promozione della finanza solidale

Archivio October, 2009

30 Oct vincenzo.comito

Alcune riflessioni sulla particolare situazione spagnola

madridLa Spagna – dopo il buio periodo franchista – ha successivamente vissuto un miracolo economico e politico molto significativo. Partito da un livello di sviluppo molto ridotto, in pochi decenni il paese è riuscito a far crescere la propria economia a ritmi molto sostenuti, tanto che meno di un paio di anni fa Zapatero ha potuto annunciare, con nostra grande sorpresa, che il reddito pro-capite del paese aveva raggiunto e persino superato quello della stessa Italia. Anche se questo risultato appare, per la verità, piuttosto controverso, comunque il fatto stesso che se ne possa parlare indica quanta strada è stata fatta nella sostanza nell’ultimo periodo.

Nel frattempo, i successi elettorali e politici del partito socialista, sia pure con qualche oscillazione nel tempo, hanno suscitato molta invidia in diversi ambienti della sinistra italiana, in particolare più recentemente con l’entrata in scena di Zapatero che – tra l’altro – è riuscito a portare avanti dei provvedimenti  sul fronte delle libertà civili che nel nostro paese sarebbero impensabili.

Per molti aspetti, nell’ultimo decennio hanno suscitato grande impressione e meraviglia gli investimenti esteri delle grandi imprese e delle grandi banche del paese, che hanno indirizzato la loro rilevante espansione in misura privilegiata verso l’area dell’America Latina e verso gli altri paesi europei, senza neanche trascurare gli stessi Stati Uniti. Nel continente sudamericano, in particolare, il capitale spagnolo è diventato un protagonista di tutto rilievo della scena economica locale, mentre quello italiano, che una volta aveva una presenza di rilievo nell’area, ha perduto una parte importante delle sue posizioni.

Ma, negli ultimi mesi, le cose non sembrano più marciare come prima, tanto che qualche commentatore – come l’Economist di fine Luglio – è arrivato a parlare di progressiva “italianizzazione” del paese. Mentre sul terreno economico (more…)

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29 Oct redazione

L’alternativa al “tetto” per gli stipendi dei banchieri

di Santolò Cannavale

cannavaleNel suo articolo di fine Settembre (“Le rose e le spine di Mr. Obama”, pubblicato su ilsole24ore.com) Moisés Naim sostiene:  “L’economia statunitense sta recuperando prima del previsto, ma l’occupazione no. I licenziamenti proseguono e trovare lavoro non è facile. E intanto le grandi banche guadagnano soldi a palate, e i loro dirigenti continuano a concedersi stipendi che sono offensivi già in periodi normali, ma che in periodo di crisi rappresentano una provocazione aggressiva nei confronti di una popolazione che ha visto il denaro delle proprie tasse usato per salvare le banche di questi apprendisti stregoni. Nulla lascia presumere che il crack finanziario abbia intaccato l’avidità, l’arroganza e l’ignoranza di Wall Street. Ma tutto lascia presumere che gli americani siano furiosi con Wall Street, e i politici non possono permettersi il lusso di ignorare questo clamore popolare. Obama e i suoi ministri hanno promesso di imporre dei limiti agli eccessi finanziari e di mettere un tetto ai guadagni delle banche e agli stipendi dei banchieri.”

Stabilire un tetto per gli stipendi degli alti dirigenti bancari: sembra questa la soluzione prospettata da molti politici e questa l’indicazione perentoria che potrebbe uscire dai prossimi incontri del G20.
La crisi della finanza internazionale ha richiesto il massiccio intervento dei governi nazionali per il soccorso alle banche in grave difficoltà di liquidità e di fiducia. Tutto questo per evitare i fallimenti a catena: quello eclatante di Lehman Brothers del 15 settembre 2008 è un caso di scuola per la sua gravità e le sue conseguenze. La crisi ha imposto un obiettivo riesame delle regole che guidano la delicata attività di raccolta ed utilizzo del risparmio nazionale nonché di vigilanza sui comportamenti e le operazioni di investimento (rischiosi) poste in essere dalle banche, in particolare di quelle con dimensioni “troppo grandi per fallire” ed operative su scala sovranazionale.

La crisi, pur rilevante e dispendiosa per gli interventi operati con i soldi dei contribuenti e sovente con il ricorso al maggior (more…)

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28 Oct redazione

Il tormentone del 5per1000

da Giorgio Beretta (Unimondo)

mefOltre il danno le beffe. Non solo il Governo italiano con la Finanziaria 2010 intende tagliare ulteriormente gli aiuti ai Paesi poveri riducendoli al minimo storico degli ultimi 13 anni, ma sta facendo anche sparire la possibilità per i contribuenti di elargire alle Onlus e Ong il 5 per mille. Lo hanno denunciato qualche giorno fa le associazioni del Cini. “Lo strumento del 5 per mille da destinarsi alle Ong e Onlus è sparito da questa Finanziaria e non si hanno notizie neppure dei fondi del 5 per mille destinati dai contribuenti nel 2007″.

