promozione della finanza solidale
23 Jul vincenzo.comito

Lo scandalo del Libor

Il mancato controllo del sistema finanziario
I punti di difficoltà della crisi che stiamo vivendo vanno ricercati sia sul fronte dell’economia reale che su quello del sistema finanziario ed anche  sull’interconnessione tra i due momenti. Per quanto riguarda  in specifico l’area finanziaria, sembrava fosse quasi da subito chiaro che uno dei presupposti fondamentali per uscire dallo stallo in cui il mondo occidentale si è trovato fortemente bloccato andasse da ricercare in una profonda riforma del sistema e in particolare delle istituzioni bancarie, riforma che avrebbe dovuto interessare contemporaneamente molti aspetti del funzionamento di tutto il meccanismo, dall’aumento dei livelli di mezzi propri degli istituti, alla separazione netta tra banca al servizio del mondo produttivo e banca speculativa, alla riduzione delle dimensioni degli istituti più grandi, al blocco dei paradisi fiscali, alla profonda riforma del sistema dei derivati a quella delle agenzie di rating e così via.

Ma con i provvedimenti messi in campo o programmati in questi ultimi anni con grande fatica, in particolare con il Dodd-Frank Act negli Stati Uniti, con quanto previsto nel Vickers Report britannico, con il nuovo schema di Basilea3 in tema di capitalizzazione e liquidità delle banche, con le riforme portate infine avanti a livello di Unione Europea, non sì è andati molto avanti nella giusta direzione.
I provvedimenti citati appaiono, in generale, tardivi, deboli, incompleti e comunque con grandi difficoltà di applicazione. Così la situazione oggi sembra abbastanza disperata.

Peraltro non è che, nel frattempo, la  riforma dei meccanismi che riguardano invece l’economia reale abbia fatto grandi passi in avanti. Tra le cose che la crisi ha fatto meglio comprendere all’opinione pubblica ci sono  da ricordare, da una parte, la constatazione dei grandi condizionamenti che il mondo finanziario è in grado di esercitare su di una classe politica in genere debole ed incompetente, dall’altra, parallelamente,  la dimostrazione che mentre i governi sono pronti a svenarsi per salvare il sistema bancario – solo in Europa siamo vicini ormai ai 5.000 miliardi di euro mobilitati in questi ultimi anni per tenere in piedi il sistema – essi non trovano invece mai i soldi per sostenere un sistema di welfare  ormai in profonda crisi, né, più semplicemente, per soccorrere in qualche modo gli strati più bisognosi della popolazione.

Così, alla fine,  tutto è tornato come prima o quasi e per il sistema bancario; in Europa come negli Stati Uniti, la situazione è di nuovo molto simile a come essa si configurava ancora nel 2007.


Gli scandali recenti
Una serie di episodi recenti – dai problemi della Goldmann Sachs, cui abbiamo già fatto riferimento su queste stesse colonne diverso tempo fa, ai legami provati della HSBC con il riciclaggio del denaro sporco, episodio su cui pure  ci siamo dilungati di recente, alle questioni che toccano in questo momento la società Peregrine Capital, a quelle riguardanti la Wells Fargo-, mostrano proprio che siamo sempre allo stesso punto.
La stampa ha dato un  rilievo particolare, negli ultimi mesi,  nel quadro di un certo numero di scandali che riguardano il mondo finanziario,  soprattutto a due eventi,  da una parte il caso della JPMorgan negli Stati Uniti, dall’altra quello della Barclay’s in Gran Bretagna. Sul primo episodio ci siamo anche già intrattenuti qualche tempo fa su questo stesso sito, quindi volgiamo ora la nostra attenzione sul secondo, che peraltro non riguarda soltanto la Barclay’s, ma anche molti altri istituti dai due lati dell’Atlantico.

Il caso del libor
In giugno di quest’anno la banca britannica ha riconosciuto di avere falsificato i meccanismi di determinazione del  Libor tra il 2005 e il 2009. Came è noto,  il Libor è il  tasso di riferimento che viene fissato ogni giorno sulla piazza di Londra a cura di un certo numero di istituti bancari, sulla base del prezzo al quale le banche più grandi dichiarano di finanziarsi presso le loro consorelle; esso serve di base, nella sostanza, per determinare i tassi di interesse sopportati  dal sistema produttivo e dai privati sulle  loro operazioni finanziarie a breve e a medio-lungo termine in giro per il mondo. Si calcola che, sulla base di tale valore di riferimento, si fissano in effetti operazioni di finanziamento per circa mille trilioni di dollari ogni anno.

