promozione della finanza solidale
11 Jun Paolo Trezzi

A volte anche i cooperatori nel loro piccolo s’incazzano

All’assemblea dei soci per il bilancio di Coop Consumatori Nordest i soci protestano contro l’eccesso di aperture festive e strappano la promessa che il prossimo anno la Coop chiuderà il 2 Giugno. Fanno domande sull’operazione di Unipol-Fonsai e sul valore iscritto a bilancio della azioni Unipol detenute dalla cooperativa. Fanno i soci insomma.

Ed è notizia fresca fresca che dal bancone dei pesci lessi di Unicoop Firenze, che va sotto il nome di gestione finanziaria, ne è uscita un’intossicazione da almeno 62,4 milioni di euro.

Le luci al neon che colorano di festa e invogliano a far la spesa i corridoi degli iper non sono bastati a nascondere un iper buco. Il Bilancio 2011 di Unicoop Firenze è infatti in perdita per 45,5 milioni, rispetto all’utile di 29,4 milioni ottenuto solo nel bilancio precedente. La pesante perdita fanno sapere ai soci lavoratori e clienti è dovuta all’andamento dei mercati e alla svalutazione di titoli di Stato e obbligazioni.

La prima reazione ancora con il carrello in mano di noi piccoli scribani di finanza etica e solidale è null’altro che il doveroso ben gli sta. Se i lavoratori soci della Cooperativa non hanno ancora compreso la differenza tra pasta e riso, merda e cioccolato, ci si consenta il francesismo, non possiamo che rispondere così. E’ il solito vecchio vizio, a prescindere financo dal risultato dalla gestione finanziaria che è solo un caso se gli interessi del socio lavoratore coincidono con quelli del socio risparmiatore/investitore. E’ la stessa solfa dei fondi pensione è la stessa cosa adesso del fustino della finanza.

Laverà più bianco? Costerà di meno? Ogni volta è mettere i soldi nella lavatrice del mercato speculativo. ‘ E’ alimentare quel mercato che centrifuga soldi, diritti e futuro. Se ti va di lusso una volta hai il capo pulito e lo puoi mettere in vetrina, la volta dopo ti si è così ristretto che non puoi nemmeno mascheralo come moda bimbi.

62 milioni di euro e sembra addirittura senza tenere in considerazione la quota azionaria nella Banca Monte dei Paschi, di cui Unicoop Firenze detiene ben oltre il 2% (2,727%) e già lo scorso hanno dovette svalutarle iscrivendole a Bilancio al valore di 1,5€ per azione. Oggi il valore di mercato è di 0,20€. Cioè oggi vale  ben meno di 1/5.

Poi fanno finta di contenere la crescita dell’inflazione nei prodotti che vendono. Quando capiranno i lavoratori che mettere i soldi nella finanza è come pulire le vetrine con gli stracci sporchi? E’ spostare lo sporco. Qui i denari. da chi li produce a chi li accumula.

Una risposta a “A volte anche i cooperatori nel loro piccolo s’incazzano”

  1. 1
    Gianfranco Visconti scrive:

    Perfettamente d’accordo.
    Desta indignazione vedere che il risultato operativo positivo di una impresa distributiva, tanto più apprezzabile perché ottenuto in un periodo di recessione, viene fagocitato da una gestione finanziaria giuidata essenzialmente da logiche di potere. E se si seguono queste logiche, invece di quelle di sviluppo industriale, il rischio di uscirne con le ossa rotte è elevatissimo.
    Chissà quale logica sta dietro a Unipol – Fonsai…

    Io sono salentino e dieci anni fa ho assistito alla operazione di acquisizione di Banca del Salento da parte di Monte dei Paschi, finita con distruzione di valore da entrambe le parti: qui c’era una banca di medio – grandi dimensioni, che ora non c’è più, e l’acquisizione ebbe costi tali e fu sfruttata talmente male che l’acquirente non ne ebbe i vantaggi e la crescita che si attendeva.
    Ho sempre pensato, anche se è una cosa difficilissima da dimostrare, che questa acquisizione sia stata una partita di potere e non una qualcosa con una logica industriale. L’acquisizione di Antonveneta è stata un’operazione simile, ma molto più grossa, che ha affossato del tutto il Monte (Report docet).

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