finansol.it sceglie la giornata mondiale del risparmio per lanciare la sua prima campagna pubblica “A carte scoperte! campagna per la trasparenza nell’uso dei derivati finanziari”; l’obiettivo è dare trasparenza e pubblicità ad un meccanismo che oggi ci costa 5 miliardi di euro.
I derivati sono quegli strumenti finanziari il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni come azioni, indici, valute, tassi, ecc. Un fenomeno dalle dimensioni e dalle implicazioni preoccupanti che, solo grazie ad una recente inchiesta della trasmissione Report, è balzato all’attenzione dell’opinione pubblica. Per aderire alla Campagna “A carte scoperte”, aperta ai singoli cittadini e alle organizzazioni della società civile è sufficiente aderire alla petizione ed attivarsi sul territorio con gli strumenti disponibili.
Ma cosa sono i “futures“? e i “warrant“? Abbiamo provato a riportare le descrizioni ad un linguaggio più chiaro. Con questo prospetto (clicca qui per scaricare il pdf) contribuiamo a far luce sul mondo dei derivati.
«La campagna – dice Marco Gallicani, presidente di finansol.it – chiede a tutte le amministrazioni pubbliche che dal bilancio 2008 rendano rintracciabili e ben visibili tutte le operazioni con i derivati, oggi completamente fuori da ogni documento contabile. Il messaggio è che se proprio si vuole giocare come se si fosse al Casinò almeno lo si faccia a carte scoperte, visto che le fiches sono dei cittadini»
I NUMERI DI UN FENOMENO PREOCCUPANTE E GLI STRUMENTI PER AGIRE:
finansol.it – in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio – mette a disposizione di cittadini, amministratori e organizzazioni della società civile informazioni sui derivati e i loro rischi; una petizione sottoscrivibile on line; una bozza di mozione da presentare nelle assemblee elettive per fare luce su un fenomeno che, a fine 2006 per il Ministero del Tesoro, vede esposti gli Enti Locali italiani per 13 miliardi di euro, ma che secondo finansol.it arrivano a 33 (calcolando il peso delle banche estere, dunque non registrate dalle istituzioni italiane di controllo). A fine agosto, secondo Banca d’Italia, il valore di mercato dei derivati in tasca agli Enti Locali era negativo per un miliardo e 55 milioni di euro, su una perdita complessiva di 5 miliardi di euro attribuibili al sistema paese. «Inutile dirlo - continua Gallicani - ma le uniche a guadagnarci da questa roulette sono le banche; il loro saldo netto è di 1 miliardo di euro mentre le società, sia quotate che non, ne perdono quasi 5 e gli enti locali 1». Due terzi di queste perdite sono in capo ai Comuni, un quarto alle Regioni e il resto alle Province.
Chiunque legga il prospetto che riportiamo (clicca qui per scaricare il pdf) si accorgerà che il fenomeno è decisamente rilevante.
“A CARTE SCOPERTE!”, ANCHE PER LA LEGGE FINANZIARIA:
Oggi il dibattito politico si va orientando verso un ruolo autorizzativo e di controllo del Tesoro. «Così – spiega Gallicani – dalle stanze chiuse delle banche si passerà alle scrivanie polverose di via XX Settembre, il tutto sopra la testa e gli interessi dei cittadini. La nostra idea è dare piena trasparenza e pubblicità a queste operazioni nei documenti contabili degli enti pubblici. Così chi ha autorizzato queste operazioni dovrà quanto meno renderne conto ai suoi elettori, e non assisteremo al fenomeno ridicolo – realmente accaduto in questi giorni – di qualche presidente di regione che scrive alle banche giapponesi per sapere quanto il suo ente stia rischiando e su cosa … ». «Un’acrobazia coperta dai soldi dei cittadini che ripianeranno i debiti con l’aumento dei prelievi fiscali e con un’erosione dei servizi offerti dagli enti pubblici stessi – continua il presidente di finansol.it – I cittadini devono essere informati su un fenomeno misconosciuto che colpisce duramente la finanza pubblica attraverso meccanismi quasi mai trasparenti».
Alcuni casi sono ecclatanti sia nel mondo dell’impresa privata (qui ce ne sono parecchi) che nel vastissimo mondo degli enti pubblici (qui ci sono quelli resi noti da Unicredit)
PER LA CONSOB L’80% DEI CONTRATTI RISULTA IN PERDITA:
I dati forniti dalle istituzioni finanziarie italiane sono presumibilmente sottostimati poiché varie fonti indipendenti indicano come molte posizioni in derivati detenute dagli Enti Locali siano in contropartita con banche estere, posizioni per le quali non sono ancora disponibili dati statistici. La stima di finansol.it è che le banche estere curino almeno il 60% delle operazioni, in volumi e non per numerosità, perché si concentrano su quelle più grandi, come quelle delle regioni e dei grandi comuni. Secondo la Consob, in ogni caso, circa l’80% dei contratti risulta in perdita (qui c’è la relazione completa) con una rimessa media per operazione di circa 80.000 euro: gli Enti Locali hanno subito perdite medie molto più elevate di quelle delle imprese (circa 430.000 euro contro 76.000), anche a causa della dimensione media dei contratti più elevata (circa 12 milioni di euro di valore nozionale, contro i 2,6 milioni di euro delle imprese).
COSA POSSONO FARE I CITTADINI:
finansol.it raccoglierà tutte le adesioni che lascerete aderendo al modulo on line (BASTA CLICCARE QUI) oppure scrivendo a info[AT]finansol.it e le utilizzerà per la propria campagna di pressione. Già da domani ognuno di voi si può far carico di diffondere l’iniziativa e di stimolare le adesioni.
Potete inoltre scaricare la mozione (cliccate qui per salvarla) e farla presentare dai vostri consiglieri in Comune, in Provincia e nelle Regioni.




