promozione della finanza solidale

microfinanza

23 Aug Marco Gallicani

Il microcredito mi ha cambiato la vita

Il microcredito contagia il meeting di cielle… PerMicro inoltra l’invito al convegno “Il microcredito mi ha cambiato la vita”, che si terrà Venerdì 27 agosto ore 11.15 – Sala A2, organizzato da Fondazione Cariplo con il patrocinio dell’ACRI.

Anche Cl evidentemente s’è accorta – e siam nel 2010 d’altro canto – che il microcredito è una pratica sempre più diffusa perchè poche migliaia di euro possono consentire a chi non ha accesso al prestito bancario tradizionale di avviare percorsi virtuosi o uscire da periodi di crisi. Le fondazioni di origine bancaria vogliono aprire il dibattito sull’argomento, convinte che possa rappresentare una forte leva di inclusione e coesione sociale.

Intervengono:
- GIUSEPPE GUZZETTI – Presidente Fondazione Cariplo e ACRI
- LUCA REMMERT – Coordinatore della Commissione ACRI per il Microcredito
- DON VITTORIO NOZZA – Direttore Caritas Italiana
- SAVINO PEZZOTTA – Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati
- MARIA IDA GERMONTANI – Commissione Finanze e Commissione per la Parità del Senato
- LUIGI CASERO – Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze

PerMicro e Banca Etica (e Fondazione Risorsa Donna) saranno tra le testimonianze, nelle mani di Antonio Quaglio de Il Sole 24 Ore. Per partecipare, bisogna iscriversi (clic)

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18 Aug redazione

Qualche numero su Banca Etica

Appena prima delle vacanze ferragostane Banca popolare Etica ha diramato il nuovo bollettino contenente i dati riassuntivi della situazione economica, e qualche altra nota che può essere interessante leggere.

Le alleghiamo qui sotto – in pdf – assieme ai dati e al verbale dell’Assemblea che ha eletto Ugo Biggeri alla presidenza, al volantino dell’iniziativa di Viaggi e Miraggi su l’Aquila.

- Assemblea di Maggio 2010, i dati in sintesi

- Assemblea di Maggio 2010, il verbale

- Diamo i numeri, il bollettino di Banca Etica al Giugno 2010 (update: sospeso fino a conferma della disponibilità alla pubblicazione)

- Tutti in Abruzzo, con Viaggi e Miraggi ed Altreconomia

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16 Aug Giulio Tagliavini

Il social lending in Germania

Giovanni Boggero su Chicago blog del 15 Agosto

Sulla situazione di Zopa in Italia hanno già ampiamente parlato. Non meno interessante è osservare come abbia reagito al fenomeno del credito peer-to-peer la Germania, gelosa custode della posizione dominante delle proprie banche, pubbliche o private che siano. Al proposito giova innanzitutto ricordare che nella Repubblica federale operano da ormai tre anni abbondanti due soggetti, Smava.de e Auxmoney.com, mentre Zopa, pioniere del settore nel Regno Unito, non è presente sul mercato teutonico. Qui le principali differenze in merito alle offerte dei due operatori, che finora pare abbiano soddisfatto, con successo e senza inghippi, quella fetta di mercato non altrimenti in grado di ottenere un prestito- con un tetto massimo di 25.000 euro alla volta- dalle istituzioni tradizionali.

Il centro studi di Deutsche Bank, una delle principali banche di investimento al mondo, ha drizzato subito le antenne, pubblicando nel luglio 2007 e poi ancora nel settembre del 2009  due bollettini, in cui venivano spiegati dettagliatamente potenzialità e rischi dell’avventurarsi nel cd. social lending. Nel numero 05/07 del suo giornale il watchdog tedesco BaFin ha provvisoriamente lasciato la porta aperta agli operatori, ricordando che l’autorizzazione all’attività bancaria – per il rilascio della quale la cooperazione di BaFin con la BuBa è necessaria- diviene imprescindibile ex § 32 c. 1 della legge sull’intermediazione nel credito (KWG), qualora essa sia esercitata in maniera commerciale ovvero a scopo di lucro. In poche parole, senza licenza non si gioca. Ecco perché Smava.de e Auxmoney.de hanno dovuto appoggiarsi a due piccoli istituti di credito, BIW Bank e SWK Bank, per poter proseguire la loro attività imprenditoriale, senza per ora dover passare al vaglio diretto di BaFin.

