Ciao, vi invio questa lettera aperta firmata da alcune realtà di commercio equo e economie solidali della realtà fiorentina che abbiamo spedito a ctm-altromercato. La inviamo anche a voi per conoscenza e per poterla pubblicare e divulgare nel modo migliore.
Grazie, Alessandro Santoro (prete delle piagge)
LETTERA APERTA A CTM-ALTROMERCATO
Siamo una piccola realtà che si occupa di commercio equo e di economie solidali. Da anni siamo appassionati volontari di questo mondo che abbiamo sempre creduto poter essere un impegno “politico” per riuscire, partendo dal basso, a cambiare le regole del gioco del perverso sistema economico e finanziario che ci attanaglia tutti. Abbiamo seguito e accompagnato il percorso di crescita e di sviluppo delle centrali di importazione del CES, abbiamo criticato e sofferto per la scelta che alcune delle centrali hanno fatto, voi compresi, di inserirsi dentro la grande distribuzione… abbiamo sempre cercato di mantenere alto il dibattito, il confronto per evitare alcune derive pericolose. A questa preoccupazione ora si aggiunge la vostra scelta di convenzionarvi con Banca Prossima, la banca “no-profit” (si fa per dire) del gruppo Intesa-San Paolo.
Abbiamo letto con attenzione l’intevento di Giorgio Dal Fiume su Altreconomia di novembre scorso, abbiamo lasciato passare il Natale per non inquinare un periodo così importante per la sopravvivenza delle tante realtà del CES, abbiamo provato a riflettere tra di noi, ma più il tempo passa più ci lascia interdetti e perplessi il senso di questa operazione e la palese contraddizione che ci sta dietro.
Riteniamo che non ci sia ragione alcune per costruire rapporti finanziari con il gruppo Intesa-San Paolo e vorremmo qui enunciarne i motivi:
1. Il gruppo Intesa-San Paolo è una banca armata (la seconda in Italia) e già nel 2004 si era impegnato ad uscire dalla lista delle bamche armate, ma così non è avvenuto…vista la fusione con San Paolo. Nel 2007 l’ennesima promessa e un nuovo impegno ma già sappiamo (su loro ammissione) che nell’elenco delle banche armate del 2008 (che fa riferimento all’anno 2007) loro ci saranno.
2. Il gruppo finanzia le maggiori e peggiori multinazionali del mondo, ha finanziato progetti devastanti che hanno provocato migliaia di morti e disastri eco-sociali come il gasdotto Comisea in Perù, l’oleodotto OUP in Ecuador l’oleodotto BTC nel Caspio.
3. Banca Intesa-San Paolo è dentro un sistema finanziario globale che inevitabilmente sottopone le aziende a pressioni sempre più forti per massimizzare i profitti a scapito dei lavoratori, dell’ambiente e delle comunità locali.
A noi questi sembrano motivi più che sufficienti per dover evitare qualsiasi tipo di accordo con questo gruppo e per non credere alla “favola” continuamente riproposta di cercare di contaminare il sistema finanziario. CTM dice che questo accordo serve per permettere alle botteghe di capitalizzare, di finanziarsi e così riuscire a reggere e a sopravvivere… La nostra bottega e la nostra realtà che vive le difficoltà e la “crisi” di tutti, non vuole mortificare il suo “intento politico” utilizzando questo accordo.
Crediamo che ognuna delle botteghe debba e possa trovare modalità alternative più autodirette (vedi azionariato popolare, ricapitalizzazione con i soci etc.) per ridare vitalità al proprio lavoro e crediamo che debbano essere disponibili a “decrescere” e “ridursi” continuando comunque ad essere spina nel fianco dentro a questo sistema infernale.
Anche a livello finanziario esempi ce ne sono quali il circuito MAG in tutte le sue sfaccettature, la nostra esperienza di microcredito e di finanza critica alle Piagge etc… A quelle dobbiamo guardare e con queste realtà concrete dobbiamo essere capaci di costruire un modello altro di riferimento.
Con questa lettera speriamo di poter aprire un confronto serrato e serio con voi…ci attendiamo risposte diverse da quelle che finora abbiamo letto, che non ci hanno per niente convinto e che riteniamo insoddisfacenti… Nel frattempo come piccole botteghe e realtà di economie solidali decidiamo di “sospendere” il rapporto con la vostra centrale riguardo agli ordini e agli acquisti, e se questa situazione dovesse perdurare e nulla cambiasse avvieremmo una campagna nazionale coinvolgendo anche le altre botteghe e realtà del CES e delle economie solidali e ci troveremo costretti a rinunciare definitivamente ai vostri prodotti e a qualsiasi rapporto commerciale e politico con la vostra centrale.
Grazie per averci ascoltato …attendiamo con fiducia
Alessandro Santoro – prete delle Piagge
Coop. Equazione – bottega delle economie solidali (Le Piagge, Firenze)
Coop. Zenzero (Firenze)
Coop. Hakuna Shida (Firenze)
G.A.S.P. (Gruppo d’Acquisto Solidale delle Piagge) (Firenze)
Associazione Tatawelo (Firenze)




Condivido il vostro sdegno, dovremmo una volta per tutte considerare l’ipotesi di costruire, di nuovo, un mercato finanziario etico, considerate anche, e forse soprattutto, le colpevoli mancanze di Banca Etica che ha illuso un po’ tutti.
Condivido l’appello
(x Francesca …di preciso cosa intendi per “mancanze di BancaEtica”?)
Leggo sempre volentieri finansol, anche se limito gli interventi a cio’ che conosco un po’ piu’ da vicinio.
Mi era già capitato di intervenire sull’argomento tempo fà … e non vorrei ripetermi.
Pero’, mi pare significativo segnalare qui, senza pretesa di essere esaustivo, alcuni dei temi che sono oggetto di dibattito interno a ctm-altromercato.
1) Pare che Intesa San Paolo, colosso finanziario nato post fusione, si diriga abbastanza velocemente a divenire “banca disarmata” o meglio, diciamo molto meno armata di prima, in settimana la presidenza del consiglio ha pubblicato i dati (vedi link) http://www.governo.it/Presidenza/UCPMA/doc_rapporto_annuale/Tabella_16_2007.pdf il calo è notevole (da oltre 450 milioni a poco meno di 150). Un discreto risultato anche per i piu’ scettici, a cui peraltro, in precedenza era seguito una forte diminuzione della sola Intesa (salvo rigurgiti dovuti a fusioni e/o contratti non ancora chiusi);
2) Una banca specializzata, ovvero che lavora esclusivamente con persone giuridiche non-profit, credo sia il primo ed unico caso in Europa; Invece di guardare il solo lato negativo, (tanto è solo la solita operazione di marketing … etc) sarebbe bene anche riconoscere che potrebbe rappresentare (finalmente!) un tentativo di “dirottare” risorse ed energie che oggi vanno in altre direzioni (leggi speculazioni di vario tipo) in attività “sane” ed in “economia reale” (non di carta)dai risultati economici non speculativi (tipicamente il non profit non pare un settore ad alto rendimento).