(AGI) – Roma, 31 ott. – Il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, invita le banche a fare attenzione nel trattare strumenti derivati con gli enti locali. “Alla fine di agosto”, rileva il numero uno di Palazzo Koch nel corso del suo intervento alla Giornata mondiale del risparmio, “il debito degli enti locali per operazioni in derivati era circa pari a un miliardo; poiche’ gli enti piu’ grandi ricorrono spesso a intermediari esteri, questo valore sicuramente sottostima il fenomeno”. Per questo, “da tempo la Vigilanza ha richiamato le banche ad accertare la piena aderenza delle operazioni con gli enti locali alle norme che li regolano, che consentono l’uso dei derivati solo a fini di copertura dei rischi, e che permettono l’indebitamento solo per finalita’ definite. Gli amministratori, dal canto loro”, prosegue Draghi, “devono agire in modo consapevole. I derivati sono utili per gestire determinati rischi finanziari; non devono essere usati per migliorare tenporaneamente i flussi di cassa addossando oneri, in modo non trasparente, alle amministrazioni future”. (AGI)
Sarebbe bene che il governatore non facesse leva solo sulla ‘moral suasion’, la stessa che ha portato poca fortuna al suo precedessore. Gli proponiamo piuttosto di firmare la nostra petizione…
Unaltracittà/Unaltromondo, gruppo consiliare del Comune di Firenze, aderisce con piacere e ringrazia gli attivisti di Finansol per aver lanciato la campagna “A carte scoperte!” affinché gli Enti Locali e le Regioni rendano trasparente l’utilizzo nei loro bilanci dei prodotti derivati.
Ci attiveremo presto in consiglio comunale per rendere trasparente l’operato della giunta comunale. Buon lavoro.
Ornella De Zordo, capogruppo di Unaltracittà/Unaltromondo
Il sistema del nuovo finansol è ancora in fase di verifica. Ce ne scusiamo
Prima che cambiassimo il modulo avevano già firmato
- Nicola Spillantini
- Riccardo Godi
- Paolo Trezzi
La campagna gode ovviamente dell’appoggio di tutti i soci fondatori di finansol.it
- Lorenzo vinci (Roma)
- Vincenzo Comito (Faenza)
- Giulio Marcon (Roma)
- Andrea Calori (Milano)
- Marco Gallicani (Fidenza)
- Alessandro Messina (Roma)
- Cristiano Lucchi (Firenze)
- Gabriele Francescotto (Trento)
Complimenti per l’iniziativa, che spero porti frutto. Da parte mia l’adesione e l’impegno, per quanto mi sarà possibile, di promuovere la campagna. Buon lavoro, Roberto Cuda – Appunti Finanziari
Aderisce alla campagna anche CARTA.
La segnaleremo volentieri sul settimanale e sul quotidiano on line nei prossimi giorni: magari alcuni amministratori locali, che ci leggono con attenzione, decidono così di giocare a carte scoperte.
Gianluca Carmosino, CARTA
firmo e aderisco con entusiasmo
FINANZIARIA: PINZA, GOVERNO STUDI EMENDAMENTO SU DERIVATI
(ANSA) – ROMA, 31 OTT – Il Governo sta mettendo a punto un
emendamento alla Finanziaria che contiene una stretta sui
derivati che avra’ ”lo stesso significato” della proposta del
relatore, ma sara’ ”molto piu’ semplice”. Ad annunciarlo e’
stato il viceministro all’Economia, Roberto Pinza, a margine
della Giornata Mondiale del Risparmio.
Il vice-ministro ha spiegato che ”non c’e’ allarme sui
derivati, non ci sono tensioni particolari” ma che ”un
intervento legislativo si puo’ e si deve fare”. ”Bisogna pero’
stare attenti a cogliere l’obiettivo. Se si mantengono i vincoli
che la Mifid vieta non si realizza nulla di concreto”. Per
Pinza in particolare ‘’si puo’ lavorare molto seriamente sulle
informazioni che devono essere date alle amministrazioni e su un
rapporto piu’ stretto fra enti locali, amministrazioni e
ministero dell’Economia in modo che ci sia una maggiore
consapevolezza su questi strumenti delicati”. Inoltre – ha
aggiunto il vice-ministro – ”l’autonomia della finanza locale
non va lesa, soprattutto nel momento in cui abbiamo assunto il
ddl sul federalismo fiscale”.
(ANSA).
Sarebbe opportuno che il Governo e il Parlamento cogliessero lo spirito della campagna di Finansol.it: bene intensificare i controlli, ma spingere anche sulla massima trasparenza e pubblicità nei bilanci degli enti pubblici
Carissimi complimenti per l’iniziativa
ho firmato la petizione e vi giro questo articolo scritto per il sito http://www.benecomune.net sui problemi della finanza. Paradossalmente tutte queste patologie sono un’occasione importante per convincere l’opinione pubblica che, contrariamente a quello che molti pensano, la finanza etica è anche una finanza più sicura perchè non crea conflitti tra l’obiettivo di massimizzare a breve i risultati degli azionisti a tutti i costi e quello della tutela della sicurezza dei clienti. L’altro fenomeno preoccupante su cui tenere alta la guardia è quello del private equity. Si tratta di un’ulteriore esasperazione dell’obiettivo di massimizzare i profitti a breve con attacco aggressivo a tutti coloro che hanno altre caratteristiche e sono quotati in borsa.
ARTICOLO
Gli scandali e le crisi finanziarie : non bastano le regole e gli incentivi
Non è passato molto tempo dal crac della Parmalat e della Enron che nuovi gravi problemi stanno attraversando il mondo della finanza.
In Italia i membri del consiglio d’amministrazione di un primario istituto di credito sono stati multati dalla CONSOB per aver venduto strumenti di finanza derivata ad imprese ed amministrazioni locali senza la dovuta informazione. Come è noto i derivati hanno due funzioni: quella di assicurazione da rischi finanziari (hedging) e quella di scommessa sulla dinamica di qualche variabile economica (speculation). Insomma in una compravendita di strumenti di finanza derivata si realizza uno scambio di rischio tra due soggetti dove, in molti casi, un individuo che vuole assicurarsi da un rischio paga qualcosa per chiedere ad un altro di assumersi il rischio in questione.
