promozione della finanza solidale

Archivio August, 2008

29 Aug redazione

Un bel lavoro: torna l’impresa di un’economia diversa

locandina-fronte.jpeg“Un bel lavoro – Diritti, economia di giustizia, imprese responsabili” è il titolo del 6° Forum “L’impresa di un’economia diversa” che si terrà a Torino dal 4 al 6 settembre organizzato dalla campagna Sbilanciamoci!

Il Forum delle 50 organizzazioni aderenti alla campagna (c’è anche finansol.it …) – che ormai da sei anni si confronta a distanza con il Meeting confindustriale di Cernobbio – quest’anno si concentra sul tema del lavoro e su un modello di sviluppo fondato sulla precarizzazione, l’assenza di diritti, lo sfruttamento delle risorse umane e naturali. Il Forum ‘Un bel lavoro’ si tiene alla Cascina Roccafranca (Mirafiori Nord) e prevede la presenza di oltre 50 relatori italiani e stranieri che interverranno in sei sessioni plenarie e dieci gruppi di lavoro tematici. Una sessione di quest’anno – dedicata al tema delle ‘nuove solidarietà’ – viene organizzata in collaborazione con FIOM e FIM e prevede la partecipazione di delegati sindacali dal Brasile, dalla Serbia, dalla Turchia, dalla Polonia: laddove i temi della delocalizzazione della produzione e delle politiche delle multinazionali, e i diritti dei lavoratori si intrecciano con quello delle popolazioni e dei territori oggetto delle nuove politiche di sviluppo industriale e delle politiche neoliberiste.

- meno PRECARI, più SALARI il lavoro e la fabbrica nel teatro e nel cinema del 2008: Ascanio Celestini, Goffredo Fofi, Giulio Marcon e Dalma Domeneghini

- no SUV, si BUS critica del modello di sviluppo automobilistico: Guido Viale, Paolo Hutter, Stefano Lenzi, Giorgio Airaudo, Anna Donati e Marco Revelli

- meno BONUS BEBE’, più ASILI NIDO costruire una cittadinanza sociale universalistica e riconosciuta: Sergio Giovagnoli, Roberto Iovino, Mario Pianta e Lia Fubini

- no TAV, si TRAM clima, paesaggio e popolazione nel 2038: Luca Mercalli, Tonino Perna, Fulco Pratesi

- Meno CARRIARMATI, più TRATTORI nuovi conflitti e nuove solidarietà: Alessandra Mecozzi, Antonio Tricarico, Anurahad Talvar, Vittorio Cogliatti Dezza, Gianluca Viaggi

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27 Aug vincenzo.comito

La crisi finanziaria in numeri

moleantonellianaweb.jpgAlcuni numeri della crisi (la maggior parte delle cifre indicate sono tratte da recenti statistiche del “Financial Times”);

- 9: numero delle banche fallite nell’ultimo periodo: 7 statunitensi, 1 britannica, 1 tedesca;

- 476 miliardi di dollari: svalutazioni di attività comunicate dalle grandi banche occidentali sino alla fine di giugno 2008. Di questi 54,6 mld in capo a Citigroup, 51,8 mld a Merryll Lynch e 12,8 a JP Morgan;

- 354 miliardi di dollari: ammontare degli aumenti di capitale annunciati sino alla fine di giugno 2008 per coprire le perdite;

- 1000 miliardi di dollari: una stima accreditata dell’importo delle svalutazioni totali nei bilanci delle banche, comprese quelle future;

- 1.600 miliardi di dollari: totale del valore di borsa perso tra il 1 agosto 2007 e il 1 di agosto 2008 dalle azioni delle principali banche internazionali;

- 18.000: riduzione del numero degli addetti diretti di Wall Street sino alla fine di luglio 2008;

- 33,2 miliardi di dollari (nel 2007) e 23,2 mld (nel 2008): incentivi distribuiti agli alti dirigenti di Wall Street (more…)

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25 Aug lorenzo.vinci

Mag ed energie rinnovabili: il progetto MagESCo di eLabor

energy_star.jpgL’idea di partenza è complessa ma affascinante: coniugare la volontà di investire nel settore delle energie rinnovabili attraverso il meccanismo delle Energy Service Companies (ESCo) con l’esperienza delle cooperative che hanno “inventato” la finanza etica in Italia (le “Mutue per l’Autogestione”).