3) E’ vero, l’attività “speculativa” in vari campi (oleodotti, multinazionali, paradisi fiscali, etc) è tipica di ogni grande gruppo bancario e finanziario. Peccato che tutto il non profit fà la fila a presentare progetti alle fondazioni bancarie, che traggono i loro proventi proprio dagli utili “speculativi” delle loro partecipazioni agli istituti bancari. Ma siccome il danaro è un mezzo, io penso che sia opportuno utilizzarlo bene e cosi’ come ogni prodotto del Com.e.s. che sostituisce un prodotto iniquo in un supermercato è un passo avanti verso un mondo un po’ migliore, cosi ogni centesimo di euro impiegato bene e sottratto alle speculazioni, è altrettanto un risultato positivo da acquisire.
Infine, guardando il bicchiere mezzo pieno, per chi conosce i contenuti di una convenzione bancaria, che paradossalmente potrebbe anche non venire mai attivata (basta che nessuno dei soci di ctm chieda un finanziamento), mi pare di poter dire che, in questo specifico caso, si è tentato di coniugare “la forza” di una media impresa italiana (oltre 50 milioni di € al dettaglio di ricavi) con gli obiettivi di una campagna della società civile (campagna banche armate). Non mi pare di vedere in giro, sul lato economico, altrettanta coerenza da parte di altre grandi “agenzie” del non profit.
Se poi, come si mormora, in diversi hanno bussato alle porte del sottosegretario Letta chiedendo la revisione della L.185 (chiedere a Beretta per i dettagli) e magari saranno pronti a tornare alla carica col prossimo governo … bhee … chissà che quella firma sulla convenzione non possa tornare utile al ns. povero Paese.
saluti
A.C.
N.B. comunque sarei curioso di vedere i contenuti della campagna nazionale!
Pol Pot, forse nessuno lo ricorda ma ci fu un tempo in cui in cui noi giovani sessantottini sostenevamo la guerriglia Cambogiana. Molti di noi provenivano dal mondo cattolico, eravamo arrabbiati e volevamo cambiare il mondo, a prescindere da chi lo abitava! Volevamo il nostro mondo e così Pol Pot vinta la guerra volle cambiare la Cambogia, ma essendo povero aveva solo sacchetti di plastica per elimare il male che era presente nelle debolezze umane dei suoi compaesani. Noi giovani cattolici in quel periodo avevamo dimenticato uno dei passi fondamentali del vangelo, ma forse non ce lo avevano neppure inseganto bene quel passo così occupate le alte gerarchie a condannare don Milani e a sostenere i capellani militari. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. A noi piace scagliare la prima pietra, in molti di noi, viviamo comodamente il nostro essere farisei, il non giudicarsi quotidianamente da testa a piedi, il non cogliere le nostre contraddizioni; preferiamo assolutizzare un aspetto del nostro vivere e usare quello come spada: chi non è con me è contro di me e va combattuto e distrutto o “rieducato”. Dovè sta in tutto questo l’attenzione al piccolo, alla persona in difficoltà, alla coscienza di vivere costantamente e quotidianamente dentro la contraddizioni e che, in questa contradizione, dobbiamo essere compagni di strada con chi cammina con passo diverso, con chi sta aiutando altri a camminare e quindi procede più lentamente e magari usa la carrozzina o le stampelle prodotte da questo sistema di mercato che sfrutta e opprime i deboli. “Farisei voi ponete carichi insopportabili sulle spalle delle persone…… . Per quel poco che ne so, durante la guerra di Spagna, le varie componenti delle brigate internazionali, dedicavano molte energie ad ammazzarsi tra di loro e poi vinse Franco. Così come da sempre in Italia noi cattocomunisti, prendendo a prestito lo slogan del detersivo che lava più bianco, dedichiamo molta parte del nostro tempo a combatterci per fare come gli apostoli:”chi di noi è il più grande?”. Dannata ideologia! Maschera che distrugge il cuore e il cervello, quando riusciremo a togliercela. Giorgio Chioggia
Caro Giorgio, ho letto il tuo intervento… quello che inizia tirando in causa addirittura “Pol Pot…” e termina con l’anatema “Dannata ideologia! Maschera che distrugge il cuore e il cervello”….
Non sono sicuro di interpretare bene, ma non capisco come tu possa riferirti ad un’idea contraria alla tua (mi riferisco alle perplessità esposte in merito all’accordo tra CTM e Banca Prossima) come ad una “ideologia dannata”. Né mi pare che l’esistenza di idee diverse al riguardo dell’accordo con Intesa San Paolo possa essere paragonato alla guerra fratricida (mi riferisco all’esempio che fai delle brigate internazionali in Spagna). (Tra parentesi: Franco vinse, non solo e non tanto perchè i repubblicani erano divisi, ma anche perchè Franco aveva rifornimenti d’armi e uomini offerti dal fascismo italiano e del nazismo tedesco).
Io, invece, provo rispetto per la tua idea, anche in questo caso – l’accordo con Intesa San Paolo – seppure abbiamo diverse opinioni al riguardo; anzi, di più, considero comunque positivi i tuoi interventi, perchè sempre dettati da esperienza e larghezza di vedute. Ma mi spiace quando sembra che si mal sopporti la pluralità di idee; quando, forse preoccupati dalla difficoltà di tenerci uniti nel comes, ci si preoccupa di silenziare quello che appare come dissenso; quando la soluzione al problema si risolve nella definizione di organizzazioni di ruoli, tempi e spazi, al di fuori dei quali tutto, ogni intervento, lettera, testimonianza, diventano inopportuni (quando va bene) o “dannatamente ideologici” (quando va male).
Federico Mirano
Pazzesco! Paradossale! Dovrò iniziare a boicottare i prodotti CTM? Come si fa a sottoscrivere la lettera? L´ideale sarebbe organizzare una petizione online.
Caro Federico, nel mio intervento,non ho inteso difendere l’accordo con banca prossima, come vedi, non entro mai nel merito dell’accordo. Ho espresso i miei sentimenti rispetto ai contenuti della lettera e alle scelte finali la dove si sceglie il boicottaggio o addirittura una campagna nazionale. Si centra l’operato di una struttura come il consorzio,trascendendo dal confronto ampio aspro e continuo che c’è nel nostro interno, con posizioni molto diverse, che mai hanno l’obietivo di distruggere ma di cercare di fare dei passi che per alcuni possono essere considerati in avanti e per altri indietro, sapendo che nulla è indefinito e che tutto si misura su una storia che cambia e che molto spesso ci trescende e che subiamo. Si trascende dal fatto che oggi il consorzio Ctm è l’ambito in cui più si opera e si dibatte sull’esperienza del Comes in Italia e, con presunzione a livello mondiale. Tutto questo non conta niente, conta che su un punto qualcuno non è d’accordo e vuol fare una campagna contro, sicuramente un punto importante per queste persone, ma quel punto importante diventa un assoluto. E allora andiamo avanti così, facciamoci i nostri 350.000 (per modo di dire) ghetti in cui ci siamo solo noi e i tre che la pensano allo stesso modo, facciamo 20 liste di ex comunisti, di consumatori critici, di consumatori attenti di consumattori,ecc. ecc.. Che bello finalmente il mondo a mia misura! Certo la provetta in cui uno si è cacciato a furia di evidenziare la propria differenza rispetto agli altri. Avremo occasione di fare campagne, Berlusca ci ofrirà mille occasioni, ma attenti a non perderci quella contro CTM per l’accordo su Banca Prossima e, per completare la cosa, megli ampliare la campagna anche contro le botteghe che eventualmente si vedranno costrette ad utilizzare tale accordo. Non ci sia comprensione non si sia perdono, non ci sia confronto, ma solo rieducazione di chi sbaglia, magari con un sachetto di plastica attorno al collo. Buona notte. Giorgio
una lista di Consumatori Critici?
