Una delle caratteristiche sociali, politiche, economiche, più importanti dell’epoca contemporanea è la grande importanza assunta dal fenomeno delle migrazioni, sia interne ai diversi paesi, che tra i vari paesi e anche i vari continenti. Tali movimenti sono originati ovviamente dalla ricerca di una vita migliore in delle aree lasciate indietro dai processi di sviluppo o, anche semplicemente, in dei paesi in cui sono compresse duramente le libertà più elementari o che sono in preda a guerre devastanti.
Per quanto riguarda tutti e due le dimensioni, quella interna e quella estera, sicuramente gli italiani hanno molta esperienza diretta, anche se a volte, quando oggi si scatenano qua e là contro gli immigrati, sembrano aver dimenticato parecchie cose della nostra storia. Abbiamo assistito per molti decenni, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, a massicci esodi della popolazione di molte regioni del nostro paese verso altri spazi all’interno dell’ Europa, il continente americano, l’Australia. Poi, in particolare dopo la seconda guerra mondiale, si è registrato anche un grande spostamento dalle regioni del Sud a quelle del Nord della penisola; così, quello che prima della guerra era un rivolo non particolarmente consistente, è diventato successivamente un fiume in piena. Infine, negli ultimi decenni, si è verificato invece un rilevante afflusso di immigrati nel nostro paese, in particolare dall’Africa e dall’Asia.
Per quanto riguarda le migrazioni interne come quelle estere, comunque i nostri numeri impallidiscono oggi rispetto a quelli di altri paesi. Così, in Cina, si è registrato in pochi decenni un movimento interno di proporzioni colossali, che ha interessato circa 600 milioni di persone, molto di più della intera popolazione europea occidentale; esse si sono spostate in particolare dalle campagne verso le città e dalle regioni interne verso la costa. C’è da restare stupiti, ed anche per alcuni versi ammirati, per le enormi dimensioni dello sforzo compiuto dal governo del paese per riuscire a gestire adeguatamente tali numeri. Fenomeni di grande rilievo, anche se di dimensioni più ridotte, si possono ricordare per quanto riguarda l’India, un altro grande paese nel quale le popolazioni tendono a spostarsi dalle aree e dalle regioni più disagiate verso quelle economicamente più dinamiche, con numeri complessivamente comunque di grande rilievo.

Per quanto riguarda tutti e due le dimensioni, quella interna e quella estera, sicuramente gli italiani hanno molta esperienza diretta, anche se a volte, quando oggi si scatenano qua e là contro gli immigrati, sembrano aver dimenticato parecchie cose della nostra storia. Abbiamo assistito per molti decenni, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, a massicci esodi della popolazione di molte regioni del nostro paese verso altri spazi all’interno dell’ Europa, il continente americano, l’Australia. Poi, in particolare dopo la seconda guerra mondiale, si è registrato anche un grande spostamento dalle regioni del Sud a quelle del Nord della penisola; così, quello che prima della guerra era un rivolo non particolarmente consistente, è diventato successivamente un fiume in piena. Infine, negli ultimi decenni, si è verificato invece un rilevante afflusso di immigrati nel nostro paese, in particolare dall’Africa e dall’Asia.
Per quanto riguarda le migrazioni interne come quelle estere, comunque i nostri numeri impallidiscono oggi rispetto a quelli di altri paesi. Così, in Cina, si è registrato in pochi decenni un movimento interno di proporzioni colossali, che ha interessato circa 600 milioni di persone, molto di più della intera popolazione europea occidentale; esse si sono spostate in particolare dalle campagne verso le città e dalle regioni interne verso la costa. C’è da restare stupiti, ed anche per alcuni versi ammirati, per le enormi dimensioni dello sforzo compiuto dal governo del paese per riuscire a gestire adeguatamente tali numeri. Fenomeni di grande rilievo, anche se di dimensioni più ridotte, si possono ricordare per quanto riguarda l’India, un altro grande paese nel quale le popolazioni tendono a spostarsi dalle aree e dalle regioni più disagiate verso quelle economicamente più dinamiche, con numeri complessivamente comunque di grande rilievo.
Di notevole importanza sono anche, come è noto, le migrazioni verso i paesi esteri.
Si calcola da parte della Banca Mondiale che tali lavoratori migranti siano oggi pari nel mondo a 214 milioni di persone. Forse le cifre reali sono un po’ superiori a quelle ufficiali, comunque si tratta pur sempre di un fenomeno di grande importanza. Registriamo così, tra l’altro, l’esodo delle popolazioni africane in particolare verso l’Europa e i paesi petroliferi del Golfo, di quelle asiatiche, poi, all’interno dello stesso continente, nonché verso l’Europa, i paesi del Golfo e gli Stati Uniti, infine di quelle dell’America Latina verso gli Stati Uniti e, in minore misura, verso altri paesi dell’area e la stessa Europa.
Segnaliamo peraltro come alcuni grandi paesi rifiutino nella sostanza di accogliere, come potrebbero, rilevanti quantità di queste persone bisognose. Tra i casi peggiori ricordiamo quelli del Giappone e della Russia, da molto tempo anche tra gli stati più razzisti del pianeta. Questo senza fare riferimento al pessimo trattamento che, pur quando in qualche modo ammessi, essi ricevono in tanti altri stati; il nostro non è certo tra quelli migliori in questo campo. Ricordiamo ancora certe mosse infami dei governi Berlusconi-Lega. Ma tra i casi peggiori ricordiamo quello dell’Arabia Saudita e anche, più in generale, dei paesi del Golfo, come è indicato anche da alcuni recenti fatti di cronaca.
