promozione della finanza solidale

Archivio February, 2010

26 Feb Paolo Trezzi

La criminalità sistemica che allevia i danni della crisi

criminal-main-imageRiciclaggio, corruzione, malaffare. Tornano a turbinare negli headlines dei mass media questi termini che tanto allarmano la società, almeno quella parte che lavora onestamente e duramente e che crede di vivere in un sistema sostanzialmente sano, pur con qualche fisiologica risacca di marciume.

Non si pone mente al fatto che quella montagna di denaro generata dell’alacre attività della criminalità organizzata deve pur finire da qualche parte. Tutti quei soldi non se li spendono i mafiosi per fare la bella vita, riusciranno a spenderne solo una minima parte. Il resto deve necessariamente trovare uno sbocco, essere reinvestito e ripulito. Mi sono sempre chiesto, in via retorica, perché nascessero come funghi, dall’oggi al domani, tanti bar, pub nel centro delle maggiori città del nord. Oppure il perché, l’opportunità economica del tenere aperti quei numerosi negozi d’abbigliamento, anche di grandi firme, quando passando dalla strada, sbirciando dalle vetrine, raramente vi si può scorgere clienti all’interno.

Come si evince dalle cronache giudiziarie di “una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale”, un’attività di riciclaggio di tale portata coinvolge necessariamente il cotè politico, quanto economico finanziario, quanto criminale, che, come dicono quelli che insegnano come rilanciare l’azienda Italia, ‘fanno sistema’. Scopriamo che anche industrie come quelle delle telecomunicazioni possono essere infiltrate, non solo l’economia visibile dai marciapiedi delle nostre città. E’ sempre scioccante alzare una pietra e scoprire un verminaio.

Sarebbe sconfortante, sempre per quella parte di società che lavora onestamente e quindi duramente, scoprire, capire che politica (more…)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 9.5/10 (6 voti effettuati)
25 Feb redazione

Al sindaco piace molto provocare, ai titolisti ancor di più

di Beppe Minello, da La Stampa del 19 Febbraio
Con i nostri derivati guadagnati 7-8 milioni: Chiamaparino controcorrente

sergio-chiamparino-anci

Sorpresa. I tanto vituperati derivati avrebbero fatto guadagnare «7-8 milioni» al Comune di Torino. Lo ha rivelato il sindaco Chiamparino a un convegno dell’Abi. La lieta novella è stata annunciata senza entusiasmo, così come il  sindaco e l’assessore al Bilancio, Gianguido Passoni, non si erano depressi più di tanto quando, nel pieno della polemica sui presunti abusi anche penali di molti enti, avevano dovuto difendersi dall’accusa di aver trascinato sull’orlo del baratro la città perché il saldo negativo dei sofisticati strumenti finanziari presentavano un «buco» di oltre 100 milioni di euro.

I due si sgolarono a spiegare che il deficit era, ed è, teorico, le cui nefaste conseguenze si sarebbero realizzate solo se la città avesse deciso di risolvere tutti i contratti in quel preciso momento e con i mercati a picco. Un’operazione insensata che, va da sè, il Comune si guardò bene dal fare. Detto questo, i derivati torinesi ci sono e sono tanti, avvinghiati come un’edera a quasi un terzo dei 3,107 miliardi di debiti che gravano sui conti della città. La stragrande maggioranza furono sottoscritti anni fa soprattutto per alleviare – rinviandone il pagamento nel tempo- la massa di debiti fatti per finanziare Olimpiadi e infrastrutture cittadine. Derivati che, a differenza di molte altre città, Milano in testa dove se ne sta occupando anche la magistratura penale, hanno però superato a pieni voti l’esame della Corte dei Conti.

Il compito al quale si è dedicato sin dall’inizio del suo mandato l’assessore Passoni è stato quello di ricontrattare o chiudere, quando le condizioni del mercato lo permettono, più derivati possibili. Le operazioni realizzate fino ad oggi, grazie anche al monitoraggio quotidiano del direttore generale dell’assessorato Domenico Pizzala, hanno permesso di realizzare quei «7-8 milioni di euro» dichiarati da (more…)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 10.0/10 (4 voti effettuati)
24 Feb lorenzo.vinci

Dialogo sull’azienda etica

scritto con Paolo Trezzi

etica“Nei moderni stati democratici, il neonato acquisisce automaticamente lo status di cittadino. Ciò garantisce al singolo diritti e doveri fondamentali per la formazione di variegate forme di pensiero e di controllo, al fine di evitare il cosiddetto “stato etico”.

