promozione della finanza solidale

Archivio April, 2009

30 Apr Marco Gallicani

Nuovi confini per la nuova finanza

crumpled hundred dollar billA Bologna il 6 Maggio pv, finansol.it è promotore con Fisac Cgil e Fondazione Di Vittorio di un seminario di approfondimento per amministratori, sindacalisti (e pubblico vario) sul tema dei derivati, del loro impatto sull’economia del territorio e sui contratti di categoria.

Lavoratori del credito e risparmiatori si confronteranno con quel poco che rimane della finanza contemporanea sullo sfondo di una crisi che gli addetti ai lavori sperano passi senza sconvolgere equilibri e dinamiche consolidate. Mentre dovrebbe essere l’occasione di una riforma delle pratiche e delle strategie di lungo periodo, per andare oltre la convinzione che la finanza possa essere un pilastro alternativo e complementare al mondo dell’economia reale.

Ne parleranno Giovanni Mazzoni (segretario della Fisac Cgil Emilia Romagna), il nostro Vincenzo Comito, Emilio Barucci (della Fondazione Di Vittorio), Paolo Biondani (giornalista de L’Espresso e scrittore), Alfonso Scarano (dell’Associazione Italiana Analisti Finanziari), Roberta Carlini (di sbilanciamoci.info), Domenico Moccia (Segretario nazionale della Fisac Cgil), Danilo Barbi (Segretario Regionale della Cgil), Luciano Pasquini (Direttore Generale Risorse Finanziarie dell’Emilia Romagna), Carlo Cimbri (Direttore Generale di UGF) e Daniele Quadrelli (Direttore Generale di Federcasse Bcc Emilila Romagna).

finansol.it seguirà l’evento con approfondimenti, allegati in copyleft e una diretta twitter che sarà visibile anche attraverso il gruppo di facebook. Intanto qui c’è il depliant dell’inizativa.

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29 Apr lorenzo.vinci

L’argentina a Detroit

r186287_694270Chissà perché, ma per il momento la storia non convince: il Wall Street Journal pubblica la notizia dell’accordo secondo cui la Chrysler potrebbe avviarsi ad un assetto proprietario che vedrebbe Fiat al 35%, il governo ed i sindacati al 10% ed il sindacato (la United Auto Workers union) addirittura al 55%.
Anche i commentatori italiani, per ora, “fanno i vaghi” e nessuno si azzarda  a parlare di “sacrilegi & altre nefandezze innominabili” come potrebbe essere essere, chessò, l’autogestione… (in questo caso si potrebbe dire addirittura “auto” – gestione!).

Chissà perché, invece, tutti i commenti sono su FIAT, sulle possibilità di questo leader mondiale nell’utilizzo delle provvidenze pubbliche (almeno in Italia le hanno utilizzate tutte con dovizia, inventandone anche di inedite e accumulando un’esperienza ed un know how difficilmente eguagliabili), su cosa farà l’uomo senza cravatta più amato del momento, ecc. ecc.

Forse perché la proprietà dei giornali è più spesso in mano ai produttori di automobili che ai sindacati? Può darsi, o forse perché il modello che si verrebbe a creare ha ben poche somiglianze con quanto si pratica e si teorizza  nella terra dei gauchos e di cui già ci siamo occupati qualche tempo fa

Eppure… qualcosa di interessante potrebbe anche accadere: almeno si potrebbe cominciare a parlare di modelli differenti di gestione dei mezzi di produzione, magari facendo qualche passo avanti, come per esempio il coinvolgimento dei cittadini e dei consumatori.

Cosa potrebbe accadere se una fabbrica fosse di proprietà sia di chi ci lavora, sia di chi compra i prodotti? Magari ci si potrebbe mettere d’accordo su quali e quante automobili produrre… se poi ci fossero anche i cittadini che abitano vicino alla fabbrica forse il tema delle emissioni inquinanti e in generale delle esternalità negative connesse alla produzione potrebbero (more…)

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28 Apr redazione

La finanza, il non profit e la crisi

Negli scorsi mesi abbiamo pubblicato su questo stesso sito delle note che mettevano in rilievo cosa stesse succedendo, con la crisi, alle organizzazioni nonprofit e alle istituzioni di microcredito e microfinanza. salvadanaioOggi cerchiamo di aggiornare tali informazioni sulla base di una serie di notizie tratte da articoli comparsi più di recente sulla stampa internazionale. Ne esce fuori un quadro abbastanza complesso e, tutto sommato, contradditorio della situazione. Non mancano, in particolare, degli sviluppi anche insospettatamente positivi, ma vengono anche alla ribalta  dei problemi supplementari per un settore che già fa spesso molta fatica ad andare avanti in maniera accettabile in periodi cosiddetti normali.