Il problema nell’episodio sopra citato è che gli intermediari che hanno venduto lo strumento di finanza derivata hanno fatto capire a chi lo acquistava che la sua posizione era quella di chi si assicurava dal rischio mentre le cose non stavano propriamente così e, al cambiare dello scenario economico, l’acquirente si è trovato con forti passivi.
Dall’altra parte dell’oceano scoppia lo scandalo dei mutui subprime. Anche qui le buone intenzioni non bastano. I mutui subprime sono strumenti finanziari con i quali le banche hanno potuto concedere mutui ipotecari a persone poco abbienti garantendo gli stessi con il valore della parte di immobile acquistato non gravata dal mutuo.
Con il successo del microcredito abbiamo imparato che una nuova dimensione meritoria d’impegno degli istituti creditizi è quello del prestito ai non bancabili. La crisi dei mutui subprime ci ha insegnato che il valore etico di quest’iniziativa non consente nella semplice erogazione di un credito ma nell’assicurarsi che chi lo riceve abbia la possibilità di ripagarlo. Pertanto c’è un’enorme differenza tra il gioco d’azzardo di chi sa che la solvibilità del mutuo (subprime) erogato è fondata su una scommessa molto rischiosa (la previsione che i prezzi delle case, nonostante la bolla speculativa creatasi, sarebbero continuati a crescere) e chi (come le istituzioni di microfinanza di successo) presta ad individui sulla soglia di povertà costruendo reti di prossimità, facendo attività di formazione e di monitoraggio costante dei progetti ed ottenendo come risultato un tasso di sofferenze sul totale dei prestiti erogati attorno al 2-3 percento (inferiore alla media di sistema per i prestiti tradizionali).
Il fatto grave è che una crisi o uno scandalo finanziario è un “male pubblico”, ovvero un evento che genera una crisi di fiducia generalizzata con ripercussioni negative anche su istituti di credito non responsabili dell’evento stesso. Le banche lo sanno bene e stanno cercando di recuperare terreno sottolineando il loro impegno in termini di responsabilità sociale con campagne ed iniziative ma, inevitabilmente, ogni nuovo fatto negativo, vanifica gli sforzi prestati. E la mancanza di fiducia incide negativamente sulla performance stessa degli intermediari finanziari (non solo in forme clamorose le code agli sportelli della Nortern Rock per ritirare i risparmi ma anche, in forma meno eclatante, con il ridotto successo del secondo pilastro della previdenza e con la limitata adesione ai fondi pensione).
Una seria inversione di rotta e il ristabilimento di un grado di fiducia accettabile nel sistema bancario non avverà se non si riconosce che alla radice del problema ci sono due difetti fondamentali.
Il primo è che la causa profonda degli scandali e delle crisi è iscritta nella priorità di valori delle banche stesse. Il focus sulla massimizzazione dei profitti (i profitti sono un valore importante ma non possono essere in cima alla scala quando entrano in contrasto con il bene della persona), vincolo insormontabile per gli istituti quotati, subordina la soddisfazione di ogni altro portatore d’interesse (i clienti, i dipendenti, le comunità locali, ecc.) a quello degli azionisti. E la pressione cui sono sottoposti i quadri bancari nella realizzazione degli obiettivi di crescita di breve finisce per creare conflitti d’interesse con i clienti che sono all’origine delle crisi (se, come dipendente bancario, devo assolutamente raggiungere gli obiettivi quantitativi prefissati posso chiudere un occhio di fronte al fatto che, per migliorare il bilancio di una banca, vendo prodotti molto rischiosi ai clienti).
Il secondo è l’illusione secondo la quale basta trovare le regole giuste per superare conflitti d’interesse e comportamenti opportunistici. Un sottoprodotto di questo secondo difetto è l’idea che pagando di più e legando una quota di remunerazione alla performance si garantisca l’allineamento dei manager e dei dipendenti all’interesse dell’azienda (ancora purtroppo quello angusto e limitato degli azionisti). Quando numerosi studi scientifici (e la storia di crac come quelli della Enron) dimostrano ormai che salari eccessivi distruggono le motivazioni intrinseche e la moralità dei manager e che incentivi alla performance fondati su criteri quantitativi (come le stock option legate alla crescita del valore delle azioni) sono un potente incentivo alla manipolazione degli indicatori su cui il premio di performance è parametrato.
Se non si rimuovono questi due difetti fondamentali i problemi continueranno. Dobbiamo tornare a puntare anche sui valori delle persone e delle istituzioni senza i quali la qualità delle regole rappresenta un surrogato insufficiente.
La nascita di nuove istituzioni finanziarie con scale di priorità diverse, esplicitamente definite nella governance e nelle regole di tali istituti (i microcrediti le banche etiche), sono un segno di speranza. Se i risparmiatori si accorgessero (per i motivi spiegati sopra) che queste istituzioni sono anche intrinsecamente più sicure oltre che maggiormente orientate al bene comune potrebbero dare un’importante mano alla diffusione di un sistema finanziario diverso in grado di orientare le enormi risorse a disposizione al servizio della persona.
Notizia di oggi (6 novembre 2007):
L’esposizione in derivati finanziari degli enti locali, rilevata dalla
Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, “e’ pressocche’ raddoppiata nel
periodo compreso tra dicembre 2005 e dicembre 2006 (da 500 milioni a quasi
un miliardo di euro)”. Il dato e’ stato reso noto da Fabrizio Saccomanni,
direttore generale della Banca d’Italia, nel corso di un’audizione alla
Commissione Finanze della Camera. Ad agosto 2007, ha spiegato,
l’esposizione “e’ pari a 1.054 milioni di euro. Tale importo che
rappresenta il 2,9% dell’indebitamento per cassa, costituisce peraltro – ha
sottolineato Saccomanni – una sottostima considerato che gli enti di
maggiori dimensioni ricorrono spesso a intermediari esteri, per i quali non
si dispone di informazioni”.
