta di una somma (16 milioni) depositata temporaneamente, ora che è uscita si può affermare che gli impieghi aumentano più che proporzionalmente rispetto alla raccolta. La banca oggi presta, in termini di utilizzato, circa 180 milioni di euro, mentre al massimo potrebbe arrivare a 325 milioni: oggi il nostro accordato raggiunge i 298 milioni di euro. Tendenzialmente con queste crescite arriveremo nel giro di tre anni a saturare la capacità di prestito della banca se non integriamo il capitale sociale. Va detto comunque che, in termini di complessità e di attenzione, una cosa è raccogliere il risparmio, un’altra è impiegarlo (conoscenza del progetto e dei proponenti, valutazione tecnica e valutazione socio ambientale ecc.).

Alessandro sottolinea come la banca investa poco al sud; ecco la risposta del forum d’area sud di Banca Etica: In base ai dati disponibili al 30/04/2006, Banca Etica raccoglie al sud circa 13,6 milioni di euro (3,8% della raccolta totale), oltre a circa 1 milione di euro di capitale sociale (5,60% della capitale totale) e impiega quasi 23 milioni di euro, pari al 7,7% degli impieghi totali. Quest’ultimo dato è in crescita del 19% da inizio anno, rispetto ad una crescita della banca sugli impieghi pari all’11%. I 23 milioni di euro sono distribuiti fra 321 soggetti, con una media per finanziamento di circa 72.000 euro; se si escludono i primi 5 enti finanziati per importo, la media si abbassa ulteriormente fino a 60.000 euro cadauno. Altro dato importante è che al sud gli impieghi a breve sono più del 40% del totale, mentre nel resto della banca non superano il 30%. Ciò significa che al sud, la banca è riuscita a soddisfare l’effettiva richiesta di credito proveniente dal terzo settore in generale e dal mondo della cooperazione sociale in particolare. Nei nostri territori la cooperazione sociale è mediamente più piccola rispetto a quella del centro nord e ha esigenze finanziarie legate molto al finanziamento del circolante, piuttosto che di nuovi investimenti; tra l’altro per molte di queste realtà, Banca Etica si è trasformata in un vero e proprio consulente finanziario, consigliando di volta in volta lo strumento finanziario più adatto. Ciò e dovuto anche alla partecipazione di Banca Etica in diversi progetti di sviluppo locale. Da ultimo c’è da sottolineare che un anno fa la banca aveva in tutto il Sud solo due dipendenti, un banchiere ambulante e nessuna filiale; oggi ha sei dipendenti, tre banchieri ambulanti e la filiale di Napoli. Entro fine anno saremo dieci dipendenti, cinque banchieri ambulanti e tre filiali, Napoli, Bari e Palermo. Queste ultime due aperte non con logica da azienda bancaria (cioè supportate da numeri), perché altrimenti avremmo dovuto scegliere Genova o Venezia, ma dalla volontà di Banca Etica di essere presente in territori dove l’accesso al credito è davvero un problema. Come ultimo dato si possono contare sulla punta delle dita le realtà del terzo settore del sud che si sono rivolte a Banca Etica e che non hanno trovato una risposta adeguata alle proprie esigenze. A nostro giudizio, l’attuale assetto, e ancor di più quello che si realizzerà nei prossimi mesi, è perfettamente in linea con le esigenze espresse dal territorio e che Banca Etica si è prefissa di risolvere sin dalla sua nascita. Le strategie, le difficoltà, le alleanze necessarie per capire cosa fa Banca Etica al Sud non traspaiono dai numeri ma i numeri sono l’unica cosa oggettiva su cui discutere se non si partecipa ai momenti di discussione e di decisione collettiva .