Nei giorni scorsi, infatti, Federconsumatori e Adusbef annunciavano con non poco stupore che – dal CUD 2010 è sparita la voce che dava la possibilità al contribuente di scegliere a chi destinare il 5 per mille. Ma le beffe non finiscono qui. Le sorti del 5 per mille sono infatti legate agli (eventuali) fondi che arriveranno dallo scudo fiscale. Lo conferma il comunicato diffuso ieri in serata dall’Agenzia delle Entrate, dopo che dalla bozza del Cud 2010, pubblicata il 6 ottobre, era stato “depennato” il riquadro per la destinazione del cinque per mille dell’Irpef al non profit, alla ricerca scientifica e sanitaria e all’università.

Un’idea che non è affatto piaciuta al portavoce del Forum del terzo settore Andrea Olivero che ha commentato: “Il ricorso ai fondi dello scudo fiscale è quanto di più lontano potessimo immaginare dalla stabilizzazione del cinque per mille, e ci porta invece al massimo della precarietà. Ancora una volta, non si considera seriamente il Terzo settore, che ha bisogno di risorse stabili per operare e per pianificare i propri interventi. L’inserimento della norma in Finanziaria, ancora una volta, comporterà poi che la platea dei potenziali beneficiari sarà il risultato della solita mediazione in Parlamento”.

E qui si pone un bel rebus: potranno le associazioni umanitarie, quelle che lottano contro le mafie, per la legalità e per la tutela dei (more…)

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27 Oct Paolo Trezzi

Accà nisciuno è “fisso”

1422Provo a rispondere allo stimolo lanciato su questo sito da Giulio Tagliavini che ci invita a commentare lo “scavalco a sinistra” del ministro Tremonti sul posto di lavoro fisso.
Credo che Tremonti, nella sostanza, non stia scavalcando nessuno, ma stia girando intorno.

Qualche giorno fa tutta la stampa italiana ha aperto con la notizia che il Ministro Tremonti elogia il posto fisso. Solo alcuni l’hanno spiegata in maniera lineare e contestualizza nel quadro politico odierno pieno di contraddizioni e latitanze. Contraddizioni di destra e latitanze a sinistra. Mi sia permesso qui, però, rimarcare un mancato auspicio; io come chiosa finale o meglio ancora come incipit, come il foglietto delle avvertenze dei medicinali, avrei scritto: “Quando il ministro dell’Economia esprime queste convinzioni, dovrebbe farle seguire dai fatti. Accà nisciuno è “fisso”. Cosa che non ho letto.

Perché va bene tutto ma, sino a ora, in questo ennesimo giro al Governo, Tremonti, ormai sulla breccia da anni, sta facendo, o permettendo, il contrario. Basta fare un poco di mente locale, leggere il libro Bianco sul Lavoro, ricordarsi che era al ministero dell’economia quando è stata varata la Legge 30, e, nel caso, domandare al ministro Sacconi. Ma basterebbe anche solo guardarsi in giro. Accorgendosi, se ce ne fosse bisogno, che a chiacchiere non risolveremo molto. Non faremo la rivoluzione né (more…)

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26 Oct vincenzo.comito

Il giusto prezzo dell’equo

fairtrade-2Sono ormai all’incirca 25 anni che il movimento per il commercio equo e solidale opera nel mondo con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei contadini poveri dei paesi del Terzo Mondo. E indubbiamente in questo arco di tempo non sono mancati i successi anche rilevanti per tale movimento. Ma, come per tutte le organizzazioni, accanto ai punti positivi o molto positivi, si sono manifestati anche dei problemi e delle difficoltà di qualche peso.

Come è noto, il movimento per il commercio equo opera con l’obiettivo di cercare di acquistare i prodotti delle campagne del Sud del mondo a prezzi più elevati di quelli dei mercati internazionali  e a trovare degli sbocchi commerciali crescenti a tali prodotti; parallelamente si sforza per assistere gli stessi contadini dal punto di vista tecnico, organizzativo e finanziario. E veniamo a qualche  problema: accanto a quelli tradizionali di tipo organizzativo, interni alle strutture che si occupano del tema in Occidente (ricorderete l’ottimo libro di Gavelli e Guadagnucci o i testi della professoressa Viganò) e che mi sembra che, almeno in Italia, non siano marginali, un recente articolo apparso sul settimanale “Time” (Fair trade: what price for good coffee?) – ci ricorda quello relativo all’insufficiente  prezzo di acquisto dei prodotti, concentrando l’attenzione in particolare sul mercato del caffè nei paesi dell’America Latina.