OTTIMA IDEA!
Ma ci pensate quanti aderiranno, sapendo che aderendo a un GAS si risparmia sulla spesa?
Sarebbe quasi una rivoluzione …tipo quella di Jacopo Fo per i pannelli fotovoltaici: –> http://www.jacopofo.com/?q=node/2662
Salve, sono uno dei firmatari della lettera al CTM. Di tutto mi aspettavo, tranne di scomodare
Pol Pot, Franco, Don Milani e quant’altri. Cattocomunista? Chi sa, oggi come oggi non saprei davvero come definirmi e nemmeno sento questa esigenza. Leggo e rileggo quelle due lettere piene di livore e non riesco a comprenderne il significato. Si sei una persona colta, sai scrivere ed hai una vasta conoscenza del problema e di ciò sono lieto, quello che invece non comprendo è il significato di tutto questo blalablablabla….io ho firmato quella lettera perché convinto di aiutare, con il mio servizio di volontariato, quelle popolazioni che si aspettano da noi un giusto guadagno per il loro lavoro e una possibilità di sviluppo e sopravvivenza. Stop! non chiedo altro, non faccio gruppi e tanto meno mi sento chiuso in una gabbia o in chi sa cosa. Firmando quella lettera pretendo da chi partecipa a questi progetti, non sia anche colui che poi arma, chi quei popoli li affama.
Comunque senza rancore, se questo ti da adito a giudicarmi “dannatamente ideologico” fai pure e lasciami nella mia provetta , tu intanto conquistati il Paradiso continuando a perdonare e comprendere, in fondo anche a te l’era Berlusconi offrirà molte occasioni. Buona giornata Sabatino
Salve a tutti, mi chiamo Francesco e sono socio di una cooperativa che fa consumo critico a Pescara.
Evitando eccessive reazioni emotive e dando per scontato che ciascuno cerca di fare per il meglio, credo che il punto della questione sia sempre lo stesso: contaminare-essere contaminati.
Per quanto io possa capire la scelta di CTM, vorrei far notare una cosa di assoluta evidenza: la forza principale del capitalismo sta nella sua enorme capacità digestiva. Ogni forza “sovversiva” è stata inglobata e ridotta a gadget. Ora, francamente, pensare che il commercio equo, una volta che si metta su questa strada, possa sfuggiere a questo meccanismo mi pare davvero ingenuo… Il commercio equo non è nato solo come modalità di sostegno a popolazioni bisognose, ma come strumento fattivo per mostrare i frutti di scelte politiche diverse dal semplice appiattirsi sulle regole del mercato dei forti. Se continua a scivolare sulla china dell’adattarsi finirà con il perdere ogni carica rinnovatrice. E sono ottimista con il dire “finirà”, perchè il caso della Nestlè che fa il caffè equo è emblematico del fatto che la digestione è già in atto…
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Ciao a tutti. Mi ha molto interessato questa discussione sulla lettera aperta.
Parto da un punto che ogni tanto affiora ni commenti: a me pare che il problema non sia certo contaminare o essere contaminati e non trovo nulla di pazzesco nella convenzione bancaria che Ctm ha firmato, anzi, apprezzo molto questa operazione. Dopo aver letto la lettera e un certo tipo di commenti, sinceramente l’apprezzo ancora di più.
L’idea della contaminazione è un concetto da mettere in soffitta. Che ci siano dei contaminatori in giro che mi vogliono contaminare non mi rende troppo felice. Se non da untori mi sa da testimoni di Geova che suonano al campanello. Non voglio essere educato da chi pretende di insegnarmi ciò che è bene, non sono mica un bambino. Figuriamoci un’impresa, magari un grande gruppo bancario, come attenda di essere contaminata da noi…. lasciamo perdere.
Per me l’obiettivo di chi fa economia solidale è piuttosto semplice (almeno da definire): fare in modo che l’economia giusta/solidale sia sempre più grande ed importante, cercando di coinvolgere, far partecipare (cosa diversa da contaminare) un numero sempre più ampio di soggetti. E scusate, ma in questo processo di partecipazione/inclusione non posso pensare che ci sia una specie di san Pietro che sbarra la porta del Paradiso e ogni volta dica “tu sei sincero, puoi entrare, tu invece sei mosso da motivazioni di marketing, no, torna all’inferno…”. Ma vi pare possibile? Ma un po’ di realismo non farebbe bene a tutti? E chi sarebbe questo unto del signore? Adoro il lavoro che fanno le cooperative e le associazioni, ma non credo che questo impedisca ad altri di operare con giustizia e solidarietà, mica c’è un’esclusiva anche sui valori. Parlo infatti di “soggetti” intendendo con questa parola persone, gruppi, associazioni, parrocchie, ma anche imprese, istituzioni, persino banche. Vedo tanti messaggi che hanno un atteggiamento pregiudiziale contro l’economia di mercato: ogni idea va rispettata, ma mi pare che il commercio equo e solidale non sia contro il concetto di mercato o di impresa, ma voglia piuttosto far crescere un “altro mercato”, basato sulla giustizia e sulla solidarietà piuttosto che sulla logica del profitto. E con chi lo vogliamo fare questo mercato? da soli? chiusi in noi stessi, crogiolandoci nella nostra infinita bontà? Io vorrei che mio nipote da grande trovi un mondo migliore, senza necessariamente rinchiudersi in qualche nicchia sociale.
L’obiettivo di un’economia solidale che veramente costruisca un mondo migliore passa solo coinvolgendo anche le imprese, tra cui quelle che si occupano di finanza. A meno che non si voglia condannare pregiudizialmente questi soggetti e negare loro ogni possibilità. Ma allora non stiamo parlando di commercio equo e di economia solidale, ma di altre ideologie. Ripetere che il capitalismo è brutto e cattivo secondo me è una generalizzazione troppo scontata. Se uno non crede in questo sistema economico, amen, ma allora non stiamo qui neanche a discutere.
