promozione della finanza solidale

Archivio December, 2009

31 Dec redazione

Il migliore dei mondi

di Francuccio Gesualdi, da Altreconomia di Settembre

buoi2«Dopo l’incredulità e la rabbia, ora consentiteci di piangere. Non per i soldi pubblici che perderemo o per l’aumento del debito pubblico che utilizzeranno per toglierci anche l’ultimo servizio rimasto, ma per la dignità collettiva stropicciata come uno straccio. Povero popolo: disinformato, raggirato, deriso.

Così si applica la democrazia nel terzo millennio. Quando è scoppiato la crisi, l’informazione è stata orchestrata affinché l’attenzione si concentrasse solo sulla necessità di salvare le banche. Di sicuro bisognava invitare alla calma, bisognava evitare che la gente si facesse prendere dal panico e si precipitasse a ritirare i propri depositi. Ma è scandaloso che non si sia fatto niente per aiutare la gente a capire che cosa c’era alla base del terremoto che stava facendo cadere come pere cotte vari colossi bancari. La telecamera sempre puntata sulla Borsa, ormai ritenuta l’autorità suprema che ha potere di vita o di morte sulle scelte politiche, i mass-media hanno presentato la vicenda come una partita di calcio: da uno parte l’esorcista, dall’altra la paura, abile mossa per distogliere l’attenzione dal cadavere e soprattutto dalla mano assassina.

Così funziona la nostra morale: punizione esemplare per il ladruncolo che ruba la mela, insabbiamento e protezione per banchieri e affaristi che fabbricano trappole finanziarie capaci di mandare a ramengo l’intera struttura bancaria mondiale.

La solita vecchia ipocrisia di un sistema che punta il dito contro accattoni, ubriachi, ladruncoli, puttane e offre protezione a chi compie uccisioni e ruberie di massa. Immigrati, poveri e straccioni indicati come gli untori che seminano la peste, capri, espiatori contro i quali scaricare l’odio, la rabbia, la paura collettiva, mentre i banditi in giacca e cravatta sono rispettati, osannati, messi nei posti di comanda per rubare meglio i nostri risparmi, le nostre tasse, i nostri posti di lavoro, la nostra serenità. Attacco al disordine apparente per distogliere l’attenzione dal marciume profondo. (more…)

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30 Dec Paolo Trezzi

Scudisciate al senso comune

altan-crisi-fine-meseQualche considerazione su questi villani applausi per il successo dello scudo fiscale va fatta. Perché è fortemente diseducativo sentire politici, come l’on. Maurizio Lupi (vice presidente della camera) ricordare che il provvedimento dello scudo ha permesso il rientro di capitali che, in assenza di questo provvedimento, se ne sarebbero stati dove erano (per la felicità dei Paesi esteri ospitanti). O sentire sempre questa classe di Governo, il Ministro Tremonti e una massa di pappagalli, non trovare di meglio, sapendo di mentire, giustificarsi e illudere dichiarando che una parte notevole di questi soldi sarà usata per creare nuovi investimenti che contribuiranno a far ripartire l’economia, e che in presenza di una grave crisi mondiale, anche lo scudo fiscale, peraltro praticato uguale anche da altri Paesi, può, appunto, trasformarsi in una soluzione positiva. Ecco alcune considerazioni sono d’obbligo.

Innanzitutto l’on. Lupi, con le sue affermazioni, dimostra di ritenere lui stesso e il suo Governo incapaci di una lotta all’evasione seria…
Dice, infatti, che senza scudo i soldi sarebbero rimasti all’estero con la felicità degli stati ospitanti. A lui e a Tremonti è bene poi rimarcare che dicono balle per creduloni. Basta ricordargli sia che non è vero che lo scudo fiscale è una manovra utilizzata uguale anche dalle altre nazioni compresi gli Usa e Gb come villanamente sostenuto. Nel caso, ad es. dei paesi anglosassoni, si tratta di disclosure e non è anonima.

Il contribuente Usa può dichiarare capitali illegalmente esportati e deve pagare non solo le tasse non versate sugli interessi, più o meno come in Italia, ma anche le imposte evase, a differenza dell’Italia. Inoltre, a differenza dei condoni passati, quello attuale copre tributi non versati dopo il 2004 e quindi ancora soggetti ad indagine della tributaria. Se poi servisse a qualcosa si potrebbe aggiungere che la lotta all’evasione ed al rientro dei capitali negli altri Paesi è stata fatta in maniera diversa, con una serietà che non ha portato il Governo a piegarsi alla servitù dei ladri, dei furbastri e di chi si lamenta che lo Stato fa schifo, e poi usa le autostrade che pagano solo altri, gli autobus che pagano solo altri, e tutti i servizi (more…)