Secondo Alessandro l’avvio di Etica Sgr, società di gestione del risparmio che si occupa di fondi comuni eticamente orientati, ha indebolito Banca Etica, sottraendole risorse e aumentando i rischi reputazionali che si possono generare in presenza di comportamenti non coerenti di altre banche socie di Etica Sgr (vedi questione BpM in merito all’export di armamenti). La scelta di attivare Etica Sgr, consapevoli dei rischi insiti sia nel rapporto con il mondo bancario sia con le attività di investimento, è giunta dopo circa due anni di dibattito interno; alla fine le motivazioni che hanno fatto prevalere questa decisione sono state essenzialmente quelle di portare, in un contesto così complesso come quello dei mercati finanziari, una voce “discorde” che riaffermasse la valenza politica della finanza etica e non del marketing come purtroppo hanno fatto molti intermediari finanziari che hanno proposto dei fondi etici. Questa scelta, difficile sicuramente, ci ha però permesso di introdurre anche in questo settore dei criteri e delle metodologie (a questo proposito ricordo che sui fondi di Etica Sgr viene applicata autonomamente un nostra “Tobin Tax”) che hanno reso possibile l’interazione con tutta una serie di soggetti, pubblici e privati, avvicinandoli ad una concezione della finanza e dell’economia socialmente ed ecologicamente responsabili. Con alcuni di questi, come i sindacati, oltre alle relazioni si sono potute avviare delle iniziative come, ad esempio, una riflessione sui fondi pensioni che oggi rappresentano un passaggio obbligato per tutti i lavoratori e per i quali i sindacati possono/devono avere un ruolo e una grande responsabilità.

Alessandro lamenta la scarsa partecipazione dei soci in Banca Etica e cita i dati della partecipazione all’assemblea di Bari (inferiore all’1% la presenza diretta, del 2.4% con le deleghe). Si tratta di dati oggettivi che però non tengono conto di altri elementi come la consapevolezza che il fare l’assemblea al Sud, se da un punto di vista sociale ha una grande valenza, da un punto di vista logistico presenta notevoli problemi: per gran parte dei soci, che sono residenti nel centro e nel nord, risulta indubbiamente difficile sobbarcarsi un viaggio di centinaia di chilometri per partecipare ad una assemblea. E proprio in funzione di questa difficoltà, ma con l’obiettivo di favorire la partecipazione dei soci, il CdA di Banca Etica ha fatto precedere questa assemblea da quattro incontri regionali (nord est, nord ovest, centro, sud), dove grazie alla presenza della presidenza, della direzione, di alcuni consiglieri della banca è stato possibile confrontarsi sui temi e sulle questioni che poi si sarebbero dibattute in assemblea. A questi incontri hanno partecipato circa 500 soci, a ciò si aggiunga il fatto che tutti i documenti relativi all’assemblea erano stati pubblicati nel sito della banca diversi giorni prima. Il problema della partecipazione è comunque reale e tocca, anche se in maniera differente, sia l’associazionismo, sia le realtà che propongono nuovi comportamenti in ambito economico e finanziario (commercio equo solidale, cooperazione sociale, finanza etica ecc..). Rilevarlo però non basta, ci deve essere la consapevolezza di come il rapido evolversi degli scenari sociali, economici e culturali, di questi ultimi anni, abbia prodotto dei cambiamenti nelle modalità con cui le persone si mobilitano e partecipano ai processi decisionali.

Un ventina di anni fa la scelta di un prodotto o di un investimento finanziario non veniva percepita anche come una scelta politica, oggi invece, venuti meno i luoghi tradizionali di aggregazione politica, il cittadino, in quanto consumatore e risparmiatore, è consapevole di come egli possa esprimere il proprio assenso o dissenso per un certo modo di intendere la società anche privilegiando un produttore o un intermediario finanziario piuttosto che un altro. La stessa opportunità di mettere a disposizione risorse finanziarie (il mio risparmio) ad eenti che si ispirano ai nostri valori, sottraendoli ad enti che invece agiscono sulla base di altri paradigmi valoriali, acquisisce una eccezionale rilevanza. Come coniugare quindi il valore della partecipazione in una realtà così complessa come banca etica, con una base sociale di 22.000 persone, di 3.000 organizzazioni non profit, di 350 enti locali ecc…?