E’ assolutamente necessario arrestare il fenomeno. E per riuscirci occorre inibire gli amministratori pubblici, costringendoli a rendere pubblica ogni operazione.
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Firmate e fate firmare la petizione: http://www.finansol.it/petition/
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A proposito di derivati e dell’ottimo approfondimento dell’amico e “compagno di blog” (si può dire o suona male?) Prof. Vincenzo Comito, che ringrazio per la precisione, la profondità e contemporaneamente per la leggibilità, mi è
venuto in mente un vecchio “limerick” inglese che mi sembra adattissimo al tema:
There was a young lady of Riga
who rode with a smile on a tiger;
they returned from the ride
with the lady inside
and the smile on the face of the tiger
(C’era una giovane signora di Riga
che cavalcava con un un sorriso su una tigre;
tornarono dalla cavalcata
con la signora nella pancia
ed il sorriso sulla faccia della tigre).
In altre parole: i derivati mi sembrano una tigre che, al pari di tutte le sue simili, non si può cavalcare: pur dando per
buono l’assunto che siano nati per “nobili” scopi di protezione dai rischi, è secondo me indubitabile che si siano
involuti in strumenti astrusi ed illeggibili che provocano più danni che benefici.
Non foss’altro perché – a detta sempre dell’amico professore sopracitato nel corso di una riunione di Finansol.it – sul
mercato finanziario odierno essi sono all’85% strumenti speculativi e solo per il 15% strumenti di prevenzione di
rischio (e per tacere delle perdite per le imprese e per gli enti pubblici italiani evidenziati dalla puntata di Report del 14/10 u.s.).
Non vi viene in mente qualcos’altro di simile?
Anche la fissione nucleare, nel disegno iniziale di personaggi del calibro di E. Fermi e J. Oppenheimer (quindi non
proprio gli ultimi arrivati), era destinata a fornire all’umanità una fonte di energia a basso costo, ma si è rivelata un
disastro per l’ambiente e per le persone.
E’ vero: anche in questo caso esiste una percentuale minima di utilizzi non solo pacifici ma addirittura benefici di
questo tipo di “strumento”, come ad esempio (perdonate l’imprecisione dei termini ma non sono un medico) gli
isotopi radioattivi utilizzati nella c.d. “medicina nucleare”.
Ben vengano, ma mi sembra abbastanza acclarato che, per la quasi totalità degli altri casi, i rischi e i danni siano
troppo superiori ai benefici.
Cosa ha fatto lo stato italiano (e, mi pare, non solo quello), vista la situazione?
Ha deciso di smettere, non costruendo più centrali nucleari , anche se permette ad alcune aziende italiane di
investire in centrali estere e se ogni tanto qualche buontempone proponga di rivedere una delle poche decisoni sagge
in vigore nel nostro ordinamento.
(Nota: sarebbe bello poter dire la stessa cosa anche per quanto riguarda l’utilizzo bellico degli ordigni atomici: in
teoria sarebbe così, fatta salva la presenza di almeno una novantina di bombe sul nostro territorio…).
Una modesta proposta (come avrebbe detto J. Swift): “Ya basta!”; chiediamo una legge che imponga di smetterla di
usare queste “atomiche finanziarie”.
Io non sopporto un rapporto di 50%-50% tra effetti positivi e negativi: la situazione dei derivati è decisamente
peggiore.
Servirebbe a poco, come dicono che serva a poco non avere centrali atomiche in Piemonte quando ce ne sono a
bizzeffe in Francia?
Non lo so, ma chiudo con due considerazioni:
- meglio morire vittime incolpevoli che assassini;
- meglio dare un piccolo segnale positivo (aspirando a diventare un “paradiso finanziario” di segno opposto a quelli
esistenti) che continuare a peggiorare la situazione perché “così fan tutti”.
Lorenzo Vinci
C’è questa Ansa di oggi (7/11/2007).
Cristiano chiede: Il dispositivo della mozione ha ancora attualità ?
Rispondo a seguire…
FINANZIARIA: ARRIVA ‘BOLLINO’ TESORO SU DERIVATI ENTI LOCALI
Il ministero dell’Economia dovra’ dare la ‘bollinatura’ ai contratti di finanza derivata proposti agli enti locali. Lo prevede un emendamento del governo alla finanziaria approvato in Commissione bilancio al Senato.
Le nuove norme prevedono che i contratti su strumenti finanziari, anche derivati, sottoscritti da Regioni e Enti locali, siano informati alla massima trasparenza. I contratti sottoscritti dagli enti devono recare informazioni ed essere redatti secondo le indicazioni specificate in un decreto del ministero dell’economia, da emanersi sentite la Consob e la Banca d’ITalia. Il Mef, quindi, dovra’ ”verificare la conformita’ ” dei contratti. Regioni ed enti locali sottoscrittori dei contratti, a loro volta dovranno attestare espressamente di aver preso piena considerazione dei rischi e delle caratteristiche dello strrumento finanziario proposto.
Se questi passaggi non vengono rispettati i contratti non hanno efficacia.
Il relatore alla finanziaria, Giovanni Legnini, che aveva presentato un testo piu’ stringente sui derivati, ha detto comunque che sulla materia ”e’ stato fatto un grande passo avanti. La norma approvata e’ positiva. Si dispone la massima trasparenza dei contratti derivati obbligando l’Economia ad emanare un apposito decreto. E’ previsto poi il rilascio di attestazione di conformita0 dei contratti senza il quale non ci sarebbe stato il parere favorevole del relatore”.
Insoddisfatto, invece, il centrodestra. La senatrice Cinzia Bonfrisco, di Fi, che ha seguito la questione, ritiene insufficiente la norma approvata e preannucia di ”proseguire la battaglia in Aula” accusando il governo di essere ”colpevolmente disinteressato” nei confronti del ”debito impazzito degli enti locali e del rischio per i risparmiatori”. Cinzia Bonfrisico aveva proposto di inserire la compartecipazione delle banche al rischio.
