promozione della finanza solidale

campagna derivati

30 May Alessandro Messina

La mini Tobin che non dà fastidio alla speculazione

Dopo oltre 40 anni sembra essere giunta l’ora di James Tobin.

L’economista Usa propose per la prima volta nel 1972 l’idea di una tassa sugli scambi in valute al fine di disincentivare i movimenti puramente speculativi. Oggi l’Europa si accinge a regolamentare la sua “Tobin Tax”, applicata alle transazioni finanziarie, mentre l’Italia e altri paesi UE già lo hanno fatto. Con filosofie e orientamenti ben diversi però dalle idee originarie del premio Nobel (lo vinse nel 1981).E non potrebbe essere diversamente, considerato quanto sono cambiati mondo finanziario e politiche fiscali negli ultimi quattro decenni. Nel 1972 dei derivati si cominciava appena a studiare la fenomenologia.Lo studio di Black e Scholes che fece poi scuola sulla determinazione dei prezzi delle opzioni è dell’anno successivo.

Il crescente “smarrimento” fiscale degli stati nazionali è invece tema dell’ultimo ventennio.Oggi gli strumenti finanziari derivati, niente altro che scommesse sull’andamento futuro di un titolo, un tasso di interesse, una valuta, una merce, sono i padroni dei mercati: a fine 2011, nel mondo il loro controvalore superava i 750 mila miliardi di dollari. Si tratta del cosiddetto “nozionale”, il valore cui fanno riferimento i contratti ai quali i derivati sono collegati. Di questi, circa l’80% hanno per sottostante tassi d’interesse, il 10% tassi di cambio, il resto merci e azioni. La quota di transazioni in derivati che passa per mercati regolamentati nel mondo è inferiore all’11%.In Italia tale quota è pari allo 0,2%, e i valori del mercato sono in forte crescita: a fronte di consistenze di nozionale attorno agli 11 mila miliardi di dollari (crescita del 13% tra 2011 e 2010), i contratti si concentrano soprattutto su tassi di interesse (88% del totale, +15%), assai meno su azioni e merci (meno del 2,5% del nozionale dei derivati nel nostro paese).

Eppure il governo Monti ha deciso di applicare la tassa solo ai derivati sulle azioni delle grandi società,dunque solo su una fetta veramente marginale del fenomeno. Concentrandosi più sulla possibilità di reperire risorse pubbliche aggiuntive piuttosto che (more…)

22 May Gianfranco Visconti

Una pallottola spuntata: l’accordo UE sulla disciplina dei derivati OTC

In questo articolo esaminiamo i contenuti essenziali del Regolamento UE n° 648 del 2012 sulla disciplina dei derivati OTC – Over the counter, cioè quelli stipulati ed eseguiti fuori dai mercati regolamentati (cioè dalle articolazioni delle borse valori dedicate alle contrattazioni sui vari tipi di questi derivati: futures, options, ecc.) e che rappresentano il 90% del totale di questi contratti.

Come ho già detto in articoli precedenti, la regolamentazione dei contratti derivati OTC è essenziale per disinnescare il potere di destabilizzazione della finanza in primo luogo verso se stessa, poi verso il sistema bancario tradizionale, quindi nei confronti dell’economia reale e della finanza pubblica. Per realizzare questo obbiettivo, oltre alla separazione tra banche e società finanziarie (di cui il regolamento citato non si occupa), occorre in primo luogo che i contratti derivati OTC siano trattati nei mercati regolamentati, quindi vengano ad emersione, non rimangano chiusi nei cassetti del Monte dei Paschi di turno, a pena della nullità di essi e/o di altre sanzioni davvero efficaci e dissuasive. Quindi, a mio giudizio, questi sono i parametri in base ai quali giudicare se il Regolamento UE 648/2012 rappresenta un passo in avanti sostanziale oppure la “pallottola spuntata” di un discutibile film comico di qualche anno fa.

Iniziamo segnalando ai lettori che gli articoli importanti del Regolamento CE 648/2012, che si applica o, meglio, si dovrebbe applicare ai contratti derivati OTC stipulati dopo il 16 Agosto 2012 e a quelli in essere a tale data, sono quelli che vanno dal numero 1 al numero 22.
Il Regolamento citato (articoli 1 – 12) non impone che i derivati OTC siano trattati nei mercati regolamentati, ma sceglie una soluzione equivalente ai fini della garanzia della sicurezza sistemica, della legalità, della trasparenza e della pubblicità di questi contratti consistente nel fatto che essi debbano essere eseguiti per mezzo di una controparte centrale (CCP) (è il c.d. “obbligo di compensazione”) e che le parti del contratto e la controparte centrale debbano trasmettere le informazioni relative ai contratti derivati OTC stipulati, modificati o cessati  ad un repertorio di dati su queste negoziazioni (è il c.d. “obbligo di segnalazione”) registrato o riconosciuto dall’ESMA o AESFEM, cioè dall’Autorità Europea sul Risparmio e i Mercati Finanziari (la CONSOB europea) e gestito da una persona giuridica istituita per tale attività [... continua sul pdf allegato. Lo scaricate cliccando qui]
06 May vincenzo.comito

