promozione della finanza solidale

Archivio January, 2009

30 Jan vincenzo.comito

Primo diario delle vicende di Mr. Madoff

madoff3 gennaio 2009: il ruolo della sec
Tra i nuovi aspetti che stanno venendo a galla negli ultmi giorni quelli più rilevanti sembrano due; il primo va in direzione dei cosiddetti istituti feeder, cioè delle organizzazioni finanziarie che incanalavano il denaro verso l’organizzazione di Madoff, il secondo – forse più interessante – analizza il ruolo come al solito passivo, se non complice, degli organismi di controllo, ed in particolare quello della SEC. Per quanto riguarda il primo tema, la notizia più drammatica riguarda il suicidio di un aristocratico francese che, alla testa dell’hedge fund Access International aveva collocato 1,5 miliardi di dollari della sua clientela presso l’organizzazione di Madoff. Più in generale, si è scoperto che molte banche e molte finanziarie di vario tipo indirizzavano il denaro dei loro clienti verso il truffatore di New York anche perché attratte da rilevanti provvigioni di intermediazione. E’ da sottolineare che le grandi firme di Wall Street non hanno mai partecipato a questo mercato; alcuni media sospettano a questo proposito che esse avessero capito che il gioco era sporco – si suggerisce che esse avessero anche spinto alcuni loro clienti a non investire nello schema – ma avevano anche evitato di parlarne in pubblico per non spaventare il mercato e comunque non ne avevano fatto questione con la Sec.

Quest’ultimo ente è ora nella bufera, come lo era stato a suo tempo all’epoca dello scandalo Enron-Worldcom e come lo è oggi, in generale, in relazione a tutta la questione della crisi finanziaria. Sembra ormai assodato che fossero pervenute all’ente diverse segnalazioni sul conto del finanziere ora incriminato. In particolare, un operatore del settore, H. Markopulos, ha cercato per nove anni, sin dal 1999, di spiegare alla SEC che lo schema Madoff non poteva (more…)

29 Jan paolo.macina

La biowashing ball, i ricchi e i sempre più poveri

shenmenDa anni Beppe Grillo va in giro per il mondo sostenendo che, spesso, la tecnologia sviluppata dall’uomo non è usata per migliorare la sua vita, ma è asservita alle forze che cercano di aumentare gli squilibri tra ricchi e poveri.

Gli esempi potrebbero essere molti: che fine hanno fatto orologi e calcolatrici a celle solari? La prima calcolatrice ecologica venne prodotta nel lontano 1976 e sembrava dovesse rivoluzionare il sistema energetico mondiale. Nel mondo vengono prodotte annualmente 30 miliardi di pile, solo in Italia sono 350 milioni (quasi la metà alcaline), per utilizzi che potrebbero essere tranquillamente soddisfatti da una banale micro cella.
Ancora: chi ha mai sentito parlare di acupressione? Sembra incredibile, ma per le persone che patiscono il cosiddetto “mal di mare”, in auto come in barca (ma il rimedio è efficace anche per la nausea prenatale), è sufficiente dotarsi di due braccialetti che premano leggermente sull’incavo dei polsi, per non sentire più il fastidioso malessere ed evitare così di spendere denaro per xamamine varie che inebetiscono per diverse ore.

Ora sul sito del Beppe nazionale è pubblicata una notizia che punta a ridurre i costi economici sostenuti dalle famiglie e nel contempo quelli ambientali sostenuti dal nostro pianeta. La Biowashball, prodotta dalla ditta svizzera Hao Pi, è una palla di gomma che contiene frammenti di quattro ceramiche diverse: grazie ad un semplice procedimento simile all’elettrolisi, le ceramiche, una volta immersa la palla nell’acqua dentro la lavatrice assieme al bucato, trasformano i raggi infrarossi in ioni negativi che hanno la particolarità di portare in superficie tutti i corpi estranei che si trovano nei tessuti e quindi lo sporco.
Le ceramiche hanno anche la caratteristica di cambiare il ph dell’acqua e di portarla al ph di quello di un normale detergente, permettendo così di lavare (more…)

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26 Jan Andrea Calori

La finanza islamica negli atenei francesi

islamicbanking-thumbDa Il secolo XIX del 21 Gennaio (di Roberto Scarcella)

