finansol.it sceglie la giornata mondiale del risparmio per lanciare la sua prima campagna pubblica “A carte scoperte! campagna per la trasparenza nell’uso dei derivati finanziari”; l’obiettivo è dare trasparenza e pubblicità ad un meccanismo che oggi ci costa 5 miliardi di euro.
I derivati sono quegli strumenti finanziari il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni come azioni, indici, valute, tassi, ecc. Un fenomeno dalle dimensioni e dalle implicazioni preoccupanti che, solo grazie ad una recente inchiesta della trasmissione Report, è balzato all’attenzione dell’opinione pubblica. Per aderire alla Campagna “A carte scoperte”, aperta ai singoli cittadini e alle organizzazioni della società civile è sufficiente aderire alla petizione ed attivarsi sul territorio con gli strumenti disponibili.
Ma cosa sono i “futures“? e i “warrant“? Abbiamo provato a riportare le descrizioni ad un linguaggio più chiaro. Con questo prospetto (clicca qui per scaricare il pdf) contribuiamo a far luce sul mondo dei derivati.
«La campagna – dice Marco Gallicani, presidente di finansol.it – chiede a tutte le amministrazioni pubbliche che dal bilancio 2008 rendano rintracciabili e ben visibili tutte le operazioni con i derivati, oggi completamente fuori da ogni documento contabile. Il messaggio è che se proprio si vuole giocare come se si fosse al Casinò almeno lo si faccia a carte scoperte, visto che le fiches sono dei cittadini»
I NUMERI DI UN FENOMENO PREOCCUPANTE E GLI STRUMENTI PER AGIRE:
finansol.it – in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio – mette a disposizione di cittadini, amministratori e organizzazioni della società civile informazioni sui derivati e i loro rischi; una petizione sottoscrivibile on line; una bozza di mozione da presentare nelle assemblee elettive per fare luce su un fenomeno che, a fine 2006 per il Ministero del Tesoro, vede esposti gli Enti Locali italiani per 13 miliardi di euro, ma che secondo finansol.it arrivano a 33 (calcolando il peso delle banche estere, dunque non registrate dalle istituzioni italiane di controllo). A fine agosto, secondo Banca d’Italia, il valore di mercato dei derivati in tasca agli Enti Locali era negativo per un miliardo e 55 milioni di euro, su una perdita complessiva di 5 miliardi di euro attribuibili al sistema paese. «Inutile dirlo - continua Gallicani - ma le uniche a guadagnarci da questa roulette sono le banche; il loro saldo netto è di 1 miliardo di euro mentre le società, sia quotate che non, ne perdono quasi 5 e gli enti locali 1». Due terzi di queste perdite sono in capo ai Comuni, un quarto alle Regioni e il resto alle Province.
Chiunque legga il prospetto che riportiamo (clicca qui per scaricare il pdf) si accorgerà che il fenomeno è decisamente rilevante.
“A CARTE SCOPERTE!”, ANCHE PER LA LEGGE FINANZIARIA:
Oggi il dibattito politico si va orientando verso un ruolo autorizzativo e di controllo del Tesoro. «Così – spiega Gallicani – dalle stanze chiuse delle banche si passerà alle scrivanie polverose di via XX Settembre, il tutto sopra la testa e gli interessi dei cittadini. La nostra idea è dare piena trasparenza e pubblicità a queste operazioni nei documenti contabili degli enti pubblici. Così chi ha autorizzato queste operazioni dovrà quanto meno renderne conto ai suoi elettori, e non assisteremo al fenomeno ridicolo – realmente accaduto in questi giorni – di qualche presidente di regione che scrive alle banche giapponesi per sapere quanto il suo ente stia rischiando e su cosa … ». «Un’acrobazia coperta dai soldi dei cittadini che ripianeranno i debiti con l’aumento dei prelievi fiscali e con un’erosione dei servizi offerti dagli enti pubblici stessi – continua il presidente di finansol.it – I cittadini devono essere informati su un fenomeno misconosciuto che colpisce duramente la finanza pubblica attraverso meccanismi quasi mai trasparenti».
Alcuni casi sono ecclatanti sia nel mondo dell’impresa privata (qui ce ne sono parecchi) che nel vastissimo mondo degli enti pubblici (qui ci sono quelli resi noti da Unicredit)
PER LA CONSOB L’80% DEI CONTRATTI RISULTA IN PERDITA:
I dati forniti dalle istituzioni finanziarie italiane sono presumibilmente sottostimati poiché varie fonti indipendenti indicano come molte posizioni in derivati detenute dagli Enti Locali siano in contropartita con banche estere, posizioni per le quali non sono ancora disponibili dati statistici. La stima di finansol.it è che le banche estere curino almeno il 60% delle operazioni, in volumi e non per numerosità, perché si concentrano su quelle più grandi, come quelle delle regioni e dei grandi comuni. Secondo la Consob, in ogni caso, circa l’80% dei contratti risulta in perdita (qui c’è la relazione completa) con una rimessa media per operazione di circa 80.000 euro: gli Enti Locali hanno subito perdite medie molto più elevate di quelle delle imprese (circa 430.000 euro contro 76.000), anche a causa della dimensione media dei contratti più elevata (circa 12 milioni di euro di valore nozionale, contro i 2,6 milioni di euro delle imprese).
COSA POSSONO FARE I CITTADINI:
finansol.it raccoglierà tutte le adesioni che lascerete aderendo al modulo on line (BASTA CLICCARE QUI) oppure scrivendo a info[AT]finansol.it e le utilizzerà per la propria campagna di pressione. Già da domani ognuno di voi si può far carico di diffondere l’iniziativa e di stimolare le adesioni.
Potete inoltre scaricare la mozione (cliccate qui per salvarla) e farla presentare dai vostri consiglieri in Comune, in Provincia e nelle Regioni.



Effetti di un aumento della tassazione sulle cosiddette rendite finanziarie delle persone fisiche. (di Filippo Matteucci):
Agenzie di rating, gendarmi di borsa, banche centrali: la crisi attuale, come già quella della Enron, ha anche messo in rilievo la scarsa credibilità o l’impotenza di molti altri organismi che ruotano intorno al settore; abbiamo già citato il caso delle società di auditing, fenomeni analoghi si manifestano per le agenzie di rating, che davano i punteggi massimi (la tripla A) a molti dei già citati titoli strutturati e che si ritrovano ancora una volta in patente conflitto di interesse: sono infatti pagate dai clienti i cui titoli devono valutare. Appare ormai opportuno trovare il modo di ridimensionare il peso dei loro giudizi sulle vicende delle imprese, finanziarie e non. Anche i gendarmi della borsa, a partire dalla SEC, si rivelano completamente presi alla sprovvista dalla sofisticazione finanziaria.
Hedge funds, banche, fondi pensione, fondi di private equity: Su questi mercati complessi sono molto attivi gli hedge funds, come peraltro le banche di investimento e le normali banche commerciali, i fondi pensione e i fondi comu- ni. Come è noto gli hedge funds – nonostante il loro nome (hedge vuol dire copertura) – sono degli strumenti che tendono ad ottenere profitti elevati prendendosi dei rischi anch’essi elevati; un meccanismo di diversificazione di portafoglio e di copertura sul mercato di alcuni rischi dovrebbe contribuire a raggiungere l’obiettivo.