Questa domanda la banca se l’è posta ancor prima di essere operativa, dando vita ad una organizzazione territoriale dei soci e definendo le modalità con cui i gruppi soci (circoscrizioni locali) possono partecipare alla crescita della banca. Oggi questa organizzazione dei soci, composta da circa 55 gruppi, non solo facilita il confronto (attraverso incontri, conferenze, seminari) tra la banca e i soci attivi sui vari territori, ma diventa anche una delle componenti centrali nella vita della banca che va dall’indicazione dei candidati per gli organi della banca (consiglio di amministrazione, comitato etico ecc,) ad un coinvolgimento nei processi di selezione del personale operativo, dalla valutazione socio ambientale dei progetti da finanziare alla rappresentanza socio cluturale di Banca Etica nei vari territori. Grazie al processo di decentramento, in base al quale oggi le attività della banca sono suddivise per area (sud, centro, nord ovest, nord est), il ruolo delle circoscrizioni è divenuto ancora più importante in quanto il rappresentante dei gruppi soci sedendo nel forum d’area, assieme a un vice presidente della banca, al responsabile operativo e al segretario, ha maggiori opportunità di coinvolgere le circoscrizioni nei processi di elaborazione delle strategie. Nel corso di questi ultimi anni, grazie al ruolo delle circoscrizioni, per ciò che concerne le grandi scelte della banca, si è venuta via via definendo una metodologia che mette in relazione tutti gli attori del nostro sistema. Tale metodologia consiste nel definire i vari piani su cui si andrà a sviluppare il confronto che porterà a determinate decisioni (siano queste l’elaborazione del piano strategico o del documento politico, il regolamento elettorale, il modello organizzativo del nostro sistema ecc.). L’avvio di tale processo parte dal CdA della banca che, su input interni od esterni, predispone una prima bozza del documento, questa viene poi girata, per una loro valutazione ed eventuale proposte di modifiche o integrazioni, al comitato etico, alla struttura operativa della banca, all’organizzazione territoriale dei soci (in questo caso vi è prima una riflessione a livello della circoscrizione locale e poi una più ampia a livello di area). Il più delle volte l’elaborazione definitiva del documento, che poi sarà fatto proprio dal CdA (al quale comunque compete la responsabilità della scelta), viene fatta all’incontro nazionale di Banca Etica che solitamente si tiene a fine anno e vede coinvolti tutti gli attori della Banca (amministratori, componenti dei vari organi, dipendenti, referenti delle singole circoscrizioni). E’ evidente che questa è una modalità di partecipazione valorizzata dalla banca, non bisogna poi dimenticare che esistono anche altre modalità che aiutano il CdA nella presa delle decisioni, come, ad esempio, il confronto con le organizzazioni che hanno fondato la banca o altri soci, solitamente quelli enti nazionali che difficilmente potrebbero relazionarsi con le singole circoscrizioni; per ultimo, visto che siamo una istituzione bancaria non si deve trascurare che le scelte di Banca Etica devono “fare i conti” con le disposizioni degli Organi di Vigilanza.

Tutto ciò non tanto per dire che questo sistema è “perfetto” ma per sottolineare come la banca si trovi ad agire all’interno di una grande complessità, ove la lettura degli avvenimenti non può essere frutto di un solo punto di vista ma della pluralità degli stessi. Si tratta di un cammino faticoso che spesso può deludere aspettative, creare incomprensioni ma se siamo convinti che la nostra azione debba produrre cambiamento, dobbiamo altresì essere consapevoli che questo funziona solo quando la pazienza si coniuga con la disponibilità al confronto, con la capacità di ascolto ma anche con la determinazione a portare avanti gli obiettivi condivisi.

