Visti anche i tempi credo dovrebbe passare meno inosservata la tassa sulla povertà che i governi – di tutti i colori – appioppano al contribuente, solo in parte consapevole (e comunque non per questo legittima). Sto parlando della tassa sui giochi pubblici e in particolare del gioco del Lotto.
Quintino Sella chiamava il lotto – che fu istituzionalizzato proprio con la nascita del regno – “la tassa sugli “allocchi”. E davvero nell’Ottocento, ai tempi in cui non esisteva ancora l’imposta sui redditi, il Lotto era una delle principali entrate dello Stato, con cui si finanziavano guerre, imprese coloniali e innumerevoli altre glorie patrie. Oggi l’idea di trarre il grosso del gettito fiscale dai redditi (Unico, 730 ) o dai consumi (Iva) appare difficilmente realizzabile.
Anche in queste settimane, come in tutte le altre, questa imposta sta mietendo vittime: non si può nascondere infatti che la caccia al ritardo cronico di alcuni numeri stia creando, in maniera più o meno carsica, difficoltà economiche ai giocatori. Tutto questo è legittimo? Tutto questo è inevitabile? Ci sono diversi numeri che periodicamente ritardano per decine e decine, anche centinaia di estrazioni e lo scommettitore li rincorre. Non dovremmo chiederci se sia lecito che uno Stato porti sul lastrico (incentivando il gioco d’azzardo) molte (more…)



In queste giornate difficili (finalmente) arriva una buona notizia: a Trapani si inaugura un un impianto “per il recupero di rifiuti inerti non pericolosi con annessa produzione di conglomerati cementizi”, ma non è un impianto come gli altri.
Anche nel mondo dell’alta finanza va di moda il riciclo ed il riuso: quasi tutti i banchieri ex-Lehman Brothers stanno trovando nuove opportunità in finanziarie e merchant bank, altrettanto avviene per i dirigenti delle società di revisione, ma forse il riciclo più creativo è stato messo in opera da Philippe Heilberg, banchiere in New York.
Il primo motivo di speranza riguarda la 


No time to rest
Ogni volta che c’è un inganno (anche solo presumibile) perpetrato dalle banche quello che mi stupisce è lo stupore. Come si fa ancora a credere che le banche siano al servizio del cliente privato o impresa che sia?