Ci stanno provando a Pisa, alla cooperativa “eLabor”, socia del Consorzio Sociale “Polis” e membro del “tavolo promotore” del Distretto di Economia Solidale (DES) della propria città, con il progetto “MAG ESCo”.
Il meccanismo di funzionamento delle Energy Service Companies sta, per fortuna, cominciando a diventare abbastanza noto, in particolare per quanto riguarda la dinamica di funzionamento dello schema del “Finanziamento Tramite Terzi” (FTT), ed il loro problema più rilevante è quasi sempre, oltre alla competenza tecnica necessaria per l’installazione degli impianti, il reperimento dei capitali necessari ad effettuare gli investimenti.

Ecco dove si innesta l’esperienza delle finanza etica: nel recupero di uno strumento “antico”, ma sempre attuale e soprattutto utile (anche se poco utilizzato), e cioè il prestito sociale cooperativo; la legge italiana (more…)

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22 Aug Marco Gallicani

La Grameen Bank in India

logo_obopay.gifDiamo sempre volentieri notizie relative alla Grameen Bank. Alcuni  sviluppi portati avanti dalla banca in India – relativi ai servizi  di microfinanza svolti attraverso il  telefono cellulare – meritano un accenno, anche se per la verità non si tratta di una novità assoluta; avevamo già parlato a lungo della prima applicazione del sistema in Africa del Sud da parte di Wizzit, ed altre iniziative simili sono in atto o in sperimentazione nel mondo.

Frutto di una joint-venture tra una filiale della banca e lo specialista statunitense di pagamenti bancari su telefono cellulare Obopay, l’iniziativa della Grameen Bank nel grande paese asiatico presenta un respiro ed un potenziale molto importanti ed essa apre le porte ad un salto di dimensioni  imponente dell’istituzione di M. Yunus.

Nelle zone rurali ed isolate dell’India la mancanza di infrastrutture bancarie frena fortemente lo sviluppo dei progetti di microfinanza (more…)

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20 Aug vincenzo.comito

La scomparsa del mercato delle “auction rate securities”

cuomo.jpgLa crisi finanziaria non va affatto in vacanza, neanche in agosto; un nuovo episodio di quella che a molti sembra sia diventata una storia molto lunga, si va consumando proprio a cavallo del periodo di ferragosto. Si tratta peraltro della  seconda fase di un fenomeno che si era già manifestato con virulenza nel mese di febbraio di quest’anno.
Facciamo riferimento al mercato delle cosiddette auction rate securities (ARS) e siamo sempre negli Stati Uniti, come per gran parte degli episodi della crisi commentati da questo blog.

Le ARS sono delle obbligazioni, quindi dei titoli  di lungo termine, emesse da municipalità, organismi di prestito agli studenti, o in generale da istituzioni abbastanza tranquille, la cui particolarità è quella che i tassi di interesse vengono rideterminati in aste (da cui il nome di auction rate) a periodicità settimanale o mensile, nella quale occasione si possono anche comprare e vendere gli stessi titoli.
Quello degli ARS era considerato come un mercato molto tranquillo,  tanto che esso  attirava anche le istituzioni meno amanti del rischio, che vi collocavano una parte consistente delle loro liquidità; esse avrebbero potuto essere smobilizzate molto velocemente in caso di necessità. Questi titoli apparivano  interessanti anche perché rendevano qualcosa in più dei normali strumenti in cui si impiegano normalmente i fondi a breve termine, quali i certificati di deposito e i fondi monetari. Nello stesso tempo, gli organismi che le emettevano pagavano dei tassi di interesse moderati, fissati – attraverso il già menzionato sistema delle aste periodiche – con un orizzonte temporale di breve termine.