Dopo il Regno Unito, la Francia. I corsi universitari di finanza islamica attraversano la Manica e approdano per la prima volta in Europa continentale. A ospitarli sarà l’École de management di Strasburgo: città sede del Parlamento europeo, e – non a caso – tra le più multiculturali di Francia. Indirizzati a chi già possiede una laurea, i corsi sono una sorta di specializzazione per chi – nella maggior parte dei casi – possiede già un lavoro in ambito economico e vuole allargare i propri orizzonti. Nato tra lo scetticisimo, il corso ha già registrato un boom durante le pre-iscrizioni. Non esattamente un caso, se si considera che la finanza islamica è ormai un fenomeno in ascesa in tutto l’Occidente: in Inghilterra, ad esempio, se ne parla da anni.

E da anni c’è chi opera sul mercato seguendo i dettami del Corano: perché di questo si tratta. In Italia, invece, si stenta a capire. In realtà sono solo quattro i principi alla base del sistema finanziario islamico. La riba: ovvero il divieto del pagamento di interessi legati al fattore temporale. Il gharar, che vieta gli investimenti in attività che comportino irragionevole incertezza ed ambiguità. Il maisir, vale a dire il divieto di speculazione. E l’haram, il più importante, che vieta gli investimenti in attività economiche proibite dal corano: come la distribuzione o produzione di alcol, tabacco, armi, carne suina, pornografia e gioco d’azzardo. Dei quattro, in realtà, solo l’haram rappresenta un principio strettamente legato alla fede musulmana. Gli altri tre, compresa la riba, sono principi condivisibili anche dai valori occidentali Ma una differenza c’è, quel che in Occidente è considerato un modo di investire più responsabile (more…)

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22 Jan vincenzo.comito

Anarchy in the UK…

“…i traguardi che voi, come City di Londra, avete raggiunto nel settore dei servizi finanziari, noi, come governo, speriamo di raggiungerli per l’intera economia…”
Gordon Brown, primo ministro britannico, 2007

E infatti il crollo della City è stato puntualmente seguito da quello dell’intera economia britannica. Ma forse non erano queste le vere intenzioni del primo ministro quando pronunciò il suo discorso davanti ai finanzieri londinesi un paio di anni fa.

Negli scorsi mesi abbiamo raccontato dell’Islanda, e del Kazakistan, mentre più di recente abbiamo brevemente citato i problemi attualmente incontrati dai paesi dell’Europa Orientale. A distanza di qualche tempo la situazione non è migliorata: alcuni piccoli paesi, quali la stessa Islanda e l’Irlanda, sono ormai alla bancarotta e solo il sostegno del Fondo Monetario da una parte, dell’euro dall’altra, li tiene, comunque precariamente, in vita. E se i giornali continuano a riempir pagine dei racconti relativi alle difficoltà degli Stati Uniti, risulta trascurato invece il caso del suo alleato più fedele persino nell’area finanziaria, la Gran Bretagna. Ma negli ultimi mesi le difficoltà per quest’ultimo paese si sono fatte persino più drammatiche, per cui si pensa  che lo sbocco irlandese o islandese possa essere ormai vicino anche per l’isola.

Cominciamo dai problemi valutari. Nell’ultimo periodo il governo ha pilotato una svalutazione rilevante della sterlina – che ha raggiunto ad esempio il 25% di perdita nei confronti dell’euro – nella speranza di migliorare la bilancia commerciale. Ma, come notava Ian Macwrither in un commento per il New Statesman, la Gran Bretagna non ha praticamente quasi più niente da esportare se non i propri debiti, ma quelli nessuno certamente li vuole. Potrebbe anche esportare una parte dei suoi manager bancari, cosa che del resto sta avvenendo –molti addetti si stanno in effetti spostando per necessità verso lidi un po’ meno confortevoli, quali i paesi arabi o la Cina- ma i loro movimenti  non pesano molto nella bilancia dei pagamenti. (more…)

21 Jan lorenzo.vinci

Il debito studentesco 2.0

da Carta del 19 Dicembre (di Paolo Do)

Proprio in questi giorni il Guardian, noto quotidiano britannico, riporta le perdite colossali di giganti bancari come Barcalays nel Regno unito, Banks of America e Citygroup negli States. Il timore, del tutto fondato, è che ci troveremo di fronte ad un nuovo momento critico del sistema bancario come si è visto nell’ottobre 2008.