Tutta questa manipolazione serviva alla banca  ad  aumentare i suoi profitti, ma anche, da un certo punto in poi, per dare un quadro della propria situazione finanziaria più vantaggiosa di quella reale. La banca ha dovuto così pagare alle autorità britanniche e statunitensi un’ammenda di 450 milioni di dollari per il misfatto,  ma ha anche dichiarato che i suoi concorrenti contribuivano anch’essi alla frode. In ogni caso, l’amministratore delegato dell’istituto, Bob Diamond, considerato un genio della finanza, nonché alcuni altri dirigenti dello stesso organismo, si sono dimessi dall’incarico.

Le banche che partecipavano alla fissazione giornaliera del Libor erano diciotto e la gran parte di esse, forse dodici,  sembrano in effetti  implicate nella questione; così  le indagini  vanno avanti anche nei loro confronti. Gli istituti maggiormente compromessi sulla questione sembrano essere Deutche Bank e Royal Bank of Scotland.

Intanto negli Stati Uniti il dipartimento federale della giustizia starebbe mettendo insieme gli elementi per eventualmente perseguire penalmente molte istituzioni finanziarie in relazione allo scandalo. Si calcola comunque che, secondo le stime della Morgan Stanley,  la fattura che le banche disoneste dovrebbero pagare alla fine per la loro condotta irregolare potrebbe aggirarsi intorno ai 22 miliardi di dollari tra multe, costi delle cause legali, danni da pagare.

Il caso appare molto grave e tocca importanti questioni. Ma tale caso non sembra riguardare soltanto le banche. Nel corso delle indagini in Gran Bretagna si è così arrivati a determinare un possibile coinvolgimento indiretto nella questione di alcuni alti funzionari della Bank of England, nonché di Tim Geithner, che nel 2008, era tempo presidente della Federal Reserve Bank di New York –mentre ora è il Segretario di Stato di Obama-, sapeva dei problemi che riguardavano l’irregolarità nella fissazione dei tassi Libor ed aveva informato di questo le più alte autorità britanniche. Ma in mancanza di provvedimenti da parte di queste ultime, Geithner era poi rimasto inerte e silente.

Ma nonostante tutti questi scandali a ripetizione la sensazione è che alla fine la riforma del sistema finanziario non andrà comunque avanti. Troppo forti gli interessi in gioco, troppo deboli i regolatori. Una bella prospettiva. Si può in ogni caso ormai pensare, sulla base degli scandali a ripetizione che toccano il mondo finanziario da qualche tempo, che l’intero mondo finanziario a livello globale non sia nient’altro che una gigantesca trappola truffaldina che opera essenzialmente a danno dei suoi clienti. Qualcuno lo sospettava peraltro da tempo.

3 risposte a “Lo scandalo del Libor”

  1. 1
    Daniele Albanese da Biella scrive:

    Scrivo su Finansol che leggo sempre molto volentieri per proporre un’iniziativa.

    Leggo su Repubblica (http://www.repubblica.it/economia/2012/07/20/news/libor_ed_euribor_i_tassi_dello_scandalo_mercato_mondiale_da_350mila_miliardi-39400092/) che lo scandalo riguarderebbe non solo il Libor ma anche l’Euribor che è il tasso comunemente utilizzato per i mutui in Italia. Io ho un mutuo prima casa con tasso Euribor e sentendomi preso per l’ennesima volta in giro dal sistema bancario/finanziario proporrei una Class Action. In Italia si parla di 2,5 milioni di famiglie. Qualcuno sa se è possibile? Come si potrebbe fare a portare avanti un’iniziativa del genere? Ci sono avvocati disponibili? Potrebbe essere la prima iniziativa dal basso da quando è scoppiata la crisi finanziaria che rimanda ai banchieri le loro responsabilità!