Ctm ha coinvolto Banca Prossima nel suo progetto. Ne è nata, ho letto, una convenzione vantaggiosa per i soci. Mi pare bellissimo! Questa convenzione un’altra banca, Banca Etica, quella che tra le altre cose dovrebbe essere invece la vera banca buona e solidale, costruita dal basso, non l’ha mai lontanamente prospettata alle botteghe. Guardiamo ai fatti: grazie alla convenzione con Banca Prossima soldi che non sappiamo come sarebbero stati usati finiscono con ragionevole certezza a sostegno dell’economia solidale (se qualche grande giudicatore non mette in dubbio anche che le botteghe facciano economia solidale..). Un passo avanti verso l’obiettivo di un mondo più giusto! Dite che Banca IntesaSanpaolo ha finanziato terribili progetti nel mondo: bene, non è mai troppo tardi per fare qualcosa di buono invece delle solite porcate! Bravo Ctm che li ha convinti! E proviamo a pensare per una volta che anche le imprese (e le persone che le gestiscono) possono evolvere positivamente, senza che necessariamente ci siano diabolici piani di marketing o di greenwashing sotto. Sono un ingenuo? Forse, ma io in un mondo migliore ci credo, come credo che tutti possano far parte di questo mondo più giusto, altri invece preferiscono essere gli unici ad avere la patente di buoni e non vedono l’ora di ribadirlo.
Roberto
Roberto, quello che scrivi è falso: una convenzione CTM-BancaEtica esiste già.
“Una convenzione con Banca Etica esiste già, ed è l’unica che abbiamo promosso pubblicamente. Il nostro rapporto con Banca Etica prosegue, tanto che abbiamo chiesto di aumentare i certificati di deposito pro commercio equo. – Giorgio Dal Fiume, presidente di Altromercato ” —> http://www.altreconomia.it/index.php?module=subjects&func=viewpage&pageid=451
Caro Roberto,
qui il manicheismo non c’entra nulla, non si tratta di dare patenti a nessuno. Si tratta di una cosa semplicissima: ci credi in un certo modo di fare economia o no. Poi magari sarà anche meglio un altro, però chi si è fatto strada portando avanti una certa idea ha il dovere di mantenere una certa coerenza con i valori che l’hanno ispirato. Sennò fa un’altra cosa. Liberissimo, ma è un’altra cosa.
Ora, i punti sono questi:
1) se il commercio equo pretende dai fornitori del terzo mondo certe garanzie (di rispetto dei lavoratori, di utilizzo di tecniche più possibile bio, ecc.), come può non pretenderli dalla banca che la finanzia? Mi sembra clamoroso chiedere il rispetto di valori e regole al contadino del Perù e non alla Banca presso cui ti servi! In cambio di che, poi? Di un vantaggio economico per i soci?!?! E questo è tutto?? Bah… Avrei capito se avessero ottenuto investimenti nei paesi in via di sviluppo!
2) a forza di flirtare con l’economia tradizionale, si finisce con il diluire talmente tanto se stessi, che non rimane più niente di diverso da proporre nella società. Non si tratta di fare i manichei, ma se uno mette in piedi una roba come il commercio equo, evidentemente ritiene che ci sia qualcosa di sbagliato nel sistema tradizionale, sennò che lo ha fatto a fare??
Constato che la digestione è in stato avanzato, se bisogna spiegare queste cose…..
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aggiungo:
tu la metti sul piano che si voglia escludere qualcuno da qualcosa. Non è così. Però, cavolo, se io ho fatto una scelta, non è manco detto che per forza mi debba accompagnare con chiunque. Io vado a Roma. Se vuoi venire con me, benissimo. Sennò, liberissimo di andare a Milano. Io mica dico niente. Però, sappi che se vieni con me si va a Roma. E cavolo, mica mi puoi costringere ad andare a Firenze! Se non accetto di venire a Firenze sono manicheo?? No, è che, semplicemente, io voglio andare a Roma! Posso? Potrò essere libero anch’io di andare dove credo? O mi devo sentir dire che così escludo qualcuno? Non credo!
Io cerco di convincere quante più persone possibile che Roma è bellissima . Quelli che non vogliono venire pazienza. Sono io che li escludo o loro che sono liberi di non venire?
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ultimo:
noi il commercio equo non lo vogliamo fare da soli e ci spolmoniamo per diffonderlo. Ma lo vogliamo fare con chi ci crede davvero, sperando che siano sempre più persone, non con chi lo strumentalizza.
E chi con una mano dà (forse) al commercio equo e con l’altra (sicuramente) alle fabbriche di armi non è uno che ci crede veramente. E questo mi puzza. Ripassasse quando si sarà convinto sul serio.
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Per Marco: da quello che so io non esiste una convenzione bancaria con Banca Etica che permetta ai soci di avere un finanziamento senza tirar fuori fideiussioni o garanzie personali, come avviene invece con Banca Prossima. Sembra ironico, ma se una bottega vuole finanziarsi con banca Etica (come sarebbe normale, facendo economia solidale) spesso i soci devono rischiare personalmente. E’ questa finanza solidale? Diversa dalle altre? Mah… Banca Prossima invece eroga i soldi senza chiedere niente, vede solo il progetto, come dovrebbe essere. Tutta la vita Banca Prossima!
Per Francesco: credo che se ti rileggi l’ esempio che hai fatto ti renda conto che mi stai dando ragione. Tu proponi a diverse persone di andare a Roma, uno ti dice “ok, vengo anch’io” e tu gli dici “no, tu no, tu sei una banca cattiva, non ti voglio con me a Roma, in realtà sotto sotto tu vuoi andare a Milano”. La banca ti dice: “no, voglio veramente venire con te a Roma, perché non mi permetti di accompagnarti” e tu insisti “no, no, ti conosco, tu non lo vuoi veramente,non sei mai stata a Roma, hai altri motivi, alla fine vuoi andare a Milano”.
Per me questo si chiama pregiudizio (o manicheismo come lo chiami te). Giudichi le motivazioni degli altri, chiedi coerenza ed integralismo. IntesaSanpaolo aiuta il commercio equo e allo stesso tempo finanzia il commercio di armi. Invece di dire bravi per l’equo solidale, adesso uscite dal commercio di armi, li rigettiamo, indegni, “ripassassero quando si sarà convinto sul serio”. Ma tu credi veramente in queste teorie sui valori da difendere? A me fanno paura, ti sembrerà assurdo, ma mi sembrano le stesse cose che dicono i leghisti (la Padania ai padani, gli immigrati ripassassero quando sapranno parlare bene italiano e avranno imparato i nostri valori). Il commercio equo ai veri equosolidali! Difendiamo i nostri valori contro chi ci vuole invadere!
Alla fine, da questi discorsi ne vieni fuori lasciando che ci sia uno, con tutti i limiti e le possibilità di errore, che decide. In questo caso il Cda di Ctm ha deciso che le motivazioni di Banca Prossima erano sincere, o meritavano di essere approfondite. Come mi pareva dicesse Messina nell’altra discussione, fa parte del rischio che si assumono gli amministratori delle imprese sociali (oltre a quello economico). Che faranno bene o male, ma poi saranno giudicati. Se sono stati troppo ingenui lo dirà la storia, ma partire prevenuti mi pare veramente sbagliato e, ripeto, presuntuoso. Oltre che inefficace: l’economia solidale non va da nessuna parte.
