promozione della finanza solidale

mercati globali

06 Sep vincenzo.comito

Ma la borsa valori è utile allo sviluppo?

Questa è ormai la terza estate dall’inizio della crisi e le prospettive economiche e finanziarie del mondo occidentale e dell’Italia in particolare non sembrano – a dir poco – entusiasmanti, salvo che negli squallidi bollettini fotocopia dei canali televisivi nostrani. La pigrizia in cui ci immergiamo poi di solito nel mese di agosto e, per i più fortunati, ancora nella prima decade di settembre appare d’altro canto propizia, almeno in certi casi, alle riflessioni e alle divagazioni anche le più “stravaganti”, complice anche,  con la crisi, la messa in discussione da parte di diversi studiosi di molte delle idee che sembravano reggere in maniera indiscutibile il sistema economico e finanziario del mondo.

Così, basandomi su alcuni articoli usciti relativamente di recente sulla stampa nazionale ed internazionale, ho cominciato a riflettere  sul tema della borsa  e sulla sua  reale utilità per il sistema economico e per lo sviluppo delle imprese, grandi e piccole che siano.
La prima ispirazione per  queste mie note mi è venuta leggendo un testo di Frédéric Lordon, un importante economista critico francese – articolo apparso sul numero di febbraio 2010 di “Le monde diplomatique”. Le mie riflessioni  si sono poi consolidate, con particolare riferimento ai casi italiani, con la lettura di altri due articoli, più brevi, di giornalisti del nostro paese, uno di Massimo Mucchetti, sul Corriere della sera del 5 luglio 2010 ed un altro di Alessandro Penati su la Repubblica del 17 luglio 2010. Le considerazioni che seguono concentrano peraltro la loro attenzione sulla attività di borsa dei titoli azionari, trascurando  quelle relative alle obbligazioni, alle valute, alle materie prime e (more…)

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01 Sep Paolo Trezzi

Sono un capitalista

Sono un capitalista. Sono un capitalista e me la passo bene. Possiedo molti beni, molti immobili in giro per il mondo. Aerei privati per il business e imbarcazioni da diporto. Faccio vacanze in località che voi nemmeno vi sognate. Sono un capitalista da sempre, come quasi tutti quelli della mia generazione. Ho ereditato i capitali dai miei avi, sono nato capitalista. Non è difficile fare il capitalista, non servono particolari competenze. Non serve avere una grande cultura né elevato q.i. Non serve nemmeno lavorare, se è per quello. Sono i capitali che lavorano per te. Che corrono in giro per il mondo, tornando indietro con gli interessi. I soldi si fanno con i soldi, non con il lavoro. Ci sono dei fessi che si ammazzano di lavoro dalla mattina alla sera e non fanno altro che accumulare debiti. A volte ci penso, la mattina mentre faccio colazione e guardo giù in strada, dal mio attico. Tutti in coda verso il lavoro, con le loro macchinine comprate a rate … Dio mio, che patetici!

Certo, per fare il capitalista qualcosina devi saper fare. La cosa più importante che occorre saper fare è parlare bene in pubblico, figa, questo è fondamentale. Bisogna saper parlare bene in pubblico tanto più se il pubblico è già ben predisposto, come per es. la platea di Rimini. Quella del meeting dell’amicizia (amici di chi?). Quella di comunione, fatturazione, sussidiarietà e oplà: sempre dalla parte degli ultimi, come conviene ad ogni buon cristiano. Infatti sono stati ospitati per esporre le loro ragioni gli ultimi, gli umili, gli oppressi. E se non siete nemmeno capaci di parlare bene in pubblico (come me, per es.), non c’è problema. Esistono figure specializzate (si chiamano manager) che voi pagate (tanto, ahimè) e le mandate là a parlare in vece vostra. Come per es. quel tizio col maglioncino blu, quel capitano coraggioso che ha l’ardire di investire addirittura in Italia! (dopo solo quarant’anni che il contribuente italiano ripiana le perdite dell’azienda che amministra). Certo, in cambio di qualcosina sui diritti e la dignità dei lavoratori. E gli tocca pure il grattacapo di dover rimettere in riga quelle tre zecche di Melfi che osano alzare la crestina … ma adesso li mette a posto lui, li mette … hi hi hi. Oppure come quel banchiere pelatino (stipendio 3,8 mln €) che si vanta di aver fatto la scommessa di assumere mille ragazzi (tacendo sul dettaglio di aver tagliato salari e ferie, ma ammiccando al segretario sindacale seduto accanto che ha firmato quel bel accordo). E la platea ammirata giù ad applaudire, a dire che bravo, che coraggio! Quella bella platea colorata, con le loro magliette con su scritto ’sì, sono tutti miei …’ perché crescete e moltiplicatevi, perché il numero (more…)