La risposta è che si, la mozione resta molto attuale. Perche’ in questa proposta non si impone nessun obbligo di trasparenza (pur abusando del termine) nei bilanci pubblici. Si assegna al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) un ruolo autorizzativo e di controllo, ma non si fa in modo che i cittadini possano averne informazioni.
C’e’ anche una certa ipocrisia di fondo nella misura: da una parte il MEF ha strozzato finanziariamente gli enti locali, riducendo le risorse e trasferendole con ritardi crescenti, costringendo di fatto gli enti a forme di “finanza creativa”, dall’altra ora fa la voce grossa perche’ qualcuno ha sollevato la questione.
Tra l’altro il MEF ha agito in questi anni con un complice doc: la Cassa Depositi e Prestiti, che ha messo di fare il suo lavoro – prestare agli enti pubblici – per investire su mercati ben piu’ complessi. Qualcuno la definisce nuova IRI…
Il Presidente Giuseppe Benigni – Gruppo DS-Uniti nell’Ulivo
Consiglio regionale della Lombardia ha sottoscritto la petizione per
la trasparenza operazioni in derivati finanziari nei bilanci pubblici.
In merito ha presentato un’interpellanza in consiglio regionale
chiedendo alla Regione di esporre in modo trasparente il suo bilancio e i
contratti derivati in essere.
da: Giusy Cabrini
Segreteria Presidente Giuseppe Benigni
Gruppo DS-Uniti nell’Ulivo
Consiglio regionale della Lombardia
Via F. Filzi, 29 – Milano
http://www.dsregionelombardia.it
Da Repubblica Firenze di domenica 18 novembre 2007
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IL CRACK USA COSTA AL COMUNE INTERESSI PASSIVI PER 1,3 MLN
La crisi dei mutui americani ha avuto robusti contraccolpi sulle casse di Palazzo Vecchio. Il fattore swap Sul totale i derivati pesano per 211 mila euro “Nell´immediato gli Swap sono uno strumento utile, ma i rischi ci sono e ora lo sappiamo: forse non andavano attivati”
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Un milione e 318mila euro. E´ il conto presentato a Palazzo Vecchio dopo il crack dei mutui immobiliari degli Stati Uniti. Sono i maggior interessi passivi che l´amministrazione comunale si è trovata costretta a pagare alle banche e agli altri enti finanziari presso i quali ha contratto prestiti e mutui. La cifra, contenuta nell´assestamento di bilancio che verrà presentato domani in consiglio comunale, conferma che anche a Palazzo Vecchio ci sono stati effetti per le casse comunali dopo la crisi finanziaria Usa. E non è l´unica novità dell´assestamento
«E´ stato lo stesso assessore al bilancio Tea Albini a confermarci, in commissione, che questa cifra era il costo in più sugli interessi dopo il crack dei mutui» dice Gabriele Toccafondi di Forza Italia, che rimane preoccupato sugli Swap, cioè lo strumento di finanza derivata in cui si “gioca” sull´andamento futuro degli interessi: «Nell´immediato può essere un utile strumento, ma è una operazione che può costarci tanto nel futuro. Ora che si vedono i rischi, si capisce che forse questo strumento non andava attivato» dice Toccafondi, facendo riferimento allo Swap contratto dal Comune di Firenze. Molti di questi Swap contratti da enti locali sono stati segnalati sia dalla Banca d´Italia che da altri enti di certificazione come altamente a rischio.
Più tranquilla appare invece Tea Albini sia sull´aumento degli interessi che sulla vicenda dello Swap: «Per gli interessi, si tratta di poco più di un milione di euro di aumento. Nel complesso salgono così ad una cifra di 18 milioni di euro gli interessi passivi pagati ogni anno da Palazzo Vecchio» dice l´assessore al bilancio, secondo la quale non ci sono particolari conseguenze su un bilancio che, solo di parte corrente, è di oltre 500milioni di euro. «Stiamo cercando di mantenere fermo lo stock di indebitamento a 440 milioni di euro» dice Albini, che conferma che la situazione viene considerata senza problemi non solo dalle società di certificazione dei bilanci come Standard & Poors, che da anni mantengono stabile e positiva la valutazione sui conti di Palazzo Vecchio, «ma anche dalla Corte dei conti, che quando ha verificato le nostre operazioni ci ha detto che abbiamo fatto bene». E per il prossimo anno? «Abbiamo ipotizzato un andamento stabile, mettendo a bilancio la stessa cifra di 18 milioni di euro di interessi passivi» dice Albini. Ma quanti sono i milioni di euro impegnati nell´operazioni di Swap?
Sicuramente, la parte minore del debito, stante a quanto dicono i numeri: del milione e 318mila euro di interessi passivi da pagare in più, 826mila sono su normali mutui, 211mila per le operazioni di Swap, 270mila per Servizio investimenti. Ma che ci siano ancora dubbi sull´utilizzo di questi strumenti finanziari derivati, lo ribadisce di nuovo Bankitalia, che ha avviato un nuovo programma di accertamenti orientati anche verso gli enti locali. L´esposizione di Comuni, Province e Regioni, ha accertato la Centrale rischi di Bankitalia, è raddoppiata tra il 2005 ed il 2006. Ma la vera preoccupazione risiede nel fatto che gli intermediari di questi Swap sono esteri, soggetti sui quali la Centrale rischi non ha informazioni. Anche lo Swap di Palazzo Vecchio è contratto con soggetti esteri, ma finora il Comune non ha specificato ufficialmente entità e provenienza dello Swap. (Marzio Fatucchi)
cari tutti,
vorrei proporre un confronto su un aspetto dello schema di mozione riportato sul blog:
impedire che vengano fatti in futuro nuove operazioni in derivati.