Tra le informazioni che vi abbiamo fornito negli scorsi mesi, non sono mancate quelle relative alla nascita e al primo sviluppo delle organizzazioni finanziarie cosiddette peer-to-peer, che riescono a prestare soldi saltando il passaggio dell’intermediazione bancaria e operando di solito via internet. Tra queste, abbiamo ricordato il caso della inglese Zopa e abbiamo descritto le sue modalità di funzionamento. Ora il responsabile dell’organizzazione – in un articolo apparso di recente su Business Week – ci informa che nella seconda metà del 2008, proprio in sostanza grazie alla crisi, il numero dei nuovi soci è salito dell’81% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre il valore dei prestiti è aumentato del 78%. Nel gennaio del 2009, poi, l’ammontare dei nuovi prestiti è cresciuto del 109% rispetto al mese precedente, mentre il numero dei soci è andato alle stelle. Le perdite su crediti si mantengono per la società sul livello dello 0,3% del (more…)

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27 Apr Marco Gallicani

Il bello è che è tutto vero

letsmakemoney_posterErwin Wagenhofer, autore austriaco già regista di “We feed the world” documentario del 2005 sull’industrializzazione della produzione alimentare, sta promuovendo il suo nuovo lavoro “Let’s make money”, un vero e proprio racconto di come fare soldi in un sistema finanziario mondiale caratterizzato dall’ingiustizia e dalla speculazione. (qui il trailer di youtube)

In poco meno di due ore il lato perverso della globalizzazione finanziaria si squaderna attraverso lunghe interviste ad alcuni suoi protagonisti, coloro che la crisi l’han generata: «il finanziere di Singapore, l’imprenditore che delocalizza in India, lo speculatore immobiliare spagnolo, il manager dell’hedge fund,il giornalista economico svizzero o il viceprimo ministro di Jersey. Ne escono maluccio i finanzieri, malaccio le istituzioni finanziarie internazionali e malissimo le raccoglitrici di cotone burkinabé [...]» (dalla recensione di Internazionale)

«Nel sud e sulla costa spagnola i fondi d’investimento hanno finanziato la costruzione di centinaia di migliaia di case e centinaia di complessi residenziali con annesso campo da golf allo solo scopo di rivenderli al prezzo più alto possibile, senza nessun legame con la domanda effettiva.». Chi autorizzandole non lo aveva immaginato mente sapendo di mentire.

Averlo in italiano sarebbe un grande aiuto all’opera di alfabetizzazione finanziaria che associazioni come finansol.it stanno cercando di portare avanti con solitaria fatica. Pubblicarlo attraverso un lavoro collettivo come quello fatto in austria dalla Allegro film sarebbe poi ai limiti dell’incredibile.

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24 Apr Paolo Trezzi

I colori di un’economia lungimirante

gas4Il latte è bianco. Ma lo senti, se chiudi gli occhi, il profumo della terra. Il verde delle colline mista di gialli e rossi sopra i campi, verde di erba ancora sui terrazzamenti. Perché il sapore del burro, delle caciotte, del grana, delle mozzarelle, degli yogurt,  viene da lì.

Un latte, un profumo, un cammino a ritmi di una civiltà che ti si ripropone davanti. Lo vedi, lo senti e ti ritrovi a provar gratitudine per quest’uomo minuto e deciso che nei gesti d’ogni giorno presidia la terra, difende un ambiente, permette futuro.
E’ Massimo Tomasoni con il suo Biocaseificio F.lli Tomasoni di Gottolengo, Brescia. Una tradizione, un profumo di terra, di padre in figlio dal 1815. Il passaggio dal convenzionale al biologico è avvenuto ormai da anni quando la terra aveva bisogno di scelte. Di spartiacque.
Una storia che stava per chiudere. Di colpo, come il latte bollente che straripa dal pentolino e spegne il gas. Ed invece, questa storia, questa azienda è stata salvata dal fallimento grazie all’intervento di oltre 90 gruppi d’acquisto solidali. I GAS. Un esperimento di finanza “dal basso” interessante, specie in tempi in cui un’impresa su dieci fatica ad avere accesso al credito.