Roberto
1 – Banca Etica finanzia le botteghe. Noi ne siamo un esempio.
2 – Io giudico dai fatti, non dalle dichiarazioni. Non è pregiudizio, è giudizio. Con i fatti si dimostra dove si vuole andare. I fatti sono che San Paolo è una banca armata. E’ una questione di scelte, non di altro. Se uno vuole venire a Roma, la strada è quella, conta poco quello che dici.
3 – come vedi, sei tu che hai un pregiudizio verso Banca Etica. Eppure era semplice informarsi, dato che è l’unica banca che rende disponibili in rete le informazioni su tutti i finanziamenti erogati.
4 – a me i sofismi non piacciono. Perchè, sarebbe un male di per sè difendere i propri ideali?? A me non pare proprio. La tua assimilazione ai valori padani è un non senso. Non è un male difendere gli ideali, bisogna vedere QUALI ideali. Se difendo il valore che chi è straniero fuori dalle palle…. beh… il problema non è che difendo i valori, ma i valori che ho scelto
Tra l’altro, a me fa molta più paura questa indistinzione, questo “volemose bene” per cui ogni spinta finisce con l’essere risucchiata nella grande marmellata.
Io mi chiedo: come potrà un domani CTM prendere una posizione contro la guerra, quando ha serenamente stretto accordi con una banca armata? Ovvio che la sua credibilità sull’argomento sarà azzerata. Ecco neutralizzato CTM…
Con che faccia chiederà rigore al contadino della Costa Rica? Ci vuole una bella faccia di bronzo!
Io sono sconcertato. Qui non c’entra niente l’escludere! Qui si tratta di fare una testimonianza SERIA di qualcosa, che potrebbe essere utile anche a chi non se la sente di farla! Si tratta di rappresentare un baluardo anche per chi non può o non vuole. Che fa, allora, i preti escludono i laici dalla fede?!?!
Io credo che in un mondo così appiattito sulle necessità del mercato ci sia un enorme bisogno di chi tiene viva l’idea che esista dell’altro.
E’ una necessità fortissima specialmente per i nostri giovani, che hanno gli occhi ingrigiti a forza di “sano realismo”! Io credo che ci voglia chi coltivi un po’ di “sana utopia”, per dinci!
E chi fa una certa strada deve avere mille occhi per non cadere in tranelli che finiscano con l’indebolire la fiaccola della propria testimonianza, che serve a se, ma anche agli altri. Altro che escludere, è il contrario!
“.. non esiste una convenzione bancaria con Banca Etica che permetta ai soci di avere un finanziamento senza tirar fuori fideiussioni o garanzie personali, come avviene invece con Banca Prossima..”
VERO! Non esiste …e forse non può esistere nell’ambito bancario una cosa simile (MAG a parte).
BancaProssima avrà un fondo che garantirà …ma sai bene da dove arrivano i soldi che garantiscono quel fondo!!!!! ..pertanto uso una tua frase per chiederti: “E’ questa finanza solidale? Diversa dalle altre? Mah…”
Dici: “In questo caso il Cda di Ctm ha deciso che le motivazioni di Banca Prossima erano sincere..” ma io mi chiedo: sono le motivazioni o i soldi (le agevolazioni, i tassi minori) ad aver convinto CTM? Se BancaProssima avesse offerto agevolazioni IDENTICHE a quelle di BancaEtica, l’accordo sarebbe stato firmato lo stesso?
Non faccio l’avvocato di Ctm, ma penso che continuerà, come fa da anni, a prendere posizione contro la guerra e a manifestare per la pace. Fa sorridere l’idea che la convenzione faccia da censura. Ma per favore: non dimentichiamo che oggi i soldi alle botteghe non li presta solo Banca Etica, ma magari Unicredit o altri grandi. E mica per questo le botteghe non manifestano, anzi.
Si deve avere delle sane utopie negli ideali, ma concretezza nell’agire, altrimenti gli ideali rimangono mere dichiarazioni di principi. Stancano, diventano inutili. Tra uno che passa il tempo a dichiararli ed uno che li realizza diffusamente preferisco sempre il secondo. Sono stanco di leggere di diritti dichiarati politicamente, sostenuti civilmente, rivendicati socialmente, e poi il nulla. Un circuito di affermazioni fini a se stesse, che non spostano una virgola del mondo. Ripeto: sognare utopie, agire con concretezza per realizzarle. Con i propri valori, ma senza rinchiudersi dentro un muro.
Bella poi la storia del rigore al contadino. Rigore in cosa? Se non lo hai mai fatto vai a verificare come si lavora con i produttori, mica con i metri assoluti, ma con il famoso realismo che tu tanto detesti, cercando di capire che ci possono essere delle situazioni non perfette (ad esempio poca democrazia interna), ma che se l’impatto sociale complessivo è positivo si lavora insieme a quel gruppo.
Sulla questione di dove arrivino i soldi a garanzia dei prestiti di Banca Prossima ho letto che lì fornisce Ctm stesso con una percentuale sul complessivo. Quindi sono soldi puliti… Tra parentesi, da Altreconomia di settembre: “Sarà tra l’altro messo in piedi un meccanismo per il quale gli utili non saranno distribuiti all’azionista (almeno per i primi dieci anni) ma confluiranno in un fondo di sicurezza destinato ai finanziamenti più rischiosi, che altrimenti non avrebbero accesso al credito. Un meccanismo che al momento sarebbe un caso unico in Italia. Oggi c’è una forte sproporzione tra quanto raccolto da Intesa dai clienti non profit (non meno di 5 miliardi di euro) e gli impieghi verso il terzo settore (800 milioni di euro), considerato dalle banche troppo rischioso e poco remunerativo.”
Che domanda è poi “Sono le motivazioni o le agevolazioni ad aver convinto Ctm?” Mi sembra talmente chiaro che sono entrambe! Ci devono essere agevolazioni migliori di altre, ma ci deve essere anche la convinzione che non si tratta di mero marketing o sfruttamento della causa per altri fini. A volte faccio fatica a seguire certi discorsi, mi sembra che si ribalti il punto di vista. Se le condizioni erano identiche a quelle di altri ovvio che Ctm non le firmava, ma il vero problema è che Banca Prossima le fa migliori di altri soggetti dell’economia solidale, mica il fatto che Ctm le firmi.
Non starò a controbattere, del resto non è necessario convincersi reciprocamente.
Puntualizzo poche cose.
1) Tu come fai a sostenere che chi parla non fa nulla? Mi conosci? Questi sono argomenti retorici inutili, perchè si può dire tutto e il contrario di tutto. Stai al tema, non presumere, non avere pregiudizi, è meglio. Ti dico solo che io in queste cose ci sto dentro. Tu?
2) Vedo che non sei informato. Il contadino per entrare nel circuito del commercio equo deve sottostare ad un disciplinare. Cioè, il CTM di turno ha rapporti con lui solo se si impegna a rispettare certe regole. Non è stravagante che si pretenda questo dal contadino e non dalla banca che ti finanzia? Ok, per te non lo è. Liberissimo. Per me sì.
