Questo è un articolo (un post) scritto da un socio di Banca Etica per i soci di Banca Etica. Lo si scrive immediatamente e con molta trasparenza, perchè pur essendo il blog un laboratorio d’idee per tutta la finanza solidale i numeri (e i commenti) dei lettori dimostrano che per la principale esperienza di finanza etica italiana c’è una passione particolare, qui.
Sabato c’è stata l’assemblea ordinaria che ha eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione. Fino a poco tempo fa (non ultimo nel 2011) il blog era tra i primi a dare la notizia, ma l’esplosione del fenomeno “social” ha travolto anche BpE e tra tweet e note su Fb (Zoes lo frequento poco) i risultati sono fioccati in tempo (quasi) reale. Quindi il blog può dedicarsi al suo compito più particolare, quello dell’analisi e della riflessione. L’articolo serve per questo, per ospitare i commenti di chiunque, anche in forma anonima (ci vuole poco, basta nascondersi sotto un nickname), vorrà dare il suo contributo per capire cosa sia successo Sabato.
Io comincio, come fatto per le dichiarazioni di voto. Lo si fa qui perchè la speranza è sempre quella che già dichiarammo in apertura del blog, più di 7 anni fa (era il Maggio 2006): aprire il dibattito tra i soci di Banca Etica (e della finanza etica tutta) a molte più persone di quante ne frequentino i luoghi istituzionali, che sono (nonostante i numeri di Sabato, a Firenze… ottima la scelta di accorpare l’assemblea a Terrafutura, da rifare) pochissimi e spesso frequentati dalle solite persone. E’ una questione a cui sono particolarmente legato perchè frequento il movimento dell’economia solidale italiana da (more…)
società civile
La banca di Biggeri
Il dizionario della microfinanza, in libreria
La Fondazione Giordano Dell’Amore è lieta di annunciare che da oggi è in libreria una singolare pubblicazione per chi si interessa o intende avvicinarsi al mondo della microfinanza: “Dizionario di Microfinanza. Le voci del microcredito”, a cura di Giampietro Pizzo e Giulio Tagliavini, edito da Carocci.Non un testo accademico o teorico, ma una serie di voci e testimonianze sui temi di maggiore attualità che interessano il settore, un’analisi che si snoda attraverso 98 voci, articolate in tre sezioni: Idee e sensibilità; Paesi, personaggi e istituzioni; Metodologie, strumenti e gestione. Un percorso che consente di approfondire le molteplici questioni sociali, economiche e culturali che la microfinanza e il microcredito affrontano. Grazie al contributo di 96 autori – esperti, studiosi e operatori del settore italiani ma anche internazionali –, il volume offre una lettura inedita del fenomeno e delle implicazioni che ne derivano.
La microfinanza figura tra le grandi innovazioni sociali della nostra epoca. A livello internazionale, in contesti sociali e culturali molto diversi, essa si è rivelata una risposta efficace e sostenibile nell’azione di contrasto alla povertà e all’esclusione. La microfinanza e il microcredito – che ne è la parte più evidente e riconosciuta – affondano le proprie radici nel mutualismo europeo e nella finanza popolare di tutti i continenti. Negli ultimi anni, di fronte alle crescenti insufficienze della finanza mainstream, i progetti e le organizzazioni più avanzate vanno aprendo nuove frontiere che guardano alla finanza sociale e alla finanza etica come parti integranti di una strategia di finanza inclusiva. Occuparsi di questo insieme tematico e progettuale in modo non banale, rappresentandone la complessità e le dinamiche prevalenti, è l’obiettivo di questo volume.
Dentro ci sono i contributi anche di alcuni degli autori che leggete qui, su finansol.it
Qualcosa di stonato

E molti pazzi, ai vertici, che lo lasciano fare.
Mi sono letteralmente imbattuto nei due stand attigui di Etica sgr e di Banca Etica qualche mese fa alla Fiera Fa la Cosa Giusta di Milano, la decima edizione della Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita, del week end di metà marzo scorso, e son rimasto senza parole.
Sulla sinistra il box di Etica sgr, con bella gente, un buon numero di visitatori che chiedevano informazioni e ragazzi e ragazze spigliate a rispondere. Così su quello di destra, della banca, di Banca Etica. Diversi pieghevoli sempre bella gente, un altrettanto buon numero di visitatori che chiedevano informazioni ad altre ragazzi e ragazze spigliate a (more…)
Una collaborazione che auspico
E’ uscito il primo numero di La sinistra rivista quadrimestrale in collaborazione con Monthly Review.
La sinistra rivista per affermare la necessità di un luogo di riflessione, riteniamo utile, necessario per ripensare, rivedere la sinistra. L’idea è ambiziosa e di non facile sostenibilità, noi vogliamo provarci, con un contributo valido, giudicate voi, sapendo di non avere esclusive, di non essere i primi ma nemmeno gli ultimi. La sinistra rivista guarda all’Europa e oltre, e dentro questo sguardo c’è come giusto che sia l’Italia. Guardiamo oltre l’Europa, anzi siamo nati cercando la collaborazione con Monthly Review, per ulteriori dettagli visitato il nostro sito, quest’idea è dentro una memoria, quella che data 1967 – 1987, gli anni nei quali veniva stampata una edizione italiana di Monthly Review.
In questo primo numero oltre all’editoriale del direttore, trovate il contributo postumo di Hobsbawm, tratto dal numero di dicembre di Monthly Review, c’è l’intervista di Paul Sweeney, responsabile economico per il sindacato irlandese che porta con il suo contributo una prima riflessione in merito alla crisi europea, al ruolo e percorso della Tigre Celtica, l’articolo di Marc Flandreau, e……., dunque il tema dei diritti, della finanza e del lavoro.
