Ci sono sempre piaciuti poco i rentier che su questo ci campano. Ci fa sorridere, amaro, il coperchio che questo Governo tecnico di professori e economisti che si comporta peggio di un ragioniere, ha studiato e pensato per riequilibrare questa anomalia. L’ennesimo caso di strabismo (voluto) sono, infatti, le modifiche all’imposta di bollo sulle attività finanziarie.
Con il cosiddetto Decreto “Salva Italia” (D.L. n 20/2011, art.19, comma da 1 a 5) sono infatti state introdotte sostanziali modifiche all’imposta di bollo. In particolare, mentre fino al 31 dicembre 2011 il presupposto per l’applicazione dell’imposta era la comunicazione relativa ai depositi titoli, dal 1 gennaio 2012 tale presupposto diventa la comunicazione relativa ai prodotti finanziari indipendentemente dalla loro immissione in un deposito titoli. Cioè, in altre parole, nella magnanimità del Governo di far pagare il bollo a chi ha i soldi a prescindere che siano in una custodia titoli piuttosto che fuori (si pensi ai certificati di deposito materiali, ai buoni postali pluriennali o ancor di più alle polizze finanziarie d’investimento che, soprattutto negli scorsi anni, è stato invaso il mercato) lo stesso è inciampato in un classista prelievo alla rovescia .
Infatti è stata si applicata un’imposta progressiva e non più fissa ma si è dimenticato di farla equa e solidale. La misura dell’imposta è dell’ 1 per mille per il 2012 che aumenterà all’1,5 per mille a decorrere dal 2013 e si calcola sul valore del portafoglio determinato in base al valore di mercato dei prodotti finanziari ma, tale imposta, è stato stabilito dal Governo, è dovuta nella misura minima di euro34,20 (cioè come il bollo fisso applicato fino allo scorso 31 dicembre a prescindere dall’importo) e per l’anno 2012 nella misura massima di euro 1200.
Fate un poco i calcoli del trucco? Se avete strumenti finanziari da 1 euro fino a 34.200euro pagate sempre, come prima 34,20€.




Tutto vero, ma solo una piccola precisazione: nella legge di conversione del DL 201/2011, la n° 214 del 2011 (c.d. “Manovra Monti”), è stata introdotta una modifica al 3° comma dell’art. 19 del Decreto-Legge, in virtù della quale il tetto massimo di 1.200 Euro di questa imposta di bollo varrà solo per il 2012.
Nel 2013 si pagherà l’1,5% del valore di mercato dei titoli posseduti e questo anche se il valore dell’imposta sarà superiore a 1.200 Euro. Questa modifica è stata introdotta anche (voglio sperare) per le proteste che il tetto di 1.200 Euro aveva suscitato, fra cui vorrei includere il mio articolo del 12 Dicembre 2011 su Finansol sulla discutibile “equità” della Manovra Monti.
Resta, purtroppo, l’assoluta mancanza di progressività dell’imposta, che giustamente segnali nel tuo articolo, per cui uno che ha 10.000 Euro di titoli paga il 3,43 per mille (34,3 Euro) ed uno che ne ha 100.000 Euro pagherà nel 2012 l’uno per mille (100 Euro) e nel 2013, l’uno virgola cinque per mille (150 Euro). Resta da capire come una simile imposta risponda al criterio di progressività previsto dall’articolo 53, 2° comma, della Costituzione (anche se questa lo riferisce all’intero “sistema tributario” e non alla singola imposta, cavillo che nel tempo è servito per giustificare tante singole tasse di natura per niente progressiva).
trovo allucinante il muro che si è levato contro la 0,05, questi bolli sono ben più alti della TTF!!!
ha ragione Gianfranco nell integrare le info con il suo commento. Aggiungendo un altro pezzo all’assurdità del governo va segnalato che, ad oggi, a ormai 6 mesi dal varo della Legge, non è dato sapere se il bollo si pagherà anche x titoli venduti/scaduti il 30dic, cioè prima della data prevista del pagamento e cioè il 31. E se poi l ammontare dell imposta é da conteggiare sull ammontare del posseduto a prescindere su quante banche è frazionato il capitale o per ognuna si paga la relativa somma dell’1×1000. La sostanza a ben guardare cambia.