Nel mondo del lavoro le cose sono profondamente diverse. Per evidenti ragioni pratiche, l’assunzione del personale dipendente e la gestione dello stesso avviene attraverso determinate strutture che sono sottoposte ad un unico controllo: quello sindacale (peraltro poco efficace di questi tempi). Il rischio è quello di sconfinare nella “azienda etica”. Se da un lato l’assunzione di soggetti allineati ai convincimenti espressi da coloro che selezionano il personale dipendente garantisce omogeneità dello stesso e minore conflittualità, dall’altro si corre il rischio di castrare professionalità che potrebbero offrire un grande contributo. Il danno maggiore rimane a carico dei proprietari di queste aziende, i quali potrebbero vedere sfumare i loro investimenti, a causa della scarsa competitività che le aziende in parola verrebbero ad assumere sul mercato. Quali soluzioni?”

Caro Paolo,
con la stima che nutro nei tuoi confronti accetto sempre di buon grado le tue sollecitazioni alla riflessione, nonostante la “risorsa tempo” sia sempre assai scarsa.

Ma veniamo al tema che proponi, almeno per alcune prime veloci riflessioni. In linea di massima, ed in base alla mia personale esperienza (more…)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 6.8/10 (4 voti effettuati)
23 Feb Gianfranco Visconti

Lo stato del debito italiano dopo la crisi

04La crisi finanziaria non si è fermata. Ha solo cambiato obbiettivo: dal debito privato (verso le Banche, soprattutto) al debito pubblico, cioè quello degli Stati. La crisi finanziaria non si è fermata perché non si è fermata la crisi economica da essa innescata. Entrambe cominceranno a fermarsi quando smetterà di diminuire l’occupazione, perché, se questa si contrae, diminuiscono i redditi da lavoro. Se diminuiscono i redditi da lavoro diminuiscono i consumi, quindi la domanda globale, visto che di un aumento degli investimenti in Italia non c’è speranza. Se diminuiscono i consumi e la domanda globale calano i ricavi e i redditi delle imprese che tagliano ancora l’occupazione ed, in molti casi, diventano insolventi verso le banche. Queste ultime vedono diminuire i ricavi dell’attività bancaria ed hanno sempre più la tentazione di rifugiarsi in quella finanziaria, soprattutto nel trading. Ma il trading fine a se stesso è solo carta, anzi neanche quella, visto che i titoli e i contratti in esso trattati sono dematerializzati. Insomma, quelli che rimangono, finché ci sono, sono profitti immateriali, digitali, fatti di bit.

In altre parole, la finanza si è finora salvata, grazie soprattutto ai copiosi aiuti pubblici nei paesi in cui è andata più in crisi a partire dal 2008, ma rischia di rimanere sola a contemplare il deserto dell’economia reale. Per l’Italia, come al solito, l’unica speranza per bloccare l’emorragia dell’occupazione e l’avvitamento della sua economia sta nella ripresa delle esportazioni, che andrebbe ottenuta aumentando la propria quota di commercio internazionale, in particolare verso l’India (dove è già buona) e verso la Cina (che deve assolutamente crescere) ed a cui potrebbe dare una mano la discesa del valore dell’Euro rispetto al Dollaro (da 1,45 $ per € al 14 Gennaio a 1,36 $ per € al 08 Febbraio, pari al – 6,2%) dovuta anche alle difficoltà dei paesi mediterranei dell’area dell’Euro che andiamo a descrivere.

La crisi finanziaria, in questo ultimo periodo, ha trovato un nuovo obbiettivo, vale a dire alcuni Stati dell’area dell’Euro abbastanza piccoli e con debiti pubblici alti e della cui sostenibilità si dubita, come la Grecia e il Portogallo, o paesi più grandi con un debito che non è molto alto, sia (more…)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 8.3/10 (9 voti effettuati)
22 Feb Marco Gallicani

Sarebbe bello, partecipare

bis_basel_botta1Il Basel Committee, l’organismo europeo per la vigilanza e la cooperazione interbancaria, ha lanciato pochi giorni fa una consultazione pubblica in materia di microfinanza:

Consultazione pubblica del Comitato di Basilea per le attività di micro-finanza e dei suoi principi fondamentali

Il Comitato di Basilea per la Vigilanza Bancaria ha diffuso oggi una consultazione per le attività di microfinanza e per i principi fondamentali nell’ottica di una più efficace vigilanza bancaria, lo standard mondiale de facto per una regolamentazione ed una vigilanza prudenziali sull’operato delle banche. In molti paesi cresce la domanda e l’offerta di servizi microfinanziari soprattutto per i mutuatari a basso reddito e le piccole imprese informali, anche ad opera delle banche, ma soprattutto grazie all’attività quotidiana delle istituzioni di microfinanza e delle cooperative finanziarie.

La relazione della commissione di vigilanza (che si trova qui) contiene le linee guida per l’applicazione dei principi fondamentali per le attività di microfinanza. Essa esamina inoltre la gamma di pratiche in materia di regolamentazione e supervisione di tali attività. Si basa su un’attenta analisi delle principali questioni di regolamentazione e di vigilanza relative alle attività di microfinanza per paesi provenienti da diverse regioni e con diversi livelli di reddito. Le principali conclusioni della relazione illustrano l’applicabilità generale dei principi fondamentali per il controllo delle attività di microfinanza ed evidenziano quattro principali (more…)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 7.2/10 (6 voti effettuati)
19 Feb Giulio Tagliavini

Riprendo il filo su Banca Etica

pic15573Riprendo il filo dopo qualche giorno dalla riunione di Sabato 13, considerando il documento pubblicato e i commenti come contesto.