Ora, premesso che siamo tutti consapevoli che i derivati sono oggi mal
usati, la mia posizione e’ che sia un po’ irrealistico dire di non
usarli. Perche’ oggi per operazioni di ristrutturazione del debito
(es.: trasformare durata e tipo di tasso di un debito in corso) e’
praticamente impossibile non ricorrere a swap e affini. Il problema
non e’ nello strumento in se’ ma nel modo in cui viene usato e
soprattutto nel fatto che chi li gestisce nelle amministrazioni non ha
idee precise (eufemismo) sul suo funzionamento.
E’ una posizione molto di effetto ma poco applicabile. Sia perche’
rischia di togliere opportunita’, sia perche’ in questo paese i
divieti funzionano pochino, anche con la pubblica amministrazione.
E poi la finanza puo’ pagare i migliori creativi, reinventa sempre qualcosa…
Mentre e’ assai necessario che vi sia piena trasparenza nell’uso che
si fa di questi strumenti. Io resto dell’idea che il cuore culturale della questione e’ che tutti debbano sapere quali operazioni, con quali caratteristiche, gestite da
quali operatori finanziari hanno fatto le amministrazioni pubbliche.
Non credo ne’ nel Tesoro, ne’ nei divieti, ne’ nei super-esperti.
Questa e’ la tipica materia in cui la trasparenza e la partecipazione
(almeno nella valutazione) possono fare piu’ di ogni altra cosa, anche solo in chiave disincentivante per il politico di turno.
E mi pare che questo sia il senso della campagna, che si chiama A CARTE SCOPERTE.
O no?
Ciao
Diciamo che ci sto quasi (con le conclusioni di Alessandro), e più che altro perché mi fido di lui e di Vincenzo…
A parte gli scherzi: seriamente parto da una posizione per cui preferirei opzioni più radicali, però ci sto ad ascoltare il consiglio “se vieti (drasticamente) una cosa poi prima o poi questa risorge/rispunta sotto altra forma”.
In effetti i proibizionismi sono sempre più dannosi di ciò che intendono reprimere, per cui rivedo le mie posizioni ed accetto la formulazione proposta.
Mi viene da fare un’ultima precisazione, riprendendo quanto detto sulla cruciale importanza della trasparenza e delle partecipazione:
perché non aggiungiamo, all’inizio della nostra campagna e quindi (come suggerimento) delle varie mozioni che si intendono presentare, una premessa di questo tenore:
“Riteniamo auspicabile tendere all’eliminazione dell’utilizzo degli strumenti finanziari speculativi, o quantomeno alla maggio riduzione possibile del loro uso.
Posta l’eventuale necessità del loro utilizzo, diventa obbligatorio un percorso trasparente, partecipato & blablabla….”
Che ve ne pare?
Lorenzo
FINANZE
Grandi: Derivati, Camera potrà migliorare testo
Interrogazione parlamentare (Camera 4-05745) degli On. Enrico Buemi e Roberto Villetti (La Rosa nel Pugno). Risposta del sottosegretario per l’Economia e le Finanze Alfiero Grandi pubblicata il 29 novembre.
Domanda
La trasmissione televisiva Report ha documentato una situazione drammatica di debiti fuori bilancio di comuni, province e regioni italiane, causata da diffondersi della cosiddetta finanza derivata strutturata, tramite convenzioni capestro stipulate con primari istituti di credito italiani e stranieri. Secondo l’amministratore delegato dell’Unicredit, al 30 giugno la massa creditoria netta per tali operazioni nei confronti dei propri clienti ha raggiunto la somma di un miliardo di euro.
Quali iniziative normative intende assumere per obbligare gli istituti bancari a fornire agli investitori un’informazione corretta e facilmente comprensibile? Qual è l’ammontare del guadagno realizzato da Unicredit mediante le operazioni portate a termine senza le dovute garanzie e sanzionate con il provvedimento Consob dell’agosto del 2007, emesso nei confronti di alcuni manager Unicredit per il totale di 511.200 euro, proprio per carenze procedurali sui prodotti in derivati? Al Governo risulta quali siano gli istituti di credito coinvolti? Intende assumere specifiche misure per tutelare gli interessi delle collettività locali?
Risposta
L’utilizzo di strumenti derivanti da parte di enti territoriali è stato introdotto con l’articolo 41 della legge 448/2001 e disciplinato ulteriormente dal successivo decreto interministeriale 389/2003. Con la Finanziaria 2007, il Governo ha innovato e migliorato tale normativa, introducendo il principio che le operazioni di gestione del debito tramite utilizzo di strumenti derivati devono essere improntate alla riduzione del costo finale del debito e alla riduzione dell’esposizione ai rischi di mercato (articolo 1, comma 736). È stato ribadito che gli enti possono concludere tali operazioni solo in corrispondenza di passività effettivamente dovute, avendo riguardo al contenimento dei rischi di credito assunti. Il Governo in carica ha introdotto la comunicazione obbligatoria al ministero dell’Economia e delle Finanze ai fini della validità dell’operazione e ciò ha rafforzato il monitoraggio su queste operazioni.
In base ai dati comunicati dagli enti, dal 2002 al 30 giugno 2007, risultano pervenuti quasi novecento contratti: nel solo primo semestre 2007 sono 151 i contratti definitivi pervenuti. Tali valori non riguardano solo le nuove posizioni, ma anche la rinegoziazione di contratti esistenti.
Le norme definiscono, quindi, con chiarezza i criteri di prudenza a cui gli amministratori devono ispirarsi nella gestione del debito e dettagliano adeguatamente i limiti di utilizzo degli strumenti derivati. Il Governo ha dato nuovo impulso ad alcune iniziative, tra cui quella in corso con l’Associazione bancaria italiana, per la definizione di un documento che illustri le linee guida per una gestione consapevole e cauta dei derivati. Alla Camera dei deputati sono già stati forniti i dati della centrale dei rischi messi a disposizione dalla Banca d’Italia.