Jame Dimon e la sua banda, ovvero i guai di JPMorgan

Jamie Dimon è forse poco noto ai lettori italiani (tranne che a quelli che leggono finansol.it), ma sino ad oggi egli è stato considerato uno degli uomini più potenti della terra ed è stato indubitabilmente sino ad oggi, tra le altre cose,  il capo della resistenza dell’establishment bancario internazionale contro l’introduzione, dopo la crisi,  di riforme incisive nel sistema finanziario dei vari paesi; tale resistenza ha, come è noto, avuto partita sostanzialmente vinta contro dei politici che, per la verità, non hanno in generale speso troppe energie nel tentativo di  riformare un  sistema profondamente iniquo e destabilizzante.

La sua argomentazione preferita per difendere lo status quo è quella che le banche sanno meglio dei burocrati governativi come gestire un istituto finanziario, cosa che, alla luce anche della stessa crisi, appare peraltro ben lontana dall’essere dimostrata. La forza del manager statunitense deriva peraltro non solo dalla potenza del denaro che egli può mettere in campo, ma anche dal fatto che la sua banca, la JPMorgan, la più grande del paese, e di cui egli è il capo indiscusso, è stata quella che è riuscita ad emergere meglio dalla crisi del 2008, schivandola praticamente senza grandi danni.

Il personaggio è comunque noto anche per la sua arroganza e per il suo disprezzo della plebe.

Ma negli ultimi tempi la situazione sembra lentamente cambiare in peggio per lui e per la banca su molti fronti.
Ricordiamo preliminarmente che dallo scoppio della crisi in poi l’opinione pubblica internazionale è stata colpita dal manifestarsi di una serie di scandali venuti alla luce nel settore bancario e che sono rimasti sostanzialmente impuniti. Questo nel senso almeno che mentre diverse banche hanno dovuto pagare delle ammende più o meno rilevanti per tirarsi fuori dai guai, i grandi banchieri e i loro accoliti a capo delle stesse non hanno subito sostanzialmente alcun danno e nessuno ha dovuto scontare delle conseguenze penali; questo  ben al contrario di quanto era a suo tempo accaduto con altri scandali finanziari  scoppiati negli anni novanta e nei primi anni del nuovo secolo sempre negli Stati Uniti e che avevano portato a condanne pesantissime per diversi personaggi di primo piano di Wall Street e dintorni; oggi, invece,   solo qualche impiegato subordinato e qualche cane sciolto come H. Madoff  hanno subito le folgore della legge, che si è dimostrata ancora una volta forte con i deboli e debole con (more…)

08 Apr redazione

Discutiamo di sostanza (finanziaria)

Scrive Fabio:

Ciao finansol.it, Vi scrivo per “venire al sodo”. Sto cercando di coinvolgere degli esperti per arrivare a scrivere proposte di legge o mozioni o Odg da far discutere in Parlamento affinchè si prenda la strada verso questi obiettivi (che qui già conosciamo). Tramutare in leggo o proposte queste idee non è facile. Se conoscete qualcuno in grado, potete dargli i miei contatti?

Mercati finanziari
1. Istituire un’autorità sovranazionale di regolazione dei mercati finanziari (che vigili su derivati, hedge funds, private equity, merchant bank, ecc.);
2. Abolire i paradisi fiscali;
3. Limitare l’effetto leva di ciascun operatore (non superiore a 10 volte il valore del patrimonio in gestione) e le posizioni dei singoli operatori su uno specifico sottostante;
4. Inserire un tetto alle forme di incentivazione alla vendita di prodotti finanziari per dirigenti, quadri e operatori del settore del credito e della finanza (es. 10% della retribuzione contrattuale lorda annuale);
5. Introdurre l’obbligo di trasparenza, verso la clientela, di tutte le forme di incentivazione extra-contrattuale per la compravendita di prodotti finanziari e di credito (mutui, fondi, obbligazioni ecc.);
6. Rivedere i criteri per la concessione del credito alle piccole e medie imprese e alle imprese sociali (revisione di Basilea 2), introdurre strumenti di garanzia per i crediti verso la Pubblica Amministrazione e aziende collegate o controllate;

Fiscalità
7. Introdurre una tassa sulle transazioni e sui volumi scambiati sulle valute e sui prodotti derivati e similari, destinando gli introiti ai contributi per il (more…)

04 Mar Alessandro Messina

Finanza tossica: per una vera tassa antispeculazione

scritto per sbilanciamoci.info

È ormai noto il peso colossale che hanno assunto gli strumenti finanziari derivati sui mercati globali: a fine 2011, il loro controvalore superava i 750 mila miliardi di dollari. La cifra si riferisce al cosiddetto “nozionale”, il valore dei titoli, indici, valute, merci cui fanno riferimento i contratti ai quali i derivati sono collegati. Circa l’80% dei derivati in circolazione nel mondo ha per sottostante tassi d’interesse, il 10% i tassi di cambio, il resto merci e azioni. Gran parte di questi contratti (89%) sono scambiati in mercati non regolamentati.