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09 Aug Marco Gallicani

Due motivi (almeno) per dire sì alla Tobin Tax

EditLeonardo Becchetti scrive della Campagna Zero Zero Cinque, cui finansol.it aderisce come fondatrice

“Con gli articoli del 3-4 Luglio il Sole 24 Ore ha avviato un interessante dibattito su vantaggi e svantaggi derivanti dall’eventuale adozione della FTT (Financial Transaction Tax) che estende l’idea originaria della Tobin Tax dalle transazioni su valuta a tutte le transazioni finanziarie. Le risposte degli economisti intervistati confermano che dopo la crisi finanziaria il consenso verso questa proposta è cresciuto anche tra gli addetti ai lavori e le istituzioni internazionali. Si sono dichiarati a favore (con  oscillazioni) gli esecutivi di Francia, Germania e Regno Unito, mentre il Belgio ha da tempo votato una legge a favore della proposta.

Il secondo articolo, di Roberto Perotti, si è concentrato sulle finalità della tassa sottolineando come la stessa non sia lo strumento adeguato se gli obiettivi sono quelli di ridurre la leva finanziaria delle banche, la tendenza delle banche molto grandi a prendere rischi eccessivi, la probabilità della formazione di nuove bolle finanziarie (da risolvere con appositi cambiamenti di regole e governance). Incerto anche il rapporto tra Tobin Tax e volatilità per le ripercussioni della stessa sulla liquidità dei mercati. Va però considerato che la tassa sicuramente frenerebbe il comportamento di chi opera sui mercati con orizzonte brevissimo con molteplici operazioni di acquisto e vendita, ciascuna con piccoli margini di guadagno, concluse spesso in pochi minuti sugli indici di titoli derivati (in gergo gli scallpers).

Esistono però due motivazioni più forti  per le quali è difficile dubitare quanto a coerenza ed efficacia. La prima è la sua capacità di raccogliere ingenti somme per il finanziamento dei beni pubblici globali. Secondo i calcoli di alcune ricerche recenti (Schulmeister 2008 WIFO), una tassa minima (dello 0,05 percento), se imposta a livello globale, raccoglierebbe circa 655 miliardi di dollari al netto dell’ (more…)

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02 Aug Roberto Cuda

Meno finanza per tutti

Se c’è una cosa che ha insegnato la crisi finanziaria è che staremmo tutti meglio con meno finanza.

Dall’agosto del 1971 – quando ha inizio il regime di “cambi flessibili”, che scardinano il sistema creato a Bretton Woodssi sono susseguite decine di crisi finanziarie, alcune di eccezionale gravità, che hanno messo a repentaglio la sicurezza di interi paesi e i diritti acquisiti di milioni di persone. Nel frattempo la finanza ha assunto dimensioni difficili perfino da immaginare, arrivando a condizionare pesantemente le politiche degli stati. Ogni anno vengono scambiati titoli per 1.500.000 miliardi di dollari, pari a circa 4.100 miliardi di dollari al giorno, circa il doppio del Pil italiano prodotto in un anno.