Una fatica comune perché le banche ed il sistema del credito non finanziano sufficientemente il futuro ma la speculazione. Pagando solo per ultime questa loro libertà con i soldi degli altri.
Appunto i soldi degli altri. E gli altri, siamo io, te, molti di loro, ed erano e sono anche i Gas e i loro singoli soci che non potevano che pensare insieme, ma con l’urgenza del momento, alla necessità di incidere nelle scelte.
Attraverso un progetto che accomuna individui, persone, realtà sociali, nel rispondere per tempo a problemi che oggi invece (more…)

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23 Apr lorenzo.vinci

Ecco il canto delle sirene: la crisi è finita

Da Carta del 22 Aprile 2009

draper_ulisse_sireneLa crisi è davvero finita? Il peggio è passato, La ripresa è certa? Tutte bugie per far leva sulla fiducia delle masse, perché è qui che si gioca la partita, ma l’esito di questo folle gioco, che vede come protagonisti tutti quanti sono cointeressati al mantenimento dello status quo, non potrà che essere tragico.

La grande buffonata che sta andando in scena in questi giorni parla di una possibile, anzi probabile se non addirittura certa, ripresa. Insomma il peggio è passato, è stato solo un brutto sogno. Dimostrando un eroico sprezzo del ridicolo, si azzardano addirittura i tempi che – manco a dirlo – saranno più che rapidi, praticamente immediati. Inutile dire che lo scempio di una televisione complice del disastro appare, così, in tutta la sua crudezza: le facce impudenti di coloro che hanno prosperato creando la catastrofe per tutti noi, accuratamente nascondendo e coprendo quello che stavano facendo, sono ora disposte nuovamente in fila per convincerci che la peggiore crisi del capitalismo sia già finita.
Sono ovviamente tutte balle: quella che stiamo vivendo è una crisi di fiducia ed è proprio sulla fiducia delle masse che si gioca la partita..

L’esito di questo folle gioco, che vede come protagonisti tutti quanti sono cointeressati al mantenimento dello status quo, non potrà che essere tragico. Non per tutti, s’intende. Chi non ha mai perso non intende iniziare certo a perdere ora. Banchieri, centrali e (more…)

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22 Apr vincenzo.comito

C’erano una volta le grandi banche statunitensi

CHINA ICBC IPOCambia ed evolve l’equilibrio della finanza mondiale, conseguenza quasi inevitabile della crisi economica. Le oscillazioni, peraltro normali in un settore così soggetto ai venti che spirano da tutte le direzioni, sono state comunque molto forti nell’ultimo periodo.

Negli anni settanta nessuno sembrava  in grado di mettere in discussione l’egemonia dei grandi istituti statunitensi sul settore. Poi, negli anni ottanta, si è registrata la grande – anche se rivelatasi effimera – ascesa delle istituzioni finanziarie giapponesi, che sembravano destinate a dominare il mondo della finanza, oltre che quello dell’economia reale. Ma il crollo dell’economia e della stessa finanza del paese a partire dal 1989-90, secondo un processo negativo che è durato sino a pochi anni fa, ha grandemente ridimensionato i sogni di potere del paese del sol levante e le banche statunitensi hanno così ripreso un  posto pressoché dominante in questo come in altri settori.

Un’analisi sviluppata dal Financial Times mostra come nel 1999, considerando almeno i valori di borsa, se si analizzava la lista delle prime venti banche a livello mondiale, si scopriva come ben undici fossero di origine statunitense, quattro britanniche, due soltanto giapponesi, due svizzere e infine una soltanto spagnola. L’analisi prende in considerazione il periodo ‘99-2009 e visualizza bene (grazie ad un’interessante mappa multimediale) la presenza di ben cinque banche Usa tra le prime sette, compresi i due primi posti del mondo che erano di Citigroup e di Bank of America; oggi ambedue – almeno a leggere i giornali – sarebbero relativamente vicine alla bancarotta.

Il quadro appare totalmente cambiato dieci anni dopo, nei primi mesi del 2009. Ai primi tre posti della classifica stanno ora (more…)

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