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29 Dec vincenzo.comito

Il clamoroso conflitto d’interesse dei certificatori

home_banking_feature1Uno degli aspetti più odiosi messi a suo tempo in luce dallo scandalo della Enron e da altri casi analoghi dei primi anni del nuovo millennio era stato il ruolo perverso svolto nelle vicende di allora  dalle società internazionali di certificazione dei bilanci. Si era così scoperto  nel corso delle indagini che, tra l’altro,  esse approvavano qualsiasi cosa che volessero le imprese, che in particolare la Arthur Andersen – una delle più grandi del settore – era stata nel tempo complice attiva nei reati venuti fuori con il caso Enron (per tali fatti la società di auditing fu alla fine giustamente costretta a chiudere i battenti) e che una delle vie attraverso le quali passavano normalmente le combine società di auditing-imprese certificate era costituita dalla presenza di vaste attività di consulenza che le stesse società di revisione svolgevano per le imprese clienti.

Usciva così alla luce un grande e strutturale conflitto di interessi, che non ha mancato certo di dare poi  con il tempo i suoi frutti perversi. Con la chiusura della Arthur Andersen e con il manifestarsi inoltre nel settore di importanti processi di fusione ed acquisizione interni, le grandi società di certificazione internazionale sono rimaste alla fine soltanto in quattro e segnatamente  la PricewaterhouseCoopers, la KPMG, la Ernst & Young e la Deloitte. Si è creata quindi una situazione di oligopolio ristretto, con la minaccia concreta inoltre che, in un prossimo futuro, il numero dei protagonisti si possa ridurre ulteriormente.

Lo scoppio della crisi economica e finanziaria in atto non aveva sino a questo momento portato a notizie particolari sul fronte delle società  del  settore. Ma ora, un articolo apparso sul settimanale The Observer del 20 dicembre ci informa di nuovi sviluppi in proposito non proprio edificanti e forieri probabilmente di ulteriori problemi. Le informazioni riportate nell’articolo si riferiscono specificamente al caso britannico, ma esse hanno delle (more…)

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28 Dec Marco Gallicani

Per alcuni la crisi economica non produce alcuna conseguenza…

di Giulio Tagliavini, da del 20 Dicembre

natale-economiaQuesto è il secondo Natale che viviamo dal didentro di una molto preoccupante crisi economica.L’anno scorso avevamo la sensazione che si potesse trattare di un fenomeno di carattere solo finanziario, crudele per chi avesse investimenti. Quest’anno invece siamo convinti che si tratta di un fenomeno che non riguarda la sola finanza, ma anche il lavoro e la vita delle persone.

Adesso abbiamo la sensazione di essere in un guaio serio che non supereremo in pochi mesi. Rimarrà una cicatrice dolorosa pertanto tempo, per troppo tempo. Cambia, di conseguenza, la nostra percezione di quello che è possibile consumare, cambia la percezione di come è opportuno investire i nostri risparmi.
Sotto il profilo del consumo, è irritante accorgersi che ciò che è spesso importante per il mondo dell’economia e della politica non è tanto il fatto che la ridotta capacità di acquistare beni di primaria urgenza limita il benessere delle persone, o lo compromette seriamente. È sottolineato, invece, con insistenza che la caduta del consumo è causa stessa del rallentamento dell’economia, e del suo avvitamento verso il basso. È irritante ascoltare che sarebbe opportuno sostenere la domanda (ossia glia cquisti delle famiglie) perché ciò sostiene l’economia e la può fare ripartire, mettendo a un livello inferiore il fatto che sarebbe molto opportuno sostenere le famiglie semplicemente in considerazione del loro maggiore bisogno.

È come dire che diamo da bere al nostro cavallo perché così può tirare il carro, senza mai pensare che gli diamo da bere semplicemente perché ha sete. Sotto il profilo degli investimenti del piccolo risparmiatore, ci sono nuove paure e quindi nuove cautele da adottare. Chi ha debiti da pagare si può trovare adesso in una situazione angosciosa: la perditadel lavoro o il perdurare nel tempo di una situazione di difficoltà della propria azienda può esaurire l’efficacia delle forme pubbliche di aiuto, e anche questo induce alla preoccupazione. Il mondo della finanza, delle assicurazioni, degli (more…)

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24 Dec redazione

Trovato neonato in una stalla: la polizia e i servizi sociali indagano

Auguri dalla staff di finansol.it

albero-nataleBETLEMME, GIUDEA – 25 Dicembre
«L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino, grazie alla segnalazione di un comune cittadino che aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne.

Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi blindati delle forze dell’ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H. di Nazareth, ha opposto resistenza, spalleggiato da alcuni pastori e tre stranieri presenti sul posto. Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto.

Il Ministero degli Interni e la Guardia di  Finanza stanno indagando per scoprire il Paese di provenienza dei tre clandestini. Secondo fonti di polizia i tre potrebbero infatti essere  degli spacciatori internazionali,dato che erano in possesso di un  ingente quantitativo d’oro e di sostanze presumibilmente illecite. Nel corso del primo interrogatorio in questura gli arrestati hanno  riferito di agire in nome di Dio, per cui non si escludono legami con Al Quaeda.

Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per  le analisi. La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in  cui è (more…)

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23 Dec vincenzo.comito

La lista dei “paradisi fiscali” presenta alla fine delle sorprese

logoE’ ormai un’opinione comune che – almeno sino ad oggi e per quanto grave possa essere ancora – la crisi in atto  non abbia insegnato pressoché nulla  al mondo finanziario e che le principali banche internazionali siano tornate a fare tranquillamente le stesse, deprecabili, cose che facevano prima della crisi;  i governi intanto, nascondendosi dietro una retorica apparentemente impegnata e populista sul fronte delle riforme,  non sembrano in realtà avere grande  intenzione  di intervenire in maniera decisa nella situazione di moral hazard (se le cose vanno bene incassiamo noi, se vanno male paghi tu) e di banche too big too fail, che si registrava prima della crisi, anche perché essi appaiono molto deboli e sostanzialmente indifesi di fronte alle lobbies finanziarie dei rispettivi paesi.

Per la verità può darsi che nei prossimi mesi, come alcune indicazioni lasciano ora trasparire, di fronte all’incalzare degli eventi, si manifesti finalmente qualcosa di nuovo su questo fronte. In effetti si sono registrate, nelle ultime settimane, sul tema della necessità di una radicale riforma bancaria, alcune dure dichiarazioni da parte di Mervyn King, governatore della Banca d’Inghilterra e di Paul Volckler,  il più autorevole  consigliere economico della Casa Bianca. Tali dichiarazioni  non possono essere del tutto ignorate dai politici dei due paesi anglosassoni; e si aggiungono a quelle di altre voci autorevoli che si sono espresse da tempo.  Intanto, contemporaneamente, lo stesso Senato statunitense sembra, dopo tante tergiversazioni, voler intervenire ora sul serio sul fronte finanziario, almeno su alcuni aspetti. Ma, per il momento, non si registra quasi nulla di nuovo sul terreno dei provvedimenti concreti.

Una delle poche cose che comunque i governi stanno cercando effettivamente di fare, forse perché  costa loro nella sostanza relativamente poco in termini politici, ma rende molto sul terreno della demagogia, è quella di ridurre  la capacità di nuocere sul terreno finanziario dei paradisi fiscali, che è oggi almeno relativamente importante; il tono sull’argomento sembra essere stato qualche tempo fa dato dalla dura lotta che si è (more…)

22 Dec Paolo Trezzi

La finanziaria ed il mio rene

rapporto_2010-1La manovra finanziaria in approvazione è coperta dal 33,5% dal fondo TFR, dal 42,5% dallo scudo fiscale. Ho personalmente molti dubbi sull’eticità della provvista, e comunque – egoisticamente – sono sereno per non aver conferito il mio TFR ad alcun fondo. Le lunghe mani del Governo erano più che un’ipotesi. Se però vi sembra lecito che una manovra finanziaria di una nazione debba essere “coperta” per oltre 1/3 dalla previdenza individuale, forse non condividiamo gli stessi valori.

Una volta la manovra finanziaria doveva essere coperta dal gettito fiscale e/o dal debito pubblico; ora si inventano di attualizzare il futuro? Sarebbe questo quanto prevede la Costituzione in materia fiscale? Io continuo a non essere d’accordo sul principio perchè mi sembra illecito fare cassa a svantaggio dei redditi futuri dei lavoratori dipendenti. E non mi servono a nulla, non mi consolano per nulla le parole dei politici di destra che ci ricordano che la predisposizione ai TFR fu introdotta da un Governo di sinistra ed ora è solo usata da un governo di destra. Io che sono fiero di non aver “convogliato” nulla del mio TFR; checché ne diceva la destra e la sinistra… praticamente ho schivato due avvoltoi con una fava!

Le giustificazioni che passano in questi giorni in radio e televisione ad opera di esponenti del governo in carica, i quali appunto, tronfi, tiravano in ballo i provvedimenti presi sul TFR dal governo precedente, mi fa venire in mente che siamo nel bel mezzo del paradosso. Se pensiamo che è notizia di oggi che le pensioni dal prossimo anno caleranno per colpa della revisione dei coefficienti (parametri ribassati dal 2010 tra il -6,38% e il -8,41%) autorizzati dai ministri Sacconi/Tremonti, non c’è da stare per nulla allegri. Per capire nel concreto quanto saranno più leggere bisogna distinguere il tipo di pensione e l’età contributiva. Il 3,7% in meno, dato pubblicizzato oggi sui mass media, è infatti nel presupposto di anzianità minima lavorativa di 18 anni e compimento del 57° anno di età.
In sostanza hanno abbassato i minimi vitali!!!

Resta fuori, infatti, solo chi aveva già superato i 18 anni contributivi al 31 dicembre 1995. Quindi qui le beffe, l’impoverimento imposto e le (more…)

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