Se la seconda volta per alcuni si presenta come farsa, qua la ripetizione è vista come terrificante tragedia. Essa infatti si accompagnerebbe ad una serie di dati negativi di molti indici, decisamente in netto peggioramento dallo scorso anno: dai dati sulla disoccupazione a quelli sul consumo al dettaglio, le previsioni di quasi tutti i settori produttivi hanno paura della recessione. Gli ultimi dati disponibili sulla disoccupazione anglosassone, in particolare, sono molto interessanti. Il Guardian ha definito qualche giorno fa questa crisi come una sorta di «crunch generation». I dati disponibili infatti affermano che la componente che maggiormente sente i colpi della stretta economica sono infatti quei giovani, tra i 20 e 25 anni, appena laureati, qualificati ed in cerca di un primo lavoro. Il loro contributo alla disoccupazione è destinato a salire vertiginosamente nel 2009 e, dicono, per tutto il 2010.

È una crisi questa che sta colpendo il settore del lavoro qualificato e giovanile in misura maggiore degli altri settori della forza lavoro (more…)

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19 Jan redazione

Di alcune cause psicologiche che hanno agevolato il lavoro del Sig. Madoff

Stephan Greenspan porta lo stesso cognome dell’ex presidente della Fed, oggi accusato di avere a suo tempo e con le sue decisioni contribuito allo scatenarsi dell’attuale crisi finanziaria. Ma Stephan svolge un lavoro molto diverso da quello di Alan: è uno psicologo specializzato sul tema della credulità umana ed è anche professore emerito di psicologia dell’educazione presso l’Università del Connecticut.

Lui stesso, autore di profondi studi sul soggetto – l’ultimo suo libro si intitola “Annali della credulità” – è peraltro rimasto vittima, anche gravemente, della stessa malattia, avendo investito nello schema del finanziere Madoff una parte consistente dei soldi che aveva sino ad allora messo da parte per assicurarsi una tranquilla vecchiaia. Anche la sorella è rimasta vittima della stessa truffa.
Così, tutto quello che ora può fare, oltre a cercare di recuperare qualcosa dei suoi rilevanti investimenti – operazione che appare disperata, almeno a prima vista – è provare a spiegare alle altre persone quali sono i possibili meccanismi psicologici che inducono anche degli esseri umani  intelligenti e magari con un alto livello di istruzione a farsi raggirare da degli imbroglioni, almeno sul fronte finanziario.

Per Greenspan il meccanismo di base che spiega il successo di queste truffe finanziarie – l’autore fa anche una breve rassegna storica di altri casi di raggiri riscontrabili nei vari paesi anche in un lontano passato – è la tendenza degli esseri umani a modellare le loro azioni, specialmente quando si tratta di tematiche che essi non comprendono,  sul comportamento di altri esseri umani. Detto in maniera semplice, il fatto che tante persone sembrano ottenere grandi profitti da certi investimenti e che lo dicano in giro sembra rendere l’investimento sicuro e degno  da essere intrapreso. Per uno studioso come Shiller, uno dei principali esponenti della scuola “comportamentista” (già citato per la recensione del suo ultimo lavoro) che aveva nella sostanza capito che stava arrivando la crisi-, tutte le corse irrazionali all’investimento, anche quando esso non è necessariamente  fraudolento, possono essere spiegate (more…)

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16 Jan Paolo Trezzi

Marks, Spencer… e i nostri soldi

Non è che ogni pretesto è buono per evidenziare la stortura dei fondi Valori Resposabili di Etica sgr (Banca Etica) ma forse è che di pretesti qui ne stanno venendo fuori un poco troppi.
Siccome non credo sia un dato per forza positivo lo sbandierato risultato positivo di rendimento e raccolta di questi strumenti finanziari – suvvia non è che adesso, di colpo, i piccoli o grandi investitori si sono scoperti etici, forse sono solo più tranquilli che Madoff o qualche crack delle grosse banche non toccherà, meno male, Banca Etica – è bene tenere la barra sulle eventuali ragioni etiche di un fondo comune di investimento. Cosa serve perchè lo sia? Quand’è che non lo è?

Oggi, le agenzie finanziarie hanno battuto la notizia che Marks &Spencer la maggior catena di abbigliamento in Inghilterra licenzierà 1230 dipendenti perché anche oltremanica c’è grossa crisi. L’abbigliamento non tira più e bisogna chiudere 25 dei 600 punti vendita. (more…)

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