Segnaliamo peraltro come alcuni grandi paesi rifiutino nella sostanza di accogliere, come potrebbero, rilevanti quantità di queste persone bisognose. Tra i casi peggiori ricordiamo quelli del Giappone e della Russia, da molto tempo anche tra gli stati più razzisti del pianeta. Questo senza fare riferimento al pessimo trattamento che, pur quando in qualche modo ammessi, essi ricevono in tanti altri stati; il nostro non è certo tra quelli migliori in questo campo. Ricordiamo ancora certe mosse infami dei governi Berlusconi-Lega. Ma tra i casi peggiori ricordiamo quello dell’Arabia Saudita e anche, più in generale, dei paesi del Golfo, come è indicato anche da alcuni recenti fatti di cronaca.
Tutto ciò nonostante esista una convenzione internazionale sui lavoratori migranti, in realtà ratificata da poche decine di stati. Né gli Stati Uniti, né l’Unione Europea, né i paesi del Golfo lo hanno fatto.
Tale processo generale di emigrazione pone, come è noto, più in generale, grandi problemi sia ai paesi di origine che a quelli di ricevimento, ma essa offre, d’altro canto, anche grandi opportunità ad ambedue. A questo proposito oggi vogliamo analizzare brevemente il fenomeno delle rimesse di denaro che tali emigrati inviano alle loro famiglie rimaste nei paesi di origine. Facciamo riferimento sia ad una recente indagine della Banca Mondiale che ad alcuni articoli del Guardian del 30 gennaio 2013 e dedicati all’argomento, in particolare sempre in relazione ai dati della Banca Mondiale.
Dunque, i dati della Banca Mondiale ci indicano che negli ultimi anni in particolare il volume delle rimesse è cresciuto in maniera molto forte ed esso ha raggiunto nel 2012 il livello di 530 miliardi di dollari. Questa è peraltro la cifra che è passata per i canali ufficiali, ma la stessa Banca avverte che quella reale potrebbe essere molto maggiore, considerando anche nel conto i canali informali che sono in piedi, come è del resto conoscenza comune. Si sa che ad esempio i cinesi utilizzano questi ultimi a preferenza di quelli ufficiali.
In ogni caso la stessa cifra ufficiale, nonostante la crisi, è triplicata negli ultimi dieci anni. Essa, per altro verso, rappresenta oggi un importo pari a grosso modo tre volte tanto quello degli aiuti allo sviluppo. Per moltissimi paesi, commenta il rapporto, la cifra delle rimesse è anche più grande o notevolmente più grande degli aiuti e degli investimenti esteri messi insieme. India e la Cina risultano essere i più importanti beneficiari delle rimesse. Per quanto riguarda questo secondo paese si potrebbe commentare che “piove sul bagnato”, almeno a livello macroeconomico, essendo il paese del Dragone, e di gran lunga, già possessore delle più grandi riserve di valuta estere, riserve che trova fatica a impiegare adeguatamente. Ma per altro verso, in ogni caso, le singole famiglie cinesi che ricevono il denaro ne avranno certamente bisogno per le loro necessità quotidiane.
Un problema molto rilevante riguarda come al solito le banche, che per trasmettere il denaro ai paesi di origine degli emigranti prelevano delle commissioni spesso esorbitanti. Al momento, la commissione media percepita dagli intermediari finanziari si aggira intorno al 9%, ma in certi casi essa raggiunge anche il 20%. Naturalmente si tratta di una delle tante infami speculazioni del sistema finanziario internazionale e certamente di una delle peggiori.
In ogni caso la stessa cifra ufficiale, nonostante la crisi, è triplicata negli ultimi dieci anni. Essa, per altro verso, rappresenta oggi un importo pari a grosso modo tre volte tanto quello degli aiuti allo sviluppo. Per moltissimi paesi, commenta il rapporto, la cifra delle rimesse è anche più grande o notevolmente più grande degli aiuti e degli investimenti esteri messi insieme. India e la Cina risultano essere i più importanti beneficiari delle rimesse. Per quanto riguarda questo secondo paese si potrebbe commentare che “piove sul bagnato”, almeno a livello macroeconomico, essendo il paese del Dragone, e di gran lunga, già possessore delle più grandi riserve di valuta estere, riserve che trova fatica a impiegare adeguatamente. Ma per altro verso, in ogni caso, le singole famiglie cinesi che ricevono il denaro ne avranno certamente bisogno per le loro necessità quotidiane.
Un problema molto rilevante riguarda come al solito le banche, che per trasmettere il denaro ai paesi di origine degli emigranti prelevano delle commissioni spesso esorbitanti. Al momento, la commissione media percepita dagli intermediari finanziari si aggira intorno al 9%, ma in certi casi essa raggiunge anche il 20%. Naturalmente si tratta di una delle tante infami speculazioni del sistema finanziario internazionale e certamente di una delle peggiori.
Particolarmente svantaggiati, per qualche ragione, sono quelli che devono mandare dei soldi nei paesi africani. In questo caso il costo medio sale al 12%.