In rete esistono una moltitudine di contributi, lo sforzo dovrebbe essere quello di dialogare, di “addensarsi”. Ringrazio finansol.it che ospita questa mia presentazione del primo numero, spero di costruire insieme, perché l’elemento principe che l’economia (more…)
Oi dialogoi: spettacolo
Stasera, commossi e rasserenati dal bis presidenziale preludio di largo inteso governissimo benedetto da sua santità lo spread, si parla di… spettacolo.“Bando ai preamboli – va giù sbrigativo Ennodio – era abbastanza ingenuo pensare che l’attuale classe politica, paravento dell’attuale classe dirigente, potesse farsi condizionare nelle sue decisioni da quisquilie come le volontà espresse dal popolo italiano in sede elettorale.”
“Infatti – concorda Ereda – finché ci sono i numeri, si fa quel che si vuole. Finché ci sono i numeri…”
“I numeri li avranno sempre e cercherò di spiegare il perché – cerca di spiegare, appunto, Eutalia – Cercherò di spiegarlo con altri numeri: in Italia ci sono 20 milioni di cittadini che non hanno una connessione internet e ce ne sono 29 milioni che si collegano una volta al mese. In Italia ci sono 4 milioni di utenti twitter (comprese duplicazioni e falsi). Mentre il 96% delle famiglie italiane dispone di una tv, il 92% di un cellulare, il 67% di un decoder, il 63% di un dvd e solo il 58% di un computer.”
“D’accordo, penso di capire a cosa ti riferisci – argomenta Ermo (more…)
Mal di lavoro
In questa festività del I Maggio ho appropriatamente letto Mal di lavoro (a cura di R. Curcio, Sensibili alle foglie, 2013).Storie di ricatto, di rassegnazione, umiliazione, estrema sofferenza, perdita di dignità che andrebbero sovrapposte alle pacate immagini di politici, manager, economisti mentre spiegano sorridenti in tv come gira il mondo. Questa forma di fascismo determinata dal dominio del capitale opprime le vite dei lavoratori non solo in ogni ora di ufficio e fabbrica ma anche ‘fuori orario’, opprime i loro corpi e le loro menti attraverso la costruzione di ‘immaginari’ funzionali all’antico scopo di estrarre quanto più possibile plusvalore dalla loro opera.
Non vi è settore economico che si sottragga a questa logica: grande distribuzione, call center, edilizia, servizi sociali… Le storie narrate testimoniano costantemente di un clima di paura, paura di non essere all’altezza, di non essere riconfermati, di perdere l’esigua forma di sostentamento che consente di sopravvivere in questa società dei consumi, insomma costante paura di rappresaglie (ecco la ragione dell’anonimato, poi si dice che viviamo in democrazia…). In questo contesto ha gioco facile il padronato ad agitare l’arma del ricatto per ottenere ben oltre di quanto previsto dal contratto (quando c’è): ore straordinarie non pagate, sottomissione collaborativa, appartenenza forzata, fino a persuadere i malcapitati che l’azienda non ti paga: ti compra. Fino ad ottenere addirittura l’impunità per veri e propri crimini, come descrive la vicenda del lavoratore senegalese che non può denunciare il padrone che gli spezza il braccio ‘perché non obbediva’ in quanto nessun collega è disposto a testimoniare: l’imprenditore aveva minacciato tutti che se fosse partita la causa avrebbero perso lavoro e casa (che lui dava loro in affitto). Un caso emblematico di proprietà esclusiva, di ‘nuovo schiavismo’ che la giustizia ordinaria non riesce oggettivamente ad amministrare. Forse quel padrone andrebbe (more…)
I limiti del nonprofit politico
scritto per Vita, Febbraio 2013
A poche organizzazioni senza scopo di lucro è mai accaduto di essere sotto i riflettori come in queste settimane ai partiti politici.
Che per le definizioni internazionali sono a tutti gli effetti enti del terzo settore. E dunque lo sono anche per l’Istat, che si prepara ad analizzarne i dati in occasione del nuovo Censimento sulle istituzioni nonprofit.
Circa dieci anni fa, dopo la prima rilevazione censuaria, scoprimmo che in Italia erano oltre 2.500 gli enti nonprofit attivi in politica, tutti con la forma di associazione non riconosciuta, la gran parte dei quali dichiarava di svolgere attività continuativa durante l’anno (86%) ed essere costituiti da meno di due lustri (84%). Si trattava in genere di enti mono-attività (78%), con basso impegno anche in iniziative culturali e ricreative (20%). Dal lato risorse umane il profilo risultava riccamente caratterizzato dalla presenza di volontari (162 mila), con una leva rispetto al lavoro remunerato superiore a 77 volte. Dato che spiccava se confrontato con quello medio di settore (5), delle attività culturali e ricreative (23) e addirittura delle organizzazioni che fanno del volontariato la propria missione (48). Viene il dubbio che oltre all’appeal del fare politica, entrassero in gioco altri fattori. L’84% delle istituzioni politiche non aveva dipendenti e l’86% dichiarava entrate non superiori ai 50 mila euro (vecchi 100 milioni di lire). Solo 82 enti (il 3%) avevano entrate superiori ai vecchi 500 milioni di lire. Si tratta, è evidente, dei partiti politici in senso proprio, di cui tutti gli altri rappresentano un arcipelago di contorno: circoli, sezioni, associazioni di riferimento.
Concentrandosi su questi 82 soggetti politici “core” si scopriva che le loro entrate complessive (nel 1999) ammontavano a circa 221 milioni di euro (di allora), ossia una media di (more…)