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  2. 2
    Gianfranco Visconti scrive:

    Gentilissimo Daniele,
    nell’articolo di Repubblica che citi, che dà per probabile, ma non per già accertata, anche la manipolazione dell’Euribor, si riporta il consiglio di una associazione di consumatori di livello nazionale, il Codacons (ma so che si stanno muovendo anche Adusbef e Federconsumatori), di costituirsi parte civile nel procedimento penale avviato a Trani per truffa aggravata dovuta alla (presunta) manipolazione sempre dell’Euribor. Questo non precluderebbe in futuro la promozione di una class action contro una o più banche che abbiano stipulato dei contratti di mutuo con delle clausole illecite, per esempio per l’alterazione dolosa del tasso di riferiemnto, che abbiano causato un danno ai contraenti. Il danno, in questo caso, non può che consistere nel fatto di aver pagato degli interessi superiori a quelli che si sarebbero dovuti pagare se il tasso di riferimento del mutuo (o di un altro prodotto bancario) fosse stato calcolato correttamente
    A livello pratico, essendo la class ation una azione collettiva, per promuoverla i presunti danneggiati si devono costituire in una associazione o in un comitato che abbia tale finalità oppure possono promuoverla (è la via preferibile) tramite una o più associazione/i di consumatori operante/i a livello nazionale come quelle che ho citato nel capoverso precedente. Per questo motivo, ti consiglio di contattare, anche via Internet, una di queste associazioni (che hanno i loro avvocati di riferimento) e di seguire quello che stanno facendo e che faranno in relazione alla manipolazione dell’Euribor. Penso che se la manipolazione del tasso viene accertata le associazioni dei consumatori sicuramente non rimarranno ferme.

    Ho qualche perplessità che riguarda le banche verso cui potrebbe essere promossa la class action (in Italia, alla sua determinazione partecipano solo Unicredit, Intesa e Monte Paschi, ma non le altre che sono semplici utilizzatrici dell’Euribor e comunque bisogna vedere se le banche citate fornivano dati falsi o se fornivano dati veri per cui non partecipavano alla truffa la cui esistenza si sta cercando di accertare) e sul calcolo del danno (perché in alcuni casi l’Euribor potrebbe essere stato tenuto artificialmente basso ed avere giocato, paradossalmente, a favore dei privati mutuatari), ma è ancora troppo presto per queste riflessioni. Occorre, soprattutto, ma non c’è ancora, che sia calcolata la serie storica, almeno per l’ultimo decennio, dei tassi Euribor e Libor “veri”, cioè senza manipolazioni, da confrontare con quella manipolata che è stata utilizzata nella pratica: senza questi dati non si potranno calcoalre gli eventuali danni arrecati ai mutuatari ed agli altri clienti di prodotti bancari e finanziari che utilizzano come tassi di riferimento quelli citati.
    Insomma, una class action avente per oggetto i danni ai clienti delle banche derivanti dalla manipolazione dell’Euribor (o del Libor) pone delle questioni piuttosto complicati, ma questi sono problemi futuri e non attuali.

    Infine, sulle caratteristiche legali della class action ti rinvio ad un mio articolo su Finansol che puoi trovare a questo indirizzo: http://www.finansol.it/?p=5197 (se non l’hai già letto).

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  3. 3
    Giulio Tagliavini scrive:

    L’episodio è aggiacciante.
    Se avete voglia, potete leggere qualche dettaglio preciso sul documento di imputazione della FSA: http://www.fsa.gov.uk/static/pubs/final/barclays-jun12.pdf
    Le sintesi giornalistiche sono veramente troppo stringate per capire bene.
    Mi pare, se non leggo male, che la contestazione non riguardi il Libor, ma il Libor E l’Euribor. L’estensione dell’indagine all’Euribor non è eventuale e legata ad atti investigativi ancora da compiere, ma è già attuale.
    A Barclays viene contestato di aver comunicato tassi troppo bassi, non tassi troppo elevati. Da quello che si intende trovo difficile immaginare che un cliente che paga le rate di un mutuo immobiliare si possa lamentare di questo. Si può lamentare piuttosto un risparmiatore che ha comprato un deposito indicizzato al parametro tenuto troppo basso. Chi può veramente lamentarsi è chi ha stipulato un derivato (swap in partiocolare) e che si è obbligato a pagare un fisso per ritirare un tasso variabile. Costui ci ha rimesso veramente. Insomma, la prospettiva della class action è tutta da mettere a fuoco.
    La questione riguarda in modo molto limitato la clientela privata. La FSA contesta a Barclays una segnalazione distorta di 0,10 – 0,20 punti percentuali. Un cliente con 100 mila euro ci ha rimesso al massimo 200 euro. Facciamo pure per 3 anni, arriviamo a 600 euro. Ho l’impressione che le azioni legali partiranno da coloro che hanno stipulato derivati.

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