Meno nota è la situazione italiana, nonostante le cronache siano sempre più ricche di particolari sui comportamenti di amministratori pubblici maldestri o di banchieri senza scrupoli, come il “furbetto” Giuseppe Mussari del Monte Paschi di Siena. Eppure i numeri sono ugualmente rilevanti.

Cominciamo con l’evidenziare che in Italia solo lo 0,2% delle transazioni in derivati passa per i mercati regolamentati (la Borsa), nonostante gli scambi nel mercato siano in forte crescita. Le consistenze di valore nozionale sono attorno agli 11 mila miliardi di dollari, più di 5 volte il nostro Prodotto interno lordo, con un tasso di crescita del 13% tra 2011 e 2010 (mentre il Pil saliva solo dello 0,4%).

I contratti derivati italiani si concentrano soprattutto su tassi di interesse (88% del totale, con un aumento del 15% tra 2010 e 2011), sulle valute, sul rischio di credito (circa 590 miliardi di dollari), assai meno su azioni e merci, con un controvalore complessivo pari a 271 miliardi di dollari a fine 2011 (meno del 2,5% del nozionale dei derivati nel nostro paese). Come già segnalato da Andrea Baranes su questo sito, ciò rende quanto meno sterile la proposta di Tobin Tax del governo Monti, che ha deciso di applicare la tassa solo ai derivati sulle azioni delle grandi società, dunque su una fetta veramente marginale del (more…)

07 Feb Cristiano Lucchi

Avessero chiesto a Vincenzo glieli spiegava gratis

DERIVATI: ARCHIVIATE INCHIESTE FIRENZE,SWAP TROPPO COMPLESSI
PM, IMPIANTO ACCUSATORIO DEBOLE. GIP, DIFFICOLTA’ OGGETTIVA (ANSA) – FIRENZE, 6 FEB

Archiviate a Firenze due inchieste della procura su contratti finanziari derivati (swap) che alcune banche avevano venduto a enti locali e alla Regione Toscana, il Comune di Firenze ed altri Comuni della provincia. Tra i motivi dell’archiviazione, come scrive il gip Angelo Antonio Pezzuti, ”la difficolta’ obiettiva per gli indagati di rappresentare correttamente prodotti finanziari molto complessi – di produzione esterna – di difficile comprensione per personale non altamente specializzato’‘.

Lo stesso pm Luca Turco aveva espresso la stessa osservazione al momento di chiedere l’archiviazione e il gip ne ha ”preso atto”. Sotto indagine erano finiti 21 indagati tra dirigenti di banche e finanziarie, piu’ gli stessi istituti. Un’inchiesta ha coinvolto Merryll Linch International – Milan Branch, Deutsche Bank Londra, Ubs Investment Bank, Natixsis Parigi, Dexia Crediop di Roma, piu’ nove loro dirigenti per swap venduti alla Regione Toscana e al Comune di Firenze. Un’altra inchiesta ha riguardato Bnl, Cassa di Risparmio di Firenze e Banca Opi di Roma piu’ quattro funzionari ed era relativa a swap venduti ai Comuni di Pontassieve e Marradi.

Sia per il pm che per il gip era comunque troppo difficile spiegare ai clienti la complessita’ di quei prodotti anche da parte dei (more…)

25 Jan redazione

Derivati e padroni dell’universo finanziario

Riflessioni a caldo, anzi a caldissimo, dopo il caso MPS – derivati.

Neanche a farlo apposta, questo caso finito ieri sulle pagine dei giornali dimostra l’importanza di avere una disciplina legislativa dei derivati che vieti i contratti OTC – Over the counter, cioè quelli stipulati al di fuori di mercati regolamentati, della cui opportunità, anzi necessità, finansol.it ha parlato spesso, già da quando lanciò la ormai datata campagna “A carte scoperte”.

E’ vero che questo del MPS è un caso estremo di una banda di incompetenti e di arroganti che ha commesso prima una sfilza di errori di gestione e poi di reati (falso in bilancio, false comunicazioni sociali, ecc., almeno a mio parere) ed in premio è arrivata al vertice dell’ABI, è vero che una norma simile avrebbe un senso più pieno se adottata almeno a livello europeo o addirittura mondiale, ma, finché un singolo Stato non si dota di una regola di questo tipo rischia di svegliarsi la mattina e di vedere depredate le proprie banche e le proprie imprese senza poterci fare nulla, senza nemmeno (come sta accadendo oggi in Italia) potere avere piena contezza delle dimensioni del problema.

La norma sarebbe molto semplice: (more…)

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