promozione della finanza solidale

campagna derivati

12 May vincenzo.comito

Il dibattito sulle agenzie di rating

Il piccolo dibattito che si è sviluppato intorno al mio articolo sulle agenzie di rating mi spinge ad intervenire di nuovo per mettere meglio a fuoco la mia opinione su qualche  tema che è venuto fuori.
La discussione si va svolgendo, peraltro, mentre le agenzie continuano ad avere un ruolo da protagoniste nella crisi greca e, in particolare, mentre esse stanno contribuendo in tutti i modi ad intorbidare le acque della finanza, in perfetta sintonia  con gli speculatori.

Va peraltro ricordato che mai come questa volta le agenzie di rating e gli stessi speculatori sono stati invitati a nozze  dai comportamenti senza senso degli stessi greci, dei tedeschi, dei francesi e dello stesso fondo monetario internazionale. Si è atteso che il problema si incancrenisse per circa sei mesi prima di provare, male, a risolverlo. Ma questa sarebbe materia per un altro articolo e non mi soffermo quindi oltre sulla questione.

Nei loro commenti al mio scritto precedente, Alba C. e Annibale Osti (il candidato in bicicletta, come lui stesso si definisce) affermano in sostanza ambedue che non è il caso di creare un’altra agenzia di rating, questa volta europea, come si intravedeva nel mio articolo,  ma che  bisognerebbe invece sbarazzarsi di tutte quelle già esistenti; in particolare, i gestori di fondi in giro per il mondo  potrebbero benissimo farsi da se gli studi sulle emissioni di titoli delle varie imprese e degli stati. Le loro affermazioni vanno nella sostanza nella stessa direzione di  quelle di coloro (more…)

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29 Apr Paolo Trezzi

Il rischio della grecia e il rischio dell’euro

La Grecia rischia di diventar più famosa nel mondo per le tragedie economiche moderne che per quelle epiche antiche. Il rischio finanziario della Grecia oggi è il rischio euro? E’ una situazione, quella attuale, che può generare, innanzitutto con l’aiuto di quegli Stati in sofferenza, la fine prematura della moneta unica?
Prima dell’Italia vengono Portogallo, Spagna e Irlanda. (li chiamano PIIGS). A cui viene posto, dal mercato e dalle banche centrali ben più di un occhio di attenzione.  Ne abbiamo parlato ampiamente

L’euro infatti è in bilancia con il dollaro e l’apprezzamento di quest’ultimo fa già costare molto di più le materie che importiamo. Non abbiamo visto, fra l’altro, i costi/litro della benzina? Se crolla il castello è probabile che si vorrà tornare alle barriere doganali/leve valutarie. Per chi resterà salvo sotto tutte ‘ste macerie
Ha ragione quindi la Germania ad essere titubante? A darglieli con tutte e cautele? Ma si deve intervenire poi?

Chi ha truccato i conti (destra greca con la banca Goldman, leggete qui e qui) dovrebbe pagare e sia in termini interni, sia per tutti i sacrifici, seppur bene remunerati, imposti all’area Euro.

La Grecia ha truccato i conti come probabilmente anche l’Italia. Il problema risiede però nella capacità di riequilibrare le poste di (more…)

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19 Apr vincenzo.comito

L’uomo d’oro ed il suo gigantesco conflitto d’interesse

“…adesso sappiamo la verità. La crisi finanziaria globale non è stata un errore – essa è stata una truffa…; essa non è stata causata solo da una gestione enormemente cattiva da parte dei banchieri. No, essa è stata anche dovuta alla nuova complessità dei prodotti finanziari, che hanno offerto l’opportunità per frodi molto ampie e sistematiche…”
Will Hutton, The Observer, 18 aprile 2010

goldman_sachs_0716“…come può il governo americano portare in giudizio la Goldman Sachs?
Io pensavo che fosse la stessa Goldman Sachs a governare…”
Editoriale del Guardian, 17 aprile 2010

premessa
In un passato anche recente non abbiamo certo mancato di fornire delle informazioni  dettagliate,  su questo stesso sito,  in merito alle possibili malefatte finanziarie delle grandi banche di investimento, in particolare statunitensi, malefatte collegabili anche, in qualche modo, alla crisi ancora in atto nel mondo.
In particolare nell’articolo del 1 marzo 2010 – in cui si parla già dei casi della Goldman Sachs insieme a quelli di altre banche, in particolare con riferimento alle vicende greche – in quello dell’8 marzo, del 22 marzo – questa volta è in ballo la Lehman Brothers, banca peraltro già fallita – e del 31 marzo, con i casi infine della JP Morgan. E dovremmo ancora trattare, in un altro eventuale articolo,  delle questioni relative almeno ad un altro istituto Usa.