Sul dilemma se siamo una banca responsabile o una banca alternativa, io non sono in grado di tirare una linea tra l’una e l’altra, tra l’essere oggi in grado di dare risposta ad un bisogno e magari domani non esserlo, nel capire sempre dove e come e cosa cambiare, nell’interpretare e declinare sempre e correttamente un progetto di crescita umana e sociale prima ancora che economica, posso solo dire che Banca Etica, rispetto a tante altre realtà da me conosciute, è un grande laboratorio dove persone e realtà, con percorsi ed esperienze diverse, si incontrano, si confrontano, si scontrano anche, persone che assumono su stesse sia la responsabilità di molte contraddizioni della nostra società sia la responsabilità degli errori che si possono verificare nel cercare di risolverle, ma alle fine cooperano per costruire una speranza di futuro, che si traduca in cose concrete, in prassi, in comportamenti…se questa sia Alternativa o Responsabilità non lo so… il dibattito è aperto.

Sulle modalità di gestione dell’assemblea: la parte formale dell’assemblea è iniziata effettivamente in ritardo in quanto è stata anticipata da alcuni interventi e due video proposti dai soci del sud (e non un video pubblicitario dei dipendenti), gli stessi che si sono occupati dell’organizzazione e che, giustamente, hanno voluto farlo con un loro stile. Le relazioni iniziali sono quelle istituzionali (del CdA, della Direzione, del Collegio Sindacale, del Comitato Etico), potevano essere più asciutte o sintetiche? Forse, ma nel voler dare una risposta sto solo esponendo una opinione personale;

- all’inizio di ogni assemblea viene definito un regolamento assembleare, in questo caso il tempo previsto per ogni intervento dei soci era di tre minuti. Questo può essere considerato sufficiente o non sufficiente ma se ci sono delle regole queste devono essere rispettate, eventualmente ci si esprime prima sulla contrarietà a queste. Alessandro ad ogni modo ha avuto a sua disposizione più tempo per esprimere il suo pensiero, nonostante i richiami del moderatore;

- dopo l’intervento di Alessandro hanno parlato 5 soci, hanno quindi preso la parola il vice direttore Giuglietti, Alberto Biaggioni (resp. Amministrativo), Luca Mattiazzi (co direttore di Etica Sgr), Ugo Biggeri (consigliere di banca etica e presidente della fondazione Responsabilità Etica) e Fabio Salviato (presidente) per rispondere alle domande dei soci. Per inciso l’intervento di Salviato, rivolto ad Alessandro, è durato 2 minuti (e non 10 come segnalato). Esiste comunque la registrazione audio per chi vuole verificare;

- la replica di Alessandro, in merito ad alcune imprecisioni contenute nella risposta del presidente, non è stata accolta dal moderatore in quanto egli ha ritenuto che si stesse entrando in una dimensione di confronto/scontro personale. Un eventuale diritto di replica, non previsto dal regolamento approvato, si sarebbe dovuto garantire a tutti, stravolgendo così l’ordine dei lavori;

Pessima gestione dell’assemblea? O valutazioni differenti? Io credo che la risposta spetti ai soci presenti all’assemblea. Sulla necessità di rivedere le modalità di gestione delle assemblee, per una realtà complessa come quella di Banca Etica, concordano più o meno tutti, il problema dunque c’è ma lo si può affrontare in maniera efficace solo se ci sono l’impegno, la volontà e la concretezza di tutti.

Caro Marco, ti ringrazio per essere arrivato fino in fondo a questa mia lunga lettera con la quale spero, non tanto di aver smontato tesi /o ipotesi, quanto di aver espresso il punto di vista di una persona che ogni giorno, nella fatica del quotidiano, assieme a tante altre, cerca di portare avanti un sogno che a tratti è già realtà, a tratti rimane ancora un obiettivo da raggiungere.

Marco Piccolo (resp. della Comunicazione di Banca popolare Etica)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 0.0/10 (0 voti effettuati)

© 2010 finansol.it | Entries (RSS) and Comments (RSS)

GPS Reviews and news from GPS Gazettewordpress logo