promozione della finanza solidale

Archivio May, 2009

29 May Dario Carrera

Kiva

Nicolò Borghi per Hub Milano del 27 Maggio 2009

phl-pop1-lb“Sono ormai molti anche in Italia i fan di Kiva la piattaforma web che consente a chiunque di erogare prestiti (non donazioni) a piccoli imprenditori nei paesi in via di sviluppo. Con l’intermediazione degli istituti di microcredito locali, grazie a questi prestiti gli imprenditori potranno accelerare lo sviluppo delle loro attivita’ senza dover ricorrere alle tradizionali fonti di prestito con tassi d’interesse insostenibili.

Ma quanti conoscono la vera storia di Kiva? In un interessante articolo uscito sulla Stanford Social Innovation Review, vengono ripercorsi i dubbi iniziali su quale forma dare all’ azienda (profit  o non-profit), i soliti scetticismi di chi bocciava il progetto, e il supporto dei “visionari” che compresero le aspirazioni e la portata di Kiva fin da subito.

A oggi Kiva, ha 95 partner locali in 44 paesi intorno al mondo e il totale dei prestiti raccolti ammonta ad oltre 66 milioni di dollari.”

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28 May redazione

Tra due giorni, terrafutura

fortezza-da-bassoTra due giorni si apre a Firenze la sesta edizione di Terra Futura, la mostra convegno promossa dal mondo Banca Etica.

Il programma è – come già negli anni scorsi – ricchissimo (forse troppo, ma è un cruccio evidentemente tutto nostro, quello di non sapere quale dei tanti convegni in contemporanea seguire), e quindi il servizio di finansol.it è sempre lo stesso: fornire una selezione delle cose che crediamo meritino la vostra attenzione.

La prima segnalazione è per il convegno Quale sistema finanziario dopo la crisi” che farà il punto della situazione nella crisi finanziaria mondiale. I relatori sono un po’ gli stessi degli anni scorsi, ma rimangono molto validi. Tra i tanti (il convegno dura tutto il pomeriggio di Venerdì) è previsto l’intervento del segretario di Assopopolari che nelle settimane scorse difendeva con (more…)

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27 May vincenzo.comito

La vecchia Banca Mondiale, e il nuovo Bejing Consensus

tienanmenLa crisi continua a scavare nei rapporti di forza tra i paesi, tra le monete, tra le classi, tra le istituzioni; il mondo che ne uscirà fuori potrebbe essere alla fine abbastanza diverso da quello che conoscevamo. Un caso in specie in proposito è quello che vogliamo qui descrivere brevemente.

Negli ultimi decenni molti anatemi sono stati da tutti noi scagliati – ed a ragione – contro le due istituzioni simbolo del Washington Consensus e dell’architettura finanziaria internazionale, che ingabbiava in un mantello molto stretto i paesi più deboli e comunque quelli che volevano intraprendere mosse coraggiose per uscire dalle difficoltà economiche, finanziarie, sociali, politiche, in cui si trovavano ad operare. Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, le istituzioni varate verso la fine della guerra con gli accordi di Bretton Woods.  Ma la situazione è poi cambiata molto fortemente nel corso degli anni ed oggi ci troviamo di fronte in particolare ad una Banca Mondiale che è solo una pallida copia di se stessa – tanto che viene quasi la voglia di compatirla  e pregare per la sua sorte – e ad un Fondo Monetario che, essendo anch’esso passato per un periodo abbastanza lungo di sostanziale irrilevanza, si trova adesso miracolosamente, grazie alla crisi economica,  a poter risalire la china, con qualche, sia pure debole, speranza che il suo modus operandi possa cambiare nella sostanza nei prossimi anni. L’attuale presidente è – quale apparente meraviglia!- un socialista e forsennato dongiovanni francese, D. Strauss-Kahn,  che sembra almeno in parte, ben intenzionato a cambiare  qualcuna delle regole del gioco, anche se la struttura operativa dello stesso fondo è fatta ancora degli stessi funzionari che hanno inventato il sopra citato Washington Consensus e che cercano ancora di mantenerlo in vita con l’ossigeno, come mostrano (more…)

26 May Paolo Trezzi

Centralizzazioni e concentrazioni: rivoluzioni

100dollari

La crisi che ci attraversa ha delle caratteristiche inedite. Matura ed esplode nel centro del mondo. E non serve dire che si tratta di una chiusura del lungo ciclo americano. Potrebbe essere una situazione di ristrutturazione capitalistica e di ripresa di egemonia.
Forse è più utile invece l’analisi che riferisce la crisi nel punto più alto di sviluppo delle forze produttive. Non sappiamo se questo “testimone” varrà ripreso dalla Cindia (Cina e India). Potrebbe essere infatti una situazione in cui i processi di ristrutturazione capitalistica evolvano nella direzione di una riconferma della centralità americana.  E’ forse allora più interessante capire la crisi dal di dentro.