” Se le condizioni erano identiche a quelle di altri ovvio che Ctm non le firmava ” …un po’ come dire: “la DOLE vende le banane a meno di CTM-Altromercato, ovvio che dobbiamo acquistarle dalla DOLE!”
Gentili autori della “Lettera aperta a Ctm altromercato”, vi ringraziamo dell’attenzione che ci avete dedicato scrivendoci.
La prima cosa che ci teniamo a dirvi è che questa risposta, più che ribattere alle vostre argomentazioni punto per punto, vuole contribuire alla discussione che ci pare si sia aperta sulle questioni sollevate dalla vostra lettera, in particolare la questione del finanziamento delle attività delle botteghe del mondo. Una discussione che ci pare fondamentale, perché strettamente legata al ruolo futuro delle botteghe stesse all’interno del sempre più vasto scenario del commercio equo e solidale, e soprattutto necessaria alla luce delle decisioni critiche da prendere in questi e nei prossimi mesi. Desideriamo inoltre precisare che, coerentemente con la natura democratica del nostro movimento, la convenzione con Banca Prossima sarà sottoposta a ratifica nel corso dell’assemblea soci di Ctm altromercato di giugno c.a..
Come per tutte le decisioni importanti, saranno quindi i soci a stabilire se la strada che abbiamo indicato è quella che il Consorzio intende percorrere.
Tornando alla vostra lettera, vorremmo innanzitutto rassicurarvi che, come voi, anche noi, nel nostro ruolo di Cda del Consorzio Ctm altromercato, proveniamo da anni di volontariato e rappresentiamo delle cooperative ed associazioni di commercio equo e solidale che si impegnano “dal basso”, con grande passione, nel cambiare i meccanismi di ingiustizia presenti negli scambi economici tra i paesi del Nord e del Sud del mondo e nel costruire un’economia più giusta. Se dunque ci accomunano strettamente le origini, i valori e gli obiettivi del nostro agire quotidiano, sembra che tra noi e voi ci siano invece delle differenze non piccole e delle sensibilità diverse circa il ruolo e le prospettive future del commercio equo e dell’economia solidale in generale.
A tal proposito permetteteci di fare un rapido riassunto, importante per chiarire la nostra posizione. Il Consorzio Ctm Altromercato, grazie al contributo di migliaia di volontari, in questi oltre 20 anni di vita ha costruito una storia per molti versi unica: da piccolo fenomeno, fatto di tante realtà spontanee che volevano testimoniare i valori di giustizia e dignità attraverso un consumo attento e consapevole, è diventato oggi un sistema in cui sono presenti vere e proprie imprese sociali, in grado di operare a pieno titolo nell’economia del nostro paese. Tra lo stupore di molti, il Consorzio Ctm altromercato, la centrale e le botteghe, si confronta oggi con il mercato e opera fianco a fianco con molte imprese commerciali e della distribuzione organizzata, pur rimanendo fermi i principi per i quali è nato: l’assenza di scopo di lucro, la lotta alla povertà attraverso il sostegno ai piccoli produttori marginali del sud del mondo, la sensibilizzazione al consumo consapevole ed alle iniquità del sistema commerciale tradizionale.
Oggi Ctm altromercato è, e lo diciamo con grande orgoglio, una rete di economia solidale in grado di perseguire i suoi scopi intrecciando il lavoro retribuito di oltre 450 persone con l’apporto gratuito di migliaia di volontari e di soci, che insieme generano un’economia giusta di 60 milioni di euro all’anno, un fatturato pari a quello di molte aziende della produzione e della distribuzione commerciale convenzionale.
Veniamo ora al punto della questione: il sistema di imprese sociali che abbiamo creato in questi anni, basato prevalentemente sul tempo liberamente dedicato dalle persone, dal punto di vista finanziario è retto attraverso l’impegno personale di molti soci, persone che con i loro risparmi hanno permesso di far nascere e crescere la rete consortile, permettendoci di arrivare al livello attuale. Purtroppo, però, l’impegno finanziario di coloro che ci sostengono, per quanto meritorio e indice di genuina passione civile, oggi non è più sufficiente a far fronte alle esigenze di molte associate. Con dimensioni orami non più piccole, nella questione della sostenibilità del Consorzio è centrale ed ineludibile il problema finanziario, ossia del reperimento delle risorse necessarie a far fronte simultaneamente ai diversi impegni: il prefinanziamento ai produttori, il pagamento dei costi del personale, le spese di affitto, i tempi di incasso delle vendite dei prodotti, ecc.
Per quanto la rete sia costantemente impegnata nel raccogliere capitale sociale e prestito dei soci è a noi chiaro come la dimensione di molte realtà cooperative, che muovono centinaia di migliaia di euro, non possa reggersi esclusivamente sul rischio personale dei soci, in particolar modo in una situazione così difficile per tante famiglie italiane, per le quali anche poche centinaia di euro possono fare la differenza nel bilancio di fine mese.
E qui veniamo al bivio, alla decisione critica da prendere: trovare il modo di creare rapporti economico-finanziari con soggetti diversi e sostenere i bisogni operativi di un commercio equo e solidale che vuole cambiare l’economia del nostro paese, oppure prendere atto che l’utopia per cui molte persone si sono impegnate ha raggiunto il suo limite e non è possibile andare oltre, attuando una decrescita spontanea, riducendo l’economia solidale ad una pura testimonianza di valori, un po’ come agli albori.
Ci pare che voi sosteniate la seconda strada, mentre noi, con tutti i limiti e le contraddizioni possibili, ma coerenti con la nostra storia, stiamo disperatamente cercando di non abbandonare l’utopia che per tanti anni abbiamo reso concreta. La ricerca di nuovi fonti di accesso al credito finanziario è mossa dalla stessa volontà che ci ha portato a realizzare accordi con la grande distribuzione dieci anni fa, decisione difficile, come da voi ricordato, senza la quale tuttavia oggi probabilmente le botteghe del mondo avrebbero un ruolo di mera rappresentanza, di piccolo simbolo di economia solidale, e come avviene in quasi tutti gli altri paesi europei, la grande distribuzione stessa avrebbe assunto il ruolo di guida del fenomeno del consumo critico. La stessa volontà che, vale la pena ricordarlo, perché spesso ci si ferma a banche e distribuzione, ma si trascura il resto, ci ha portato a collaborare con tante realtà dell’economia tradizionale, nella trasformazione dei prodotti, nella loro lavorazione, nel trasporto dei prodotti finiti, nella comunicazione, nell’amministrazione, nell’informatica. Senza queste relazioni non sarebbe stato possibile raggiungere il successo di pubblico attuale, l’interesse verso il commercio equo delle organizzazioni e delle botteghe, il livello di qualità dei nostri prodotti, la realizzazione di numerosi progetti di autosviluppo presso i produttori del sud del mondo. Relazioni che ci hanno permesso di accreditare nel nostro paese l’economia gestita con altri valori rispetto al profitto, che hanno aperto la strada ad altre esperienze innovative nel nostro mondo, e che in qualche caso hanno dato vita a sinergie con piccole e medie imprese italiane, sorprese dalla forza dei nostri progetti ed appassionate con un interesse che va ben oltre quello strettamente economico o di marketing.
