promozione della finanza solidale

Archivio March, 2009

31 Mar Cristiano Lucchi

Se diciotto milioni vi sembran pochi

palazzo-vecchioDiciotto milioni di euro in tre anni: cinque per il 2009, otto per il 2010 e altri cinque per il 2011. A tanto assommano gli interessi passivi che Palazzo Vecchio si trova costretto a mettere a bilancio nel prossimo triennio per l’andamento negativo degli investimenti sugli strumenti finanziari derivati, i cosidetti «swap» tristemente noti nella crisi globale per aver buttato fuori di casa decine di migliaia di americani non più in grado di pagare mutui saliti in modo spropositato. Ma il caso «swap» è ormai un argomento più giudiziario che economico.

La Finanza ha infatti visitato otto banche per acquisire documenti che riguardano la sottoscrizione di circa 130 contratti di swap tra gli stessi istituti e numerosi enti locali. Le Fiamme Gialle si sono mosse su mandato della procura che ha aperto un’inchiesta per truffa aggravata a danno degli enti pubblici da parte di diversi istituti di credito che negli anni passati hanno venduto quei prodotti finanziari ad alto rischio alla Regione e a undici Comuni (oltre a Firenze ci sono Campi, Scandicci, Pontassieve, San Casciano, Fiesole, Impruneta, Palazzuolo, Firenzuola, Tavarnelle e Marradi) per «coprire» un debito complessivo di oltre un miliardo e mezzo di euro, 728 milioni dei quali relativi a Palazzo Vecchio.

Gli swap, infatti, a questo servono: si basano cioè su delle specie di «assicurazioni» che un ente o un’impresa può prendere per garantire un investimento bancario contro una eccessiva crescita dei tassi di interesse relativi a un debito. Gli swap sono dei derivati finanziari, che a loro volta si chiamano così perché il loro valore dipende da variabili esterne (azioni di ditte o società quotate in Borsa, indici, valute nazionali o estere, tassi di interesse e altro ancora). Sono strumenti «pericolosi», insomma. Un intreccio finanziario in cui perdersi è facilissimo e che la procura vuole capire con attenzione. Il compito dato alla Finanza è chiaro e scritto in un comunicato: «Accertare ipotesi connesse alla possibile predisposizione di clausole e condizioni che possano aver causato, in pregiudizio degli enti pubblici sottoscrittori, gravi danni economici quali il pagamento di altissime commissioni implicite e/o l’esborso di tassi esageratamente alti» (more…)

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30 Mar vincenzo.comito

Poche regole per una truffa efficace

sirallen-stanfordNon era difficile prevedere, come abbiamo fatto diverse settimane  fa, che il numero degli scandali finanziari si sarebbe probabilmente esteso nei mesi successivi. Abbiamo a suo tempo anche ricordato come – in generale – le truffe  escano allo scoperto più facilmente in periodi di crisi come quello attuale, quando gli investitori privati e quelli istituzionali stanno più attenti a quello che fanno, diventando molto più cauti e sospettosi nell’impiego del loro denaro che non, invece, in periodi di boom e di soldi facili.
Così siamo arrivati (dopo vari altri episodi minori) ad una nuova grande tappa nel campo delle stangate finanziarie, quella portata avanti dal signor Allen Stanford, che costerà forse agli incauti risparmiatori intorno ai 9 miliardi di dollari, almeno secondo le ultime notizie di stampa e salvo ulteriori informazioni.

Qualcuno ha cercato, sulla base dei casi venuti di recente alla luce, di individuare l’esistenza di possibili regole comuni a tutti gli episodi. Tra i tanti Alyssa Abkowitz ne individua almeno 5 sul sito economico della CNN: (more…)

27 Mar Condor Joe

Il romanzo del microcredito

9788860733955gFinalmente qualcuno che conosce ciò di cui scrive. E sa scrivere bene.

E’ bellissimo il libro di Andrea Berrini (presidente di Cresud) sul microcredito. Vi emozionerà e vi farà pensare. Sul perchè e come il microcredito sia una vera (seppur parziale) risposta alle ingiustizie nel mondo. Sui fallimenti delle politiche pubbliche di aiuto allo sviluppo. Sulle contraddizioni della cultura “di sinistra” italiana che non crede a queste cose e le lascia ai bravi cattolici di base. Sulle potenzialità – anche per l’Italia – di una metodologia di gestione dei servizi finanziari che sa coniugare efficienza economica ed efficacia sociale.