Pertanto, i derivati debbono essere esclusivamente strumenti di gestione del debito e, quindi, nessun derivato può essere, di per sé, una passività, come è ribadito anche di recente nella circolare del 22 giugno 2007 del dipartimento del Tesoro del ministero dell’Economia e delle Finanze sulla non applicabilità delle delegazioni di pagamento alle operazioni di derivati concluse da enti territoriali. Il Governo ha contribuito direttamente alla stesura dell’articolo 20 che è contenuto nella legge finanziaria 2008 che è in discussione proprio alla Camera e che contiene queste norme per limitare i rischi degli strumenti finanziari sottoscritti dagli enti territoriali (art. 20 del testo della Finanziaria approvato dal Senato). Il lavoro della Camera in sede di approvazione della Finanziaria 2008 potrà eventualmente migliorare il testo approvato dal Senato.
LO DICE UN RECENTE COMUNICATO DELLA BANCA D’ITALIA: LE BANCHE ITALIANE HANNO AUMENTATO LE OPERAZIONI IN DERIVATI NEL PRIMO SEMESTRE 2007 DEL 55%. IL VALORE DI MERCATO DI QUESTE OPERAZIONI E’ OGGI NEGATIVO PER 1,1 MILIARDI DI EURO.
LEGGI IL COMUNICATO SUL SITO DELLA BANCA D’ITALIA:
http://www.bancaditalia.it/media/comsta/2007/Comunicato_OTC_12dic07.pdf
O QUI SOTTO:
BANCA D’ITALIA
AMMINISTRAZIONE CENTRALE
Comunicato Stampa DIFFUSO A CURA DEL SERVIZIO SEGRETERIA PARTICOLARE
Rilevazione sui prodotti derivati over-the-counter a fine giugno 2007
La Banca d’Italia comunica le informazioni relative alle posizioni in essere a fine giugno 2007
sui contratti derivati over-the-counter (OTC) di un campione composto dai gruppi bancari italiani maggiormente operativi nel comparto.1 Tale indagine, che ha preso avvio nel 1998, è effettuata per iniziativa del Committee on the Global Financial System, che si riunisce a Basilea, presso la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), sotto l’egida del Comitato dei governatori delle banche centrali del Gruppo dei 10 (G-10). L’indagine prevede la rilevazione semestrale di statistiche sui derivati OTC su base consolidata presso un campione di banche e intermediari finanziari con sede nei paesi del G-10 2 .
Tale rilevazione si fonda sulle raccomandazioni del Rapporto “Proposals for improving global
derivatives market statistics”, presentato dal suddetto Comitato nel luglio 1996.
Oggetto della rilevazione sono il valore nozionale e il valore lordo di mercato 3 (positivo e
negativo) dei contratti derivati su:
a) tassi di cambio;4
b) tassi d’interesse;
c) azioni e indici azionari (equity-linked), merci (commodities);
d) credit default swaps (da dicembre 2004).
Per ciascuna tipologia di contratti è inoltre richiesta la suddivisione per classi di vita residua
(“fino ad un anno”, “tra 1 anno e 5 anni” e “oltre 5 anni”).
1. I derivati finanziari.5 L’evidenza relativa al mercato italiano indica un forte incremento
dell’attività legato essenzialmente a una discontinuità nel campione, che ora ha una copertura più estesa delle consociate estere di gruppi bancari italiani. Soprattutto per tale motivo l’ammontare in dollari dei contratti segnalati dai gruppi bancari italiani è cresciuto nel corso del primo semestre del 2007 del 55 per cento circa (tav. 1), contro il 25 per il complesso dei paesi del G-10; nella precedente rilevazione 6 (secondo semestre 2006) gli incrementi erano stati pari, rispettivamente, all’1 e al 12 per cento. Il valore nozionale dei contratti in essere presso le banche italiane rappresenta ancora una quota assai modesta dell’intero campione dei paesi del G-10 (1,9 per cento).
Le informazioni relative alle controparti (tav. 2) mostrano che i contratti derivati OTC
continuano a essere posti in essere prevalentemente con istituzioni finanziarie (“intermediari
partecipanti alla rilevazione” e “altri intermediari finanziari”). Le categorie di contratti nella quale la quota delle controparti non finanziarie è più elevata in percentuale sono quelle relative ai cambi (9 per cento), mentre per i derivati su tassi d’interesse e quelli su azioni tale quota è dell’ordine del 4 per cento. Il campione rilevato fa registrare un valore lordo di mercato positivo lievemente superiore a quello negativo (122,6 e 119,1 miliardi di dollari, rispettivamente). I derivati su tassi d’interesse risultano così composti (tav. 3): gli interest rate swaps rappresentano, in termini di valore nozionale, circa il 75 per cento (64 per cento del totale dei derivati in essere in Italia), le opzioni su tassi d’interesse il 21 e i forward rate agreements il 4 per cento. L’euro rimane di gran lunga la valuta più utilizzata, seguito dal dollaro. Il 64 per cento dei derivati su tassi d’interesse ha vita residua superiore all’anno (tav. 4).
I contratti derivati su tassi di cambio (tav. 5) continuano a riguardare prevalentemente il dollaro USA o l’euro (71 per cento, complessivamente). A differenza dei derivati su tassi di interesse, la cui vita residua è distribuita prevalentemente su scadenze di medio e lungo periodo, quelli relativi a tassi di cambio hanno, nella quasi totalità, scadenza inferiore all’anno (tav. 4). Il mercato dei derivati su azioni e merci, di dimensione assai più limitata è composto quasi interamente di opzioni, oltre due terzi
delle quali hanno vita residua superiore all’anno (tav. 4).
