Vincenzo questa volta mi spiazza: come sempre un articolo chiaro ed ottimo, ma a me sembra (mi sia permessa questa attribuzione forzata) che parteggi per queste fondazioni. Sarà che io non nutro particolare stima per quelle di estrazione bancaria che qui da noi vanno per la maggiore e quindi forse – forse – sono un poco prevenuto. Potrei liquidare la mia idiosincrasia con la semplice evidenza che “la beneficenza se non c’è prima la giustizia sociale è solo restituzione del maltolto”.
Potrei, ma è giusto però almeno provare a entrare nel merito così da contribuire ad un dialogo su basi un poco più solide.
Un dibattito, concreto e a livello nazionale di qualche tempo addietro, contrapponeva una visione di “destra” che voleva le risorse indirizzate alle infrastrutture, con la visione di “sinistra” che le prevedeva nel sociale. Questo per me è sempre stato un falso dilemma, o meglio un dilemma che afferma l’esistente e occulta il ruolo delle Fondazioni come sostitutive a quello dello Stato. Senza che noi possiamo accorgercene, il ruolo dello Stato, tenderà (sta tendendo) ad essere legittimato come residuale. E questa finta contrapposizione ne è già e ne sarà un punto alto di occultamento e di slittamento di significato.
Negli Usa – dove i livelli di povertà sono molto diffusi ed estesi e dove in assenza di una rete di servizi sociali la vulnerabilità sociale colpisce anche i cittadini delle classi medie – tutto questo avviene in assenza di un Welfare, consolidato. E’ questo il paese in cui le Fondazioni d’ogni tipo la fanno da padroni. Basta guardare i numeri che molto chiaramente ha evidenziato lo stesso prof. Comito; un Bill Gates qualsiasi, (ma tutti quelli citati per esempio nel Good Club) può crearsi consenso sociale, onorabilità sociale, moltiplicandosi per due, di giorno curando il suo immenso business senza remora alcuna e non curandosi delle regole della concorrenza, in nome del suo massimo tornaconto individuale; di notte diventato capitalista compassionevole, mosso dalla tenerezza verso gli impoveriti e dall’interesse per la cultura e promuovere così la più grande Fondazione americana, che ha bilanci più grandi di qualche Stato dell’Unione.
In un Paese come questo le Fondazioni la fanno da padrone, ma in un paese come questo la vulnerabilità sociale e massima, e il ruolo dello Stato, nella tutela e garanzia del cittadino è minima. Non é che in realtà l’enfasi sulle Fondazioni, non significhi allora accettazione di uno status quo, o meglio accettazione dell’opera di demolizione dello stato sociale?
Magari in nome della libertà di scelta delle famiglie o qualche scemenza di simile genere? Non è che in questo modo la lotta per la giustizia, per rimuoverne le sue cause, non sia stata rimossa, in nome di un intervento marginale sugli effetti, assolutorio per le coscienze e le responsabilità?
Per concludere. Di giorno le Fondazioni sono espressione di un capitalismo che non si cura d’altro che di perseguire il massimo della redditività, indifferente a qualsiasi domanda sul cosa e sul come e sul chi di questa redditività. Le Fondazioni non sono affatto dimentiche nella gratuità.
Il resto è accidente.




Sono d’accordo sostanzialmente con le argomentazioni di Paolo, però con qualche distinzione.
Io non sono certamente un difensore delle grandi fondazioni statunitensi. Appare sostanzialmente vero che la filantropia è spesso l’altra faccia della gestione capitalistica del business, come la storia degli Stati Uniti sostanzialmente dimostra, però d’altro canto non cadiamo nella tentazione di fare di ogni erba un fascio. Ci sono capitalisti che non fanno beneficenza e capitalisti ( e sono forse i più ) che donano risorse marginali in beneficenza per lavarsi la coscienza e per problemi di immagine.
Ma teniamo conto che W. Buffet sta versando in operazioni filantropiche l’85% del suo patrimonio -cosa cui niente e nessuno poteva obbligarlo, neanche moralmente – e che B. Gates ha lasciato la gestione del suo impero economico per dedicarsi completamente alla filantropia in particolare verso l’Africa. Io ho in passato conosciuto poi personalmente G. Soros e mi è sembrato persona di elevate virtù civili, sinceramente preoccupato della sorte del mondo, seguace di un capitalismo molto riformato rispetto a quello attuale.
Non lo so. Oltre a non voler dare avvio ad un ping pong che non credo possa essere, se rimane tale, utile ai lettori di Finansol, non ho le esperienze e le capacità di Vincenzo, per affermare perentoriamente argomentazioni opposte alle sue.
In quest’ottica e con questa premessa mi addentro in un solo punto della risposta datami da Vincenzo.
La figura di G.Soros.
Paul Volcker scriveva nell’introduzione de “L’alchimia della finanza”, un libro di Soros del 2003: “G.Soros ha lasciato un segno nella veste di speculatore dall’enorme successo, saggio abbastanza dal ritirarsi sostanzialmente quando ancora il gioco volgeva a suo favore. Il grosso delle sue enormi vincite sono oggi votate ad aiutare paesi emergenti o in via di transizione a rendersi delle “società aperte”,……”.
su wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/George_Soros
si può leggere, e forse delineare, un profilo che a me lo fa collocare nel Bad Club piuttosto che in quello Good.
Perchè mi sembra che rientri nella massima: “la beneficenza se non c’è prima la giustizia sociale è solo restituzione del maltolto”.
Cioè applaudiamo la restituzione ma non dimentichiamoci del maltolto
ehm …che dei miliardari investano in cose utili i loro miliardi è un’ottima cosa. Se (miliardari o no) lo facessero in silenzio sarebbe ancora meglio.
Ma a parte questo …davvero c’è ancora qualcuno che definisce BENEFATTORE un miliardario così? …cioè uno che NON RINUNCIA ASSOLUTAMENTE a vivere il massimo del consumismo.
Se io guadagno 1000 Euro e ne do in beneficenza 100 me ne rimangono 900…. e non apparirò mai come un benefattore. Se Buffet, Gates, Soros ne danno in beneficenza 1000000 miliardi di Dollari, gliene rimangono almeno altrettanti …o fosse anche solo un milione di Dollari, ritengo più degene di rispetto le persone “normali”.
Senza contare il fatto che nessuno si pone mai la domanda “Ma quali nefandezze socio-economiche-ambientali questi signori hanno provocato per creare i loro partimoni?”.
Se questi sono i pesi e le misure finiremo per ritenere “etico” chi commercia in armi ma poi regala miliardi per aprire ospedali per i mutilati di guerra!
http://osservatorio.webhat.it/italian/news_archive_default.php?idnews=1323
Chris Hohn, riservato manager di hedge funds e noto filantropo, ha donato lo scorso anno almeno mezzo miliardo di sterline ad un’associazione benefica gestita dalla moglie…