C’è bisogno di libri così. Con poca retorica e tanta esperienza sul campo. Perchè mai come ora c’è da ripensare i modelli operativi del fare credito. Senza buonismi, ma proprio come nuovo modello di business.

I tempi sono quelli giusti. Il Parlamento europeo lo chiede, i governi lo raccomandano (a volta a sproposito), i grandi amministratori delegati – come Alessandro Profumo di Unicredit – arrivano a dichiarare: “il vero bonus che io ricevo è incontrare persone come Yunus”.

E’ tempo che anche la società civile faccia sentire la sua voce. I libri come quello di Andrea Berrini possono essere un bell’aiuto.

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26 Mar Paolo Trezzi

In fondo al fondo

42-16810972Se si volesse infierire sui fondi pensione si potrebbero evidenziare i rendimenti con cui hanno chiuso il 2008. Un bagno di sangue, infatti.
Medie ben oltre  il -8% (-8,61%) per quelli aperti e il -6% (-5,90%) per i negoziali.
Ma con punte, per quelli azionari, vicine al -30%, (-27,28%).

Per i negoziali, molti segnalano che con la media aritmetica di tutte le linee, la perdita si riduce al 4,6%. Ma questo dato non è un fattore positivo, ma ahiloro maggiormente negativo perché sta a significare nient’altro che per i fondi complementari di categoria – cioè quelli chiusi, quelli sottoscrivibili solo dai lavoratori di quell’azienda o settore – con un patrimonio più ingente hanno fatto peggio degli altri, causando quindi per un numero maggiori di iscritti a queste forme, più elevate perdite. Ma, almeno a chi scrive, non va di sparare sulla croce rossa, quindi la storia dei rendimenti non staremo molto a rimarcarla.

Mi permetto però sottolineare un altro aspetto che denota una gravità e un allarme che non va sottovalutato, una pericolosità maggiore dei rendimenti, seppur fortemente negativi ed  ancora in balia dei mercati finanziari.

Basta leggere ciò ch’emerge dall’ultima indagine sull’opinione del mercato previdenziale prodotta da MEFOP e CNEL tra aderenti e non aderenti a metà dello scorso anno (lo trovate allegato qui) ai fondi pensione. La stampa specializzata, quella popolare, nonchè le (more…)

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25 Mar Gianfranco Visconti

La lezione della crisi per l’economia del futuro

(scritto da Gianfranco Visconti, qui in pdf con licenza copy left)

“Dove il mercato è abbandonato alla sua auto-normatività esso conosce solo una dignità della cosa e non della persona, non doveri di fratellanza e di pietà, non relazioni umane originarie di cui le comunità originarie (famiglia, città) siano portatrici”.
Max Weber, “Economia e società” (1922)

scioperoLa crisi economica attuale ha radici di lungo periodo. Questo è vero dappertutto, ma in particolar modo lo è in Italia dove essa ha pure caratteristiche originali. Solo comprendendo e curando a fondo le sue cause potremo uscire, ed uscire bene, cioè risanati e non debilitati, da essa. Proprio per dare un quadro corretto delle origini dell’attuale crisi finanziaria poi diventata recessione economica utilizzeremo la classificazione delle cause di un fenomeno storico di un testo classico della storiografia e della metodologia storica: “Le cause della rivoluzione inglese” di Lawrence Stone. Esposte le cause della crisi vedremo cosa si può fare nel nostro paese per fronteggiarla.

1) La “causa profonda” della crisi: la cattiva distribuzione del reddito.
La “causa profonda” o “causa prima” dell’attuale crisi economica, ma anche, come vedremo, della crisi finanziaria è la cattiva distribuzione del reddito in quasi tutti i paesi industrializzati dell’occidente (USA, Gran Bretagna ed Europa dell’Euro). Essa, infatti, ha generato la crisi della domanda che, in un’economia trainata dai consumi (per l’Italia dalle esportazioni, cioè dai consumi degli altri paesi), ha prodotto la recessione.
La ricchezza nazionale, il PIL, a partire dal 1993 (anno dell’ultima recessione) al 2007 è cresciuta molto nel mondo e in misura modesta in Italia, ma, soprattutto, si è quasi dovunque polarizzata socialmente. Mai come oggi è vera la vecchia “Regola di Pareto” sulla distribuzione della ricchezza: il 20% della popolazione di un paese accentra lo 80% della ricchezza ed il restante 80% ne possiede solo il 20%. Insomma, nell’arco di tempo considerato, i ceti più elevati hanno accresciuto i loro redditi ed i ceti medi e bassi o li hanno visti diminuire o, quando è andata bene, mantenere il passo dell’inflazione. Basta vedere i conti nazionali dell’ISTAT: nel periodo 1993 – 2007 sono aumentate le quote del prodotto interno lordo rappresentate dai profitti (che comprendono i redditi da impresa e da lavoro autonomo) e dalle rendite ed è diminuita quella destinata ai salari. E questo fenomeno non si è verificato solo in Italia, ma in tutto l’occidente e soprattutto negli USA e in Gran Bretagna. E’ aumentata la convenienza economica del fattore – lavoro e, pertanto, è cresciuta l’occupazione in Italia ed in tutto l’occidente, ma (more…)

