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12 Jul Bellavista

Oi dialogoi: crac!!

“Ciò che produce il bene generale è sempre terribile, o pare strano quando si incomincia troppo presto”
Saint Just

Stasera, giunti finalmente al capolinea di questa stucchevole telenovela euro sì euro no, si parla dell’imminente… CRAC

“Le conseguenze saranno incalcolabili, imprevedibili – cita Ubaldo – occhio che i primi ad andarci di mezzo sarete voi! Voi precari, disoccupati, sottoccupati, pensionati. Occhio! Quanto a voi, cari salariati, sappiate che guadagnate già fin troppo! (Polillo dixit)”

“Che carini – si compiace Ulderica – all’improvviso si preoccupano per noi! Dopo avere sviluppato e portato a termine il programma di scorticamento e macelleria sociale, ci avvertono che la nostra posizione economico sociale potrebbe anche peggiorare…D’accordo, affare fatto: con l’imminente catastrofe finanziaria i primi ad andarci di mezzo saremo noi. Ma i secondi sarete voi, e questo sarà uno spettacolo impagabile…”

“Mannò, maddai – sdrammatizza Ugo – una soluzione si troverà. Non dimentichiamo il proverbiale ‘stellone’ italiano che alla fine sempre ci protegge e ci leva dai guai. Qualche santo ci aiuterà. Chessò, un SuperMario (Monti? Draghi? Balotelli?)”

“Certo che una soluzione c’è – illustra Ursus – non solo uscire dal sistema dell’euro non è una bestemmia, ma non lo è nemmeno uscire dal sistema capitalistico. L’unico sbocco possibile di questa crisi si sostanzia in una parola culturalmente impronunciabile, se non in determinati ambienti francescani, ma di cui dovremo fare forzatamente abitudine: povertà. Non tutti sono pronti per la povertà, e l’unica via per farla universalmente accettare e non farci scannare gli uni con gli altri è che essa sia equamente distribuita.”

“Scusi – domanda trepidante Ugo – ma lei è comunista?”

“Non è una questione di terminologie, di appiccicare etichette o di rivendicare identità – risponde Ursus – Essere comunista ha un significato altrettanto aleatorio che essere credente. Quanti dèi ci sono? Uno può essere credente in allah, in visnù, in yahweh. Uno può dirsi cristiano ed essere ortodosso, mormone, avventista, maronita, caldeo, testimone di geova.  Uno può essere cattolico e avere una visione e una pratica delle fede legata a c.l. oppure ad azione cattolica, alla caritas, all’opus dei, ecc. Allo stesso modo i comunismi non sono tutti uguali. In Urss c’è stato Stalin e c’è stato Kruscev. In Italia Berlinguer e l’esperienza amministrativa tosco-emiliana. In Cile Allende e in Corea del nord la grottesca saga di Kim Il sung. Poi ci sono state le esperienze del soviet di Kronstadt , della Comune di Parigi, dei kibbutz israeliani… Dunque, che significa essere comunista? Quale comunismo?. A volte anche il papa quando parla dei meccanismi intrinseci del capitalismo, della logica del profitto e della società dei consumi, mi sembra un comunista…”

“Tutti sanno che le conseguenze non saranno affatto imprevedibili, ma prevedibilissime – spiega Ubaldo – il problema non sarà escogitare nuove forme di investimento, o di difesa dall’inflazione, per i patrimoni mobiliari, per quelli non esisterà ‘rifugio’ al mondo. Il problema sarà escogitare sistemi di reperimento di acqua e cibo. E sarà un problema comune, per il disoccupato come per il saccente economista e per l’ex miliardario. La conseguenza, prevedibilissima, sarà l’avvento di una nuova èra : l’èra della zappa e della vanga. Per tutti”

“Stanotte ho fatto un sogno – racconta Ulderica – ma forse non era un sogno. Mi sono svegliata nel cuore della notte e mi sono accorta che era andata via la luce. Ho pensato che fosse un problema solo del mio appartamento, ma poi ho visto che anche le scale erano buie: il black out riguardava tutto il condominio. Ho guardato fuori dalla finestra e mi sono resa conto che l’intero quartiere era senza corrente elettrica. Poi sono salita all’ultimo piano e dal terrazzo e ho constatato che l’intera città era immersa nell’oscurità. Allora ho capito che per riavere la luce, la sola luce possibile, avremmo dovuto aspettare l’alba.”

Queste dunque le convinzioni degli italiani consapevoli che non vi è nulla da salvare di questo marcio sistema e che l’imminente crac rappresenta il dono più grande per l’umanità, il Rimedio a tutto.

4 risposte a “Oi dialogoi: crac!!”

  1. 1
    andrea scrive:

    Secondo me Ursus indica come soluzione una cosa sbagliata, la povertà. Forse intendeva il socialismo, che non è la stessa cosa. Circa la sparizione della energia elettrica credo, per fare un esempio, che nemmeno il più scalcagnato degli ospedali potrebbe fornire assistenza agli ammalati. Immagino che per nessun sistema questo potrebbe essere accettabile.

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  2. 2
    Povero Tony scrive:

    La povertà è un concetto relativo. Chi percepisce un reddito medio netto mensile di € 2.000,00 può ben considerarsi un poveraccio rispetto a Marchionne o Passera. Forse la via indicata da Ursus è di diventare tutti (tutti) dei poveracci. Quanto al black out, non è un auspicio ma una condizione oggettiva delle locomotive impazzite dello sviluppo insostenibile che anche gli indiani stanno imparando a conoscere. Anche a casa nostra se ‘sentiamo il bisogno’ di usare la lavastoviglie e il phon e il forno microonde e il climatizzatore e il televisore… salta la corrente, no?

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  3. 3
    andrea scrive:

    segnalo un interessante spunto di pensiero di alberto asor rosa sul manifesto di oggi. http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/8213/

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  4. 4
    Povero Tony scrive:

    Letto. Forse occorrerebbe ricordare ai compagni del manifesto, i lettori e gli intellettuali che vi scrivono, che il lavoro così come è organizzato in questo sistema non è e non può essere un diritto, ma è solo una merce, e delle più schiavizzanti. Il lavoro non è un diritto, l’ozio lo è. Il reddito lo è. Il progresso tecnologico degli ultimi cinquant’anni ha reso superfluo gran parte del lavoro umano, solo che questo plusvalore è stato incamerato interamente dal capitale (poiché chi lavora non lavora meno ore a parità di reddito, né lavora le stesse ore con reddito maggiore). È ora che cominci la restituzione attraverso l’istituzione di un reddito minino garantito, per tutti (tutti) a prescindere dal lavoro. È questa la rivoluzione necessaria.

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