E pensare che nel 1970 tali transazioni si aggiravano tra i 10 e i 20 miliardi di dollari. Oltre il 90% di esse sono di natura speculativa e questo ha accresciuto enormemente la volatilità dei mercati e la possibilità di nuove crisi, arrivando a intaccare l’economia reale. L’illusione che il denaro potesse creare magicamente altro denaro, senza produrre nulla, ha messo alla prova la creatività degli ingegneri finanziari, che ogni giorno mettono a punto nuovi complessi strumenti, talvolta incomprensibili perfino a chi li ha creati. Si possono benissimo comprare e vendere milioni di titoli senza nemmeno possederne uno, scommettendo sulle continue differenze di valore.

Se la finanza nasce come luogo dove chi ha bisogno di capitali può rifornirsi da chi ne ha in eccesso, oggi essa è per lo più una piazza di scommesse. Ma i beni sottostanti sono sempre quelli: azioni, ossia porzioni di aziende, obbligazioni, ossia prestiti ad imprese o a stati, per attività alle quali lavorano persone in carne ed ossa. E quando un titolo scende non ci perde solo l’investitore, ma anche i lavoratori e i consumatori, poiché gli azionisti/investitori faranno di tutto per far riguadagnare valore alle azioni in portafoglio, tagliando costi del personale, spese per la ricerca (more…)

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21 Jul vincenzo.comito

Milionari

Oggi ci occupiamo di milionari, categoria che nelle ultime settimane si è guadagnata l’onore delle cronache, naturalmente per questioni legate al denaro. Riprenderemo così, in queste note, alcune notizie apparse sulla stampa internazionale e nazionale sia sull’andamento della dinamica dei loro patrimoni nel periodo  recente, sia  su cosa essi hanno intenzione di fare con i loro soldi, con riferimento a  questa seconda  questione almeno per quanto riguarda alcuni fra i più illustri e più ricchi membri della categoria, in particolare statunitensi.

In relazione al  primo tema accennato, possiamo sostanzialmente e finalmente tirare un lungo sospiro di sollievo. Nel 2008, complice la crisi in atto, il numero dei milionari in dollari era diminuito un po’ in tutto il mondo e la loro ricchezza media era stata intaccata a causa delle ben note difficoltà; tutti apparivano molto preoccupati per tali infausti ed imprevisti sviluppi. Ma le notizie relative  al 2009, ora disponibili,  sono invece molto più confortanti e ne siamo certamente più sollevati. Cominciamo intanto con il ricordare che, secondo la definizione data nel rapporto annuale sulla questione -  il Merryll Lynch Capgemini world wealth report – si definisce come milionario chi possiede un patrimonio di almeno un milione di dollari al netto però della casa in cui abita. Il criterio quindi non appare molto restrittivo. Persino alcuni dei nostri lettori faranno probabilmente parte, dunque, di questa fortunata categoria.

Ciò premesso – in estrema sintesi – nel 2009 nonostante il perdurare della crisi i ricchi sono diventati più ricchi. Grazie anche al miglioramento dei prezzi di borsa, nonché alla crescita dell’economia nei paesi emergenti,  il  numero dei milionari è intanto aumentato nell’anno del 17%, raggiungendo la cifra di circa 10 milioni,  mentre invece la loro ricchezza complessiva è cresciuta anche di più, del 19% per la precisione, raggiungendo i 39 trilioni di dollari. Stiamo nella sostanza tornando rapidamente ai felici livelli del 2007, prima della crisi, mentre, ahimè, invece le condizioni di reddito   dei meno privilegiati non è  migliorata di molto nell’anno, anzi.
Passando ad un’analisi più dettagliata, e prendendo in considerazione le varie aree (more…)

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13 Jul vincenzo.comito

La lotta economica al terrore diffuso

Il Sipri di Stoccolma – la sigla significa Istituto internazionale di ricerca per la pace – è il più importante organismo indipendente di studio e di riflessione in tema di questioni militari a livello mondiale; l’organizzazione è anche molto autorevole nelle sue analisi. Ogni anno, in generale a giugno, essa pubblica  un rapporto annuale sul tema che appare molto importante e diventa un punto di riferimento essenziale per il settore. Sino a qualche tempo fa tali rapporti erano gratuiti, ma ora purtroppo essi sono disponibili soltanto a pagamento, anche se  è possibile leggerne degli estratti sul sito dell’organizzazione.

