L’economista Usa propose per la prima volta nel 1972 l’idea di una tassa sugli scambi in valute al fine di disincentivare i movimenti puramente speculativi. Oggi l’Europa si accinge a regolamentare la sua “Tobin Tax”, applicata alle transazioni finanziarie, mentre l’Italia e altri paesi UE già lo hanno fatto. Con filosofie e orientamenti ben diversi però dalle idee originarie del premio Nobel (lo vinse nel 1981).E non potrebbe essere diversamente, considerato quanto sono cambiati mondo finanziario e politiche fiscali negli ultimi quattro decenni. Nel 1972 dei derivati si cominciava appena a studiare la fenomenologia.Lo studio di Black e Scholes che fece poi scuola sulla determinazione dei prezzi delle opzioni è dell’anno successivo.
Il crescente “smarrimento” fiscale degli stati nazionali è invece tema dell’ultimo ventennio.Oggi gli strumenti finanziari derivati, niente altro che scommesse sull’andamento futuro di un titolo, un tasso di interesse, una valuta, una merce, sono i padroni dei mercati: a fine 2011, nel mondo il loro controvalore superava i 750 mila miliardi di dollari. Si tratta del cosiddetto “nozionale”, il valore cui fanno riferimento i contratti ai quali i derivati sono collegati. Di questi, circa l’80% hanno per sottostante tassi d’interesse, il 10% tassi di cambio, il resto merci e azioni. La quota di transazioni in derivati che passa per mercati regolamentati nel mondo è inferiore all’11%.In Italia tale quota è pari allo 0,2%, e i valori del mercato sono in forte crescita: a fronte di consistenze di nozionale attorno agli 11 mila miliardi di dollari (crescita del 13% tra 2011 e 2010), i contratti si concentrano soprattutto su tassi di interesse (88% del totale, +15%), assai meno su azioni e merci (meno del 2,5% del nozionale dei derivati nel nostro paese).
Eppure il governo Monti ha deciso di applicare la tassa solo ai derivati sulle azioni delle grandi società,dunque solo su una fetta veramente marginale del fenomeno. Concentrandosi più sulla possibilità di reperire risorse pubbliche aggiuntive piuttosto che (more…)













