finansol.it segue con una certa attenzione lo sviluppo dei molteplici aspetti della crisi finanziaria scoppiata nel settore immobiliare statunitense nell’estate dello scorso anno e che poi ha teso a svilupparsi in diverse direzioni; abbiamo trattato di recente con una certa analiticità gli ultimi aspetti della vicenda, ricordando tra l’altro, le difficoltà attuali della Société Générale.
La crisi continua a presentare delle importanti novità quasi ogni settimana, ed ora è la volta delle assicurazioni cosiddette monoline.
Questo ultimo episodio mostra in particolare, e con grande evidenza, come gran parte dell’edificio attuale dei mercati e delle istituzioni finanziarie poggi in realtà su fondamenta di cartapesta, su convenzioni tacite tra i grandi operatori finanziari, dietro le quali si nascondono quasi soltanto delle manovre mirate ad ottenere rapidi arricchimenti per le istituzioni che essi dirigono e loro personali.
Le assicurazioni monoline sono così chiamate negli Stati Uniti perché all’origine esse erano in effetti delle aziende monoprodotto, specializzate nel garantire le emissioni di obbligazioni municipali, molto diffuse nel paese; un lavoro tutto sommato abbastanza tranquillo e discretamente remunerativo. Ma da allora, alla ricerca di nuovi mercati e di nuove e più elevate fonti di guadagni, gran parte di esse ha progressivamente esteso il perimetro del loro business sino ad arrivare a coprire tutti i tipi di obbligazioni, comprese quelle che risulteranno poi legate alla crisi del subprime. Esse sono così arrivate a prendere sulle loro spalle la garanzia di una parte molto consistente delle attività finanziarie del paese. Il tutto era poi legato al fatto che da una parte i titoli assicurati avevano il rating massimo, la tripla A e che con lo stesso rating erano valutate anche le stesse assicurazioni.
Ma il sistema era marcio sin dalla origini. Così, ad esempio, W. Gross sul “Financial Times” dell’8 febbraio 2008 si chiede come potesse la società Ambac, pure una delle più grandi monoline del paese, con un capitale proprio inferiore ai 5 miliardi di dollari, assicurare da sola l’intero debito dello stato della California, un’economia che, se fosse valutata come uno stato indipendente, sarebbe la sesta del pianeta.
Come potevano degli investitori e delle istituzioni serie credere ad una tale favola? E come potevano complessivamente queste società permettersi, con i loro mezzi ridotti, di assicurare i titoli subprime e le collateralised debt obbligations per trilioni di dollari? Tutto questo appare assurdo. Va incidentalmente ricordato che le banche maggiormente esposte a questo ultimo tipo di operazioni sono poi quelle che hanno avuto i maggiori problemi con la crisi del subprime, dalla Merrill Lynch, alla UBS, alla Citigroup.
Peraltro, su queste assurdità logiche si è retto per diversi anni il sistema finanziario non solo statunitense, ma anche del resto del mondo. E bisogna aggiungere che la stessa espansione dell’economia reale alla fine ha poggiato, sino ad oggi, almeno in parte su queste assurdità.
Anche per questo il risveglio potrebbe rivelarsi ora catastrofico. In relazione proprio al fatto che la monoline hanno assicurato un grande ammontare di titoli legati al settore del subprime, ora le grandi agenzie di rating si sono apparentemente, anche se molto tardivamente, svegliate dal loro lungo e profondo sonno – in realtà si trattava di una complicità evidente con il sistema finanziario, complicità che ormai esse non possono più sostenere pubblicamente- e stanno valutando se abbassare la loro notazione.
Intanto, il valore di borsa dei titoli delle principali società del settore, dalla Ambac alla MBIA, dal luglio 2007 ad oggi, non ha fatto che ridimensionarsi. Così quello della MBIA è passato nel periodo da circa 75 dollari a meno di 20. Le due società hanno, tra l’altro, dovuto registrare complessivamente, nell’ultimo trimestre del 2007, una svalutazione di attività per 8,5 miliardi di dollari.
Il 7 febbraio di quest’ anno il principale esponente della Deutsche Bank, Josef Ackermann, ha affermato, non senza ragione, che l’eventuale riduzione del rating delle società monoline potrebbe scatenare uno tsunami pari per violenza e profondità a quello del subprime. In effetti il passaggio di tali strutture da una valutazione tripla A ad una doppia A o peggio, potrebbe avere conseguenze devastanti. Intanto, in linea di principio, come può una società assicurativa con un rating degradato continuare ad assicurare attività molto rischiose? Dal punto di vista pratico, poi, la conseguenza peggiore sarebbe quella che, dal momento che se si riduce il rating di una monoline si deve anche ridurre quello dei titoli che essa aveva assicurato, le istituzioni finanziarie che si sono rivolte per garanzia a tali società sarebbero obbligate ad apportare altre pesanti svalutazioni ai loro portafogli, dopo i circa 125 miliardi di dollari di riduzione di valore già effettuate nei mesi scorsi e a trovare nuove fonti per restaurare il livello dei loro mezzi propri.