Ma le notizie di questi giorni e che riguardano in particolare, per il momento, di nuovo soltanto la statunitense Goldman, ma che potrebbero interessare nel prosieguo dell’inchiesta in atto anche altri istituti, appaiono particolarmente importanti, perché sembrano toccare il cuore  stesso della finanza e contemporaneamente della politica statunitense e rivelare in dettaglio alcuni almeno dei meccanismi tecnici della truffa  su cui si è retta la finanza occidentale per tanto tempo. Nel caso in esame giocano una parte di rilievo almeno quattro attori, la banca citata, un finanziere d’assalto, sempre statunitense, i soliti meccanismi dei derivati complessi – l’analisi dei quali è una passione di lunga data di questo sito – ed infine lo stesso governo statunitense. Trattiamo brevemente di tutte e quattro gli aspetti, che mostrano vari e differenziati motivi di interesse.

le banche di investimento
Intanto si diceva, almeno prima della crisi, che le grandi banche di investimento dominassero il mondo con la loro abilità tecnica e con (more…)

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31 Mar vincenzo.comito

Notizie fresche sul fronte dei derivati

04Questo sito è stato sicuramente tra i primi soggetti ad interessarsi del problema dei derivati e in particolare dei contratti relativi sottoscritti dagli enti pubblici ai vari livelli territoriali. Se la memoria non mi inganna, ce ne siamo occupati a lungo già all’incirca a partire da due anni e mezzo fa ed abbiamo lanciato a suo tempo anche una petizione al riguardo, che fu sottoscritta da moltissime persone. Non possiamo quindi che salutare con piacere le notizie di stampa recenti che riferiscono come  finalmente qualcosa si muova in proposito nel mondo almeno a livello giudiziario, anche se a livello politico si registra ancora soltanto qualche dibattito sostanzialmente fiacco e poco convinto in merito. Del resto, le lobbies bancarie continuano a tessere le loro trame a suon di decine di milioni di dollari. Ha dato una breve notizia di recente su questi sviluppi Lorenzo Vinci.

Oggi vorremmo elencare con maggiore dettaglio e sistematicità gli avvenimenti che si vanno succedendo in vari paesi, ormai quasi a ritmo incalzante. Ricordiamo intanto che nelle ultime settimane dello scorso anno la banca JPMorgan, essendo a suo tempo stata portata in giudizio dalla città di Birmingham (in Alabama) in relazione ad alcune operazioni di swap legate ad emissioni obbligazionarie, è stata condannata a pagare al tribunale una multa di 25 milioni di dollari, a versare  ancora 50 milioni di dollari alla città e a non ricevere i 647 milioni di dollari che la stessa banca pretendeva a titolo di commissioni relative alla chiusura del contratto.

Per quanto riguarda il caso italiano, l’UBS, la JPMorgan, la Deutsche Bank e la Defpa tedesca sono state accusate di frode per il loro ruolo in una emissione obbligazionaria fatta dalla città di Milano nel 2005 per 1,7 miliardi di euro, le quattro banche sono state rinviate a giudizio. Evitiamo in questa sede di descrivere i meccanismi tecnici dell’operazione, che prevedevano comunque un uso abbondante di derivati. Ad ogni modo, questo tipo di contratti, che coinvolgono degli enti locali, sono abbastanza comuni a livello di molti paesi europei. Le autorità  della città lombarda (more…)

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30 Mar redazione

Chiara e la finanza che lavora per la gente

Finansol.it aderisce – com’era ovvio che fosse – alla campagna oo5, che propone di tassare le speculazioni finanziarie.
Potete firmare cliccando qui

cartolina_005_banchiere_1_smLa tassa sulle transazioni finanziarie è un’imposta molto ridotta (tipicamente lo 0,05%) su ogni operazione finanziaria, ovvero l’acquisto e la vendita di azioni, obbligazioni, valute, o strumenti più complicati quali i derivati. Il tasso così piccolo non avrebbe conseguenze negative per l’economia reale e per i risparmiatori che investono sui mercati con un’ottica di lungo periodo.