Sulla comunicazione “contro” e sulla esigenza di dire qualche NO sacrosanto.
Provo ad insistere sul mio precedente punto di vista. Non vedo un problema di tecnica di comunicazione, ma in realtà vedo alcuni problemi su messaggi di fondo su cui si è organizzata la comunicazione. Un recente comunicato della banca presenta il boom della finanza etica. Si muove su un meccanismo narrativo del tipo “noi contro gli altri”. Non lo trovo convincente. Perchè quel boom della finanza etica non mi pare che ci sia, e non lo trovo nei dati che vengono presentati. Poi si contesta la filosofia della finanza tradizionale orientata al rendimento di breve periodo, ma poi i vantaggi dei prodotti etici vengono pesati … sul rendimento di breve periodo. Insomma, una contrapposizione che non viene ben descritta.
E diciamolo un bel NO sacrosanto contro lo scudo fiscale ! Solo che il principale focolaio di finanza che sta dall’altro capo rispetto alla finanza etica sta a San Marino. Ma San Marino sta sgretolandosi. Si è verificata una fuoriuscita di capitali italiani detenuti lì per circa 4 miliardi di euro (proprio grazie allo scudo). Questo mette in grandissima difficoltà le banche lì presenti. Adesso portare fondi a San Marino è oggettivamente pericoloso, perchè la solidità delle banche sanmarinesi è discutibile. Il governo di San Marino ha licenziato i vertici della banca centrale, precedentemente impegnati in un persorso di effettivo ammodernamento. Insomma, voglio dire che lo scudo fiscale è anche un colpo tremendo agli schemi elusivi ed alla sopravvivenza di un centro fiscale come San Marino. Se Tremonti riesce a bloccare l’operatività finanziaria di San Marino, e adesso il risultato è a portata di mano, allora prenderemo coscenza del fatto che interpretare quello che accade è un poco più complicato che dire qualche NO sacrosanto. Naturalmente Paolo può dire forte il suo NO sacrosanto. Ma la comunicazione della banca su questi aspetti dovrebbe essere (more…)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 6.5/10 (6 voti effettuati)
18 Feb vincenzo.comito

Il sostegno alla finanza di comunità negli Stati Uniti

mym-header_v3Negli Stati Uniti  si è assistito – accanto ad uno sviluppo selvaggio delle attività economiche e finanziarie puramente speculative e di frequente truffaldine – anche alla forte crescita di un’economia e di una finanza nonprofit, spesso a forti contenuti etici, sia pure in dimensioni più contenute.

Si tratta di un fenomeno di rilevante interesse, molto articolato e molto vario nelle sue forme, che può anche sorprendere in un paese che associamo di solito al capitalismo più spinto. Abbiamo saltuariamente dato qualche informazione su alcuni aspetti di tali accadimenti; questa volta, insistendo su tale filone di notizie, vogliamo parlare dei cosiddetti Community Development Financial Institutions (CDFI, li chiama il governo) e di alcuni recenti sviluppi di tale, per molti versi interessante, fenomeno. I Cdfi sono delle istituzioni finanziarie non governative e nonprofit che cercano di fornire credito, capitale ed altri servizi finanziari alle comunità e alle aree povere, o, comunque, meno sviluppate del paese, concentrando la loro attività, nelle aree di disagio sociale, in  particolare sullo sviluppo delle piccole imprese e su quello di iniziative  immobiliari, spesso di risanamento.

Tali organismi  possono assumere differenti forme specifiche, che vanno da quella di una banca vera e propria sino a quella di una società di venture capital. Gli specifici Cdfi sono registrati presso un’istituzione pubblica, il Cdfi fund, che opera nell’ambito del Ministero del Tesoro e che fornisce anche delle risorse finanziarie al settore per lo sviluppo delle sue attività. Il numero di tali istituzioni oggi si aggira intorno al migliaio di unità, di cui almeno 350 rappresentato da delle vere e proprie banche;  esse sviluppano complessivamente attività per diversi miliardi di dollari. Tali organismi operano sostanzialmente all’interno del paese, anche se non manca qualche proiezione all’estero, nel caso almeno di alcune tra le istituzioni più grandi.

Esiste anche un organismo centrale interno di coordinamento del fenomeno, la Cdfi coalition, che comunque è una struttura, relativamente leggera,  di promozione del fenomeno e di informazione sullo stesso. I Cdfi si finanziano facendo ricorso, oltre che a risorse proprie (more…)

VN:F [1.0.8_357]
Rating: 6.8/10 (4 voti effettuati)

© 2010 finansol.it | Entries (RSS) and Comments (RSS)

GPS Reviews and news from GPS Gazettewordpress logo