Un analista indipendente stima che le ulteriori svalutazioni dovrebbero raggiungere i 40 miliardi di dollari durante il 2008. Inoltre, le città che hanno bisogno di denaro per andare avanti si troverebbero di fronte a grosse difficoltà di emissione di nuovi titoli. Infine, i fondi pensione che, per legge, possono tenere in portafoglio soltanto titoli con la tripla A, sarebbero costretti a vendere molte obbligazioni, con gravi conseguenze per il mercato. Gli stessi costi di emissione delle obbligazioni crescerebbero e sarebbe più difficile collocarle.
Nessuno sa quando la crisi del subprime passerà il suo punto peggiore e quindi nessuno è in grado di dire quando si potrà vedere veramente chiaro nella situazione reale delle monoline. Per il momento, si stanno sviluppando una serie di azioni, a partire da un aumento di capitale di queste società, per cercare di scongiurare il peggio. Le stesse grandi banche esposte con i loro titoli stanno meditando qualche azione per contribuire a salvare la situazione. E’stato calcolato da qualcuno, non si sa peraltro con quale attendibilità, che l’intervento delle banche, per essere efficace, dovrebbe raggiungere i 15 miliardi di dollari di mezzi freschi. Si tratterebbe comunque di una somma largamente inferiore alle eventuali perdite di valore sui titoli assicurati.
Ma c’è anche da dire che il salvataggio di queste istituzioni, che si reggono, come abbiamo mostrato, su presupposti largamente insostenibili, mentre potrebbe forse aggiustare la situazione nel breve termine, porrebbe contemporaneamente le basi di altre e forse più gravi crisi in futuro. Peraltro nessuno, comprese le agenzie di rating, sa veramente quanto alta dovrebbe essere veramente l’iniezione di nuovo capitale in tali strutture per far loro reggere il colpo della crisi e per mantenere la tripla A. Per il momento, in ogni caso, le ipotesi di aumento di capitale portate avanti dalle stesse principali monoline appaiono molto ridotte e apparentemente assolutamente non in grado di risolvere la situazione.




ci risiamo con i malfunzionamenti delle agenzie di rating… è ovvio che un cartello chiuso di 3 soggetti al mondo non può funzionare bene. cura i propri interessi e quelli delle società finanziarie ad esse collegate. non ha alcun interesse all’oggettività ma anzi a orientare il mercato. occorre smascherarli
Post scriptum
Le notizie sul tema delle assicurazioni monoline continuano ad accavallarsi.
Warren Buffet, il grande finanziere americano, uno degli uomini più ricchi del mondo e che difficilmente sbaglia un investimento –tanto che in molti seguono con attenzione le sue scelte allocative per cercare di replicarle- il 12 di febbraio ha offerto alle società assicurative, su cui ci siamo soffermati nell’articolo, di rilevare il loro portafoglio assicurativo per la parte che riguarda la copertura dai rischi delle obbligazioni municipali, per un totale di 800 miliardi di dollari.
Con questa mossa, il finanziere entrerebbe con un peso molto forte in un mercato molto interessante e lucrativo e contemporaneamente “salverebbe” le finanze delle municipalità locali, altrimenti in balia di un mercato senza più riferimenti; ma le assicurazioni monoline non sembrano entusiaste della cosa, anche perché perderebbero la base stessa delle loro operazioni e resterebbero con in mano soltanto i rischiosissimi titoli subprime et similia.
D’altro canto, altri avvenimenti, che si stanno svolgendo in contemporanea, mostrano come tali società si trovino ad un punto di svolta drammatico e con esse anche una fetta importante del mercato finanziario statunitense.
In effetti, nello stesso giorno, l’agenzia Moody’s ha abbassato il rating della FGIC, la terza assicurazione del settore. Il giorno dopo, soprattutto, il governatore di New York, Leo Spitzer, che aveva giocato un ruolo di grande rilievo all’epoca degli scandali Enron e Worldcom come procuratore dello stesso stato, ha dato alle stesse monoline solo da tre a cinque giorni lavorativi per trovare i capitali necessari a risanare la situazione, pena il loro smembramento per cercare di salvaguardare il mercato delle obbligazioni municipali. Ogni assicurazione sarebbe in effetti suddivisa in due parti; quella buona contenente appunto le assicurazioni sui titoli municipali sarebbe separata da quella cattiva che sarebbe abbandonata al suo destino.
I prossimi giorni saranno sicuramente interessanti.