Al contrario, gli speculatori, che realizzano centinaia o migliaia di operazioni quotidiane per guadagnare su piccole oscillazioni dei prezzi, dovrebbero pagare la tassa su ogni transazione. Questo significa che la tassa è una misura estremamente mirata ed efficace contro la speculazione. In altre parole, questa tassa permetterebbe di fare pagare una buona parte del costo della crisi che stiamo vivendo a chi ne ha le maggiori responsabilità – i giganti della finanza e gli speculatori  -  mentre fino a oggi tale costo è stato scaricato sui cittadini, sui lavoratori, sulle fasce più deboli della popolazione, tanto nel Nord quanto nel Sud del mondo.

Visti i volumi dei mercati finanziari, che sono di centinaia di volte più grandi dell’economia “reale”,  anche un’imposta molto piccola permetterebbe di riscuotere un gettito enorme, dell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari ogni anno su scala globale. Risorse disponibili per finanziare i beni pubblici globali, per politiche di welfare, per la lotta ai cambiamenti climatici, per la cooperazione internazionale. Risorse ampiamente sufficienti per colmare il gap necessario a raggiungere (more…)

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18 Mar lorenzo.vinci

Qualche anticipazione sui derivati l’avevamo data…

jpmorganJP Morgan, Depfa, Deutsche Bank e UBS sono sotto processo per truffa aggravata ai danni del Comune di Milano. Il Comune sottoscrisse nel 2005 uno swap trentennale con un’operazione in derivati su bond da 1,68 miliardi di euro con un danno di 101 milioni di euro. Cioè han giocato a carte con i soldi dei cittadini. A chi si chiede conto delle operazioni fatte con i soldi delle tasse? All’amministrazione milanese, e a quelle di altre città, di operazioni a rischio effettuate con i soldi delle loro tasse.

“Chi ha autorizzato i Comuni a investire in derivati? I derivati sono un terno al lotto, uno dei prodotti finanziari più rischiosi, in parte all’origine della crisi economica del 2008.” Con il meccanismo dello swap incassi subito denaro contante e ne paghi in seguito le possibili conseguenze. E così un sindaco indebita il Comune su una scommessa che pagherà il prossimo sindaco…

Noi era un po’ che lo dicevamo

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08 Mar vincenzo.comito

Basta!

basta-mafaldaAbbiamo già descritto in un recente articolo qualcuno dei meccanismi  occulti  con cui alcune grandi istituzioni finanziarie internazionali  hanno prima aiutato la Grecia a nascondere agli occhi del mondo una parte almeno del suo debito pubblico e poi invece, più di recente,  si sono messe a speculare contro lo stesso paese, traendone in ambedue i casi lauti guadagni.

Si tratta di un aspetto di un  più generale perverso comportamento del sistema finanziario, che si è in particolare manifestata negli ultimi mesi, per il quale esso prima è stato salvato dalla bancarotta grazie all’intervento degli stati con grandi risorse finanziarie e adesso lo stesso rimprovera i governi per avere dei bilanci con deficit rilevanti – deficit prodotti proprio dalla crisi e dalle politiche di salvataggio – e specula ferocemente contro di essi.

In sostanza quelli che sono stati salvati picchiano ora senza scrupolo i loro salvatori. Nell’articolo citato abbiamo ricordato, tra l’altro, come oggi sia così poco costoso speculare contro la valuta di un paese ed abbiamo anche descritto uno dei  meccanismi attraverso il quale  le grandi banche e gli hedge fund hanno attuato le loro speculazioni contro la Grecia. Acquistano sul mercato dei contratti CDS –Credit Default Swaps-, strumenti della famiglia dei derivati, che  dovrebbero coprire dal rischio di fallimento del paese; il loro intervento, in un mercato che non è di grandi dimensioni, fa salire il costo di tale copertura e spaventa i potenziali investitori di titoli greci, che vedono il mercato degli stessi CDS mostrare una crescita importante del rischio paese; quindi la domanda di titoli greci si rarefa e i prezzi degli stessi in termini di tasso di interesse diventano più elevati. I titoli a questo punto diventano un affare, dal momento che, dopo l’emissione, le banche che li hanno acquistati faranno di tutto per calmare le acque e vedere ridimensionato il rischio di default, chiedendo ad esempio a gran voce l’intervento finanziario degli altri paesi europei nonché delle adeguate misure di austerità, cosa che in una forma o nell’altra non manca di arrivare puntualmente; a questo punto (more…)

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