Dire crisi di sovraproduzione e contemporaneamente di sottoconsumo forse non basta. Perchè rischia di essere uno slogan banale perchè ha perso la sua capacità analitica e di approfondimento. Quello che probabilmente va sottolineato è la dimensione di ristrutturazione capitalista della crisi. C’è crisi di liquidità, nonostante l’immissione  di denaro fresco nel sistema bancario -finanziario. C’è una trappola della liquidità, in verità non si spende più per ora, la moneta è trattenuta. Non entra in circolo. C’è attesa che la crisi si approfondisca. Che interi settori capitalistici perdano valore. Si deprezzino. Falliscano. L’obiettivo è di prelevarli e acquisirli al momento giusto, appena prima o appena dopo che si annuncino aspettative di ripresa. Ma quanto saranno credibili o effettivamente durature e non illusorie queste aspettative? Insomma la crisi non potrà che approfondirsi, probabilmente molto a lungo. Molto a lungo. In competizione (non voluta) e complementarmente al sistema di imprese capitalistico di centralizzazione-concentrazione interverrà, ancora prima, come già stiamo vedendo, con massicce nazionalizzazioni (more…)

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25 May lorenzo.vinci

Chi festeggia e chi si ammazza

s03e03richardwilkinson20070320childhooddepressionA leggere le notizie della cronaca una a fianco all’altra spesso vengono i brividi:
Da una parte i bancari che propongono i brindisi per essere riusciti a turlupinare un ente pubblico “Scandalo derivati, ecco le telefonate dell’inganno al Comune di Milano” oppure “I golden boys di Unicredit: “Siamo grandi, 2 milioni di utili”. E intanto la città perdeva poco meno di cento milioni di euro.

Dall’altra gente che lavora che si suicida per l’incubo di dover licenziare i propri dipendenti “Terzo imprenditore suicida in Veneto – Ossessionati dal dover licenziare” e ancora “Tra Treviso e Padova, le storie di artigiani e manager travolti dall’incubo della crisi. E che dinanzi alle dure conseguenze hanno preferito togliersi la vita”

Leggere per credere: non basta più ballare sul ponte del Titanic, bisogna anche costringere la gente ad ammazzarsi. In questo momento lo sdegno mi impedisce di fare commenti più profondi, anche se resta il dubbio se lo sdegno maggiore sia per le notizie suddette o perché queste non sono sulla prima pagina di tutti i giornali, accompagnate anche solo da una piccola scritta, ad esempio “BASTA!”.

Lancio solo qualche domanda:  il dirigente di Villorba (aveva la mia età e faceva un mestiere per molti versi “parente” del mio; poche e casuali situazioni differenti e avrei potuto essere io), il falegname di Lutrano ed il geometra di Padova  saranno mai riconosciuti come “morti sul lavoro”?
Il nostro esimio Presidente della Repubblica vorrà considerare anche questi “suicidati” tra coloro (more…)

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22 May redazione

Voi che ci fareste con 15 miliardi di euro?

1012Se voi foste a capo del Governo di un paese che sta attraversando una delle crisi economiche più gravi da che esista l’attuale modello di sviluppo, se il vostro ministro della difesa avesse appena dichiarato di voler contribuire alla ricostruzione delle zone terremotate dell’Abruzzo anche con il suo budget, se i vostri tecnici faticassero a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vi suggerissero in continuazione di tagliare i finanziamenti pubblici alla scuola, all’università e alle politiche sociali… bene se voi foste nelle sue condizioni decidereste di destinare 15 miliardi di euro alla costruzione di 131 cacciabombardieri?

Lui si. E infatti in questi giorni sta chiedendo al parlamento il parere positivo alla continuazione della produzione di 131 cacciabombardieri Joint Strike Fighter che impegneranno il nostro paese fino al 2026 con una spesa di quasi 15 miliardi di euro. Decisamente un colpo di genio per i simpatici cialtroni che siedono a Palazzo Chigi.

Si tratta di una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinante ad un programma sovradimensionato nei costi sia per la sua incoerenza (si tratta di un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari) con le autentiche missioni di pace del nostro paese. Contro questa decisione è nata la campagna Stop F35, alla quale vi invitiamo ad aderire.

Sbilanciamoci! e la Rete Italiana per il Disarmo chiedono al parlamento di dare parere negativo alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell’industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale, che la scorsa manovra finanziaria ha (more…)

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21 May Marco Gallicani

Altre banche

cover_jak_bank2Giorgio Simonetti, autore dell’inchiesta di Report dell’autunno scorso sulla banca Jak, ha pubblcato con Dreossi editore il libro Jak Bank, una sorta di manuale di istruzioni per la creazione di un sistema finanziario libero dall’usura  sulla scorta di quanto fatto in Svezia dalla banca JAK.

Dopo la proiezione dell’inchiesta su Raitre nella serie primaverile di Report, l’idea che una banca senza interessi potesse nascere anche in Italia aveva alimentato la nascita di un’associazione ad hoc, con sede a Firenze, per la sensibilizzazione ai temi.

JAK Bank rappresenta la punta d’eccellenza di un movimento di disobbedienza civile che dal 1965 si pone come obiettivo la creazione di un’alternativa interest-free al sistema bancario basato sull’interesse, reinventando le basi stesse del risparmio e del prestito. Il libro contiene la traduzione italiana del “Libro JAK”, il metodo didattico che l’associazione svedese usa per insegnare la propria ideologia e il proprio funzionamento. Mira a far capire con un lessico semplice e comprensibile a tutti quanto sia insensato parlare di sostenibilità, ambiente e progressivo impoverimento di larghe fette della popolazione, senza aver compreso il ruolo giocato dall’attuale sistema finanziario nella degenerazione di queste problematiche. Simonetti ha poi aggiunto le interviste realizzate ai più importanti attori che stanno facendo e hanno fatto la storia del movimento.

Libro JAK, Dreossi Editore (Pordenone)
ISBN: 978-88-86929-10-3
Cliccando qui potete scaricare il pdf con l’indice e la presentazione

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