Il mercato di recente aveva acquisito dimensioni molto importanti, valutabili in circa 330 miliardi di dollari.
Ma l’incanto si rompe con la crisi del sub-prime; ad un certo punto, gli investitori rifuggono dal mettere del denaro in qualsiasi titolo di debito e il mercato delle ARS all’improvviso,  scomparendo sostanzialmente la domanda, va in crisi. Intervengono allora le grandi istituzioni di Wall Street, dalla Citigoup, alla UBS, alla JPMorgan, che, per cercare di salvare la baracca,  comprano grandi quantità di questi titoli. Ma anche questi importanti protagonisti, verso il febbraio del 2008, ormai con i portafogli troppo pieni di  ARS, nonostante i molti tentativi fatti per sbarazzarsene, gettano la spugna e si ritirano dalla scena.

Il mercato va in pezzi. Ma siamo però soltanto alla fine del primo atto. (more…)

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18 Aug redazione

Il travaso della ricchezza

10000-nuova-av.jpgScrive Paolo Trezzi,

Caro finansol.it
le famiglie italiane sono sempre meno ricche: tra la fine del 2007 e l’inizio di quest’anno la crisi economica ha bruciato 150 miliardi della ricchezza di cui disponevano. La notizia arriva dagli ultimi Conti Finanziari di Bankitalia che mostrano una drastica diminuzione della ricchezza e delle “attività” finanziarie di cui dispongono le famiglie del nostro Paese.
L’ammontare è pari a 3.538 miliardi nel primo trimestre di quest’anno, vale a dire quasi 150 miliardi in meno rispetto all’ultimo trimestre dell’anno scorso. Bruciato? O nella sostanza girato ad altri?

Sta diventando evidente che “siamo privi di quella tradizione per cui quando c’è un problema lo si affronta”. Buona parte delle ragioni è perché non si ha ben chiaro quale sia, in realtà, il problema.
Cioè un continuo e sempre più gravoso impoverimento del ceto medio italiano – nonché delle fasce ancor più deboli, della nostra società. E fin qui si converrà tutti. Chi osa dire il contrario? Però questo impoverimento va affiancato indissolubilmente – dandogli i perimetri al problema – con la crescita contestuale dei profitti delle imprese e in generale della rendita.
Il problema in altre parole si chiama: travaso di ricchezza (more…)

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12 Aug vincenzo.comito

Venture non profit

about01.jpgSi vanno sperimentando con tenacia, negli ultimi anni, diverse forme per cercare di coniugare obiettivi sociali con spirito imprenditoriale. Non abbiamo mancato di documentare periodicamente alcune di queste iniziative. Questa volta citiamo un caso relativo agli Stati Uniti, paese  che da tempo è attraversato da molte iniziative del tipo a cui abbiamo appena fatto riferimento.

Il caso specifico che vogliamo oggi ricordare  è centrato sul tentativo di coniugare il venture capital con degli obiettivi nonprofit ed è riferito dal New York Times del 24 luglio 2008.
L’area di Cleveland soffre da tempo del declino della sua base industriale tradizionale. La regione è così sfavorita in termini economici che uno studio del 2002 la collocava all’ultimo posto tra le 61 aree metropolitane più grandi del paese in termini di sviluppo imprenditoriale.
E’ in questa situazione che è stata fondata nel 2003 la Jumpstart Inc., che fornisce capitali per avviare nuove iniziative economiche nell’area, in particolare nel settore delle tecnologie avanzate. La società identifica le iniziative in cui investire i propri capitali e svolge anche un’attività di consulenza a loro favore.

La Jumpstart raccoglie i capitali necessari da donazioni private, da fondazioni, da società,  da enti pubblici. Questi capitali non sono remunerati né (more…)

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