Riciclaggio, corruzione, malaffare. Tornano a turbinare negli headlines dei mass media questi termini che tanto allarmano la società, almeno quella parte che lavora onestamente e duramente e che crede di vivere in un sistema sostanzialmente sano, pur con qualche fisiologica risacca di marciume.
Non si pone mente al fatto che quella montagna di denaro generata dell’alacre attività della criminalità organizzata deve pur finire da qualche parte. Tutti quei soldi non se li spendono i mafiosi per fare la bella vita, riusciranno a spenderne solo una minima parte. Il resto deve necessariamente trovare uno sbocco, essere reinvestito e ripulito. Mi sono sempre chiesto, in via retorica, perché nascessero come funghi, dall’oggi al domani, tanti bar, pub nel centro delle maggiori città del nord. Oppure il perché, l’opportunità economica del tenere aperti quei numerosi negozi d’abbigliamento, anche di grandi firme, quando passando dalla strada, sbirciando dalle vetrine, raramente vi si può scorgere clienti all’interno.
Come si evince dalle cronache giudiziarie di “una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale”, un’attività di riciclaggio di tale portata coinvolge necessariamente il cotè politico, quanto economico finanziario, quanto criminale, che, come dicono quelli che insegnano come rilanciare l’azienda Italia, ‘fanno sistema’. Scopriamo che anche industrie come quelle delle telecomunicazioni possono essere infiltrate, non solo l’economia visibile dai marciapiedi delle nostre città. E’ sempre scioccante alzare una pietra e scoprire un verminaio.
Sarebbe sconfortante, sempre per quella parte di società che lavora onestamente e quindi duramente, scoprire, capire che politica (more…)