Il problema del sostegno del sistema Consorzio ha raggiunto una dimensione in cui c’è bisogno di notevoli risorse: crescono, per fortuna, gli importi che la Centrale paga ai produttori, secondo la regola del prefinanziamento anticipato, e quindi con molti mesi in anticipo rispetto alla riscossione per la vendita, e crescono gli investimenti delle botteghe del mondo per sostenere il loro sviluppo quale alternativa alla distribuzione commerciale, in particolare alla Gdo. In questa situazione, fatta eccezione per Banca Etica e per le raccolte di risparmio e di capitale dei soci, non ci sono alternative sufficienti al sistema finanziario tradizionale. Ci dispiace molto, ma è così. E del resto molte botteghe del mondo già oggi sono costrette a relazionarsi con banche tradizionali, chiedendo prestiti, anticipazioni e fidi di cassa.
In questo quadro, come detto cruciale, Banca Prossima si è offerta di costruire una convenzione con il Consorzio a favore delle botteghe socie. Come tutti sanno, Banca Prossima è di proprietà del gruppo Intesa-San Paolo, anche se la gestione è separata. La raccolta di capitale e gli impieghi sono dedicati al mondo del no profit. E’ noto come il gruppo Intesa San Paolo fosse una banca armata e come da metà del 2007 abbia dichiarato di sospendere la partecipazione a operazioni finanziare che riguardino il commercio e la produzione di armi. Nel 2007 il gruppo è ancora presente nell’elenco, essendo la sospensione operativa da giugno.
Voi affermate che Intesa San Paolo finanzia le peggiori multinazionali del mondo. A noi pare che il fatto di attingere fondi da Banca Prossima, una banca che raccoglie le risorse da impiegare da organizzazioni del terzo settore, tra cui Caritas italiana, Legacoop sociali, Consorzio Cgm, Anfas e molte altre Onlus sia un passo avanti circa l’impiego delle risorse con le quali si finanzia il commercio equo. Se ci si relaziona con un soggetto simile si riducono le risorse destinate all’economia delle multinazionali piuttosto che incrementarle, come invece potrebbe succedere nella situazione attuale, in cui molti soldi del commercio equo vanno ad alimentare conti di banche italiane tradizionali.
Ultima vostra osservazione: Banca Intesa è dentro il sistema globale, che massimizza profitti a danno di lavoratori, ambiente e comunità locali. Osservazione giustissima. Gran parte del nostro mondo è parte di questo sistema. E nessuno di noi può probabilmente affermare di esserne immune. Da tempo il Consorzio ha scelto di accettare la sfida, di non essere solo una testimonianza simbolica, ma di agire nella nostra comunità per operare un cambiamento positivo, commisurando di volta in volta i passi avanti che si possono ottenere con i compromessi che a volte sono necessari e senza i quali il cambiamento non è possibile. Come riportato nella prefazione di Stefano Zamagni al libro di Frans van der Hoff “Faremo migliore il mondo”, il commercio equo e solidale ha una possibilità di successo, ma a patto che “tra studiosi e operatori si diffonda il convincimento in base al quale i principi “altri” dal profitto e dallo scambio di equivalenti possono, se si vuole, trovare posto dentro l’attività economica. Se invece, si vede l’avanzare dell’area del mercato come una desertificazione della società, perché si pensa al mercato come al luogo dello sfruttamento e della sopraffazione del forte sul debole […] è chiaro che il commercio equo e solidale non potrà mai raggiungere la soglia critica di cui dicevo. Si deve arrivare a comprendere che esiste una terza concezione del mercato, quella dell’economia civile, in base alla quale si può vivere l’esperienza della socialità umana e della fraternità all’interno della normale vita economica, né a lato, né prima, né dopo di essa.”
Da anni ci pare di averlo compreso, e pur nei nostri limiti e con i nostri errori, percorriamo risoluti questa strada, per un’economia solidale e sostenibile.
Ringraziandovi per l’attenzione, rimaniamo a vostra disposizione anche per un eventuale
incontro “de visu”.
per il Consorzio Ctm altromercato
il Consiglio di amministrazione
Cari tutti,
nelle varie discussioni “filosofiche”, interesanti per questo, non sono riuscito a cogliere una vera proposta alternativa all’alleanza con Banca Prossima Intesa Sanpaolo.
Chiedo seriamente a chi puo’ avere delle idee alternative, valide, per poter ottenere da una qualche realta’ etica:
1) dei finanziamenti dell’ordine del milione di euro che permettono di portar avanti le attivita’ di un consorzio come Ctm-Altromercato, ad esempio pre-finanziare i produttori del Commercio Equo;
2) una distribuzione capillare in tutta la nostra Italia (essendo Ctm presente in tutta la penisola), per poter aiutare (fidi, finanziamenti) la rete di Botteghe del Mondo che ne hanno bisogno;
3) l’applicazione degli stessi tassi d’interesse, sia al nord che nel profondo sud della penisola.
Se non si trovano alternative, che si fa? Si riduce l’attivita’ di commercio equo di una delle piu’ importanti centrali di Commercio Equo europee?
Una delle poche che puo’ esigere, almeno una dichiarazione d’intenti di una banca “armata” per uscire dal giro? Una delle poche che possono incidere realmente rispetto al mercato profit tradizionale?
Che strada scegliamo? Questa domanda non e’ retorica: c’e’ bisogno di una reale discussione.. meno filosofica..
Alessandro
Innanzitutto ringrazio sinceramente per aver dedicato del tempo a rispondere agli interventi.
Sui contenuti, rispetto le scelte assunte e sono convinto che siano state prese con il massimo senso di responsabilità e onestà. Tuttavia dissento.
Constato che la realpolitik ha stravinto su tutti i fronti. Ed al di là delle deboli ragioni “filosofiche”, è evidente che le ragioni forti siano di carattere prettamente economico-finanziario.
Personalmente non ho mai creduto che il commercio equo potesse risolvere il problema della fame nel mondo o dell’ingiustizia. Niente può risolvere questo problema, secondo me. Bisogna esserne coscienti, è una questione di maturità. Il male non si estirpa. Indegnamente prendo ad esempio Gesù Cristo. Non ha miracolato tutti gli storpi del mondo, non ha eliminato il male e la sofferenza, però ha portato una parola di speranza per tutti. Si creda o no, il messaggio è chiarissimo e illuminante.
Laicamente, credo che il commercio equo dovrebbe avere la stessa funzione, testimoniare la possibilità di vivere con una coscienza diversa. Che, badate bene, non è meno importante del portare più aiuti, perchè se esiste una sola speranza di contenere il male è modificare la coscienza delle persone. Invece, continuando per questa strada, si aiuteranno sì più persone, ma si finirà con l’annacquare talmente il messaggio che si finirà con il non fare più alcuna presa sulle coscienze.