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24 Mar lorenzo.vinci

Informare, commentare… “spiegare”, forse

_parmalat-okQuesti sono gli “amletici” dubbi dei soci di finansol.it: non abbiamo l’ambizione (né il desiderio) di essere un blog “di informazione” (finanziaria), ma a volte anche il doversi obbligare a “commentare” può sembrare un po’ “angusto”. Viene in mente che forse potrebbe bastare lo “spiegare”, anche nel banale senso di “aprire”, mostrare, rendere chiaro, togliere dal chiuso.
Forse a volte, anche senza essere capaci a trarre chissà quali intelligenti commenti (personalmente mi riesce assai di rado), già segnalare l’esistenza di qualcosa può avere un suo valore. Almeno quando si notano alcune coincidenze particolari sul sistema delle informazioni mainstream, viene voglia di “stare sul pezzo”.

Il 23 marzo c’è stata la testimonianza del blogger più famoso d’Italia (e non solo!) Beppe Grillo al processo sulla Parmalat, ma non mi pare che la notizia abbia avuto molta eco sui “grandi quotidiani” o sulla RAI/SET (che però non guardo abbastanza “professionalmente” e potrei sbagliarmi, ma ne dubito).
La sua testimonianza era motivata dal fatto che lui parlava della disastrosa situazione della multinazionale di Collecchio già alcuni prima che il caso uscisse sulla pubblica piazza (quando cioè il danno era ormai irreparabile) e per di più aveva avuto l’ardire di farlo all’interno di uno spettacolo. (more…)

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23 Mar Dario Carrera

Utopia democratica, soluzioni innovative e nuovi mercati: il web 2.0

(scritto con Alberto Masetti Zannini)

coffeestainSocial media, user-generated content, prosumer, read-write web, podcast, wiki, bookmarking collaborativo, servizi user-powered, intelligenza collettiva, crowdsourcing… come ben evidenziato nel blog Webcafè, «[...] tanti modi esotici di esprimere lo stesso ideale: l’utopia democratica in cui i processi che prima erano riservati a pochi “esperti” vengono aperti alle masse; un nuovo approccio al sapere in cui l’intelligenza di tanti semplici individui che si autocorreggono a vicenda può risultare superiore a quella di un singolo specialista. »

Abbiamo detto “le masse”; in realtà come ben sostenuto da Jakob Nielsen, probabilmente su un campione di 100 utenti di un web 2.0: 90 sono semplici lettori; 1 è animatore della piattaforma e inserisce contenuti; i restanti 9 partecipano con attività di “contorno”(commenti, tags, voti sui post). Il fenomeno comunque sembra in ottima salute ed in continua espansione. Da un lato si evidenzia una maggiore attenzione alla “usabilità” (ed anche all’estetica) delle piattaforme, dall’altro i costi di creazione e manutenzione dello strumento sempre più accessibili. Il blog sull’innovazione sociale di “The Hub” Italia, nel giugno scorso riportava un interessante articolo circa le esperienze in UK.

L’uso di tecnologie informatiche per risolvere sfide di natura sociale o ambientale è infatti ormai comune in Inghilterra, dove – dopo il successo del Social Innovation Camp – si stanno tenendo gli UK Catalyst Awards, rigorosamente in linea e aperti a votazione pubblica. Spiegano gli organizzatori: «[...] Stiamo cercando persone che siano riuscite ad aiutare le loro comunità facendo uso di “tecnologia sociale”, cioè quella tecnologia che permette alle persone di comunicare, culla rete come sui telefoni cellulari.» (more…)

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