L’ultimo commento di Paolo mi permette di fare una considerazione più generale su quella che si chiama “tecnica legislativa”, cioè sul modo, più o meno chiaro, completo, efficace con cui si scrivono le leggi, oggi, in Italia. Ebbene, da giurista che segue da parecchi anni alcuni settori del diritto delle imprese e di quello dei mercati finanziari posso dire che l’ultimo decennio (dal 2001 in poi: quella che agli storici toccherà chiamare “l’età berlusconiana”), il peggioramento del modo in cui si scrivono le leggi è evidente e preoccupante. I pochi testi legislativi che si salvano sono, di solito, quelli che recepiscono le Direttive Comunitarie che, com’è noto, non sono parto della fantasia del legislatore italiano e qualche Decreto Legislativo fatto in base ad una legge delega abbastanza chiara. Per il resto, e questo è drammatico in materia fiscale, le leggi italiane sono troppo spesso confuse, contradditorie, lacunose, ecc., ecc. Si sperava in un salto di qualità grazie al Governo dei tecnici, ma, alemno finora, di progressi in questo settore se ne sono visti pochi, anzi, il Decreto “salva Italia”, quello sulle liberalizzazioni, la riforma del mercato del lavoro sembrano aggiungere, spesso, confusione a confusione.
E’ vero che questo alle volte deriva dall’enorme difficoltà di trovare un compromesso in una maggiornaza che mette assieme il diavolo e l’acqua santa, ma spesso i tecnici ci mettono del loro (e non solo i ministri, ma anche le “seconde file”, che in questo lavoro sono spesso più importanti delle prime), facendoci capire che non sempre Monti ha reclutato proprio il meglio che era disponibile sulla piazza, ma ha accettato troppi suggerimenti fuorvianti o interessati (oppure ha scelto male e basta).
Certo, da uno che viene dalla Bocconi era lecito attendersi almeno una buona “selezione del personale”.
Leggo sul sito ANSA di ieri:
Mancano 3, 5 miliardo di euro. Monti, duri con gli evasori:
La Ragioneria del ministero dell’Economia rileva entrate inferiori rispetto alle previsioni annuali del Def. Il premier: “Imposta sulle ‘grandi fortune’? Non si poteva. Meglio un’imposizione patrimoniale completa come abbiamo fatto”.
Per quale motivo non si poteva? Non si venga a dire che era una misura con difficoltà tecniche o che non avrebbe sortito effetti nell’immediato. Sarebbe stato comunque un segno di equità! Adesso, anche per trovare fondi per il terremoto, il Governo aumenta di 2 centesimi l’accisa sulla benzina. Giusto che tutti contribuiscano ma nemmeno questa volta a Monti passa per la testa di chiedere un contributo ai ricchi mediante una tassa patrimoniale straordinaria oppure di toccare i capitali scudati (quelli sono sempre lì a disposizione, se vogliono hanno nomi e cognomi)!
E ‘ un vero scandalo che conferma ancora una volta che questo è il Governo dei ricchi per i ricchi…
Questo Premier è senz’altro persona più seria e meno godereccia e pecoreccia rispetto al precedente ma anche lui ci sta portando al disastro con questa politica di tasse, tagli e sacrifici chiesti agli italiani per “rassicurare i mercati” e rilanciare una impossibile crescita (altra bufala di questo governo perchè serve un cambio di paradigma economico, come ha ben scritto anche Becchetti). La luna di miele è finita da un pezzo, anzi non è mai cominciata,
Monti si sta rivelando una grande delusione per gli italiani e credo che in tutte le sedi vada maggiormente criticato il suo operato. Gli unici contenti sono le banche e le istituzioni finanziarie e gli speculatori che stanno spolpando non solo l’Italia ma il sistema economico occidentale, ma il tracollo arriverà anche per loro.