Il business del caffè a livello mondiale pesa per  circa 70 miliardi di dollari all’anno e la quota trattata dagli organismi del commercio equo e solidale è di circa 1,75 miliardi di dollari. Ricordiamo anche che, della torta globale, ai produttori dei paesi poveri vanno alla fine soltanto 5 miliardi di dollari.
Le organizzazioni internazionali (la Flo e la Wfto) fissano in pratica i prezzi e gli standard produttivi a livello mondiale nella fascia (more…)

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23 Oct Marco Gallicani

Il pericolo della microfinanza

altreconomia-ott09Nelle botteghe del mondo ed in abbonamento, è in distribuzione il numero di Ottobre di Altreconomia.

“Tra le tante applicazioni possibili per la finanza etica (ecologica, cooperativa, pacifista o culturale) probabilmente nessuna cambia la vita delle persone come la micro finanza nel sud del mondo. Il Messico del sud – in particolare il Chiapas, ai confini col Guatemala – è considerato paradigmatico per la situazione del microcredito contemporaneo e soprattutto lascia intravedere alcune prossime linee di sviluppo, compreso il forte rischio di deriva mercantilistica delle iniziative più grandi. Il caso spesso portato ad esempio è quello di Compartamos banca, nata nel 2006 dalle ceneri della creatura di José Ignacio Avalos (Compartamos asociacion civil, nata nel 1990), una delle prime realtà messicane a lavorare nel campo: Compartamos – i cui agenti, in Chiapas, sono letteralmente dappertutto – è ora una società quotata in borsa, ha un portafoglio di 414,5 mln di $, più di 1 mln di clienti, non si fa problemi ad applicare tassi anche del 100% annuo ed è la principale protagonista del +15% del mercato della microfinanza messicana del 2008 (l’anno prima era +17%).

L’attuale dirigenza sostiene di aver compiuto un miracolo rendendo profittevole (e quindi attraente) un mercato sino a poco tempo fa occupato solo dalla filantropia, ma sorvola sulle difficoltà di pagamento di cui soffre la maggior parte dei clienti e fa un uso spropositato della antica retorica altruistica, quando è evidente che il suo ruolo nelle periferie è stato preso da altri (una tra tutte ALSol, sostenuta anche da Grameen Bank).

Un dibattito simile è ben presente anche in Italia, ed il recente attivismo nel settore di alcune banche tradizionali ha insospettito chi teme un percorso simile a quello messicano; in realtà il forte radicamento sociale delle iniziative più importanti, lo stesso contesto socio economico e le principali leggi di riferimento non lo renderanno possibile. Certo finchè questa sarà la situazione analizzabile e queste saranno le leggi in vigore. Per questo serve promuovere la rivoluzione culturale patrimonio del movimento della finanza etica, perché ad un ampliamento della sua incidenza si arrivi per volontà popolare.”

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22 Oct redazione

La crisi spiegata a mio figlio

di Romano Calvo

126766_copertina_frontcover_iconSono un quarantenne che parla ai ventenni, figli e studenti che la vita mi ha fatto incontrare. Di fronte agli avvenimenti provocati dalla crisi finanziaria dell’ottobre 2008, mi sono fermato a riflettere e studiare. Nonostante i miei limiti culturali, credo di aver aperto gli occhi, grazie allo studio ma anche grazie alla militanza politica giovanile.

Voi figli e studenti, quelle esperienze non le avete vissute ed in quanto allo studio non siete messi molto bene.  Non per colpa vostra ma di chi, come me, sostiene questo sistema scolastico ed universitario. E non sa far altro che vomitare disprezzo per la città in cui vive. Eccovi qui, confusi ma curiosi di capire. Cose che nessun libro di testo può spiegare. Cose che i media fanno di tutto per mascherare. Cose che si prestano a facili strumentalizzazioni da parte di vecchi e nuovi imbonitori.  Sono un ventenne degli anni ottanta, che si è distratto negli anni novanta, e forse anche ingannato. Solo ora comprendo come e perché. Il futuro rubato non è solo il vostro.

Vi racconto ciò che penso perché insieme si possa imprimere una direzione diversa al cambiamento in atto. Ora che il cambiamento è gravido di possibilità. Un mondo migliore è necessario, perché questo non ha futuro.
Qui il pdf del testo
. Commenti e riflessioni possono essere anche inviati a romano.calvo [at] libero [.] it

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