Torniamo sull’argomento CSR con il contributo di Mario Viviani, amministratore delegato di DTN Consulenza, che si occupa da diversi anni di sistemi normativi delle imprese; le sue pubblicazioni più recenti – “Specchio magico- Il bilancio sociale e l’evoluzione delle imprese” (Il Mulino, 1999) e “Dire dare fare avere: percorsi e pratiche della responsabilità sociale” (idem, 2006) – trattano in particolare di responsabilità sociale d’impresa e di rendicontazione sociale.
![]()
Avere responsabilità sociale, mostrare responsabilità sociale e impiegare la responsabilità sociale possono sembrare concetti equivalenti o molto simili, ma in effetti non lo sono: si può avere responsabilità senza mostrarla, la si può mostrare senza averla, mentre non la si può impiegare senza averla e mostrarla. Ecco, vorrei condividere alcune modeste riflessioni su questa specie di gioco di parole, anche se può sembrare una faccenda alquanto capziosa. Consideriamo però che la responsabilità sociale (di seguito Csr: Corporate Social Responsibility) è materia ancora così incerta e manipolabile che – forse – c’è qualche utilità a ragionarne in questo modo. Farò così: inizierò richiamando un quasi-dibattito sull’argomento, che però mette in luce alcune questioni di un certo interesse; mi soffermerò poi sulla rendicontazione (il bilancio sociale), tentando di definirne ancora una volta i contorni e i limiti; dirò infine la mia su come le imprese potrebbero (o addirittura dovrebbero) considerare e trattare la responsabilità sociale, sempre che la giudichino un fattore di competitività e di costruzione della loro cittadinanza, della loro legittimità d’esistere.
Il dibattito sulla Csr
C’è una nuova rubrica sulla stampa economica, metà di approfondimento e metà di attualità, con una spruzzata di gossip. Appare con una certa puntualità all’inizio del periodo delle assemblee di bilancio delle società: “Cosa si può dire quest’anno (di bene o di male) della Csr e dei suoi annessi e connessi?” E’ un segno, comunque la si pensi, che il tema è vivo e lotta assieme a noi. Quest’anno – come racconta “Vita” nel suo numero dell’8 febbraio 2008 – sia The Economist sia Le Monde Economie hanno onorato l’impegno trattando diffusamente dell’argomento e proponendo due visioni – sempre secondo “Vita” – opposte: The Economist scettico se non contrario, Le Monde favorevole se non entusiasta. Ho l’impressione che non si tratti però di un vero dibattito, o di un confronto per quanto indiretto. The Economist – secondo ciò che riporta “Vita” – si sofferma ancora sulla (opinabile) legittimità dei costi aggiuntivi (more…)