2. I derivati su crediti. I dati relativi alle posizioni in essere su credit default swaps (CDS 7 ) delle banche italiane mostrano nel periodo considerato un netto incremento, principalmente per effetto della mutata copertura del campione. I valori nozionali dei CDS comprati (acquisto di protezione) e quello dei CDS venduti (vendita di protezione) sono più che triplicati nel primo semestre del 2007, raggiungendo 283,3 e 264,6 miliardi di dollari rispettivamente (cfr. tav. 6); per il complesso dei paesi del G-10 l’incremento di ambedue le grandezze è stato prossimo al 50 per cento. Le banche italiane risultavano essere, al 30 giugno 2007, acquirenti nette di protezione dal rischio di credito per un ammontare di 18,7 miliardi di dollari; quasi tutti i contratti in essere avevano per controparte un’istituzione finanziaria. Il totale dei CDS comprati era riferito per metà a un singolo debitore (single-name CDS) e per l’altra metà a un paniere di debitori (multi-name CDS); nel caso dei CDS venduti si evidenziava una lieve prevalenza di quelli riferiti a un paniere di debitori (55 per cento) rispetto a quelli riferiti a un singolo debitore (45 per cento). In termini di scadenza dei contratti sottostanti, una
quota preponderante – poco meno dei due terzi – dei CDS comprati e venduti aveva vita residua
compresa tra 1 e 5 anni. Il valore netto di mercato di tutti i contratti in essere era negativo e pari a 1,1 miliardi di dollari. Anche nel caso dei derivati su crediti, il valore nozionale dei contratti in essere presso le banche italiane rappresenta una minima proporzione dell’intero campione dei paesi del G-10 (0,9 per cento).
Roma, 13 dicembre 2007
NOTE:
1 I gruppi bancari inclusi nel campione sono Banca Intesa, Banca Nazionale del Lavoro, Capitalia, Monte dei Paschi di Siena, SanPaolo IMI, Unicredito Italiano; ad essi faceva capo Oltre l’80 per cento delle operazioni in derivati finanziari e creditizi condotte da gruppi bancari italiani.
2 Come di consueto, i risultati a livello globale sono pubblicati dalla BRI e sono disponibili sul sito Internet http://www.bis.org.
3 I valori lordi di mercato, che rappresentano un indicatore del rischio di controparte, misurano il costo di rimpiazzo dei contratti in essere qualora questi ultimi fossero stati regolati il giorno della rilevazione (in questo caso, il 31 dicembre 2006). Oltre al valore lordo di mercato sono richieste informazioni anche sul valore di mercato al netto dell’effetto di accordi di compensazione bilaterale o di altri meccanismi tesi alla riduzione del rischio di credito; la grandezza così calcolata configura per le banche segnalanti un’esposizione creditizia, se positiva, oppure una passività, se negativa.
4 In questa categoria vengono rilevate anche le posizioni in derivati sull’oro. Essendo di grandezza trascurabile, queste ultime non vengono tuttavia contabilizzate in questa sede.
5 Per derivati finanziari si intendono gli strumenti che coprono dai rischi di mercato: derivati su tassi di cambio; tassi d’interesse; azioni e indici azionari; merci.
6 Si veda il comunicato stampa della Banca d’Italia del 6 giugno 2007.
7 I CDS sono contratti bilaterali in cui il soggetto che intende acquisire copertura dal rischio di credito (protection buyer) relativo a una attività finanziaria sottostante (reference obligation) paga un premio al venditore di protezione (protection seller), che a sua volta si impegna ad un pagamento finale in caso di inadempienza da parte del soggetto cui fa capo la
reference obligation.
I Derivati sono un fenomeno nazionale, ma la Regione non è esente , parlo della regione Marche e credo per cifre non indifferenti.
Perchè la Regioine Marche è esente?
Salve vorrei chiedere se potete essermi di aiuto e avere la conferma o meno del ricorso del mio comune, Procida piccola isola vicino Napoli al mercato dei derivati finanziari. A tal prosito ho reperito sul sito della Corte dei Conti un documento di cui vi riporto uno stralcio più il testo di una delibera del mio comune in tal senso, che mi sembrano illunanti in tal senso. Ma se potete darmi delle conferme o dirmi come muovermi ve ne sarei grato.
Saluti Francesco Lubrano
“Ulteriori elementi per l’ “indagine conoscitiva sugli effetti e le tecniche di controllo dei flussi di finanza pubblica in ordine
all’andamento del debito, con particolare riferimento alla componente non statale” Senato della Repubblica Commissione Programmazione economica, Bilancio Novembre 2004″
A pag 16 troviamo quanto segue: paragrafo 24.2. “Indicatori di solidità finanziaria ed evoluzione della spesa per investimenti”
Sana finanza e buona amministrazione sono da sempre concetti intimamente legati. A darne prova sono gli indici di gestione, che consentono di rilevare sia la sostenibilità delle spese obbligatorie o difficilmente comprimibili, sia le prospettive di crescita legate agli interventi per lo sviluppo[...]
Cresce nel 2003 il costo del personale degli enti del campione [+5,8%] malgrado il blocco delle assunzioni delle ultime finanziarie.[...]
Aumenta, perciò, sul totale delle entrate correnti, il peso percentuale del personale che, unitamente agli oneri per ammortamento del debito, assorbe in media il 40% delle entrate correnti, con punte sino al 60% relativamente ad alcuni enti.
Preoccupante, a tale riguardo, la rigidità strutturale riscontrata nei confronti di molti comuni, fra i quali meritano particolare segnalazione:
Procida [61,2%], Trepuzzi [58,8%], Termini Imerese [53,3%], Castiglione delle Stiviere [50,4%], Viareggio [49,7%], Sinnai [47,8%], Acqui Terme [46,5%], Cosenza [46,3%], Pisa [43,4%], Faenza [41,8%]. [...]
Abbiamo poi la delibera del 9/1/06 avente ad oggetto: “Rimodulazione del debito comunale ai sensi dell’art. 41 della Legge n. 448/2001 – Assunzione di un finanziamento di max euro 6.000.000,00 presso la Banca Nazionale del Lavoro S.p.a destinato alla ristrutturazione dell’indebitamento a medio-lungo termine dell’ente costituito da mutui a tasso fisso concessi dalla Cassa DD PP dopo il 31/12/96.”