Sulla configurazione giuridica del fenomeno sorgono comunque dubbi anche in Germania, cosa di per sé del tutto comprensibile, se (more…)

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13 Aug vincenzo.comito

Cresce il microcredito, ma soprattutto for profit

Il rapporto tra le attività di microcredito e di microfinanza da una parte e la grande stampa internazionale dall’altra appare in generale piuttosto variabile nel tempo; magari per mesi i giornali  dei principali paesi occidentali tendono ad ignorare del tutto il fenomeno, salvo poi – in altri periodi – pubblicare anche decine di articoli sull’argomento e per di più concentrati nello spazio di poche settimane. In generale, comunque, la  stampa  tende a guardare al fenomeno con un sentimento che mi sembra sostanzialmente di simpatia, ma distaccata.

L’ultima ondata di attenzione al tema si è manifestata da poco,  in particolare nella seconda parte  del mese di luglio e nei primi giorni di agosto, periodo nel quale l’estensore di questo testo -  senza fare particolari ricerche sul tema -  è incappato in numerosi articoli pubblicati sull’ argomento da “The Economist”, “Le Monde”, “The New York  Times”, “The Financial Times”, “The Guardian”; e immaginiamo che, “per imitazione”, anche diversi altri importanti organi di stampa si siano interessati da vicino alla stessa questione  nel medesimo periodo. Può essere di qualche interesse raccontare brevemente i temi e i ragionamenti  sviluppati in tali articoli.

Gli argomenti affrontati  sono stati diversi, ma essi si sono concentrati per la gran parte su due questioni: da una parte gli sviluppi del fenomeno negli Stati Uniti, dall’altra la trasformazione crescente delle attività di microcredito in un business che può portare elevati profitti per i suoi promotori; su questo secondo tema la stampa ha passato in particolare in rassegna il caso dell’India, sicuramente molto significativo in proposito.

Per quanto riguarda il primo argomento, già qualche anno fa avevamo dato notizia dell’apertura di una filiale della Grameen Bank di M. Yunus a New York e avevamo successivamente informato di alcuni ulteriori sviluppi dell’argomento. Secondo quanto riferisce ora un articolo del New York Times (more…)

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09 Aug Marco Gallicani

Due motivi (almeno) per dire sì alla Tobin Tax

EditLeonardo Becchetti scrive della Campagna Zero Zero Cinque, cui finansol.it aderisce come fondatrice

“Con gli articoli del 3-4 Luglio il Sole 24 Ore ha avviato un interessante dibattito su vantaggi e svantaggi derivanti dall’eventuale adozione della FTT (Financial Transaction Tax) che estende l’idea originaria della Tobin Tax dalle transazioni su valuta a tutte le transazioni finanziarie. Le risposte degli economisti intervistati confermano che dopo la crisi finanziaria il consenso verso questa proposta è cresciuto anche tra gli addetti ai lavori e le istituzioni internazionali. Si sono dichiarati a favore (con  oscillazioni) gli esecutivi di Francia, Germania e Regno Unito, mentre il Belgio ha da tempo votato una legge a favore della proposta.

Il secondo articolo, di Roberto Perotti, si è concentrato sulle finalità della tassa sottolineando come la stessa non sia lo strumento adeguato se gli obiettivi sono quelli di ridurre la leva finanziaria delle banche, la tendenza delle banche molto grandi a prendere rischi eccessivi, la probabilità della formazione di nuove bolle finanziarie (da risolvere con appositi cambiamenti di regole e governance). Incerto anche il rapporto tra Tobin Tax e volatilità per le ripercussioni della stessa sulla liquidità dei mercati. Va però considerato che la tassa sicuramente frenerebbe il comportamento di chi opera sui mercati con orizzonte brevissimo con molteplici operazioni di acquisto e vendita, ciascuna con piccoli margini di guadagno, concluse spesso in pochi minuti sugli indici di titoli derivati (in gergo gli scallpers).