L’ultimo aggiornamento è stato pubblicato a giugno di quest’anno e ci informa abbastanza esaurientemente sull’evoluzione, ahimè non proprio favorevole, almeno dal nostro punto di vista, delle questioni in ballo.

Bisogna premettere che a suo tempo il crollo dell’Unione Sovietica e del sistema del blocco socialista aveva portato per un certo periodo alla riduzione della spesa militare nei principali paesi occidentali. Il mondo ne stava traendo un sospiro di sollievo. Ma si è purtroppo trattato di una pausa relativamente breve. Nell’ultimo periodo la spesa per armamenti ha ricominciato a crescere. Il rapporto ci conforta, per così dire, su questa tendenza. Nel 2008 le spese militari hanno così battuto un nuovo record, raggiungendo i 1464 miliardi di dollari in tutto il mondo, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente e questo nonostante che l’esercizio sia stato caratterizzato, come è ampiamente noto,  dalla profonda crisi economica e finanziaria che continua ancora oggi a colpirci.

La crescita in cifre assolute, rispetto a dieci anni prima e in valori deflazionati, appare invece superiore al 50%. Bisogna ricordare (more…)

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05 Jul redazione

Un americano su otto vive di “carità governativa”

Non passa giorno senza il quale mille piccoli segnali indicano una buona probabilità di scorgere qualcosa di più di un semplice rallentamento dell’economia. Dopo aver discusso in maniera dettagliata, di come oggi la cosidetta “ripresa statistica” debba piano, piano, fare a meno della dinamica di ricostituzione della scorte, che l’indice Manufacturing ISM Report On Business di giugno ha confermato questa tendenza. Senza la ripresa temporanea della produzione del settore manifatturiero americano, l’occupazione sarebbe semplicemente collassata.

Un semplice rallentamento diranno i soliti analisti superficiali, peccato che come abbiamo visto ieri anche alla Federal Reserve di Dallas, ci si sta interrogando da dove potrà venire un reale sostegno alla crescita visto che alcuni sostegni temporanei come le esportazioni, la ricostituzione delle scorte e gli stimoli fiscali stanno svanendo. Manca la fiducia, signori, fiducia nel sistema, fiducia nelle solite politiche, fiducia in una dinamica che ha dimostrato di essere irreale, insostenibile,, quella della crescita infinita, virtuale, figlia dell’azzardo morale, sorella degli interessi ristretti e amante del breve termine, tutto e subito è dovuto nell’economia di carta.

Il dibattito tra i sostenitori dello stimolo governativo ad oltranza e gli improvvisati sostenitori dell’austerità e della sobrietà, lascia il tempo che trova in quanto poca o nessuna riflessione è stata fatta sulle cause e i motivi che ci hanno portato a questa crisi, nascondendo e delegando al futuro la risoluzione di problemi che in una certa maniera sono stati affrontati nella logica di ognuno per se, riformando o facendo finta di riformare quello che le lobbies e la finanza hanno permesso. Non si tratta solo di un problema dell’economia americana ma anche di quella cinese, FTA Online News (…). Il Pmi di HSBC relativo al settore manifatturiero cinese e risultato in calo a giugno a 50,4 punti, ovvero ai minimi dall’aprile 2009, dai 52,7 punti di maggio. Anche l’indice PMI della China Federation of Logistics and Purchasing (CFLP) e’ sceso da 53,9 punti a 52,1 punti a fronte di attese di un calo a 53,1 punti.

Fin qui nessun problema senonchè, la frenata risulta superiore ad ogni previsione, anticipando l’evidenza di un qualcosa di più di una semplice frenata della ripresa. La discesa degli ordini e della produzione, trascina con se l’occupazione, il che fa presagire per domani e i prossimi mesi una (more…)

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