E’ già successo mille volte ad esperienze potenzialmente innovative. Basta pensare alla parabola dei verdi dal momento in cui hanno scelto di accettare le regole della politica.
L’alternativa? Innanzitutto, non sempre esiste una soluzione. Personalmente farei semplicemente questo: il passo lungo quanto la gamba, ma non rischierei mai di rendere opaco il messaggio.
Sono socio di una importante rete di botteghe del commercio equo e solidale che domani celebrerà la sua assemblea annuale con un bilancio in attivo. Di poco. Ma in attivo. Questa rete fa anche commercio equo. In primis un’estesa attività educativa sul territorio provinciale.
Guardando il passato della cooperativa riesco a leggere il presente. Con le dovute proporzioni.
Non in centro storico! Le botteghe sembravano avere più consenso in periferia, magari un po’ nascoste onde evitare i rischi del consumismo che caratterizzò e caratterizza i centri storici. Domanda: c’è consumismo nelle botteghe del mondo? A vedere i minuscoli sacchetti che escono dalle BdM a paragone dei carrelli stracolmi dei confinanti supermercati non si direbbe.
Mai con la grande distribuzione! La strategia lillipuziana dei piccoli che incatenano il gigante ha fallito. Esser entrati nel ventre del gigante ci ha permesso d’incontrare nuovo pubblico. Se confrontiamo in ogni supermercato lo spazio dato al commercio equo con quello assegnato al cibo per “cani e gatti” inorridiamo. Eppure oggi senza la grande distribuzione non sarebbe possibile raggiungere sotto casa ogni cittadino e non sarebbe possibile dare dignità a gran parte dei nostri produttori.
Meglio le MAG! Anche la finanza solidale è evoluta nei decenni. Esistono veri e propri Istituti, Consorzi che gestiscono decine di milioni di euro all’anno e che sono governati anche da rappresentanti dei sud del mondo e che hanno sedi all’estero. Certamente la MAG sono state l’embrione di questa microfinanza. Se paragoniamo le nostre transazioni alle borse valori ci rendiamo conto quanto ancora irrisori siamo.
No alle domeniche d’oro! Anche qui è stata utilizzata la “giusta misura” con 2 o3 domeniche d’oro in particolari periodi dell’anno. Abbiamo con questo secolarizzato le festività? Se ci paragoniamo ai centri commerciali “sempre aperti” vediamo che siamo ben poca cosa.
Detta cooperativa è socia di CTM che si ritrova davanti ad una nuova domanda ed occasione di evoluzione. Il consorzio ha sempre ascoltato, favorito e dato opportunità a tutti senza differenziare le realtà piccole da quelle un po’ più solide. A mio avviso in modo quasi snervante e talvolta preoccupante ha voluto ascoltare sempre tutti. È il prezzo dell’organizzazione di commercio equo certamente più democratica d’Europa. Poi è sempre riuscita a fare sintesi condividendo a fondo e sul territorio il programma di sviluppo.
Ebbene anch’essa è abitata dall’ambiguità. A diverse sfumature e tonalità che purtroppo vengono banalizzate con i “duri e puri” da un lato ed i “pragmatici” dall’altro. Nel precedente governo del Consorzio sedevano autorevoli persone che si/ci richiamavano spesso a questioni di principio ma, piccolo particolare, ci hanno lasciato un bilancio con un disavanzo affatto esiguo. Senza offendere alcuno ma gli stessi si sono scusati durante l’Assemblea CTM asserendo che hanno compreso a posteriori quanto sia ampia la differenza tra le proclamazioni e le difficoltà di governo. E per fortuna hanno avuto l’onestà intellettuale di dirlo senza fare riferimento a congiunture internazionali sfavorevoli e ad interpretazioni filosofali. Disavanzo significa tagli di bilancio, minori opportunità per le centinaia di microproduttori in 4 continenti e minori possibilità di abitare il territorio in Italia.
Ora dobbiamo decidere nuovamente assieme. Vogliamo rinchiuderci nella riserva indiana ove profetizzare parole di speranza o immergerci nella storia per tentare compromessi a più alto livello? Come potremo continuare ad essere provocazione nella storia se ci rinchiudiamo in noi stessi?
Spero che la prossima Assemblea CTM di Trento aiuti il percorso. Lo chiedo non solo come socio ma anche come persona che si sta giocando i propri risparmi sul commercio equo.
Ecco che si mettono davanti i bilanci. La realtà fa i suoi ricatti. I bilanci, i posti di lavoro. Se è per questo, l’economia tradizionale fa più posti di lavoro, più profitti. Dicono anche che l’unico modo per tirar fuori dalla povertà le persone è creare più sviluppo, più ricchezza. Che in India la povertà la sta combattendo il mercato, non il commercio equo. E forse hanno anche ragione. Non ho l’ordine di grandezza, ma sono sicuro che incide molto più sulla povertà nel mondo la beneficienza che fanno gli stati che tutto il commercio equo del mondo messo insieme.
Io non ho le soluzioni a problemi del genere. Ma non mi sono mai illuso che il commercio equo lo fosse. Io la penso un po’ come Lou Reed quando disse “Il rock non può cambiare il mondo, ma può cambiare gli uomini. E gli uomini possono cambiare il mondo”.
Però se il rock diventa pop…
Un’ultima cosa. Mi pare curioso questo concetto del rinchiudersi. Restare fedele a un’idea significa rinchiudersi, secondo voi. Come dire che essere fedeli alla moglie è rinchiudersi nella famiglia… Io credo che la fedeltà sia anche una testimonianza verso l’esterno, come a dire a tutti “è possibile, provateci anche voi”.
La vostra “apertura” a me pare una illusione. Non siete voi ad aprirvi, ma il resto a ingurgitarvi.
Anch’io sono socio di un emporio di consumo critico. Si fa quel che si può. Però viene tanta gente, che si fida di noi e ci rispetta. Facciamo il solletico ai grandi business, lo sappiamo, però c’è tanta più gente che ora sa che deve porsi qualche problema in più prima di comprare un prodotto. Se cominciamo noi a farci qualche problema in meno (e di compromessi se ne fanno già tanti), cosa gli andremo a raccontare?
A proposito. Il bilancio è in pareggio. Andiamo avanti per quello che ci possiamo permettere. Diamo da lavorare a due persone. Vogliamo vincere senza snaturarci, o si va avanti tutti interi o si rimane dov’è. Questa è la sfida, vincere con le nostre regole. Sennò che vittoria è?
“L’economia è la struttura, la società è la sovrastruttura”, mai parole più azzeccate. Se vuoi cambiare il sistema finanziario devi fare leva non sui sentimenti ma sul denaro. Fino a che l’investimento di una banca rende, la banca non cambierà politica. Che fare? Influenzare l’unica parte del mercato che conta veramente: il consumatore. Se riuscissimo a raggiungere il consumatore con le informazioni che possediamo, se l’informazione fosse veramente libera, allora le attività economiche “non morali” perderebbero consensi e forse rappresenterebbero un problema più che una risorsa per le multinazionali.
Facile a dirsi..