Esistono però due motivazioni più forti  per le quali è difficile dubitare quanto a coerenza ed efficacia. La prima è la sua capacità di raccogliere ingenti somme per il finanziamento dei beni pubblici globali. Secondo i calcoli di alcune ricerche recenti (Schulmeister 2008 WIFO), una tassa minima (dello 0,05 percento), se imposta a livello globale, raccoglierebbe circa 655 miliardi di dollari al netto dell’ (more…)

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19 Jul Giulio Tagliavini

Zopa riparte, e la riflessione sul social lending?

Ci si chiedeva da un po’ come sarebbe finita: ed ora – in tempi di riforme di testi unici bancari e pressioni parlamentari per le modifiche in corso d’opera - Zopa si è rimessa in corsa per tornare ad essere operativa a breve.

Il primo passo necessario era trovare un nuovo assetto societario. Sembra che Zopa ora abbia un nuovo socio di riferimento che con il social lending qualche familiarità l’ha dimostrata. La società è stata ricapitalizzata ed è stata chiesta una n uova autorizzazione ad operare da parte di Banca d’Italia.

Quindi zopa si sarebbe disincagliata. Questa prospettiva, non so quanto incerta, è commentata molto favorevolmente sul sito, di impronta liberista, “Chicago Blog”

A noi spetta, credo, di riattivare la riflessione: è opportuno che la finanza con prioritari obiettivi sociali si doti di una strumentazione peer-to-peer Come ho già avuto modo di esplicitare, parto da una idea dubbiosa. Ma poi non è un pregiudizio e non avrei proprio paura a cambiare idea. Mi sono accorto che i prestiti di BpE con titoli a pegno a favore del prenditore sono nella sostanza la stessa cosa. Quindi BpE è arrivata prima, sulla connessione diretta di rischio tra depositante e prenditore: mi sembrano schemi finanziari intrinsecamente pericolosi. Ma con qualche cautela e tanta chiarezza, qualcosa si potrebbe progettare …

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15 Jul Paolo Trezzi

Alcune riflessioni sull’intervista ad Ugo Biggeri (con una replica dello stesso)

Sembra, da questa intervista, che BE in questi ultimi anni abbia perso del tempo. Tanto tempo. Riconoscerlo è certamente un buon inizio anche perché non l’anno fatto in molti..  come ha ricordato nel primo commento Sandro Rossi. Chissà però se sarà possibile.

Il Presidente Biggeri fa accuse pesanti.
1) Per la prima volta (come Cda?) abbiamo possibilità di fare squadra. Perché prima non era così? Che svantaggi, danni e irrimediabilità ha comportato?

2) Dobbiamo lavorare molto sulla macchina organizzativa: negli ultimi anni l’efficienza operativa non è stata presidiata. Perché prima non era così? Che svantaggi, danni e irrimediabilità ha comportato?
Come, quindi, cambiare rotta?

3) Vengono poi gli aspetti di efficienza interna: abbiamo trascurato il tema della soddisfazione del cliente nell’operatività quotidiana. Perché prima non era così? Ma non è quello che fanno le banche tradizionali?
Come, quindi, cambiare rotta?

4) Non avere un rapporto tra impieghi e raccolta elevato, e una liquidità che non rende niente, ha però inciso per qualche milione di euro. Riassestarsi è stata dura. Come lo si è fatto?  Come, quindi, cambiare rotta? Come sembra lasci intendere il Presidente nei fondi – “questo nel breve periodo può essere uno stimolo anche per Banca Etica”-  togliendoli dai Titoli di Stato? Cioè puntando su una corroborante speculazione sanaconti?
Fare soldi con i soldi. Per una buona causa però… (more…)

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