Questa è ormai la terza estate dall’inizio della crisi e le prospettive economiche e finanziarie del mondo occidentale e dell’Italia in particolare non sembrano – a dir poco – entusiasmanti, salvo che negli squallidi bollettini fotocopia dei canali televisivi nostrani. La pigrizia in cui ci immergiamo poi di solito nel mese di agosto e, per i più fortunati, ancora nella prima decade di settembre appare d’altro canto propizia, almeno in certi casi, alle riflessioni e alle divagazioni anche le più “stravaganti”, complice anche, con la crisi, la messa in discussione da parte di diversi studiosi di molte delle idee che sembravano reggere in maniera indiscutibile il sistema economico e finanziario del mondo.
Così, basandomi su alcuni articoli usciti relativamente di recente sulla stampa nazionale ed internazionale, ho cominciato a riflettere sul tema della borsa e sulla sua reale utilità per il sistema economico e per lo sviluppo delle imprese, grandi e piccole che siano.
La prima ispirazione per queste mie note mi è venuta leggendo un testo di Frédéric Lordon, un importante economista critico francese – articolo apparso sul numero di febbraio 2010 di “Le monde diplomatique”. Le mie riflessioni si sono poi consolidate, con particolare riferimento ai casi italiani, con la lettura di altri due articoli, più brevi, di giornalisti del nostro paese, uno di Massimo Mucchetti, sul Corriere della sera del 5 luglio 2010 ed un altro di Alessandro Penati su la Repubblica del 17 luglio 2010. Le considerazioni che seguono concentrano peraltro la loro attenzione sulla attività di borsa dei titoli azionari, trascurando quelle relative alle obbligazioni, alle valute, alle materie prime e (more…)













